Málaga: una sorpresa al gusto di cultura, sole e ritmo mediterraneo
La prima volta che sono stata a Málaga, non ti nascondo che è stato quasi per caso. Cercavo una destinazione facile da raggiungere, perfetta per un viaggio di pochi giorni e soprattutto dove ci fosse bel tempo per fuggire dall’inverno italiano. E così tra le varie opzioni ho scelto inconsciamente Málaga.. senza saperlo stavo andando incontro ad un grande amore: Málaga e l’Andalusia.
Se anche tu come me in quel momento, non la conosci, ti stai chiedendo cosa vedere a Málaga e vuoi farti un regalo che ne valga la pena, sei nel posto giusto.
Nelle prossime righe ti porterò con me ad esplorare le cose da vedere a Málaga, i piatti tipici da assaggiare e i luoghi imperdibili per innamorarti, un passo alla volta, di questa città unica.
Malaga è una città vibrante che conquista lentamente. E’ una di quelle città che ti entrano dentro senza che tu te ne accorga. Non ha l’effetto “wow” immediato di Siviglia o Granada, ma sa catapultarti in un mondo e in un’atmosfera tutta sua, un mix irresistibile di storia, mare e cultura.
È anche la porta della Costa del Sol: qui arrivano la maggior parte dei voli, dei treni e dei collegamenti dal resto della Spagna e d’Europa. Fino agli anni 2000 si presentava soprattutto come una grande città portuale, densamente abitata – la seconda dell’Andalusia dopo Siviglia – ma negli ultimi anni ha vissuto un vero risveglio culturale che l’ha resa una tappa imprescindibile per chi viaggia in Spagna.
Basta poco per rendersene conto. Dentro a Malaga passeggi tra resti romani come il Teatro, mura arabe come l’Alcazaba, il Castillo de Gibralfaro, chiese cattoliche come la Cattedrale e tante altre piccole perle nascoste.
E se vuoi un po’ di mare, dal moderno Muelle Uno puoi camminare sul paseo maritimo fino a El Palo, antico villaggio di pescatori oggi inglobato nella città, con alcune delle migliori taverne di pesce direttamente sulla spiaggia, passando per la famosa Malagueta e il Pedregalejo: spiagge urbane dove puoi mangiare espetos de sardinas cotti sul fuoco delle barche, con i piedi quasi nella sabbia. Niente di costruito, niente di finto. Solo tavolini, griglia, profumo di sale e di limone.
E poi ci sono i musei. Málaga è la città natale di Picasso e il suo museo è davvero ben fatto. A pochi passi trovi il Centre Pompidou, il Museo Carmen Thyssen, il CAC di arte contemporanea, il Museo di Málaga… tutto concentrato in pochi isolati. È una città in cui puoi fare tutto senza stancarti.
Se però vuoi vedere la Málaga vera, quella che non recita per nessuno, ti basta uscire dal centro.
Huelin, El Palo, Ciudad Jardín, Teatinos: quartieri dove la gente vive, lavora, si lamenta del caldo e ride forte nei bar di quartiere.
E non dimenticare Soho, rinato negli ultimi anni come quartiere underground di arte moderna e lifestyle, pieno di murales, locali alternativi, ristoranti e negozi creativi: il lato più contemporaneo e sorprendente della città.
Per questo Málaga non è una città che ti travolge.
È una città che ti fa stare bene: unisce storia e cultura a mare, sole (più di 320 giorni l’anno), buon cibo e un’atmosfera unica. E’ bella da vivere, di giorno e di notte.
Non ti mette pressione…ti accompagna.
E quando te ne vai, ti accorgi che ti manca — senza sapere bene perché.
E’ da Malaga che inizia il nostro viaggio in Andalucia!

Ecco alcuni consigli pratici per vivere Málaga appieno. Sono semplici ma posso aiutarti a risparmiare tempo, denaro e qualche frustrazione. Quindi, ricordati che:
- Pranzo e cena cominciano tardi: rispettivamente dalle 14:00 e dalle 21:00 in poi; molti locali, quindi, aprono un po’ più tardi rispetto a quelli italiani.
- La giornata inizia circa 1 ora più tardi rispetto all’Italia, di conseguenza, è inutile svegliarsi troppo presto se volete vedere negozi aperti, gente camminare per le strade e in generale la vita callejera.
- I mercati chiudono alle 14:00, quindi, se vuoi mangiare in questi posti organizzati per tempo.
- Moltissimi musei offrono ingressi gratis la domenica dopo le 16:00.
- Noleggia l’auto solo se vuoi visitare i dintorni della città. Dall’aeroporto al centro ci metti solo 12 minuti con il treno C1 in direzione Málaga Centro Alameda.
- Parcheggiare gratuitamente in città puù essere complicato. Posti abbastanza vicini al centro (500m da Plaza de la Merced) è possibile trovarli in Plaza de la Paula o vicino alla Facoltà di Belle Arti in Plaza de Ejido.
- La rete del trasporto pubblico è super efficace: non serve prendere taxi.
- Goditi la città senza meta e abbandonati al suo ritmo, scoprila di notte. Ti divertirai un mondo! 😉
Un pó di storia su Malaga
La storia di Málaga comincia intorno all’VIII secolo a.C. quando i Fenici fondarono qui una colonia chiamata Malaka. Sono stati trovati in realta’ dei reperti ancor più antichi, ma non si è, per ora, riusciti a creare una base solida per considerare Malaga ancor più antica. La sua origine fenicia, però, la fa gareggiare come la citta più antica di spagna e sicuramente dell’Andalucia (anche se i cugini di Cadiz non ne sono poi così convinti 🤣.
I fenici scelsero Malaga come porto sicuro per il commercio nel Mediterraneo e questa baia naturale era perfetta. Malaga, quindi, cresce principalmente come città portuale e di commercio del pesce.
Ancora oggi ne sonno visibili i segni: sotto i tuoi piedi, in Calle Alcazabilla e nei sotterranei di alcuni edifici del centro, sono stati trovati resti delle antiche fabbriche di garum, la famosa salsa di pesce romana… che in realtà nasce proprio dalle tecniche fenicie di conservazione.
Dopo la vittoria dei Romani sui Cartaginesi (le famose guerre Puniche), nel I secolo a.C. Malaka diventa Malaca, città importante della Hispania romana. Malaga prosperò come porto commerciale per l’esportazione del ferro, rame e piombo provenienti dalle vicine colline di Ronda, nonche’ di olio d’oliva, vino e ancora garum.
Il simbolo più evidente di questo periodo è il Teatro Romano, incastrato come per magia tra la strada e l’Alcazaba.
Quando passi di lì stai camminando esattamente dove, duemila anni fa, la gente andava a vedere commedie e tragedie in latino.
Nel 711 cadde sotto il dominio Arabo. Málaga diventa una delle città più importanti di Al-Ándalus, divenendo il porto principale per la città di Granada.
In questo periodo nascono i veri simboli della città:
- L’Alcazaba, fortezza-palazzo costruita nel XI secolo, appoggiata alla collina come un serpente di pietra.
- Il Castillo de Gibralfaro, che domina tutto dall’alto e serviva a controllare il porto e difendere la città dagli attacchi dal mare
- e quell’idea di citta’ “raccolta”, con vicoli stretti, quartieri come labirinti, pensata più per l’ombra che per le grandi piazze, tipica del mondo arabo.
A fine 1400, ed esattamente il 19 Agosto 1487, Málaga viene conquistata dai Re Cattolici (Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona). È una delle cadute più dure di tutta l’Andalusia ed ha come protagonista l’Alcazaba.
Seppur la maggior parte dei malagueñi non ne è consapevole, la Feria de Málaga (anche chiamata Feria de Agosto) è nata per commemorare proprio questo evento storico: la riconquista di Málaga da parte dei Re Cattolici nel mese di agosto del 1487, quando la città fu incorporata nella Corona di Castiglia dopo essere stata sotto il dominio dei Mori.
Per questo motivo ogni anno la Feria si svolge intorno a questa data, di solito tra la seconda e la terza settimana di agosto, con una durata di circa una settimana (generalmente 7-10 giorni).
Durante la settimana della Feria, si dice che ci siano due feste:
- la festa del centro storico (diurna) con musica, balli, lanterne e spettacoli
- la feria di notte nelle aree del Real del Cortijo de Torres con le famose “casetas” (casette dove si allestiscono concerti, tavoli per mangiare, giochi ecc) e attrazioni in stile luna park
Ci sono anche tantissimi eventi tradizionali che riempiono il programma: dalle corride classiche spagnole a concerti, il famoso spettacolo pirotecnico e fiere.
La Noche de Fuego è sicuramente una delle notti più spettacolari: i fuochi d’artificio sono visibili in varie zone della città, con musica e eventi sincronizzati. È considerata una delle serate culmine della Feria.
Ma a prescindere da dove deciderai di vivere la feria, incontrerai moltissime persone che indossano abiti tipici andalusi: il traje de flamenca/de gitana per le donne (abito colorato con balze e volant) e camisa y chaleco andaluso per gli uomini (camicie, gilet e spesso stivali). È un’occasione perfetta per vivere la tradizione popolare andalusa in prima persona.
Durante la Feria si gustano piatti e bevande tipiche, come: rebujito (mix di fino o manzanilla con sprite o soda + menta), tinto de verano (vino rosso con limonata o gassosa), tapas e pinchos in ogni angolo della città, ma soprattutto si beve El Cartojal, il vino dolce più iconico e bevuto durante la Feria de Málaga, con la sua caratteristica bottiglia rosa e tappo fucsia.
Molte moschee vengono abbattute o trasformate in chiese.
La più importante diventa la Cattedrale di Málaga, costruita esattamente dove sorgeva la moschea principale.
Ma come tutti i progetti di ristrutturazione, i tempi e il budget sono andati ben oltre il previsto. I soldi finirono prima che la Cattedrale fosse terminata, restando, così, incompleta: nasce così “la manquita”, con una torre sola, ironica e imperfetta, proprio come la città.
Inizia in questo periodo una lunga fase di declino, che ha attraversato la rivolta dei Mori nel 1568, due importanti terremoti, una breve risalita a fine ‘800, ed infine la guerra civile spagnola, in cui Malaga ha avuto un ruolo molto importante contro le forze franchiste.
Dopo decenni un po’ grigi, dagli anni 2000 la città cambia pelle.
- Nasce il Museo Picasso nel palazzo Buenavista: la famiglila di Picasso decide di riportare nella sua città natale alcune tra le sue opere più belle.
- Arriva il cubo colorato del Centre Pompidou nel porto.
- Il vecchio porto industriale diventa il Muelle Uno, oggi passeggiata elegante tra mare e palme.
- Il quartiere Soho si riempie di murales, gallerie e locali alternativi, trasformandosi nel cuore creativo della città.
Oggi Málaga è tutto questo insieme: fenicia sotto terra, romana nelle fondamenta, moresca nelle mura, cristiana nelle chiese, industriale nei quartieri, creativa nei murales.
Per questo Málaga non si visita soltanto: si attraversa, si scopre, si respira, si sente… e pian piano ci si innamora.

Cosa vedere a Málaga
Più di un semplice scalo per la Costa del Sol, vedrete, Málaga è una città vibrante che unisce una ricca eredità culturale all’energia di un ritmo mediterraneo autentico. Con una visita di 2-3 giorni potrai immergerti nel suo cuore: esplorare la culla di Picasso, passeggiare per l’Alcazaba e il Teatro Romano, e perdersi nei colorati vicoli del centro storico. Cercherò davvero di farvi vivere Málaga, assaporando un mix perfetto di cultura, cibo e vita di strada. Málaga è amata da tutti coloro che l’hanno visitata, quindi seguitemi..non facciamola aspettare!
Da Plaza de la Marina all’Alcazaba di Málaga
🚶 Tour a piedi di Málaga: da Plaza de la Marina all’Alcazaba
Per scoprire Málaga, io parto sempre da Plaza de la Marina. È una piazza normalissima, una normale piazza moderna, ma che in passato aveva un aspetto completamente diverso: qui sotto, un tempo, c’era una spiaggia e il mare.
È difficile crederci, ma vi consiglio di fermarvi un attimo e provare a immaginare il paesaggio di duemila anni fa. In epoca antica, infatti, il mare e la spiaggia arrivavano fin qui: tutta l’area che oggi comprende Plaza de la Marina, il Parque Infantil Platero e, più in generale, fino ad Avenida de Cervantes, era occupata dall’arenile e dal porto naturale della città.
Oltre al suo nome, questa piazza ricorda le sue origini marinare con la stuatua di bronzo El cenachero (il pescivendolo), la prima delle 3 statue di bronzo del malagueño Jaime Pimentel disseminate per la città – le altre due sono nel Paseo del Parque.
Se non avete ancora fatto colazione da qui dovete assolutamente dirigervi verso il MERCADO CENTRAL DE ATARAZANAS, percorrendo l’Alameda Principal.
Il nome Atarazanas viene dall’arabo “Dar as-Sina’a”, che significa casa che custodisce l’arsenale. E, infatti, nel periodo musulmano qui non si vendevano pomodori… si costruivano navi. La posizione, infatti, non è casuale: sei esattamente nel punto in cui il mare entrava in città secoli fa.
Delle antiche atarazanas nasride è rimasta una cosa importantissima: la grande porta ad arco moresco che oggi è l’ingresso principale del mercato. Da notare i due stemmi negli angoli superiori, sui quali è inciso in arabo “ Allah è il solo Conquistatore. Cantiamo tutte le sue lodi”.
Quando la vedi, ricorda che stai passando sotto una porta del XIV secolo.
L’edificio attuale viene costruito nel 1879, in piena epoca industriale.
Lo stile è una fusione affascinante di:
- struttura in ferro (come le grandi hall europee dell’Ottocento),
- vetrate colorate che raffigurano monumenti e scene tipiche di Málaga: il porto, la Alcazaba, il castello e le attività marinare. È una Málaga illustrata in vetro.
Condivido un consiglio: Aperto di solito lunedì–sabato mattina, il momento migliore per andarci è tra le 10:00 e le 12:00: pieno di vita, ma ancora gestibile.. anche se tutti i malagueñi ti insegnerano che a prescindere dalla quantità di persone il segreto qui è non avere fretta.
Molti banchi ti preparano il pesce sul momento: lo compri… e te lo mangi lì.
Goditi:
- Boquerones freschissimi
- Gambas de Málaga
- Jamón cortado a mano
- Frutta tropicale della Axarquía: mango, aguacate, chirimoya

Torniamo ora verso l’ Alameda Principal.
Oggi sembra una grande arteria urbana, ma in realtà stiamo camminando sopra un pezzo di costa. Come vi raccontavo all’inizio, fino al XVIII secolo qui non c’era terraferma: c’era il mare e la foce del fiume Guadalmedina.
Con lavori colossali di bonifica, Málaga conquistò spazio all’acqua e creò questo viale come nuova facciata urbana.
Nel XIX secolo l’Alameda diventa la zona chic della città: palazzi borghesi, caffè raffinati, carrozze che passano sotto file di alberi esotici. Se proseguirai il tuo viaggio in Andalusia, scoprirai che l’Alameda è presente in tantissime città che hanno avuto un fiorente passato.
Non a caso il nome “alameda” indica proprio un viale alberato. Qui puoi goderti l’ombra, comprando dei fiori dalle tiendas distribuite lungo il percorso.
Sull’Alameda Principal si trova la Antigua Casa de Guardia. Una Taberna storica, fondata nel 1840.
La cosa interesante è che prima di essere una taberna era, letteralmente, una casa di guardia del vino, il cui mandato era quello di evitare falsificazioni, furti e frodi fiscali a garanzia della qualità del vino malagueño.
Ora è una taberna ma non una taberna qualsiasi. Qui non esiste carta dei vini. Il vino si sceglie guardando le botti allineate dietro al bancone, ognuna con il nome scritto a mano: Pajarete, Moscatel, Dulce, Seco, Málaga Virgen…
Ordini a voce, il barista prende il bicchiere, lo riempie direttamente dalla botte e poi – come si faceva una volta – scrive il conto col gesso sul bancone davanti a te.
I bicchieri sono piccoli e costano 1,5€ l’uno.. gustatevi tutti i vini di Malaga e scegliete il vostro preferito.
Attenzione però: gli sgabelli sono alti e il vino di Málaga è dolce, intenso e traditore!
Mantenendo il mare alla nostra destra e costeggiando il centro storico sulla sinistra, ci dirigiamo verso Plaza de la Aduana.

Palacio de la Aduana: Museo de Málaga
Un’ulteriore conferma della presenza del porto e del mare in questo punto della citta è la presenza dal Palacio de la Aduana, in Plaza de la Aduana.
La creazione del porto di Málaga nel XVIII secolo, l’avanzare della città e lo spazio sottratto al mare fecero sì che l’antica dogana, situata alle Atarazanas (nella zona dove adesso esiste il Mercato Centrale), rimanesse separata dal mare; per questo motivo la cittadinanza iniziò presto a richiedere la costruzione di un nuovo edificio: il Palacio de la Aduana dove passavano e venivano registrate tutte le merci che, provenienti dall’Africa e successivamente dall’America, avrebbero poi raggiunto l’Europa continentale.
Il Palacio de la Aduana ha una storia molto interessante e poco fortunata. Nel 1787, sotto il regno di Carlos III, grazie all’intensa attività commerciale con l’America, si approva la costruzione della nuova dogana. La prima pietra viene posata nel 1791, ma poi…I lavori furono sospesi nel 1810 a causa della Guerra d’Indipendenza. I francesi saccheggiarono il cantiere e oltre a fermare i lavori si portarono via materiali per un valore di due milioni di reales. I lavori ripresero nel 1826 in stile neoclassico, sul modello dei palazzi rinascimentali italiani, con quattro corpi di fabbrica disposti attorno a un patio centrale porticato.
Finalmente nel 1829 l’edificio viene inaugurato… ma non come dogana! Diventa una Fábrica de Tabacos. Poi cambia mestiere più volte: Hacienda Pública, Diputación Provincial, Subdelegación del Gobierno… un vero camaleonte burocratico.
Una curiosità che mi hanno raccontato: nel 1862 arrivò a Málaga la regina Isabel II con il marito. La città non trovò un hotel degno per ospitarli e così li sistemarono proprio qui, nel Palacio de la Aduana. Per l’occasione comprarono mobili lussuosissimi… che subito dopo la visita reale vennero rivenduti. Tipico spirito pratico malagueño 😉.
Non tutto però è stato così elegante: nel 1922 scoppiò un terribile incendio che causò la morte di 28 addetti del personale che vivevano nella mansarda. Da quel momento l’edificio perse il suo piano superiore.
Durante il franchismo il palazzo divenne sede del Gobierno Civil e nei sotterranei si trovavano i calabozos (celle) della polizia. Qui furono torturati molti oppositori del regime. E persino Frank Sinatra finì in queste celle nel 1964, arrestato per “scandalo pubblico”, mentre girava un film al Caminito del Rey. E’ anche famosa la frase con cui ha lasciato Malaga il giorno successivo “Non tornerò più in questa città di mXXXa” fino a tornare l’anno successivo a Marbella.. Più persone di Málaga mi hanno raccontato questa storia, quindi, forse non l’hanno ancora perdonato.
Oggi, per fortuna, il Palacio de la Aduana ha cambiato completamente volto: non più dogane, prigioni o tabacco… ma cultura. È diventato il Museo de Málaga, uno dei più grandi musei d’Andalusia e il quinto museo di Spagna.
E’ stato inaugurato ufficialmente Il 12 dicembre 2016 nell’edificio restaurato, nel quale sono stati recuperati: il patio come piazza di uso pubblico; il piano terra come deposito visitabile, negozio, caffetteria e biglietteria; il primo piano come area espositiva di Belle Arti; il secondo come area dedicata all’Archeologia e l’ultimo piano come belvedere e ristorante.
Se vi avanza un po’ di tempo oppure e’ una giornata piovosa, qui potrete perdervi per 2 ore e osservare ed ammirare dipinti, belle arti, resti archeologici romani, fenici, arabi e bizantini e farvi un’idea dalla Malaga più antica.
Per ulteriori dettagli andate all’articolo Malaga e i suoi 30 musei e come sempre controllate il sito ufficiale

Calle Alcazabilla e Teatro Romano
Proprio in Plaza de la Aduana, vi consiglio di fermarvi un secondo: in questo punto si trovava un grande arco monumentale che rappresentava l’ingresso alla città per chi arrivava dal porto. Io invito sempre a immaginarsi mentre lo si attraversa.
Superato idealmente quell’arco, si entra in Calle Alcazabilla. Già il nome è un indizio: è la strada che porta all’Alcazaba di Málaga. Calle Alcazabilla e’ anche chiamata “milla de oro de la historia”: una via pedonale dove in pochi metri si concentrano il Teatro Romano, l’ingresso all’Alcazaba, il Museo de Málaga, il Cine Albéniz – subsede del Festival del Cinema – il ristorante El Pimpi e l’iconica piramide di cristallo che protegge resti fenici e romani.
Questa non è nata come una via elegante: per secoli è stata la strada del pesce. Qui si essiccava, si salava e si marinava il pesce pescato dai pescatori malagueñi. Ancora oggi, se date un’occhiata dentro la piramide di vetro, potete vedere i resti delle vasche dove veniva preparato il celebre garum. E sotto i vostri piedi, sotto la pavimentazione attuale, ci sono decine di contenitori per l’essiccazione: è la prova concreta di quanto fosse importante questa attività per l’economia di Málaga a quei tempi.
Alla nostra destra, alle spalle della piramide di vetro, appare il Teatro Romano. Prima di darvi informazioni storiche sul teatro e sulla sua struttura, vi racconto una delle storie che più mi hanno colpito di Malaga: fino agli anni 50’, Málaga non sapeva nemmeno di avere un teatro cosi antico.
Negli anni ’50, durante i lavori per ampliare l’edificio municipale della Casa della Cultura (che si estendeva dall’attuale cinema a piu’ o meno l’attuale ingresso dell’Alcazaba), spuntarono dei muri antichi. All’inizio pensarono fosse una delle porte delle mura romane. Solo dopo capirono che si trattava dell’Aditus Maximus, l’ingresso principale di un teatro romano del I secolo d.C. Nonostante ciò, l’estensione della Casa della Cultura venne comunque completata e la gente la ribattezzò ironicamente “Casa de la Incultura”. Solo negli anni ’90 venne demolito l’edificio per riportare alla luce il teatro e valorizzare la storia romana della città.
Prima cosa da chiarire sul teatro di Malaga: è un teatro, non un anfiteatro come il Colosseo ad esempio. Niente gladiatori: qui si rappresentavano tragedie e commedie teatrali.
Si tratta di un teatro di medie dimensioni che conserva gran parte della cavea, cioè il graderío, l’orchestra riccamente decorata con grandi lastre di marmo e la scaena, sulla quale oggi è stato ricostruito il pavimento in legno simile a quello originale. Il complesso scenico si chiudeva sul fondo con una facciata monumentale, di cui oggi non rimane nulla, decorata con colonne, nicchie e statue, di cui sono stati recuperati diversi frammenti (ed esposti al Museo di Malaga).
Fu costruito indicativamente dopo la fine della Repubblica e con l’avvento dell’Impero, quando la città iniziò un processo di monumentalizzazione dello spazio pubblico per volere dell’imperatore (come gesto politico e di controllo del popolo): vennero costruiti edifici amministrativi, terme e strutture per gli spettacoli. In questo contesto, tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del II secolo, venne edificato il Teatro Romano.
Vi consiglio di affacciarvi dal parapetto: guardando il pavimento noterete anche i resti della pavimentazione delle terme su cui il teatro fu costruito.
Come in tutti i teatri romani, i materiali utilizzati per le sedute, che in parte potete osservare tutt’ora, raccontano molto sulla stratificazione sociale.
Nella parte alta sedeva il popolo più umile, su gradini realizzati con una pietra semplice proveniente da Torremolinos. La parte bassa, invece, era rivestita in marmo, in parte proveniente dall’Egitto e in parte dal resto della Spagna, ed era riservata alle famiglie nobili e ai personaggi più importanti.
Già alla fine del II secolo il teatro venne, pero’, progressivamente abbandonato, fino a cessare quasi del tutto il suo utilizzo nel corso del III secolo.
In epoca tardo-romana l’area fu occupata da fabbriche di salagione del pesce attive fino al V secolo. Come anticipavo sopra, le vasche per la produzione del garum sono ancora oggi visibili nell’area del teatro, sotto la piramide di vetro.
Successivamente lo spazio venne riutilizzato come area funeraria.
Con l’occupazione bizantina si ebbe una breve ripresa commerciale, ma nel VII secolo la città si ridusse e la popolazione si spostò verso l’altura dove oggi sorge l’Alcazaba, ma dove ai tempi c’era solo boscaglia.
Infine, dopo il 711, arrivano gli Arabi: qui sorgeranno un recinto militare e una moschea e molte colonne romane verranno riutilizzate per costruire l’Alcazaba.
Lo dico con sincerità: per chi ha visto Roma, Pompei o altre citta’ di origine romana, il teatro può non essere emozionante a prima vista. Però, è una tappa imprescindibile a Malaga ed e’ comunque una parte fondametale della storia della citta’.
Inoltre, l’ingresso è gratuito e il percorso comprende un centro di interpretazione adiacente e il sito archeologico, visitabile attraverso passerelle in legno. È aperto al pubblico dal martedì alla domenica, ma come sempre dai un’occhiata al sito prima di visitarlo.
Il teatro è dichiarato Bien de Interés Cultural (BIC) dal 1972 ed è tutelato con il massimo grado di protezione dal piano urbanistico della città. In alcune occasioni speciali viene ancora utilizzato per rappresentazioni teatrali.
Lasciandoci alle spalle il teatro, alla sinistra del giardino, troverete due grandi portoni moderni (i famosi portones), alti tutta la facciata del palazzo.
Sono le sedi di due delle confraternite che animano la semana santa.
Solitamente i rispettivi musei sono aperti e gratuiti e sono esposti gli altari su cui vengono riposti il Cristo e la Madonna durante le processioni di Pasqua.
Durante il periodo invernale allestiscono anche dei presepi molto carini.

La Alcazaba di Malaga
Dopo il nostro tuffo nella Málaga romana è il momento di entrare nella Málaga araba. E qui, fidati, la città cambia completamente faccia.
Málaga sotto il dominio musulmano era una città ricchissima, tutta commercio e mare. E quando una città è ricca…come si sa, va difesa bene. Per questo intorno all’anno 1100 d.C. viene costruita la sua Alcazaba, su una collina scelta in modo geniale:
- al centro della città, per controllare tutto il tessuto urbano;
- a due passi dal mare, per dominare il porto;
- collegata direttamente al Castillo de Gibralfaro, per una maggior sicurezza.
Non è un caso che sorga proprio qui: da questo punto il califato poteva controllare ogni nave che entrava o usciva dal porto.
L’alcazaba è la firma indelebile dell’epoca musulmana sulla città e uno dei simboli più potenti di tutta l’Andalusia.
Ma cosa vuol dire Alcazaba? Il nome Alcazaba ha un’origine araba ed è molto più semplice di quanto sembri. Deriva dalla parola araba: القصبة – al-qaṣbah / al-qasaba che significa: cittadella fortificata.
Nelle città di Al-Andalus, l’alcazaba non era un palazzo, o meglio non solo..era il cuore difensivo della città, ospitava il wali (il governatore), i soldati e gli uffici amministrativi.
In pratica era la base militare e politica della città musulmana.
E attenzione: quella di Málaga non è una fortezza qualsiasi. È considerata una cittadella inespugnabile, un capolavoro di ingegneria militare che ha ispirato molte altre alcazaba, compresa quella di Granada.
E’ una fortezza impossibile da conquistare con la forza.. e la storia che vi raccontero’ ne e’ la conferma.
La Cruz del Humilladero
Prima di salire e percorrere il percorso militare della cittadella, alla base della collina noterai una struttura in pietra con una croce all’apice: è la Cruz del Humilladero. Si trova esattamente nel punto in cui, il 19 agosto 1487, dopo tre mesi di assedio, le truppe dei Re Cattolici entrarono in città.
Qui i vincitori si inginocchiarono, ringraziarono Dio e consacrarono Málaga al cristianesimo.
Da qui il nome humilladero: il luogo dell’atto di umile inginocchiamento.
E allora viene spontaneo chiederselo: se l’Alcazaba era davvero considerata inespugnabile, come fecero i Re Cattolici a conquistarla?
Dopo numerosi tentativi falliti e parziali distruzioni delle aree circostanti, nel 1487 Ferdinando capì una cosa fondamentale: con la forza non sarebbe mai riuscito a penetrare l’Alcazaba. Così cambiò completamente strategia.
Invece di attaccare, decise di far cadere la città lentamente.
Málaga venne circondata completamente, via terra e via mare, con un esercito di oltre 50.000 soldati. Nessuna nave poteva più entrare in porto, nessun rinforzo poteva arrivare dal Nord Africa, nessun abitante poteva recarsi nei campi per recuperare un po’ di cibo..in sostanza i Re Cattolici resero irraggiungibile qualsiasi risorsa al di fuori della citta’.
La città fu isolata dal mondo.
Per circa tre mesi Málaga si consumò dall’interno: i magazzini si svuotarono, le malattie si diffusero e la popolazione arrivò a livelli di disperazione totali.
E alla fine, in una notte, accadde l’impensabile: alcune famiglie nobili musulmane, ormai senza speranza, aprirono di nascosto le porte della città. In cambio della conversione al cristianesimo e della promessa di salvarsi la vita, consegnarono Málaga ai Re Cattolici.
Quindi non fu la forza a far cadere l’Alcazaba..fu la fame, la stanchezza… e il tradimento causato dalla disperazione.

Entrare nell’Alcazaba
L’ingresso all’Alcazaba è a pagamento. Puoi comprare i biglietti sul sito ufficiale oppure alle macchinette automatiche presenti all’ingresso. Se vuoi evitare le code, ti consiglio di accedere all’Alcazaba dall’ingresso laterale, subito dopo la salita del Gibralfaro. Lì ci sono le macchinette automatiche e l’ascensore che ti porterà nel punto più alto del monumento. Esistono anche biglietti combinati con il Castello del Gibralfaro. Con il biglietto puoi scaricare gratuitamente l’audioguida tramite QR code: ti consiglio di usarla perche’ l’ho trovata molto interessante.
Una volta comprati i biglietti e varcati i tornelli prendi fiato: non stai visitando una rovina, stai salendo dentro mille anni di storia, fatta di ricchezza e povertà, guerre, distruzioni e continue trasformazioni. Ma, soprattutto, stiamo entrando in uno degli esempi più raffinati di arte militare araba: una vera e propria trappola mortale.
La fortezza è organizzata su due cerchie di mura ed è collegata al Castillo de Gibralfaro da un corridoio fortificato (non piu’ accessibile).
Era in questa fortezza che il governatore riceveva i propri ospiti, sudditi, ecc. Non esiste però un ingresso diretto ai palazzi: per arrivarci bisognava attraversare un sistema di
• porte a gomito,
• passaggi ciechi,
• curve strette.
Se un nemico entrava, veniva letteralmente intrappolato e colpito dall’alto.
Dobbiamo immaginarci che ad ogni varco esistessero porte a due battenti, di legno spessissimo e rivestite di ferro. L’unica rimasta visibile è quella che incontriamo al primo arco: le altre dobbiamo ricostruirle con la fantasia prendendo spunto proprio da quella.
Come dicevo all’inizio, l’Alcazaba è quasi impossibile da conquistare con la forza. I passaggi sono stretti, la salita ha sempre una pendenza importante e il percorso sale a serpentina lungo la collina, obbligando gli invasori a continui cambi di direzione, impossibili da affrontare con i macchinari militari dell’epoca come gli arieti, cannoni o altro.
E anche se i nemici avessero deciso di salire a piedi o a cavallo, il percorso era studiato affinchè il nemico esponesse sempre il fianco destro, quello meno protetto dallo scudo, verso la collina… dove lo aspettavano arcieri pronti a colpire.
Oggi vediamo l’Alcazaba nel suo splendore, ma fino agli anni ’60 questa collina non era un monumento: era un barrio povero, pieno di case abusive costruite sui resti delle mura. I percorsi oggi aperti e luminosi erano stanze chiuse dove vivevano famiglie intere.
Quello che vediamo oggi è il frutto dell’impegno di Juan Temboury Álvarez, che dedicò la sua vita al riconoscimento dell’Alcazaba come sito storico: per questo troviamo il suo busto all’inizio del percorso.
L’Alcazaba viene spesso definita una matrioska, perché è fatta di ambienti dentro altri ambienti. Infatti, dopo la prima parte del percorso arriviamo a una porta più elegante, con una chiave scolpita sopra l’arco: è il segnale che ci stiamo avvicinando al palazzo. L’ambiente diventa meno austero, più luminoso.
Proseguendo incontriamo una curva a gomito chiamata Arco del Cristo. Qui, quando l’Alcazaba era ancora un barrio, c’era una piccola cappella: resta ancora il varco dove era collocato un Cristo con il suo altare, che pare fosse stato “rubato” da un’altra chiesa per proteggerlo e venerarlo nel quartiere.
Questo Cristo è noto come Cristo de los Tres Huevos.
Secondo una leggenda, durante l’assedio del 1487 i soldati cristiani arrivarono qui stremati e trovarono solo tre uova come ultimo pasto prima dell’assalto finale. Prima di mangiarle si inginocchiarono davanti al Cristo e fecero un voto: se avessero conquistato Málaga, avrebbero consacrato questo luogo.
Ma la versione che preferisco è un’altra: un marinaio partì per l’Africa promettendo al Cristo un dono se fosse tornato vivo. Tornò sano e salvo… portando tre uova mai viste prima: uova di struzzo.
Ecco perché il Cristo delle tre uova. E perche’ come mi ha detto un conoscente malagueño: “ci vogliono davvero tres huevos per rubare un Cristo dalla sua chiesa!” 😄
Salendo ancora noterete dei buchi nel terreno: sembrano pozzi, ma in realtà sono grandi cisterne per conservare grano e cibo. Più si sale, più l’architettura diventa elegante: scompaiono le porte difensive, tutto si fa più snello e luminoso. Ci stiamo avvicinando al palazzo vero e proprio.
Arriviamo, infine, nei giardini del palazzo, un tempo sede di una moschea poi distrutta. Qui domina la serenità tipica degli ambienti arabi: acqua, silenzio, proporzioni perfette. Le decorazioni ricordano la Mezquita di Cordoba e l’Alhambra di Granada e da qui si gode di una splendida vista sulla città, sul mare e sul centro storico.
Molti dicono che l’Alcazaba di Málaga sia la sorella minore di quella di Granada.
In realtà l’Alcazaba di Málaga è la madre, sia in senso cronologico sia in senso architettonico.
Se vuoi capire davvero come funzionavano queste cittadelle, visita prima Málaga… e solo dopo Granada. Più capirai la genialità militare delle antiche città arabe, piu potrai apprezzare e lasciarti incantare dalla bellezza dei palazzi dell’Alhambra.
Una volta terminata la visita, potete uscire ripercorrendo il percorso iniziale oppure dall’altro sentiero che costeggia la collina. Sono entrambi segnalati. Lascio a voi ogni decisione.

La Cattedrale e i suoi dintorni
🚶 Tour a piedi di Málaga: la Cattedrale e i suoi dintorni
Prima di dirigerci verso la cattedrale, ti propongo una deviazione da veri curiosi: andiamo verso quella che un tempo era la Judería.
A differenza di Córdoba e di altre città andaluse, qui del quartiere ebraico non resta moltissimo, ma proprio in questa zona si nasconde una perla: la chiesa di Santiago.
La Iglesia de Santiago Apóstol è una delle chiese più antiche e affascinanti di Málaga. Non è solo un luogo di culto: è un vero ponte tra la Málaga musulmana e quella cristiana.
Come molte chiese andaluse, nasce infatti da una moschea. E non una qualunque: è la prima moschea che Fernando incontra entrando in città nel 1487. Per questo viene consacrata a Santiago Apóstol, il santo guerriero protettore dei Re Cattolici.
Nei tre anni successivi alla Reconquista la chiesa viene completamente trasformata: l’antico ingresso musulmano viene murato – perché nessun cristiano doveva passare dove prima passavano i musulmani – la facciata viene coperta di stucco e pittura per cancellare ogni traccia islamica. L’unico elemento che si salva è la torre-campanile, ricavata direttamente dall’antico minareto.
Una nota curiosa: Sulla facciata troverai una targa interessante. Qui, nel 1881, venne battezzato Pablo Picasso. Il registro originale è ancora conservato nella chiesa.
L’ingresso è gratuito, ma senza orari fissi: se riesci a entrare e sei fortunato, potresti trovare esposto il vero tesoro della chiesa, il Cristo Nuestro Padre Jesús “El Rico”.
Questo Cristo è famoso perché durante il mercoledì della Semana Santa, indossa una tunica ricamata in oro massiccio (da qui El Rico), una delle più ricche e preziose di tutta la Spagna. È talmente luminosa che sembra letteralmente “d’oro fuso” quando passa per le strade del centro.
Inoltre, a questo Cristo è legato un privilegio unico in Spagna: ogni anno può liberare un detenuto dal carcere.
La tradizione nasce nel XVIII secolo, quando durante un’epidemia i prigionieri chiesero di portare in processione la statua. Non ottenendo il permesso, evaserono, fecero la processione… e poi tornarono spontaneamente in prigione.
Quando il re Carlos III viene informato dell’accaduto, rimane colpito dal comportamento dei detenuti e concede al Cristo El Rico un privilegio unico: ogni anno, durante la Semana Santa, un prigioniero può essere liberato per grazia reale.
E sì, succede ancora oggi: ogni Miércoles Santo, davanti al Cristo vestito d’oro, viene letto il regio decreto… e qualcuno torna a casa da uomo libero.
Ci dirigiamo ora verso la cattedrale, ma prima ci sono alcuni posti importantissimi che incontriamo sulla nostra strada.
Il primo e’ l’ingresso storico de El Pimpi. Questo locale, oltre ad essere un ristorante dove si mangia benissimo, e’ uno dei posti storici di malaga. Mantiene l’archittettura originale e gli interni sono in tipico stile andaluso. E’ uno dei ristoranti in cui vi suggerisco di mangiare almeno una volta. Lo trovate anchel nel mio articolo Sabor a Màlaga, dedicato ai sapori della città.
Subito dopo troviamo il Museo di Picasso. Non si tratta della casa natale del pittore, ma il palazzo viene comprato dalla sua famiglia per esporre le opere del maestro. Questa decisione, rappresenta un tassello importante della Malaga moderna. E’, infatti, questa decisione a dare la spinta per la rinascita della Malaga che vediamo oggi. Per ulteriori dettagli andate all’articolo Malaga e i suoi 30 musei e come sempre controllate il sito ufficiale .
Un’altra tappa interessante della malaga cristiana e’ la Iglesia de San Agustín.. E’ una piccola chiesa che spesso passa inosservata ai più distratti, ma che nasconde un vero tesoro della Semana Santa: durante l’anno le statue vengono preparate, vestite, restaurate proprio in San Agustín.
Proseguendo per calle San Agustín arriviamo all’entrata della Cattedrale di Malaga, la Manquita.

La Cattedrale
Per entrare nella Cattedrale è necessario acquistare il biglietto sul sito ufficiale
I biglietti includono un’audioguida. Gli orari cambiano tra il periodo estivo e quello invernale e, spesso, sono previste anche visite notturne, molto suggestive: per questo è consigliabile controllare il sito prima di organizzare la visita.
Verifica se il biglietto include anche la visita alla Iglesia del Sagrario.
Per l’accesso ai tetti e per godere della vista sulla città, i biglietti sono in vendita al Palacio Episcopal, di fronte alla facciata principale. Il momento migliore è, ovviamente, il tramonto.
La Cattedrale di Málaga non è solo una chiesa: è una specie di romanzo incompiuto scritto in pietra, pieno di capitoli saltati, imprevisti e colpi di scena. I malagueños la chiamano affettuosamente “La Manquita”, la “monchetta”, perchè le manca una torre. E dietro questa mancanza si nasconde una delle storie più curiose della città.
Sorge, come la maggior parte delle chiese in Andalusia, esattamente dove un tempo si trovava la moschea principale della Malaga musulmana. Dopo la Reconquista del 1487, i Re Cattolici decisero che lì doveva nascere la grande cattedrale cristiana, simbolo della nuova era.
I lavori iniziano nel 1528, ma Málaga non era una città ricca come Siviglia: costruire una cattedrale rinascimentale su fondamenta islamiche si rivelò un’impresa lunga, costosa… e un po’ caotica.
Innanzitutto, il fatto che si trovassse proprio all’inizio della città, a due passi dal porto, comportava la necessità di renderla in primo luogo sicura e massiccia per resistere agli attacchi di eventuali invasori. Lo dimostrano anche i cannoni che si possono vedere sul retro della Cattedrale, direzionati verso il mare. L’estetica quindi fu considerata un elemento non prioritario.
Inoltre, costruita nel corso di 3 secoli, non è mai stata completata a causa di un susseguirsi di sfortune, terremoti e decisioni discutibili.
Per tutti questi motivi, oltre a mancarle la torre sud, mai terminata, non possiede uno stile curato e distintivo.
Se vi recate in calle Molina Lario, potrete vedere la facciata principale dove capirete esattamente cosa intendo. Nonostante le sue gigantesche dimensioni, infatti, la Cattedrale manca di una vera distinzione artistica e, soprattutto, le manca una delle due torri principali. Seppur ci siano degli aspetti degni di nota, come le colonne a forma di spirale, la rappresentazione dell’annunciazione e marmi di diversi colori, dalla Cattedrale di una città come Malaga ti aspetteresti molto di più.
Secondo la leggenda, i fondi destinati alla seconda torre furono usati per aiutare le colonie americane nella guerra d’indipendenza contro gli inglesi. Non si sa quanto ci sia di vero, ma ai malagueños piace pensare che la loro cattedrale sia incompleta per un nobile gesto internazionale.
Fatto sta che una torre è alta e fiera, l’altra… non esiste. Ed è proprio questo difetto che l’ha resa famosa come la Manquita, ed è sempre per questo difetto che tutti le sono affezionati.
Negli ultimi anni il Comune di Málaga ha ripreso a parlare di un’idea che qui fa sempre un certo effetto: completare la Cattedrale, terminando la facciata principale, il tetto e soprattutto quella torre che non è mai stata costruita. È una proposta che non lascia indifferenti, perché la Cattedrale, per i malagueñi, non è solo un monumento: è quasi una persona di famiglia.
C’è chi sogna di vederla finita, imponente, elegante, come probabilmente era stata pensata all’inizio. E poi c’è chi la guarda e pensa che sia bellissima proprio così, con quella torre mancante che sembra un piccolo difetto, ma che in realtà è il suo sorriso storto, il dettaglio che la rende inconfondibile.
Io la sento così: non incompleta, ma semplicemente… unica.
E voi? La vorreste vedere completata una volta per tutte o la amate anche voi così, con quella torre mancante che ormai è diventata parte del suo fascino?
Seppur da fuori sembra un miscuglio di stili di 3 secoli di costruzione (gotico, rinascimentale, barocco), dentro offre un tesoro: il coro in legno intagliato dal celebre scultore Pedro del Mena.
È composto da oltre 40 stalli, scolpiti uno a uno nel XVIII secolo. Non c’è una figura uguale all’altra: santi, vescovi, animali, volti ironici. Se ti avvicini, scopri che alcuni sembrano addirittura prendere in giro il fedele.
E poi c’è l’organo monumentale, con più di 4.000 canne: quando suona, riempie tutta la navata come un temporale.
Pochi lo sanno, ma si può salire sul tetto della cattedrale. È uno dei punti migliori per capire quanto Málaga sia un mosaico di epoche. E’ una salita di 200 gradini, fino ai tetti a cupola in terracotta,da dove si gode una vista unica della città: l’Alcazaba da un lato, il mare dall’altro, i tetti del centro sotto i tuoi piedi. Verifica sempre sul sito se e quando queste visite sono fruibili. Se riuscissi a salire verso l’ora del tramonto, ti regaleresti un momento da toglierti il respiro.
Sul lato nord della cattedrale, guardando l’ingresso alla chiesa, sulla destra, incastonato nella parete, c’è il bellissimo portale gotico appartenuto ad una chiesa isabellina di epoca precedente, la Iglesia del Sagrario.
Subito dopo la conquista della città nel 1487, i Re Cattolici vollero consacrare immediatamente un luogo di culto cristiano. Così, su una parte della grande moschea musulmana, venne edificata l’Iglesia del Sagrario: è a tutti gli effetti la prima chiesa cristiana di Málaga.
La cosa più straordinaria è la facciata principale: una porta gotico-mudéjar, scolpita in pietra alla fine del XV secolo. Questa non è una semplice entrata: è un manifesto politico in stile architettonico.
Sopra l’arco compaiono gli stemmi dei Re Cattolici e scene bibliche, ma la struttura ricorda chiaramente le decorazioni islamiche.
L’interno è molto più semplice della Cattedrale: una sola navata, cappelle laterali, luce soffusa. È una chiesa che invita al silenzio, non alla meraviglia.
Ed è proprio per questo che è così malagueña: mentre i turisti affollano la Cattedrale, qui trovi spesso solo qualche anziano seduto a pregare.

Castillo de Gibralfaro
L’ingresso è a pagamento e puoi acquistare i biglietti sul sito ufficiale; di solito conviene scegliere il biglietto cumulativo con l’Alcazaba.
Ora completiamo il nostro percorso arabo salendo al Castillo de Gibralfaro, il grande balcone panoramico di Málaga.
Per raggiungere il castello hai due opzioni: a piedi, con un sentiero in salita di circa 1 km… io quasi muoio, quindi scegli con coscienza 😅 , oppure con l’autobus 35, che ferma proprio davanti all’ingresso. Dal centro puoi prenderlo da: Alameda Principal, Paseo del Parque, Plaza de la Marina. Passa ogni 20–30 minuti (a seconda dell’orario e del periodo) e in circa 20 minuti sei a destinazione (a Málaga puoi comprare il biglietto direttamente sull’autobus con carta di credito oppure in alcune fermate ci sono delle macchinette automatiche). Per informazioni sempre aggiornate puoi visitare:
- EMT Málaga – orari e fermate
- Transit App / City mapper – un’app per avere tutto in tempo reale
- Red Transporte – orari e prezzi
Ma parliamo del castello: “Gibralfaro” deriva dall’arabo Jabal-Faruk, ovvero monte del faro.
Già in epoca fenicia e romana qui esisteva un faro che guidava le navi verso il porto.
Nel XIV secolo, sotto il sultano nasride Yusuf I, sulla collina viene costruito il castello che vediamo oggi, collegato all’Alcazaba da una doppia muraglia: la famosa coracha, un corridoio fortificato (oggi chiuso) che permetteva ai soldati di muoversi senza esporsi al nemico.
Il castello aveva uno scopo puramente militare: rafforzare ulteriormente la difesa della città.
Con il tempo il castello perde la sua funzione militare. Viene usato come caserma, poi come deposito e, infine, come semplice rovina panoramica.
Oggi è uno dei luoghi più belli di Málaga per una passeggiata lenta.
All’interno, infatti, non ci sono affreschi o marmi: c’è solo un piccolo centro espositivo che racconta la storia del castello e il suo assedio, la vita quotidiana dei soldati e il sistema difensivo con l’Alcazaba.
Il punto più emozionante è il grande mirador sul lato sud. Qui Málaga si apre sotto di te come una mappa:
- l’Alcazaba sembra un giardino fortificato
- la Cattedrale spunta tra i tetti
- il porto e il Muelle Uno brillano di giorno e si accendono di notte
All’interno del castello c’è un piccolo bar per riposarsi, ma se vuoi mangiare o bere qualcosa di davvero speciale ti consiglio il vicino hotel ristorante Parador de Málaga Gibralfaro (lo trovate anche nel mio articolo Sabor a Màlaga dedicato ai sapori della città), a circa 100 metri dall’uscita.
E non dimenticare: proprio accanto all’ingresso del Parador c’è un altro mirador spettacolare, perfetto per l’ultima foto prima di scendere in città.
Un consiglio: se siete a Malaga a metà agosto, i mirador del Gibralfaro sono uno dei punti migliori per vedere i fuochi d’artificio dell’inizio della Feria de Malaga!

Malaga e il suo Casco Antiguo
🚶 Tour a piedi di Málaga: il Casco Antiguo
Una volta terminato la visita del Gibralfaro, possiamo rientrare in città, stavolta a piedi, per goderci le vie del centro, il Muelle Uno e abbandonarci alla vita malaguena.
Scendere dal Castillo de Gibralfaro al centro di Málaga è tutta un’altra storia: niente sudate 😄, solo una passeggiata rilassata con la città che ti viene incontro passo dopo passo.
Usciti dall’ingresso principale del castello si imbocca il Camino del Gibralfaro, il sentiero scende con curve morbide tra pini e macchia mediterranea. Ogni tanto troverai punti da cui si apre la vista sulla città: approfittane!
Dopo circa 15–20 minuti arrivi in basso, all’altezza del tunnel dell’Alcazaba.
Appena lo attraversi ti ritrovi in Calle Alcazabilla con davanti a te il Teatro Romano e l’ingresso dell’Alcazaba.
Da qui sei già nel centro storico.
Il centro storico (casco antiguo) è prevalentemente pedonale, facile da esplorare a piedi e perfetto per lasciarsi sorprendere all’improvviso da angoli, scorci e dettagli. Non è solo un luogo da vedere, ma da vivere: è di fatto un’esperienza sensoriale.

Il nostro percorso parte da Plaza de la Merced, piazza popolare e solare, dove si respira ancora la Málaga di quartiere.
A differenza delle piazze più eleganti, Plaza de la Merced ha sempre avuto un’anima vissuta. Per secoli è stata mercato, punto di ritrovo, spazio per feste, proclami politici e persino esecuzioni pubbliche.
Proprio da qui entrarono i Reyes Católicos il 19 agosto 1487, passando dalla cosiddetta puerta de Granada, ora non più visibile.
In origine la piazza era una semplice spianata fuori dalle mura. Dopo la conquista cristiana divenne mercato e prese il nome di Plaza del Mercado, poi Plaza de los Álamos per gli alberi piantati nella zona. Nel 1507 i mercedari ottennero un terreno per costruire la chiesa che darà il nonme alla piazza: Iglesia de la Nuestra Señora de la Merced (che oggi non vediamo poiche’ fu rasa al suolo da un incendio).
Col tempo si trasformò anche in luogo di passeggio per la borghesia malagueña. Al centro c’era una fontana, poi sostituita dal monumento che oggi domina tutta la scena: l’Obelisco a Torrijos.
Spesso questo obelisco viene notato distrattamente, magari con una birra in mano, ma in realtà è uno dei monumenti politicamente più forti di tutta Málaga.
Non celebra un re, né un vescovo, né un conquistatore: celebra un ribelle.
José María Torrijos y Uriarte era un generale liberale spagnolo, oppositore dell’assolutismo di Fernando VII, che dopo la guerra contro Napoleone aveva riportato il paese a un regime autoritario cancellando la Costituzione. Torrijos non accettò quel ritorno al passato: visse in esilio e organizzò una spedizione clandestina per riportare la libertà costituzionale in Spagna.
Nel 1831, lui e 48 compagni sbarcarono sulle coste di Málaga convinti di trovare appoggio dalla popolazione, ma era una trappola! Furono catturati, imprigionati e, senza processo, fucilati sulla spiaggia di San Andrés.
Inizialmente sepolti in fosse comuni, vennero riabilitati solo anni dopo, con il ritorno delle idee liberali. Nel 1842 Málaga fece un gesto potentissimo: eresse questo obelisco nel cuore della città e sotto l’obelisco sepolse i resti dei 49 fucilati.
Vale davvero la pena avvicinarsi all’obelisco, perché su ogni lato dell’obelisco trovi iscrizioni commemorative dedicate al generale Torrijos e ai suoi compagni. In pieno XIX secolo, incidere in una piazza pubblica frasi che accusano apertamente il potere assoluto era un atto di enorme coraggio.
Su una facciata si legge un’iscrizione che recita:
“A la memoria del general Torrijos y de sus compañeros, sacrificados por la libertad.”
Sempre in Plaza de la Merced, al numero 15, si trova la casa natale di Pablo Picasso.
Oggi è un museo intimo, raccolto, ma carico di atmosfera: non ci sono i grandi capolavori, ma oggetti personali della famiglia, fotografie d’epoca e sale dedicate al legame profondo tra l’artista e Málaga. È il luogo perfetto per capire da dove nasce Picasso. Personalmente, credo valga più la pena visitare questo Museo rispetto al più famoso Museo di Picasso. Infatti, potrete trovare le opere del pittore in tantissimi musei nel mondo e probabilmente a Malaga ci sono le meno belle e famose. Invece, è solo qui, che si ha l’occasione di conoscere Pablo Picasso nella sua infanzia, quando ha mosso letteralmente i primi passi e quando ha iniziato ad addentrarsi nel mondo dell’arte grazie al padre. Se vi interessa trovate ulteriori dettagli nell’articolo Malaga e i suoi 30 musei.
Dal 5 dicembre 2008 davanti all’edificio c’è anche una statua di Picasso seduto, che sembra osservare con calma il via vai della sua piazza.

Lasciandoci Plaza de la Merced alle spalle, ritorniamo verso il centro, percorrendo la meravigliosa Calle Granada con direzione Plaza de la Constitución.
Plaza de la Constitución è una di quelle piazze che sembrano tranquille… ma che in realtà hanno visto più rivoluzioni di un manuale di storia.
Se Plaza de la Merced è la piazza ribelle, Plaza de la Constitución è stata per secoli la piazza del potere civile di Málaga.
Prima dei giornali e dei social, le notizie si davano qui: le autorità si affacciavano ai balconi e leggevano le nuove leggi davanti alla folla. Se in Spagna cambiava qualcosa di importante, Málaga lo scopriva qui, in mezzo a gente che applaudiva… o fischiava. Questo lato “politico” e “informativo” è ben visibile nella pavimentazione. Inseriti perfattamente tra le mattonelle in marmo, troverete incisi, come se fossero pagine di giornale in pietra, alcuni testi storici tra cui la Costituzione di Cadice del 1812. Non sono decorazioni casuali: sono riproduzioni di veri articoli e documenti che raccontano momenti fondamentali della storia di Málaga.
Al centro della piazza c’è la famosa Fuente de Génova, una fontana rinascimentale in marmo bianco arrivata via mare dall’Italia nel XVI secolo.
Si dice che fu rubata dai pirati durante il regno di Carlo V mentre veniva trasportata verso il suo acquirente spagnolo. Quando fu finalmente recuperata, il re la donò alla città come simbolo dei rapporti commerciali con l’Italia. Nel corso del tempo si è spostata all’interno di Malaga, passando dal Paseo del Parque, alcune piazze della città fino a trovare la sua destinazione finale in Plaza de la Constituciòn.
Col tempo ha perso il ruolo di bacheca ufficiale dello Stato e si è trasformata nel grande salotto urbano che conosciamo oggi.
Nel vagare intorno a Plaza de la Costitucion, passando vicino alla famosa pasticceria La Canastra, scopriamo il Pasaje de Chinitas. E’ uno di quei posti che trovi per caso… seppur c’è un meraviglioso arco a presentarlo.
È un vicolo corto, stretto, quasi nascosto tra Calle Granada e Calle Santa Lucía, dove nel XIX secolo sorgeva il Café de Chinitas, uno dei locali più famosi di tutta l’Andalusia, dove si esibivano cantaores, bailaores e chitarristi di flamenco.
Era un posto dove si beveva, si cantava, si litigava… e a volte si finiva anche a fare a botte. Insomma: vita vera.
Il locale chiuse agli inizi del Novecento e venne demolito, ma il suo nome non sparì mai grazie a Federico García Lorca, che gli dedicò una poesia famosissima, in parte riportata su una targa fuori dell’edificio del vecchio caffè:
“Nel Café de Chinitas
disse Paquiro a suo fratello:
sono più valoroso di te,
più torero e più gitano”
Ossia, mi viene da dire, un vero andaluso.
Oggi il Pasaje de Chinitas è uno dei posti più fotografati del centro, pieno di locali moderni e terrazze.

Da Plaza de La Constituciòn non possiamo non ammirare Calle Marqués de Larios. Questa via non è solo la strada più elegante di Málaga. Quando venne inaugurata nel 1891, non fu pensata come una semplice strada, ma come il biglietto da visita della Málaga moderna.
È ampia, dritta, luminosa, senza curve né vicoli: una rarità in una città fatta di stradine arabe. E ovviamente non è una casualità.
Prende il nome dal Marqués de Larios, l’uomo più ricco di Málaga, industriale dello zucchero e grande mecenate. Fu lui a finanziare buona parte dei lavori.
A metà Ottocento, Málaga è un labirinto di vicoli medievali, belli ma caotici, poco igienici e inadatti a una città moderna.
Nel 1880 viene progettato un intervento urbanistico rivoluzionario: una grande via rettilinea che colleghi il porto con il centro storico, ariosa, elegante, sul modello delle boulevard francesi.
L’operazione è talmente colossale che viene espropriato e demolito un intero quartiere popolare. Nasce così Calle Larios con palazzi simmetrici (i primi ad avere i bagni negli appartamenti!), facciate uniformi e una prospettiva perfetta verso il mare.
Il rapporto di Malaga con la famiglia Larios non è proprio positivissimo. La famiglia Larios ha avuto un ruolo enorme nello sviluppo della città, ma non è stata amata da tutti.
I Larios arrivano a Málaga all’inizio dell’800, in un momento in cui la città sta cercando di uscire da secoli di stagnazione. In pochi decenni costruiscono un vero impero: industrie tessili, zuccherifici, banche, miniere, commercio con l’America Latina. Diventano rapidamente la famiglia più potente dell’Andalusia orientale.
I loro affari e investimenti portarono grandi vantaggi, creando migliaia di posti di lavoro, contribuendo alla modernizzazione urbana e in generale della città.
Ma c’era anche un lato oscuro. I Larios offrivano salari bassi nelle fabbriche, acquisirono un potere economico e politico quasi feudale, al punto che la popolazione, in caso di leggi ingiuste, anziché protestare davanti all’Ayuntamiento protestava direttamente davanti al palazzo dei Larios.
Negli anni 30 del 900, in un clima di rivolta sociale, vengono distrutti palazzi e proprietà della famiglia come segnale contro il capitalismo oppressivo. La statua dei Larios che trovate all’inizio della via (dal lato opposto rispetto a Plaza de la Constitución) è stata più volte decapitata e addirittura lanciata a mare.
Voluta dalla famiglia, rappresenta Malaga, impersonificata da una donna, che dona il proprio figlio, ossia i malagueñi, al marchese. Dall’altro lato c’è un operaio con il piccone, ai piedi del nobile, proprio per chiarire il ruolo di ciascuno. Ora potete capire perché non sia particolarmente amata.
Ad ogni modo, camminando per Calle Larios stai attraversando il punto in cui Málaga ha deciso di smettere di essere una città di provincia…e ha iniziato a sentirsi capitale del Mediterraneo occidentale.
Nel bene e nel male, i Larios non hanno solo lasciato una strada. Hanno cambiato per sempre l’identità della città.
All’epoca, infatti, passeggiare per Calle Larios era un evento mondano.
Le famiglie borghesi si vestivano bene solo per “fare Larios”, cioè passeggiare avanti e indietro mostrando abiti e cappelli nuovi. Una specie di Instagram… ma in versione ottocentesca.
Della versione originale della Calle trovate ancora una farmacia, con gli stessi arredamenti, una cassa dell’epoca e gli speziali di un tempo. Da non credere!
Inoltre, non è un’impressione: Calle Larios è progettata con proporzioni tali da farti camminare più lentamente. È larga, luminosa, armonica… ti invita a passeggiare, non a correre.
Camminando tra Larios e Plaza de la Constitución stai inoltre attraversando il vecchio corso sotterraneo del fiume Guadalmedina, oggi canalizzato. Un tempo divideva Málaga in due, oggi scorre invisibile sotto il centro.
Una delle curiosità più amate è che Calle Larios non è mai uguale a se stessa:
Percorrendo Calle Larios, raggiungiamo l’Alameda Principal, da dove siamo partiti. Ma se avete tempo e vi va, alle spalle di Calle Larios perdetevi tra i vicoli antichi, le chiese minori, e gli angoli nascosti. Málaga sa sempre regalarvi qualcosa di inaspettato!

Paseo del Parque e il Muelle Uno
Luogo ideale per una passeggiata all’ombra è anche il Paseo del Parque, che costeggia da un lato il centro storico e dall’altro il porto.
Oggi è attraversato da strade trafficate, ma nel pieno dell’Ottocento era molto piu tranquillo. In quel periodo Málaga vuole presentarsi come città moderna e colta, al pari delle grandi capitali europee. Si decide allora di creare non un semplice viale, ma un parco botanico urbano con specie vegetali provenienti da tutti i continenti e fontane, panchine, statue per rendere piacevole la passeggiata.
Lungo il viale verso il lato della città si può vedere l’ABC di Malaga ossia: l’Ayutamiento, un delizioso edificio bicolore art nouveau, il Banco de Espana, e il vecchio ufficio de Correos, oggi Università di Malaga ( su uno dei lati si vedono ancora i buchi delle lettere dove i malaguenos infilavano le loro missive). Nel vicino roseto si incontrano le altre due statue di Jaime Pimentel: El Biznaguero (il venditore di gelsomino) e El Verdialero (omaggio ai musicisti verdiales-tipico ballo e canto delle Alpujarras).
Dal lato opposto del Paseo del Parque si trova El Palmeral de las Sorpresas, che costeggia il Muelle Uno.

Il Muelle Uno è uno dei luoghi più amati della città, con una bellissima vista sul porto e sul mare.
Per secoli questa zona è stata esclusivamente porto commerciale: container, magazzini, camion, recinzioni. Il mare si vedeva, ma non si toccava.
All’inizio degli anni 2000 Málaga decide di cambiare rotta e apre una delle riqualificazioni urbane più importanti della sua storia. Così nasce il Muelle Uno, inaugurato nel 2011, come primo tratto del nuovo porto aperto ai cittadini.
Uno dei simboli del Muelle Uno è il grande Cubo di vetro colorato: è il Centre Pompidou Málaga, sede distaccata del famoso museo parigino. Come amante dell’arte moderna non posso che suggerirvi una visita. Ci sono esposizioni periodiche e collezioni permanenti, ma spesso le opere cambiano e vengono scambiate con quelle parigine. Se passate da Malaga la domenica pomeriggio, dopo le 16, l’ingresso è gratuito, ma come sempre consultate il sito per maggior sicurezza.
Oggi al Muelle Uno puoi passeggiare tra barche e yacht, fare un aperitivo nei numerosi bar, camminare fino al Faro de la Farola, uno dei fari più antichi della Spagna ancora in funzione.

Soho: il quartiere underground di Malaga
🚶 Tour a piedi di Málaga: la street art di Soho
Lo Soho Málaga è un quartiere che viene spesso definito il “Barrio de las Artes” — cioè il quartiere delle arti — ed è uno dei luoghi più vivaci, creativi e sorprendenti da visitare in città.
Situato tra il centro storico e il porto, in una zona centrale e facilmente raggiungibile a piedi, si affaccia sull’Almeda Principal ed è la testimonianza di come l’arte urbana possa trasformare l’anima di un’intera area urbana.
Negli ultimi anni Málaga ha fatto una scelta coraggiosa: invece di coprire i muri, ha deciso di ascoltarli. Quartieri come Soho sono diventati un enorme laboratorio creativo dove i colori hanno preso il posto del grigio grazie a nomi internazionali come Obey, D*Face, Roa, Belin, Flatxl o Dal East, ma anche a tanti artisti locali, come il malagueño Doger, che con il loro stile hanno cambiato il volto della città.
La vera svolta di Soho è arrivata con il progetto MAUS Soho (Málaga Arte Urbano Soho), un’iniziativa di street art e rigenerazione urbana che ha portato artisti internazionali a dipingere muri, palazzi e spazi pubblici.
Passeggiando per Soho ti sembrerà di entrare in una galleria a cielo aperto. Murales e graffiti colorano muri, facciate e persino ponti, creando un percorso unico per gli amanti dell’arte urbana.
Qui sotto trovi una mappa orientativa dei murales principali nel quartiere Soho:
📍 Ponticello pedonale vicino al CAC – primo punto per ammirare grandi murales.
📍 Calle Alemania – murales principali e opere di artisti internazionali come Obey e D*Face.
📍 Calle Tomás Heredia – una delle vie principali con numerose opere.
📍 Hotel Bahía (facciata) – grande murale con figure vivide di Okuda e Remed.
📍 Calle Vendeja – murales celebri di TV Boy con volti famosi della città.
A questi si aggiunge l’arte callejera di Lagunillas. Qui non ci sono grandi cartelloni ufficiali né progetti scintillanti: ci sono solo i muri, gli spray e la voglia di reinventarsi. Gli artisti locali hanno colorato il quartiere poco a poco, senza fretta, ed è proprio questa spontaneità che gli dà un fascino unico.
Molti murales sono forniti di QR code accanto alle opere stesse, così puoi fermarti a scansionarli e leggere direttamente informazioni sull’autore o sul significato.
Soho però non è solo arte di strada: è anche quartiere di cultura, locali, caffè e gallerie. Qui puoi visitare gallerie private e studi d’artista, partecipare a eventi culturali e performance creative e scoprire negozi di design e workshop artistici. Come puoi capire, adoro Soho e nell’articolo La Málaga che non ti aspetti: alla scoperta dei suoi negozi di design, laboratori artigianali e mercati nascosti.
Inoltre, ogni primo sabato del mese il quartiere ospita il mercato “Made in Soho”, dedicato all’artigianato, al design, alle arti plastiche e ai prodotti vintage.
È un quartiere che parla di creatività, rigenerazione urbana e collaborazione internazionale, ed è uno dei luoghi più instagrammabili di tutta Málaga.
Per scoprire opere specifiche, io mi appoggio come sempre alla piattaforma collaborativa StreetArtCities dove gli appassionati di tutto il mondo (e tu incluso se vorrai) geolocalizzano i murales.
Però, se volete scoprire di più sulla street art di Málaga, vi consiglio questo articolo . A me ha aiutato moltissimo la prima volta che mi sono approcciata a Soho. E’ scritto in spagnolo, ma è la penna di un vero malagueno, quindi è una garanzia di cuore e di onestà.

Un po’ di mare e sole
Málaga è una di quelle città che ti fanno venire voglia di uscire di casa senza programma. Parti per un museo, ti ritrovi a mangiare sardinas sulla sabbia. Ed è proprio questo il suo bello: puoi passare dalla Cattedrale al primo tuffo in mare… praticamente in infradito.
Basta uscire dal centro storico e in pochi minuti ti ritrovi con il Mediterraneo davanti, il profumo degli espetos nell’aria e il cielo azzurro che sembra sempre finto.
La spiaggia più vicino al centro storico è La Malagueta. E’ la spiaggia che tutti immaginano quando pensano a Málaga. Si trova subito a est del centro storico e la cosa più incredibile è che ci arrivi a piedi in appena 15 minuti da Calle Larios, attraversando il Paseo del Parque. Se preferisci l’autobus, passano le linee 3, 11, 32 e 34. Qui trovi tutto: sabbia fine, mare calmo, docce, pedalò, lettini e chiringuitos storici come El Tintero o El Cachalote. Sullo sfondo, l’Alcazaba che ti guarda mentre sei in costume. È la spiaggia perfetta se resti in città 2 giorni o per chi vuole alternare cultura e bagni senza stress.
La famosa scritta “Malagueta” è un’opera dell’ artista Machú Harras, noto per aver immortalato Málaga in numerose sculture di arte urbana. È composta da grandi lettere scultoree alte circa 2,6 metri e larghe 1,10 metri, situate sulla Playa de la Malagueta, la spiaggia urbana per eccellenza di Málaga capitale.
Si trovano lungo il paseo marítimo, nei pressi della Plaza del Padre Ciganda e rappresentano uno dei luoghi più fotografati della città, amatissimo sia dai turisti che dai residenti per selfie e ricordi di viaggio.
Continuando verso est, troverai un susseguirsi di spiagge che piano piano si fanno meno affollate.
Se chiederai a qualunque malagueno, ti diranno di saltare a piè pari le prime spiagge e di andare direttamente a Playa de El Palo o Playa de Pedregalejo. E’ qui dove i locali si vanno a godere mare, sole e sale.
Playa de El Palo secondo me merita una nota speciale. E’ una delle spiagge più amate da chi vive a Málaga (e anche da me 😉)e una vera istituzione del litorale orientale. Situata nel quartiere storico di pescatori, è raggiungibile dal centro in circa 30 minuti con il bus urbano linea 11 (che collega direttamente la città con El Palo) oppure con una piacevole passeggiata di un’oretta circa se hai voglia di esplorare la costa. Qui troverai un’atmosfera famigliare, malagueños veri,famiglie con il frigorifero portatile, anziani che giocano a carte, runner al tramonto e ristoranti sul mare dove gli espetos sono una religione. E’, infatti, soprattutto qui dove potrai gustarti la vera cultura gastronomica legata al mare: piatti di pesce fresco, especialità locali e ristoranti con vista sul Mediterraneo. Se vuoi saperne di più leggi sotto o immergiti nel mio articolo Sabor a Málaga.

Dove gustarsi un po’ di sapore di Malaga
Dopo esserci saziati di storia, arte e architettura, direi che è arrivato il momento di pensare anche allo stomaco 😄
Non si puo’ lasciare Malaga senza aver provato le sue taverne e i suoi bar. Seppur nel tempo si sia modernizzata, Malaga ha saputo mantenere la sua autenticita’ nell’atmosfera e nella cucina.
Di seguito troverai alcuni consigli veloci per gustarvi una cena o un pranzo nel centro di Malaga. Se invece volete esplorare di piu’ e avete piu tempo, vi invito a leggere Sabor a Malaga, un articolo tutto dedicato a Malaga e ai suoi sapori.
- El Pimpi – turistico ma iconico..almeno una volta bisogna andarci! Fa parte della storia di Malaga.
- Casa Lola (più sedi in centro) – semplice e veloce. Ottimi i mini hamburger e l’uovo con jamon.
- El Tapeo de Cervantes – Menu ottimo. Consiglio il tonno con la crema di cavolfiore!
- La Tranca – che dire? provatela e vedrete!
Aggiungo una nota per chi volesse invece dirigersi verso El Palo e, tra un tuffo e una birra fredda, volessse assaggiare il vero culto del pesce. A El Palo c’è davvero l’imbarazzo della scelta, ma se volete vivere un’esperienza da raccontare vi suggerisco El Tintero: una esperienza unica! Qui non esiste un vero menù, i camerieri arrivano in sala con piatti già pronti e dovrete “lottare” per accaparrarveli tra i numerosi clienti. Ti scriveranno sulla tovaglia i prezzi di ciascun piatto mangiato e alla fine faranno la somma per darti la quenta!
Málaga è una città che invita a stare all’aperto, a camminare senza fretta e a vivere le giornate tra centro storico, mare e quartieri autentici. Per questo, quando prepari la valigia, è meglio pensare più alla comodità che alla quantità.
Il sole è uno dei protagonisti assoluti, in qualsiasi periodo dell’anno. Un cappello, degli occhiali da sole e una buona crema solare sono indispensabili anche in inverno: la luce andalusa è intensa e si fa sentire soprattutto durante le passeggiate lunghe.
Camminerai molto, spesso su strade in pietra o con leggere salite, quindi utilizzare un paio di scarpe comode, già collaudate, è fondamentale. Una borraccia riutilizzabile è un’ottima alleata, soprattutto se visiti zone come l’Alcazaba o il Castillo de Gibralfaro, dove l’ombra non è sempre garantita. Io ne ho comprata una pieghevole in silicone da Natura, ma ora non la vedo più sul sito. Comunque qui ne trovi una simile, permette di ottimizzare lo spazio una volta utilizzata.
Se pensi di andare al mare, non serve portarsi dietro mezza casa: un telo leggero(questo l’ho comprato per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare), dei sandali e una borsa pratica sono più che sufficienti. Le spiagge urbane di Málaga sono informali e perfette per una pausa improvvisata tra una visita e l’altra.
Infine, anche se il clima è mite, conviene avere con sé una felpa o una giacca leggera per la sera, quando l’aria del mare può rinfrescare.
Piccoli oggetti come un power bank possono sembrare dettagli, ma rendono le giornate molto più semplici, soprattutto se si ha il navigatore acceso per orientarsi e si vogliono immortalare in fotografia tutti gli angoli e i momenti più belli del viaggio. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.
E con questo è tutto.
Málaga è una di quelle città che non possono essere descritte: si possono raccontare i luoghi, i colori, i profumi… ma l’anima, quella è davvero difficile. Spero solo di essere riuscita a trasmetterti almeno una parte di ciò che sa regalare. Se non tutto, almeno un poquito.
Prima di salutarti, però, vorrei lasciarti con un ultimo consiglio: Málaga va vissuta in ogni sua forma. Di giorno e di notte, senza fretta, lasciandoti guidare dal suo ritmo. Assecondala e non ti tradirà. È una città che non si impone, ma si svela piano piano, mostrandoti come si può vivere bene tra cultura, sole e atmosfera mediterranea, sciogliendo le tensioni una alla volta.
E poi succede qualcosa di strano: un giorno, senza nemmeno accorgertene, penserai a lei e ti spunterà un sorriso sincero. E in quel momento capirai che Málaga ti ha cambiato un po’. E che da lì in poi sarai un nuovo te.
Se dopo Málaga vuoi continuare il viaggio nei suoi dintorni, Frigiliana e Nerja sono tra i borghi più belli dell’Andalusia, perfetti per una gita di una giornata.
Málaga è spesso una delle prime tappe di un itinerario in Andalusia, che può proseguire verso Granada o Córdoba oppure addirittura Cadiz. Se invece stai organizzando un viaggio più ampio, puoi dare un’occhiata alla pagina sull’Andalusia, dove ho raccolto città, itinerari e consigli pratici.
