Museo Guggenheim di Bilbao sulla Ría, con il ponte La Salve a sinistra

Bilbao oltre il Guggenheim: Aste Nagusia, storia e tradizione basca

Per arrivare a Bilbao devo dire che è stata un’avventura! Non perché Bilbao sia mal collegata all’aeroporto o perché i mezzi pubblici non funzionino, anzi: sono eccellenti! Ma solo perché al nostro arrivo ci aspettava una sorpresa inimmaginabile.

Tutto il centro storico, dove avevamo prenotato, era chiuso al traffico. Abbiamo dovuto parcheggiare vicino al Guggenheim e percorrere a piedi i due chilometri fino all’hotel, trascinando i trolley tra una folla di Gigantes y Cabezudos (figure gigantesche e “testoni” che sfilano per la città), stand enogastronomici e verbenas (palchi con musica di ogni genere a tutto volume), barracas e casetas dove la genete beveva e mangiava.

Senza saperlo, eravamo arrivati proprio il weekend della Festa Grande di Bilbao!

Ti è capitato di vedere una foto di Bilbao piena di gente, musica e colore a fine agosto? Quella non è una normale festa di paese. È l’Aste Nagusia (in spagnolo Semana Grande), l’esplosione annuale di gioia che trasforma la capitale culturale dei Paesi Baschi in una festa a cielo aperto per nove giorni consecutivi.

Vi giuro, è un’esperienza totale! Di giorno è molto familiare, con eventi per tutti. Dopo cena, l’energia sale e si trasforma in una festa urbana e gioiosa che va avanti fino a notte fonda.

È un delirio divertentissimo, dove è impossibile annoiarsi. La città si divide in “comparsas” (associazioni di quartiere) che organizzano centinaia di eventi: sfilate dei Cabezudos, sport rurali baschi (Herri Kirolak) come il taglio di tronchi e il sollevamento di pietre, discoteche all’aperto e concerti gratuiti. Il programma è talmente ricco che esiste una pagina sul portale culturale di Bilbao e un’app dedicata che viene aggiornata ogni anno. Potete trovare sul sito dell’Ayutamiento.

Ogni notte ci sono i fuochi d’artificio, che non sono semplici spettacoli pirotecnici, ma un vero concorso internazionale. Una compagnia di nazionalità diversa ogni sera dipinge il cielo sopra il Guggenheim e il pubblico vota il migliore. Consiglio: cercate un posto tra Etxebarria e il lungofiume con almeno mezz’ora di anticipo!

Nata ufficialmente nel 1978, l’Aste Nagusia è la risposta popolare e gioiosa di Bilbao alla necessità di una grande festa estiva. È dedicata alla Virgen de Begoña, protettrice della città, anche se, effettivamente, l’atmosfera è tutt’altro che religiosa :-D!

L’anima della festa ha un volto (e una canzone): Marijaia. Una figura femminile paffuta, con le braccia sempre alzate in segno di festa. Il suo inno, “Badator Marijaia”, risuona ovunque. Appare al momento del Txupinazo (il razzo d’inizio), esposta dal balcone del Teatro Arriaga, per dare il via ai festeggiamenti. Guardate i video su youtube! E’ incredibile.

Nella notte finale, Marijaia viene lasciata andare sul fiume, su una zattera che scivola verso il mare, avvolta dalle fiamme.
La musica è solenne ed eloquente, il rogo illumina la ría e l’emozione è palpabile: è il gesto simbolico che segna la fine delle feste… fino all’anno prossimo.
E’ stato un momento sorprendentemente intenso e profondamente toccante.

È una festa che si vive, si balla, si canta e si assapora come nessun’altra. Il cuore più popolare, tradizionale e sfrenatamente allegro di Bilbao è visibile nella sua totalità. Un’esperienza indimenticabile per chiunque ami le culture locali autentiche!

Ad ogni modo, con o senza Aste Nagusia, vedrete..Bilbao è una città meravigliosa.

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Ecco alcuni consigli pratici per vivere Bilbao appieno. Sono semplici ma possono aiutarti a risparmiare tempo, denaro e qualche frustrazione. Quindi, ricordati che:

  • Pranzo e cena cominciano rispettivamente dalle 14:00 e dalle 21:00 in poi; molti locali, quindi, aprono un po’ più tardi rispetto a quelli italiani.
  • La giornata inizia circa 1 ora più tardi rispetto al resto d’Europa, di conseguenza, è inutile svegliarsi troppo presto se volete vedere negozi aperti, gente camminare per le strade e in generale la vita callejera.
  • Moltissimi musei offrono ingressi gratis la domenica dopo le 16:00 o il mercoledì.Ma non il Guggenheim.
  • Noleggiare l’auto non è necessario se non volete esplorare la regione basca. Le principali città, come San Sebastiàn, sono facilmente collegate da treni e autobus.
  • La cucina è considerata una delle migliori al mondo. Qui si va per Pintxos (Pinchos) e non vi farà assolutamente rimpiangere le tapas classiche.
  • Da maggio a settembre è il momento migliore per andarci. Luglio e agosto sono un po’ più affollati. La primavera e l’autunno sono splendide per i colori..
  • Prenota con largo anticipo se capiti durante la Semana Grande (fine agosto). In questo caso informati su eventuali chiusure al traffico e sugli eventi in programma.
  • Se il tempo è bello, il modo migliore per godersi la città è combinare bici e passeggiata a piedi. Scarica l’app Bilbaobizi: è un ottimo servizio anche per spostarti e girare Bilbao in modo pratico.
  • Valuta l’acquisto della Barik Card, la tessera per i mezzi pubblici dell’area metropolitana (quindi non solo la città) di Bilbao. Con una sola carta puoi usare metro, tram, autobus urbani ed extraurbani e altri servizi integrati, pagando meno rispetto ai biglietti singoli e senza fare code ogni volta.Un vantaggio poco noto è che con la Barik anonima possono viaggiare più persone insieme usando la stessa carta.È quindi comodissima se viaggi in coppia, in famiglia o con amici. La Barik si può acquistare o ricaricare anche online sul sito ufficiale del CTB, seguendo i passaggi indicati su www.ctb.eus. Un dettaglio pratico che, soprattutto durante eventi affollati come l’Aste Nagusia, ti fa risparmiare tempo e parecchie seccature.
Gigante tradizionale basco durante l’Aste Nagusia a Bilbao in una piazza del centro
Uno dei giganti della tradizione popolare durante l’Aste Nagusia di Bilbao.

Un po’ di storia su Bilbao

Anche se tracce preistoriche e romane (resti del 300 a.C. sul Monte Malmasín) punteggiano la zona, la vera storia urbana della città inizia nel 1300, come porto strategico.

Il nucleo originario non era l’attuale centro storico, ma l’antico villaggio di pescatori di Begoña (attorno alla Basilica attuale, nella parte alta del Casco Antiguo) e l’area di San Antón (costruita proprio sulla riva del fiume), lungo la riva della Ría del Nervión.

Questa doppia localizzazione rappresentava già di per sè una combinazione perfetta: un insediamento protetto in alto e uno scalo commerciale sull’acqua. Quello che mancava però era un atto ufficiale, che riconoscesse Bilbao come città.

Il 15 giugno 1300, Diego López V de Haro, Signore di Biscaglia, concesse il Fuero (Carta di Diritti) al villaggio di Bilbao. Il documento ufficializzava il suo status di villa (città) e garantendole privilegi commerciali, sancendone così l’anima mercantile.

La città fu costruita attorno alle celeberrime Siete Calles (Sette Strade) sulla riva sinistra del fiume.

Nel XVI secolo, l’area urbana si espanse con nuove mura e chiese, come la Catedral de Santiago (famosa anche per essere un punto importante del Cammino di Santiago).

Grazie alla concessione del Fuero, Bilbao divenne rapidamente il principale porto della Corona di Castiglia nel nord. La sua fortuna poggiava su due tipi di commercio:

  • Lana: Bilbao era lo sbocco a mare della Mesta, la potente corporazione dei pastori castigliani. Esportava lana grezza verso le Fiandre e l’Europa del nord, importando tessuti pregiati e beni di lusso. Un commercio d’élite.
  • Ferro: Il vero “oro nero” dei Baschi. Le miniere della zona, specie a Somorrostro, producevano un ferro di qualità straordinaria, privo di fosforo e zolfo. Era così ricercato da essere esportato in tutta Europa per fabbricare armi, attrezzi, chiodi. È difficile immaginarlo oggi, ma, fino ai primi del Novecento, alcune miniere di ferro si trovavano all’interno della Bilbao attuale. Un esempio emblematico è l’area di Miribilla e della Iglesia de San Antón: zone oggi completamente urbanizzate che, all’epoca, erano attraversate da gallerie minerarie e strutture legate all’estrazione del ferro.

Nel 1511, la regina Giovanna di Castiglia (“la Loca”) istituisce il Consolato di Bilbao. Non era solo una borsa merci: era un tribunale commerciale che stabilì gli “Ordenanzas”, un codice marittimo e mercantile così avanzato da diventare un riferimento internazionale, paragonato al celebre codice di Amalfi. Per tre secoli, questo consolidò Bilbao come una potenza commerciale globale.

Se i secoli precedenti furono d’oro mercantile, l’Ottocento fu l’era della rivoluzione industriale, e Bilbao ne divenne l’epicentro spagnolo.

La domanda britannica di ferro fece esplodere le miniere. Quel ferro, che prima veniva esportato grezzo, iniziò a essere lavorato in loco. Nacque così l’industria siderurgica basca, tra il 1850 e il 1880, e le colossali acciaierie lungo la Ría, come i leggendari Altos Hornos de Vizcaya.

Questa crescita industriale richiamò migliaia di immigrati da tutta Spagna, facendo esplodere la popolazione, trasformando Bilbao in una città troppo stretta e insalubre.

Così, oltre il fiume, la nuova borghesia industriale arricchitasi con le miniere e l’acciaio (i “baroni del ferro”) cercarono un nuovo posto per creare una Bilbao all’altezza della sua ricchezza. Nacque l’Ensanche (l’Espansione): un elegante reticolo di ampi viali e palazzi (Plaza Moyúa, Gran Vía) in netto contrasto con l’antico Casco Viejo. Vennero costruiti teatri, la Borsa, ferrovie.

Bilbao era la città più ricca e moderna di Spagna. Mi verrebbe da dire un vero e proprio “Manchester spagnolo”, il cui skyline non era più dominato da campanili, ma da ciminiere. Una prosperità che avrebbe posto le basi, paradossalmente, sia per le grandi glorie che per le crisi profonde del secolo successivo.

📍 Una curiosità

In pochi lo sanno, ma c’è un filo rosso — anzi, un filo di ferro — che lega la storia industriale di Bilbao al suo mito calcistico.

Non è un caso se lo stadio San Mamés, o i bar durante le partite, risuonano del potente coro “¡Alirón, alirón, el Athletic campeón!” ogni volta che l’Athletic Club vince.

Questa parola ha un’origine unica, che affonda le radici nelle miniere di ferro della regione e nello stretto legame commerciale con l’Inghilterra. Alla fine dell’Ottocento, gli ingegneri britannici impegnati nelle estrazioni segnavano i filoni più puri e ricchi con la scritta “All iron” (“tutto ferro”).

I minatori baschi adottarono quel segno di fortuna, pronunciandolo così com’era scritto: “A-li-rón”. Da espressione di gioia nelle gallerie che ricevevano questa targa, divenne il grido di trionfo della squadra della città operaia: un vero e proprio ponte sonoro tra il passato industriale e il presente sportivo.

Un’altra curiosità sull’Athletic Club: è l’unica squadra al mondo che schiera solo calciatori nati o cresciuti nei Paesi Baschi. È una scelta d’identità, un patto non scritto con la sua gente.

Quindi, la prossima volta che sentirete “¡Alirón!”, ricordate che quel grido non celebra solo un gol. Racconta di miniere, di comunità e di orgoglio: è il suono autentico di Bilbao.

L’Ottocento, effettivamente, lasciò in eredità a Bilbao i suoi eleganti teatri, la stazione ferroviaria e i grandi viali lastricati in pietra grigia, che ancora oggi conferiscono a parti della città quel suo aspetto severo e maestoso.

Ma il XX secolo si aprì come un uragano, travolgendo quella prosperità.

Bilbao, roccaforte repubblicana durante la Guerra Civile Spagnola (1936-1939), fu sottoposta a un durissimo assediodalle truppe franchiste. Subì bombardamenti devastanti, come quello di Durango, e, dopo la caduta, una repressione feroce. Il famoso “Cinturón de Hierro” (gli 80 km di linea difensiva costruita in pochi mesi da 10.000 operai baschi antifranchisti, con 180 bunker in cemento armato spesso fino a 70 cm, trincheras, nidi di mitragliatrici, artiglieria e rifugi) non poté fermare l’avanzata.

Il regime franchista sfruttò la potenza industriale di Bilbao per la ricostruzione del paese, ma l’isolamento internazionale della Spagna e politiche economiche obsolete prepararono il terreno per la crisi. Una nuova ondata immigratoria di manodopera a basso costo portò a una crescita urbana caotica e disordinata.

Il colpo finale arrivò negli anni ’70 e ’80. La crisi petrolifera e la concorrenza globale fecero crollare l’industria pesante, il cuore dell’economia basca. La siderurgia e la cantieristica navale chiusero i battenti. La disoccupazione superò il 25%. La Ría del Nervión, un tempo arteria vitale, era biologicamente morta, avvelenata da decenni di scarichi industriali. Bilbao divenne il simbolo nazionale del degrado post-industriale, dell’inquinamento e del conflitto, con l’ombra del terrorismo dell’ETA. La città toccò il suo punto più basso.

Dalla disperazione nacque però una reazione coraggiosa e visionaria. Nel 1989, le autorità locali concepirono un piano audace: non più sussidi alle industrie morenti, ma una trasformazione totale passando dall’industria pesante ai servizi, alla cultura e al design. .

Il progetto faro, la scommessa che avrebbe cambiato tutto, fu la costruzione del Museo Guggenheim Bilbao, affidato all’archistar Frank Gehry. La sua apertura nel 1997 fu un evento mondiale. L’ “Effetto Guggenheim” fu immediato e travolgente: non solo portò turisti, ma cambiò l’autostima dei cittadini e attrasse investimenti da tutto il mondo. Quella struttura di titanio divenne il simbolo universale della rinascita.

La trasformazione fu sistemica.

La Ría fu completamente depurata e oggi ospita persino foche e gabbiani. I vecchi docks industriali divennero parchi (Campo de Volantín), ponti avveniristici (il Puente Zubizuri di Calatrava) e quartieri residenziali e di lusso (Abandoibarra). Nuovi iconici edifici pubblici, come il Palazzo dei Congressi Euskalduna e la Torre Iberdrola, completarono un nuovo skyline orientato al futuro.

Oggi Bilbao è una città post-industriale, pulita, vivibile e cosmopolita. Il turismo di qualità è un pilastro, ma è anche un centro dinamico di servizi, tecnologia (con il Parco Tecnologico di Zamudio) e design. Anche la sua vivace cultura gastronomica dei pintxos riflette questo nuovo spirito aperto e creativo.

Il successo è stato così straordinario da coniare un termine ora usato in urbanistica in tutto il mondo: l’ “Effetto Bilbao”. Definisce la capacità di una città di rigenerarsi radicalmente attraverso un progetto culturale iconico, trasformando il proprio destino. Bilbao non è più la città del grigio, ma quella del titanio che luccica sotto la pioggia atlantica.

Vista della Ría del Nervión a Bilbao con palazzi storici e colline verdi sullo sfondo
La Ría del Nervión attraversa Bilbao, tra architettura urbana e colline verdi.

Cosa vedere a Bilbao

Bilbao, lo vedrai con i tuoi occhi, è una città che combina maestosa architettura contemporanea, un cuore storico affascinante e una vivace cultura gastronomica.

Bilbao è quartieri, musei, punti panoramici, arte moderna, pintxos. Non puoi dire di averla conosciuta, se nel tuoi tour non fai tutto questo.

E se dovesse piovere? Non preoccuparti..leggi qui! La città è pronta a stupirvi anche con il maltempo, svelando tesori che il sole spesso nasconde!

Ma inutile stare a parlarne..inziamo. Bilbao ci aspetta!

Il Casco Viejo

🚶 Tour a piedi di Bilbao: il Casco Viejo

Bilbao

Se il Guggenheim è il volto futuristico e scintillante di Bilbao, il Casco Viejo è la sua anima storica, che batte forte da sette secoli. Varcare i confini di questo quartiere significa immergersi in un dedalo di vie medievali dove ogni pietra racconta una storia. Tra piazze vibranti, chiese secolari e angoli nascosti, qui la storia non è un museo, ma un’esperienza vissuta.

Il Casco Viejo è il nucleo originario di Bilbao “villa” fondata nel 1300 da Diego López de Haro. Allora era poco più di un avamposto commerciale affacciato sulla Ría, ma la sua posizione era già strategicamente perfetta.

Questo ruolo marinaro di Bilbao è facilmente intuibile anche dal nome delle sue piazze e delle sue chiese.

Il nostro tour inizia, infatti, da Plaza del Arenal. Un grande spazio aperto di 29.000 m², polmone verde della città, tra il Casco Viejo e il fiume. Famiglie, musicisti di strada, fioristi domenicali: l’atmosfera qui è vivace e tranquilla. Ma il nome ci dice qualcosa sul suo passato diverso. “Arenal”deriva da “arena”, ed effettivamente, fino al XIX secolo, qui c’erano terreni sabbiosi e dune fluviali, soggetti alle maree della Ría. Era una zona fuori dalle mura, usata per lasciare le barche cariche di pesce fresco, permercati e persino per corride.

A confermare il legame indissolubile con il mare, sulla piazza si affaccia la sobria facciata della Iglesia de San Nicolás, dedicata a San Nicola di Bari, il santo protettore dei marinai. Sorge dove un tempo c’era un eremo-ospedale per i naviganti, annesso a un cimitero fuori le mura.

Dall’esterno la chiesa è sobria, quasi schiacciata dagli edifici attorno. Dovete però ricordare che in origine, la chiesa era molto più vicina all’acqua di quanto sembri oggi. Era insomma posizionata nello spazio disponibile al momento della sua costruzione.

Nel tempo ha subito tantissime peripezie: cercate sulle pareti i segni delle inondazioni passate, immaginate un filmine che la colpisce in pieno e di vederla trasformata in un magazzino militare. Nonostante tutto questo, è sopravvissuta, diventando un importante centro per concerti grazie al suo organo monumentale.

Infatti, non fatevi ingannare dall’esterno. All’interno, la chiesa rivela un cuore molto interessante: una pianta centrale a croce greca iscritta in un ottagono, uno spazio luminoso e unitario rarissimo nell’architettura religiosa basca. Inoltre, all’ingresso, a sinistra, cercate un’antica pietra tombale medievale con una croce. Proveniente dal vecchio cimitero, è oggetto di devozione popolare e considerata miracolosa se la si tocca..un tentativo non guasta mai!

L’ingresso è libero. Quindi fateci un salto se vi va di toccare con mano l’essenza marinara della Bilbao delle origini.

📍 Una curiosità

Guardate con attenzione la facciata della chiesa di San Nicolás: noterete uno scudo araldico sorretto da due leoni. Non è un semplice ornamento, ma nientemeno che lo stemma ufficiale della Villa di Bilbao, apposto lì come un vero e proprio sigillo di appartenenza.

Questo piccolo capolavoro di pietra è una mappa simbolica della città medievale. Decifrandolo, emergono tutti i pilastri dell’identità di Bilbao:

  • Il ponte (e i lupi): al centro compare il Puente de San Antón, che per secoli fu l’unico attraversamento della ría e il cuore dei commerci cittadini. Ai suoi lati, due lupi rampanti, simbolo araldico della potente casata dei López de Haro, fondatori della città.
  • La chiesa e le onde: sullo sfondo si riconosce la sagoma della chiesa di San Antón, costruita a ridosso del fiume. Sotto di essa, le onde della Ría del Nervión rappresentano l’arteria vitale che portava ricchezza e collegava Bilbao al mondo.
  • I guardiani: i due leoni che reggono lo scudo simboleggiano la forza e la sovranità della città.

Collocare questo stemma sulla facciata di una chiesa era un gesto dal significato potentissimo: voleva dire che autorità civile e vita religiosa erano unite, e che questa chiesa faceva parte integrante — e protetta — della comunità cittadina.

Con l’arrivo della ferrovia nel XIX secolo, la città ebbe una nuova porta d’ingresso. La stazione ferroviaria (la Concordia) sorse proprio sull’altra sponda della Ría, affacciandosi sul vecchio Arenal.

Questa posizione trasformò l’intera area nel biglietto da visita di Bilbao, la prima immagine che viaggiatori e imprenditori vedevano scendendo dal treno. Era l’epoca d’oro dell’industrializzazione e la città voleva mostrarsi al meglio.

Fu così che l’Arenal divenne una vetrina di rappresentanza. Sorsero maestosi palazzi di banche e compagnie d’assicurazione, simboli del nuovo potere economico. Ma tra tante sedi del denaro, la borghesia illuminata volle anche un tempio della cultura. Nacque così, in posizione dominante, il Teatro Arriaga, uno degli edifici più eleganti e riconoscibili di tutta Bilbao.

Non era solo un teatro: era una dichiarazione d’intenti. Diceva al mondo che Bilbao, pur essendo la capitale dell’acciaio, ambiva ad essere anche un faro di eleganza e spettacolo.

Teatro Arriaga illuminato di notte in Plaza Arriaga a Bilbao
Il Teatro Arriaga di notte, uno dei simboli culturali più eleganti di Bilbao.

Teatro Arriaga

Ispirato all’Opéra Garnier di Parigi, il Teatro Arriaga è un trionfo di eclettismo che domina la piazza. La sua facciata è un racconto in pietra: il piano attico sormontato da un orologio, torri poligonali e, soprattutto, balconi retti da cariatidi e atlanti. Queste figure scolpite, dalle forme generose e materne, valsero al teatro il tenero soprannome popolare di “Casa de Maternidad” (Casa di Maternità).

Ma dietro la facciata storica, si nascondeva un’anima sorprendentemente moderna per la fine dell’Ottocento. Fu uno degli edifici più all’avanguardia d’Europa: dotato di illuminazione elettrica all’inaugurazione (abbandonando il gas) e addirittura di un servizio telefonico che, al prezzo di 15 pesetas, permetteva agli abbienti di ascoltare l’opera comodamente da casa. Un antesignano dello streaming ottocentesco!

Originariamente chiamato “Nuevo Teatro de Bilbao”, nel 1902 ricevette il nome definitivo in onore del genio locale Juan Crisóstomo de Arriaga. Un compositore prodigio, soprannominato il “Mozart spagnolo”, la cui vita fulminante si spense a soli 19 anni.

La sua storia non è stata facile: un devastante incendio nel 1914 e una grave inondazione nel 1983 ne distrussero gli interni originali. Le successive ristrutturazioni hanno saputo preservarne l’anima: oggi ospita una platea a ferro di cavallo (secondo la tradizione italiana) che può accogliere 1.200 spettatori, con strutture portanti in ferro a ricordare la resilienza della città.

Oggi, il teatro è più vivo che mai. Ospita un cartellone prestigioso di opera, balletto e prosa, e offre visite guidate per scoprire i suoi segreti, dalle dorature del foyer ai sotterranei. Un simbolo di eleganza che ha saputo attraversare le fiamme e l’acqua, mantenendo intatto il suo ruolo di faro culturale per Bilbao. Visita il suo sito ufficiale!

Il balcone principale della facciata è il palcoscenico zero, il punto di partenza ufficiale e carico di emozione dell’Aste Nagusia, la Festa Grande di Bilbao.

È da lì che, il sabato che dà il via ai nove giorni di festa, viene lanciato il famoso Txupinazo (il razzo d’inizio). E, subito dopo, appare la Marijaia, la regina simbolo della festa, con le braccia alzate in segno di gioia.

Quel momento scatena un’esplosione di energia in Plaza del Arenal, che si riempie di una folla festante, lanciando in aria migliaia di bicchierini di plastica (il txikiteo simbolico), mentre risuona per la prima volta l’inno “Badator Marijaia”.

Quindi sì, se visiti Bilbao durante la Semana Grande, questo luogo non è solo un bell’edificio: è il cuore pulsante da cui parte il delirio organizzato e gioioso che travolge la città. È l’epicentro dell’emozione collettiva.

Mappa Bilbao storica con il fiume Nervión e il centro urbano fortificato, quando Plaza Nueva non era ancora stata costruita
Mappa Bilbao storica con il fiume Nervión e il centro urbano fortificato, quando Plaza Nueva non era ancora stata costruita

Plaza Nueva

Dal teatro Arriaga, proseguiamo verso Plaza Nueva. Questa piazza non è solo una piazza: è un progetto ambizioso nato alla fine del Settecento per dare a una Bilbao in crescita un “salotto” degno della sua ricchezza. Dove c’erano vicoli malsani, si volle creare uno spazio funzionale, igienico e, soprattutto, elegante.

La sua realizzazione fu una vera epopea: 65 anni di lavori (dal 1786 al 1851), tra intoppi burocratici e guerre. Nacque con un nome regale, Plaza de Fernando VII, ma la morte del re e l’antipatia dei liberali baschi verso la monarchia fecero sì che i bilbaini la ribattezzassero semplicemente “Nuova”, per distinguerla dalla vecchia Plaza Vieja (oggi Mercado de la Ribera).

La piazza fu pensata per la nuova classe borghese in ascesa: mercanti, banchieri e armatori. La geniale struttura con 64 archi porticati creava una galleria commerciale coperta, perfetta per fare affari 365 giorni all’anno, al riparo dalla famosa pioggia di Bilbao.

Ai piani superiori, gli appartamenti di lusso erano destinati a quella stessa élite. Un dettaglio curioso: per garantire che solo i veri benestanti vi abitassero, si poteva acquistare solo l’intero immobile su tre piani. Questo implicava non solo un grande capitale, ma anche la necessità di avere spazio per la servitù all’ultimo piano. Elementi a conferma della grande ricchezza dell’acquirente.

All’inizio, Plaza Nueva aveva un laghetto centrale con un pozzo (di cui si vede ancora la traccia nella pavimentazione). Una volta interrato, lo spazio libero iniziò a ospitare eventi incredibili, come corride e teatri temporanei, con gradinate di legno montate per l’occasione. Pensate che nel 1871, per omaggiare il re Amedeo I di Savoia, fu addirittura trasformata in una “Venezia vasca”, con un laghetto artificiale centrale e gondole che lo navigavano. Provate a mettervi esattamente al centro (dove c’è una mappa sul pavimento) e a battere le mani: l’eco perfetto generato dall’acustica chiusa dei portici è sorprendente.

Se passeggiate sotto i portici, dovete assolutamente fare il classico “txikiteo” (giro di bar) – in questo caso iniziate da Cafè Bar Bilbao e proseguite a vostra scelta –, ma nel frattempo osservate bene i vari archi. Vedrete insegne storiche in ferro battuto o pietra che indicano antichi negozi o professioni.

Al numero 7, si trova l’ex tribunale e ora Sede dell’Accademia della Lingua Basca (Euskaltzaindia), con lo stemma reale sopra la porta.

Ma la cosa più bella è il “Rincón de los Solitarios”(‘angolo vicino a Victor Montes) dove gli anziani single (soprattutto uomini) si siedono a guardare la vita passare. Sono troppo carini!

Il vero appuntamento, però, è la domenica mattina (10:00-14:30), quando la piazza si trasforma in un mercatino di collezionismo, artigianato, prodotti naturali e libri usati. Un tesoro per gli appassionati. Purtroppo, durante l’Aste Nagusia (la Festa Grande) il mercatino viene sospeso, quindi non sono riuscita a godermelo..ma questo è il prezzo da pagare per una festa indimenticabile!

Plaza Miguel de Unamuno a Bilbao con palazzi storici e scale nel Casco Viejo
Plaza Miguel de Unamuno, con la sua famosa scalinata.

Plaza Unamuno

Lasciandoci alle spalle i portici di Plaza Nueva, ci addentriamo verso un altro snodo fondamentale: Plaza Unamuno. Questa piazza irregolare, dalla forma trapezoidale che tradisce l’antico perimetro di un chiostro conventuale, è molto più di un semplice incrocio. È una porta simbolica del quartiere storico e un omaggio a uno dei giganti della cultura spagnola.

Al centro, su una colonna, il busto di Miguel de Unamuno ci osserva. Questo filosofo e scrittore bilbaino, tra le menti più lucide del Novecento, è celebre per il suo coraggio civile. Nel 1936, di fronte ai sostenitori di Franco all’Università di Salamanca, pronunciò la storica frase: “Venceréis, pero no convenceréis” (“Vincerete, ma non convincerete”). Un monito sulla forza delle armi contro quella delle idee, che gli costò la libertà.

La piazza è un vero nodo di connessioni:

  • Da qui si diramano le Siete Calles, il cuore medievale.
  • Parte la ripida Calzada de Mallona, una scalinata del 1745 che, con i suoi circa 400 gradini, sale fino alla Basilica di Begoña. Se avete fiato per affrontarla (io ho preso l’ascensore!), a metà strada troverete un arco che segna l’ingresso del primo cimitero della città, un pezzo di storia nascosta.
  • Qui ha sede, nell’ex Colegio de San Andrés (XVII secolo), il Museo Vasco (Euskal Museoa), considerato tappa imprescindibile per chi vuole comprendere la cultura e la storia del popolo basco. Durante la mia visita era chiuso per ristrutturazione, ma la sua reputazione dice che è assolutamente da vedere. Se siete più fortunati di me, dategli un’occhiata e fatemi sapere!

Plaza Unamuno è inoltre una piazza dai due volti distinti: quello diurno (tranquillo e di passaggio) e quello serale, in cui si trasforma in un ritrovo informale per studenti universitari, che si siedono sugli scalini a chiacchierare sorseggiando una birra.

Se l’atmosfera studentesca non vi chiama, da qui potete facilmente dirigervi verso uno dei simboli più iconici di Bilbao: la Iglesia de San Antón e l’adiacente Puente de San Antón, che insieme formano l’immagine araldica della città.

Chiesa di San Antón a Bilbao con il ponte simbolo che attraversa il fiume Nervión e dietro il mercado de la Ribera
La chiesa di San Antón con il ponte, uno dei simboli più riconoscibili del Casco Viejo di Bilbao, e dietro il Mercado de la Ribera. Foto di WikimediaImages da Pixabay

Iglesia de San Antón e il Puente de San Antón

Avete presente lo stemma della città, quello che abbiamo visto sulla facciata di San Nicolás? Ecco, questi due monumenti non lo rappresentano soltanto: lo incarnano. La Iglesia de San Antón e il Puente de San Antón sono l’immagine-simbolo di Bilbao, scolpita nella storia e persino nel logo dell’Athletic Club.

La chiesa di San Antón sorge aggrappata a una roccia sulla Ría, nel punto forse più antico di Bilbao. Oltre alla vecchia miniera, gli scavi del 2002 hanno portato alla luce resti del XII secolo: tracce di un mercato fluviale, magazzini e strutture che confermano un insediamento precedente alla fondazione ufficiale del 1300. La chiesa che vedete oggi è un palinsesto di stili, ampliata e rimaneggiata fino al primo Novecento, che racconta secoli di trasformazioni in perfetta armonia.

Accanto a lei, il Puente de San Antón è molto più di un attraversamento. La sua prima versione, forse in legno, è anteriore al 1300 e per secoli fu l’unico ponte sulla Ría. Questo gli conferì un potere enorme: era il passaggio obbligato per tutti i commerci tra la Biscaglia e la Castiglia, una posizione di monopolio che i bilbaini difesero con le unghie e con i denti, opponendosi persino con violenza alla costruzione di altri ponti.

Il ponte gotico a due archi che appare negli stemmi storici risale al 1463. Quello attuale, del primo Novecento, ne rispetta fedelmente forma e posizione. La sua storia ha anche un lato oscuro: nel XV secolo, sotto le sue arcate, si praticava l’“empozamiento”, una terribile esecuzione che consisteva nell’annegare i condannati gettandoli nel fiume con una pietra legata al collo.

📍 Una curiosità

Il Mercado de la Ribera non è solo un mercato. Con i suoi 10.000 m² è il mercato coperto più grande d’Europa, un titolo che porta con orgoglio. Sorge sulla riva destra della Ría (non a caso La Ribera significa proprio “la riva”), esattamente nel punto in cui, nel 1300, nacque il primo mercato della neonata Bilbao.

Qui, per secoli, i pescatori praticavano la “venta a la boatada”, vendendo il pesce direttamente dalle barche, mentre i contadini arrivavano dalle campagne circostanti.

L’edificio attuale, inaugurato nel 1929, è un capolavoro di Art Déco industriale. La maestosa facciata in vetro e acciaio, sormontata da un grande orologio e decorazioni geometriche, era un vero manifesto di modernità e igiene. E l’igiene, qui, aveva un sistema geniale.

Osservate i banchi del pesce: ognuno ha una botola nel pavimento. Durante la pulizia, gli scarti vengono fatti cadere lì e finiscono su un nastro trasportatore sotterraneo che li porta direttamente a un centro di raccolta. Un sistema avveniristico per gli anni ’30 che garantisce ancora oggi una pulizia impeccabile, senza che gli scarti attraversino mai il mercato.

Due gioielli da cercare assolutamente se visitate il mercato sono:

  1. Il murales in ceramica del 1930: sulla parete nord del piano terra, ammirate l’enorme murales che raffigura scene di pesca con le tradizionali traineras, allegorie delle stagioni e prodotti tipici. Rimasto nascosto per decenni, è stato riportato alla luce durante il restauro del 2010. È un vero affresco sulla vita basca.
  2. L’orologio delle maree: sul muro est, cercate l’orologio originale che non segnava solo l’ora, ma anche i cicli di alta e bassa marea. Per i pescivendoli era essenziale: permetteva di sapere esattamente quando le barche sarebbero arrivate al molo con il pesce fresco. Un dettaglio che racconta di una città il cui ritmo era dettato dal fiume.

Oggi, pur essendo un mercato moderno, tra le sue navate luminose troverete non solo una straordinaria selezione di pesce fresco del Golfo di Biscaglia, ma anche bancarelle di formaggio Idiazábal, verdure di stagione e pintxos pronti da gustare.

Incamminiamoci ora sotto i suggestivi Porticos de la Ribera. Questa passeggiata coperta del XVIII secolo cingeva l’antica Plaza Vieja, oggi occupata dal Mercado de la Ribera. Alzate lo sguardo: durante i restauri degli anni 2000 sono stati riportati alla luce splendidi soffitti policromi che decorano le volte. Tra Calle de la Tendería e Ribera de Curtidores, cercate i soffitti più grandi, che celano affreschi con divinità, animali e allegorie. Sono un tesoro nascosto che pochi notano.

Da qui, ci addentriamo finalmente nel labirinto più autentico di Bilbao: le mitiche Siete Calles (Zazpi Kaleak), il cuore medievale da cui tutto ebbe inizio.

Una delle Siete Calles del Casco Viejo di Bilbao con balconi storici e persone che passeggiano
Le Siete Calles del Casco Viejo, cuore medievale e quotidiano di Bilbao.

Le Siete Calles

Prima di addentrarci nel dettaglio, un consiglio fondamentale: dimenticate la mappa. Lo spirito autentico delle Siete Calles si coglie solo perdendosi. Lasciatevi guidare dall’istinto tra i palazzi colorati con i miradores che ricordano le tipiche bow-window inglesi, soffermatevi nelle botteghe artigiane, seguite l’aroma dei pintxos.
Insomma, non visitate questo quartiere: vivetelo.

Quando si parla delle Siete Calles (Zazpi Kaleak) si fa riferimento a sette strade medievali racchiuse un tempo dalle mura cittadine. Nacquero come tre strade parallele al fiume, alle quali se ne aggiunsero altre quattro con l’estensione cittadina.

I tracciati seguivano antichi sentieri di transumanza verso il guado di San Antón e furono resi stretti per proteggersi dal vento e dalla pioggia atlantica. Oggi, camminandoci, si calpesta esattamente lo stesso percorso di 700 anni fa.

Eccone i dettagli:

Calle Somera: “Goienkale” (in basco, “calle de arriba”). Qui vivevano i mercanti più ricchi. Ha la pendenza più accentuata perché segue la collina verso Begoña. Oggi è ancora elegante, con negozi di design e antiche farmacie.

Calle Artecalle: “Artekale” = calle del mezzo. Qui lavoravano orefici, armaioli, fabbri. Cercate i portali con le grate in ferro originali. È sede di artigiani e negozi antichi. Ci sono atelier di orologiai da più di 3 generazioni!

Calle Tendería: “Dendarikale” = calle delle botteghe. È la zona commerciale per eccellenza. Qui si misurava la “Vara de Bilbao” (unità di misura locale, 0,836 m) incisa su una pietra. Oggi è la calle più turistica, piena di negozi di souvenir e bar.

Calle Carnicería Vieja: “Harakindekale” = calle dei macellai. Qui si trovavano le macellerie pubbliche e gli antichi macelli (evitavano il sangue nelle strade principali). Cercate gli anelli di ferro sui muri dove si legavano gli animali.

Calle Barrenkale: “Barrenkale” = calle di sotto. Qui vivevano marinai, operai, servitori. Questa è forse la calle che ha mantenuto un po’ più di autenticità. Cercate i patii interni (accedendo ai portoni lasciati aperti), dove un tempo si stendeva il bucato.

Calle Barrenkale Barrena: “Barrenkale Barrena” = calle di sotto interna. La più stretta e buia e, per assurdo, si dice che proprio in questa calle si riuniva la Cofradía de la Luz (Confraternita della Luce), che gestiva l’illuminazione notturna. Oggi troverete piccoli locali nascosti e studi di artisti.

E infine, Calle Belostikale: “Elizatekale” = calle della chiesa. Porta direttamente alla Cattedrale di Santiago. Oggi è piena di bar e negozi religiosi, ma un tempo era percorsa dai pellegrini che volevano raggiungere la Cattedrale per una sosta nel loro Cammino di Santiago.

E, comei pellegrini, la percorreremo anche noi per raggiungere la Cattedral de Santiago, la cattedrale di Bilbao.

📍 Una curiosità

Le vie del Casco Antiguo si caratterizzano per le loro “Casa-Puente” (case ponte): abitazioni molto strette sulla strada (3–5 m), ma lunghe e profonde anche fino a 40 metri. Attraverso portali spesso sormontati da uno stemma nobiliare o di corporazione, si accede allo Zaguán, un androne che conduce a un patio interno.

Qui, un pozzo o una fontana garantivano acqua e frescura. Una solenne Escalera Noble in legno portava ai piani superiori, affacciati su una Galería de Madera, un ballatoio interno che permetteva la vita familiare all’interno del blocco.

Con uno sguardo attento noterete anche che le facciate dei palazzi sono dotate dei cosiddetti Rótulos (insegne in ferro battuto o ceramica con il nome del proprietario e della sua attività), dei Miradores (balconi chiusi in vetro e legno, poi in ferro) e degli Aleros (tettoie sporgenti in legno che proteggevano le facciate dalla pioggia incessante).

Sulle pietre degli angoli di queste calles, soprattutto in Artecalle, cercate segni incisi come Δ, ○, †. Erano le vere e proprie “firme” degli scalpellini medievali, utilizzate per il calcolo dei pagamenti: ogni famiglia aveva il proprio simbolo.

Facciata della Cattedrale di Santiago a Bilbao nel Casco Viejo
La Cattedrale di Santiago, nel cuore del Casco Viejo di Bilbao.

Cattedrale di Bilbao

L’ingresso alla chiesa è sempre gratuito: puoi entrare liberamente durante gli orari di apertura, senza biglietto. Se invece vuoi visitare anche il chiostro e gli scavi archeologici, allora serve un biglietto che va dai 5€ ai 10€. In questo caso hai due opzioni: acquistarlo direttamente sul posto, all’ingresso del percorso museale, oppure online sul sito ufficiale. Sul sito trovi orari aggiornati, tipologie di visita e le eventuali visite guidate.

La Cattedrale di Bilbao, ufficialmente Cattedrale di Santiago, è ben più del monumento più antico della città.

Prima del 1300, qui sorgeva già una piccola chiesa preromanica dedicata a Santiago, cuore spirituale del villaggio di pescatori. Con la fondazione ufficiale della città, divenne il fulcro della nuova villa. Terremoti e incendi ne hanno rimodellato l’aspetto (l’ultima grande ristrutturazione è dell’800), ma la sua anima è immutata.

Molti si dirigono subito sulla piazzetta principale, ammirando la facciata principale in stile gotico fiorito isabelino, con il portale con le statue degli apostoli e la figura centrale di Santiago Pellegrino, o la guglia neogotica del 1890 che svetta sul Casco Viejo.

Ma noi, anziché fermarci all’ingresso principale, andiamo verso Calle del Correo (sul lato sinistro della chiesa, guardando la facciata). Qui troveremo un portale a due entrate, più piccolo e decorato, con una conchiglia sulla punta. È la “Puerta de los Peregrinos” (o ufficialmente “Puerta del Ángel”, con un angelo annunciante nella lunetta) il passaggio sacro per chi affronta il Cammino di Santiago lungo la costa.

Oltrepassata la porta, sulla destra, troverete il libro per i timbri della Credenziale. Oltre al timbro ufficiale, chiedete ai volontari del “sello especial”: un timbro non ufficiale che i volontari della cattedrale a volte appongono, con un disegno speciale, per chi chiede espressamente della “Puerta de los Peregrinos”.

Questa, infatti, non era una porta qualsiasi. Era l’ingresso ufficiale attraverso cui i pellegrini venivano riconosciuti e potevano ricevere assistenza. Accanto, una fontana pubblica (oggi scomparsa) offriva ristoro e un luogo per lavare i piedi stanchi. A due passi, in Calle de la Cruz, una targa segnala l’antico “Hospital de Peregrinos”, l’ostello che li ospitava.
Non perdete la Messa del Pellegrino, celebrata ogni venerdì alle 19:00 (orari variabili in estate): un’emozione intensa, con una benedizione speciale che viaggerà con loro fino a Compostela.

📍 Una curiosità

Qui vicino, all’incrocio tra le calles Santa María, Pelota ed El Perro, si trova l’“Amatxu de Begoña”. È una piccola statua collocata sulla parete di un edificio di fronte all’antica Borsa, realizzata in onore della Vergine di Begoña, chiamata affettuosamente, in euskera (basco), Amatxu, ossia “mamma”.

Ma la cosa interessante è che, proprio sotto, troverete tracciata a terra una stella bianca tendente al giallo che indica l’unico punto di osservazione per inquadrare la Basilica di Begoña tra i palazzi del Casco Viejo.

Da lì, alzando lo sguardo tra i palazzi medievali, appare il profilo della basilica patronale di Vizcaya: un allineamento, voluto o casuale, che affascina tutti i viaggiatori.

Con la Cattedrale di Santiago si chiude il nostro viaggio nel cuore medievale di Bilbao. Ovviamente, manca l’avventura tra i pintxos…ma loro meritano uno spazio tutto dedicato.

Ora la città moderna si svela davanti a voi, pronta a mostrare le sue diverse identità. Quale aspetto di Bilbao volete esplorare per primo?

La scelta è vostra:

  1. Abando – La Bilbao Borghese Oltre il fiume, il quartiere dell’Ottocento industriale. Grandi viali, palazzi eleganti, teatri e il Museo de Bellas Artes. È la Bilbao dei negozi raffinati e dell’architettura della “Belle Époque”.
  2. Abandoibarra e il Guggenheim: Seguite il corso della Ría verso il Guggenheim, i ponti avveniristici di Calatrava e il nuovo skyline. È l’emblema della rinascita, del design e dell’arte moderna. O, per una visione d’insieme mozzafiato, prendete la funicolare per il Mirador de Artxanda e guardate la città stendersi ai vostri piedi.
  3. Bilbao La Vieja: Attraversate il ponte di San Antón per scoprire il quartiere autentico e multietnico, regno di street art e locali pop.

La città è pronta. Da quale parte volete continuare la vostra avventura?

Stazione di Bilbao Abando Indalecio Prieto affacciata sulla Ría del Nervión a Bilbao
La storica stazione di Bilbao Abando, con la facciata monumentale sulla Ría.

Abando – la Bilbao borghese

🚶 Tour a piedi di Bilbao: il quartiere Abando

Bilbao

Oltrepassare il fiume Nervión, dal Casco Viejo all’Abando, non è solo attraversare un ponte. È fare un salto nel tempo, dalla Bilbao medievale a quella che, nell’Ottocento, decise di diventare una metropoli. Perché in effetti, Abando non è sempre stato un quartiere: era un comune rurale autonomo, con i suoi campi, mulini e la celebre “Pradera de Abando”, una grande prateria. Il legame con Bilbao era solo il Puente de San Antón. Gli abitanti di Abando erano restii all’annessione, ma il destino era segnato.

Nel 1879, Bilbao, soffocata nella cintura medievale del Casco Viejo, annesse ufficialmente Abando. Nacque così un progetto visionario: l’Ensanche (l’Ampliamento), disegnato dall’ingegnere Pablo de Alzola. Un piano audace, ispirato a Barcellona e New York, che creò una griglia perfetta di strade larghe e ortogonali con l’obiettivo di creare la “city” finanziaria e residenziale per i nuovi sovrani della città: i “baroni del ferro”, la borghesia industriale arricchitasi con le miniere e l’acciaio.

Sulle ex campagne di Abando sorse la Gran Vía Don Diego López de Haro, fiancheggiata da palazzi modernisti ed eclettici. Era il tempio della nuova borghesia “illuminata”: banchieri, industriali e professionisti.

Dal Teatro Arriaga, potete ammirare l’inizio di questa trasformazione: il “Rascacielos de Bailén” (1929). Fu il primo grattacielo di Spagna (52 metri, 15 piani), simbolo della corsa al cielo della nuova Bilbao.

Lasciandoci, però, alle spalle il brulicare del Casco Viejo e il teatro, attraversiamo il fiume per addentrarci nel quartiere.

La prima vera tappa è la Vecchia Stazione della Concordia, (ora di Abando) che si affaccia direttamente sulla Ria e dava il benvenuto ai suoi viaggiatori con il Teatro Arriaga. La stazione è in stile ferroviario inglese e la sua facciata in ferro e vetro è uno dei primi esempi in Spagna.

Ma non è questo che incuriosisce i viaggiatori come noi. Sotto di lei si trova la baraja, il vecchio mercato informale di sardine, di cui si vedono ancora oggi gli archi addossati alla ria. Esiste la famosa canzone popolare “Desde Santurce a Bilbao”, che descrive esattamente una sardineira che si muove “por toda la orilla” (lungo la Ría), con gonna remangata, corsé stretto, cesta in testa, vendendo sardine di Santurtzi porta a porta.

Ma, la verità è che vi ho portato qui con un altro fine. Non dovete entrare per correre a prendere il treno, promesso. Qui dovete entrare e dirigervi verso l’area dei biglietti della stazione nuova. Alza gli occhi. Sopra di te si stende una enorme vetrata che celebra le industrie basche: il mare, la miniera, la siderurgia. È un’opera monumentale che accoglie migliaia di viaggiatori ogni giorno, ma pochissimi la notano davvero.

Dalla stazione proseguiamo verso la Gran Via per goderci una passeggiata fino a Plaza Moyúa, circondata da palazzi sontuosi e dominata da una fontana centrale.

Da lì entriamo nel Parque Doña Casilda Iturrizar, il grande parco cittadino perfetto per una pausa rilassante.​

Questo grande parco, donato alla città dalla ereditiera filantropa Doña Casilda Iturrizar, è un’oasi di silenzio e ordine. Con i suoi laghetti, le aiuole geometriche, i vialetti ombreggiati e il dolce ronzio degli insetti, è il posto perfetto per una pausa rigenerante dopo l’immersione nella storia. Qui potete sedervi su una panchina, respirare e prepararvi per la prossima tappa: uno dei musei d’arte più importanti di tutta la Spagna, che vi aspetta proprio ai margini di questo parco.

Eusko Jaurlaritza - Gobierno Vasco Edificio contemporaneo in vetro nel centro di Bilbao con facciata sfaccettata
Eusko Jaurlaritza – Gobierno Vasco con la sua architettura contemporanea nel centro di Bilbao, tra vetro e riflessi urbani.

Se ti interessa l’architettura contemporanea, perditi nelle vie che affiancano la Gran Via. Ci sono tantissimi esempi di architettura moderna e contemporanea, come Eusko Jaurlaritza – Gobierno Vasco e Azkuna Zentroa.

Per raggiungerli dovrai attraversare una zona residenziale ed elegante, con palazzi in stile inglese, con giardini privati e alcuni negozietti deliziosi. Veramente piacevole.
In questa zona, ma in generale in tutto l’Abando, troverai ristoranti curati, meno turistici rispetto al centro storico e più trendy. Si mangia benissimo, e c’è anche la famosa Pasteleria Martina de Zuricalday. Provate per credere!

📍 Una curiosità

L’Azkuna Zentroa è il perfetto riassunto della Bilbao di oggi. Nato nel 1909 come magazzino del vino (La Alhóndiga), ha vissuto decenni di abbandono prima di rinascere nel 2010 per mano di Philippe Starck.

Il suo cuore è l’Atrio delle Culture, un incredibile spazio retto da 43 colonne, tutte diverse: un vero manifesto architettonico sulla bellezza della diversità e sul dialogo tra epoche.

Oggi non è solo un monumento, ma un quartiere culturale sotto un unico tetto: ospita mostre, cinema, biblioteca, palestra, eventi e persino una spettacolare piscina sospesa con fondo in vetro. È il simbolo di una città che ha saputo trasformare la sua storia in un luogo vivo e aperto a tutti ed è una piacevole destinazione in caso di pioggia.

Museo de Bellas Artes

I biglietti si acquistano sul sito ufficiale. Situazione speciale (aggiornata a febbraio 2026): attualmente l’ingresso è gratuito per tutti a causa dei lavori di ampliamento in corso. Però si può accedere ad una parte ridotta delle sue opere. Seguendo il piano dei lavori, tutta l’attività aperta al pubblico è stata spostata nell’edificio del 1970, quello che si affaccia su Plaza Chillida, con ingresso da Alameda del Conde Arteche. Chiuso il lunedì, tranne nei mesi di luglio e agosto. L’ingresso è gratuito ogni mercoledì (preparatevi a code considerevoli). Il museo completo è enorme. Considerate minimo 2 ore per un percorso essenziale. Per una visita soddisfacente, calcolate 3-4 ore. Acquistate l’audioguida a 3€ circa: vale ogni centesimo! Non si limita a descrivere i quadri, ma fornisce contesto storico e critico, trasformando la visita in un corso accelerato di storia dell’arte.

Mentre uscite dal verde ristoratore del Parque de Doña Casilda, vi troverete di fronte a uno dei più grandi tesori di Bilbao. Non lasciatevi ingannare dalla sua fama più discreta rispetto al Guggenheim: il Museo de Bellas Artes è una delle pinacoteche più importanti di tutta la Spagna, con una collezione che spazia dal Medioevo all’arte di oggi. Il Museo espone opere di El Greco, Goya, Zurbarán, Van Dyck, Gauguin e Francis Bacon, oppure ancora Luis de Morales, “El Divino” e José de Ribera, oppure arte contemporanea con opere, tra gli altri, di Juan Gris e María Blanchard, rendendo la collezione davvero incredibile (7.000 pezzi, tra i top spagnoli).

Anche il museo di per sè offre un’opera d’arte: quando riaprirà completamente cercate la piccola “Sala de Arte Decorativo”. È un gabinetto delle meraviglie con orologi del Settecento, avori e gioielli di una raffinatezza incredibile. Pochi ci entrano, ma è un vero tesoro.

Scultura floreale Puppy davanti al Museo Guggenheim di Bilbao
Puppy di Jeff Koons davanti al Museo Guggenheim Bilbao.

Il Guggenheim

Per i biglietti, la soluzione migliore è acquistarli online dal sito ufficiale del museo. In questo modo eviti le code, che nei weekend e nei mesi primaverili-estivi possono essere piuttosto lunghe. In alternativa puoi comprarli anche sul posto, ma nelle ore centrali della giornata l’attesa è frequente. Il prezzo del biglietto intero è intorno ai 15 €. Il biglietto include sia la collezione permanente sia le mostre temporanee presenti al momento della visita. In occasioni particolari (anniversari, eventi speciali) il museo può aprire gratuitamente o con orari speciali, ma sono eccezioni e vengono sempre comunicate sul sito ufficiale. Al momento non esiste una card cittadina che includa il Guggenheim in modo realmente conveniente. A volte vengono proposti biglietti combinati con altri musei, come il Museo di Belle Arti, ma non sono sempre disponibili. Nella maggior parte dei casi, il biglietto singolo resta la scelta più semplice. Il museo è chiuso il lunedì, tranne in estate e durante alcune festività, ed è chiuso anche il 25 dicembre e il 1° gennaio. Prima di andare, una verifica rapida sul sito è sempre una buona idea. Il Museo Guggenheim Bilbao è una visita che conviene pianificare un minimo, soprattutto se hai poco tempo in città o viaggi in alta stagione. In termini di tempo, metti in conto almeno un’ora e mezza, ma se vuoi visitarlo con calma e includere le mostre temporanee, 2–3 ore sono l’ideale. Anche se decidi di non entrare, sappi che l’esterno è sempre accessibile gratuitamente e vale comunque la visita.

Per capire il Guggenheim, devi ricordare com’era Bilbao prima del 1997: una città grigia per le ciminiere e la ruggine, una Ría (il fiume) biologicamente morta e tossica, una disoccupazione al 25%, un nazionalismo sfociato in terrorismo..insomma un simbolo di declino.

La risposta dei politici locali fu una scommessa folle: invece di salvare le industrie morenti, investirono in un’icona culturale globale. Contattarono la Fondazione Guggenheim di New York e scelsero l’architetto più visionario dell’epoca: Frank Gehry ( lo stesso architetto di Walt Disney Concert Hall di LA, Casa Danzante di Praga, per intenderci). E il 18 ottobre 1997 inaugurarono non solo un museo increadibile, ma anche il termine urbanistico “Effetto Bilbao”, ossia la capacità di un’opera architettonica di rigenerare un’intera città. Oltre a tutto questo, il Guggenheim rappresentò soprattutto la prova che, dopo tutto e nonostante il passato, la città poteva davvero farcela.. ed per questo i bilbaini lo amano profondamente.

L’esterno

Prima di parlare del contenuto del Museo, dobbiamo fermarci all’esterno e condividere alcuni numeri, di per loro stupefacenti:

  • 24.000 m² di superficie.
  • 33.000 lamine di titanio (0,3 mm di spessore), che cambiano colore con la luce.
  • 11.000 m² di pietra calcarea della Spagna.
  • 2.500 lastre di vetro curve, ognuna unica.
  • Costo: 100 milioni di dollari dell’epoca (circa 180 milioni oggi).

Sulla forma così particolare del museo esistono molte interpretazioni. Per alcuni ricorda una nave mercantile o un peschereccio affacciato sulla Ría, un chiaro omaggio al passato portuale della città. Per altri, invece, è un fiore: le squame di titanio sembrano petali che catturano la luce (forse un riferimento al garofano, simbolo basco?). Vista dall’alto, infine, l’interpretazione più suggestiva è quella di una rosa che sboccia, con i volumi che si aprono come una vera e propria corolla.

Frank Gehry, il genio che l’ha disegnato, non ha mai chiuso il dibattito con una spiegazione univoca. Forse l’ha fatto apposta per dare ancora più fama alla sua opera!

Appena arrivi, ti accolgono due guardiane molto diverse tra loro, ma ormai parte della famiglia.

La prima è Puppy, il cagnolone fiorito di Jeff Koons che guarda verso l’interno della città. E’ un West Highland Terrier alto12 metri, (un palazzo di 4 piani circa) ricoperto da 70.000 piante (begonie, lobelie, viole del pensiero, ecc). Inizialmente doveva essere temporaneo (1997), ma i bilbaini lo adorarono ed ora è permanente.

Ha pure il suo guardaroba: d’inverno gli mettono una specie di maglione termico, e viene rifiorito due volte l’anno (maggio e ottobre) con un’impalcatura speciale.

Dall’altra parte, affacciata sul fiume, c’è Maman, il ragno di Louise Bourgeois. Un ragno alto nove metri, in bronzo, marmo e acciaio, con un sacco di uova di marmo, che porta sotto l’addome e che rappresenta la creatività e la protezione. Può incutere un po’ di paura, ma in realtà è un monumento a tutte le madri (la madre dell’autore era una tessitrice – da qui la scelta del ragno), protettive e laboriose. Per Bilbao, è diventata la Madre che veglia sulla città rinata.

Di notte, il museo si anima: le 8 “Fuentes de Luz” di Yves Klein che, ad intervalli casuali, sparano getti di fuoco e vapore nel buio, creano uno spettacolo ipnotico!

Inoltre, durante il giorno, un’altra opera d’arte trasforma il museo. I 1300 ugelli dell’opera di Fujiko Nakaya, “Looking toward the sky”creano una nebbia artificiale che lo avvolge tutto, facendolo sembrare un fantasma che emerge dall’acqua. È magia pura.

Sempre dal lato del fiume, noterai che c’è in realtà un’altra grande opera esterna che dialoga con il museo e che, col tempo, ne è diventata parte integrante: l “Arcos Rojos” di Daniel Buren, il grande arco rosso che abbraccia il Ponte de La Salve. Tecnicamente non fa parte della collezione del Guggenheim, ma oggi è impossibile immaginare il museo senza di lui.

Potresti aver letto su altre guide o blog di ulteriori opere all’esterno del museo. Le informazioni sono sicuramente corrette, ma c’è un dettaglio importante da tenere a mente: molte installazioni sono temporanee e vengono spostate o sostituite per lasciare spazio a nuove espressioni artistiche.

Per questo motivo è molto probabile che, quando arriverai al Guggenheim, la vista che avrai sarà diversa da quella di chiunque altro l’abbia visto prima di te. Ed è anche questa una parte della sua magia: un museo che cambia, respira e si rinnova continuamente, proprio come la città che lo circonda.

Scultura Tulips di Jeff Koons al Museo Guggenheim di Bilbao
Installazione Tulips di Jeff Koons, celebre opera in acciaio lucido esposta al Museo Guggenheim di Bilbao, simbolo dell’arte contemporanea più iconica del museo.

L’interno

Varcare la soglia del Guggenheim è un colpo di scena. Ti aspetti di entrare in un museo e invece ti ritrovi in una piazza verticale di 55mq, attraversata da scale che sembrano galleggiare e ponti sospesi nel vuoto. La luce irrompe da ogni punto. E’ un’opera d’architetttura geniale.

Questo atrio è il crocevia da cui si diramano le tre anime del museo.

  1. Le Gallerie Classiche (a Sud): Qui l’architettura fa un passo indietro. Sono sale rettangolari e tradizionali, pensate per dare spazio ai quadri e alle sculture più “convenzionali”, senza distrazioni.
  2. La Galleria di Arata Isozaki (a Est): Sembra una nave di pietra lunga 130 metri. È uno spazio monumentale, ideale per installazioni che hanno bisogno di respiro, di lunghezza, di un orizzonte.
  3. La Galleria della Balena (a Ovest): È qui che il museo esplode. Uno spazio enorme, curvilineo, alto 24 metri e senza un solo pilastro. È la pancia della balena, progettata per inghiottire e accogliere le opere più colossali, quelle che in nessun altro posto al mondo starebbero.

Non perderti queste esperienze, se sono in mostra:

  • “La Materia del Tempo” di Richard Serra: se è esposta, preparati. Non sono sculture da guardare, ma labirinti di acciaio arrugginito in cui si cammina. Ti senti perso, schiacciato e poi di nuovo libero. È un’esperienza fisica e emotiva unica al mondo.
  • “Instalación para Bilbao” di Jenny Holzer: Parole che diventano acqua e luce. Aforismi e poesie proiettati su una cascata o sulle pareti. È poesia che si muove, che bagna, che ti avvolge.
  • I Maestri: La collezione permanente è un viaggio sicuro nel Novecento: Kandinsky, Picasso, Modigliani, Warhol e i gioiosi, coloratissimi Tulipani di Jeff Koons.

Il trucco è questo: all’esterno ti stupisce la forma, all’interno ti cambia la prospettiva. Letteralmente.

Tanti mi chiedono se il Guggenheim merita davvero.

Secondo me assolutamente sì, ma non solo per le opere che contiene. Per apprezzarlo davvero, devi vederlo con una lente diversa. Questo museo non è solo un contenitore di arte moderna. È il monumento alla rinascita di Bilbao, il simbolo di quando una città al capolinea ha scommesso sulla bellezza per rialzarsi. Entrarci significa camminare dentro a quel miracolo. Se lo visiti con questa consapevolezza, ogni curva di titanio e ogni opera racconteranno una storia che va oltre l’estetica.

Detto questo, una nota pratica. Il Guggenheim è grande e la visita può essere impegnativa. È normale uscire un po’ stanchi, soprattutto se includi anche le mostre temporanee. Il mio consiglio è semplice: prima di proseguire con il tour di Bilbao, fermati nel vicino Abandoibarra Park e concediti una pausa.

Seduto sull’erba o su una panchina, con lo sguardo che segue la Ría, vedrai la Universidad de Deusto e, poco più in là, la Librería Campus Deusto, particolarmente suggestiva la sera quando è illuminata. È uno di quei momenti semplici che aiutano a rimettere insieme tutta la città — e a capire davvero Bilbao.

📍 Una curiosità

Un dettaglio poco noto riguarda il rivestimento del Museo Guggenheim Bilbao.

Nessuno sapeva davvero come pulire le 33.000 scaglie di titanio. Hanno provato metodi di ogni tipo, ma la soluzione è arrivata dalla città stessa: la famosissima pioggia di Bilbao.

L’acqua atlantica, con la sua leggera acidità naturale, è perfetta: scivola via portando con sé lo sporco e lasciando le lamine brillanti. In pratica, l’edificio si autopulisce. È un meccanismo quasi poetico: la stessa pioggia che per secoli ha condizionato la vita qui, oggi preserva il simbolo della sua rinascita.

C’è però un altro effetto, altrettanto curioso. Quella pioggia, nel tempo, ha cambiato il colore del museo. All’inizio il titanio aveva una tonalità più calda e dorata; oggi appare come un argento freddo e brillante. Gli esperti parlano di ossidazione naturale del titanio, accelerata dagli agenti atmosferici. Ma c’è anche chi sospetta che l’inquinamento dell’aria del passato abbia dato una mano: un piccolo, ironico promemoria di ciò che Bilbao era, e di cosa ha dovuto superare per diventare ciò che è oggi.

Ponte Zubizuri illuminato di notte sulla Ría del Nervión a Bilbao
Il Ponte Zubizuri illuminato riflesso nella Ría, simbolo della Bilbao contemporanea.

Una volta ripresi, ritorniamo verso il fiume, e attraversiamo il Puente Zubizuri di Calatrava, uno dei simboli della Bilbao contemporanea. Prendendo la Calle Mugica y Butron, raggiungiamo la stazione del Funicular de Artxanda – Estación de La Paz.​

La Funicolare de Artxanda

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Per arrivarci comodamente puoi usare la metro, scendendo alla fermata Begoña e seguendo le indicazioni per la funicolare, oppure l’autobus, con le linee 18, 28 o 58.

Gli orari sono in genere dalle 7:15 alle 22:00, con estensione serale nei mesi estivi. Le cabine partono ogni 15 minuti, quindi non serve programmare troppo: arrivi e, al massimo, aspetti pochi minuti.

Il biglietto costa 4,10 € andata e ritorno, ma con una particolarità utile da sapere: si paga solo all’andata. Il ritorno è gratuito se lo fai entro un certo intervallo di tempo, di solito circa due ore. Puoi pagare tranquillamente con carta di credito alle macchinette automatiche.

Se invece usi la Barik (la card dei trasporti pubblici), il costo è molto più basso rispetto al biglietto singolo normale del funicolare: la tariffa viene scalata direttamente dalla carta quando la avvicini al lettore.

Per la durata, considera almeno un’ora tra salita, foto panoramiche e rientro. Se invece vuoi passeggiare con calma, sederti a mangiare qualcosa o goderti il panorama senza fretta, l’ideale è mettere in conto 2–3 ore.

Dal punto di vista dell’accessibilità, la funicolare è completamente attrezzata: le cabine hanno spazio per sedie a rotelle e l’esperienza è adatta anche a persone con mobilità ridotta.

All’inizio del Novecento Bilbao crebbe ad un ritmo impressionante. L’industria arricchì la città, ma la rese anche rumorosa, affollata e fumosa. La borghesia industriale comincia così a cercare aria pulita, silenzio e spazi verdi appena fuori dal centro. Il monte Artxanda, affacciato sulla città e sempre ventilato, diventa la meta ideale. Rimaneva però una domanda pratica: come arrivarci?

Nel 1901 viene inaugurata la prima funicolare, una vera rivoluzione per l’epoca. Era a vapore ed era conosciuta come la funicolare dei ricchi: trasportava famiglie benestanti verso ville, hotel di lusso e il casinò, lontano dalla Bilbao industriale. Durante la Guerra Civile venne bombardata e rimase abbandonata per decenni, simbolo di una città ferita.

Bisogna aspettare il 1983 perché la funicolare rinasca, completamente rinnovata ed elettrificata, come la conosciamo oggi.

Il percorso è brevissimo ma spettacolare: 70 metri di lunghezza per un dislivello di 226 metri, con una pendenza massima del 45%. Due vagoni rossi, da circa 45 persone ciascuno, funzionano a contrappeso. La stazione di partenza, la Estación de La Paz, si trova nella Plaza della Funicolare. L’edificio è moderno, in vetro e acciaio, ma conserva la memoria storica: una targa e alcune foto d’epoca ricordano le vecchie cabine a vapore.

Un consiglio pratico: cerca di salire in prima fila, davanti al finestrone. Vale davvero la pena.

Nei primi 30 secondi la vista si apre sul quartiere di Deusto e sulla sua università.
A metà percorso, il Casco Viejo appare compatto e riconoscibile: individui la torre della Cattedrale di Santiago e il Mercado de la Ribera.
Negli ultimi secondi, la Ría si svela quasi per intero, da Deusto fino al Guggenheim, con il moderno quartiere di Abandoibarra sulla destra.

Arrivato in cima, ti trovi davanti al panorama più famoso di Bilbao. Dal mirador principale, la città è tutta sotto di te. Seguendo la Ría dal mare riconoscerai lo stadio San Mamés, i palazzi alti di Abando, il Museo de Bellas Artes e il Parque de Doña Casilda, il Guggenheim, il Casco Viejo, il Teatro Arriaga e di nuovo il Mercado de la Ribera.

Il momento migliore per salire è circa un’ora prima del tramonto. La luce diventa dorata, i monumenti iniziano ad accendersi e hai tempo per esplorare anche il parco in cima, con le sue trincee e le opere artistiche. Restare fino a buio ti regala una Bilbao trasformata in un tappeto di luci.

Un avvertimento sincero: se il tempo è brutto, non salire. Con nuvole basse o nebbia vedrai solo una distesa bianca. Non è un’esagerazione: è un’esperienza personale, io non ho visto praticamente nulla.

📍 Una curiosità

Il nome Artxanda ha origini incerte: potrebbe derivare dal basco arte handia (“grande quercia”) o da harri gainda (“sopra la pietra”). La quercia, del resto, è un simbolo sacro per i baschi.

Ma il vero aneddoto popolare racconta che, all’inizio del Novecento, la funicolare fosse il luogo degli incontri clandestini tra classi sociali diverse: i ricchi scendevano, i poveri salivano e ci si incontrava a mezza costa. Un amore proibito… con vista.

D’inverno, quando nevica, Artxanda cambia volto: si imbianca e diventa una sorta di piccola stazione improvvisata per slittini. È uno dei pochi luoghi dove, a Bilbao, la neve si vede con una certa regolarità.

Case colorate di Bilbao La Vieja lungo la Ría del Nervión con murale urbano sullo sfondo
Le facciate colorate di Bilbao La Vieja affacciate sulla Ría, con un murale che racconta l’anima urbana del quartiere.

Bilbao La Vieja: regno della street art senza filtri

Per capire Bilbao fino in fondo, bisogna attraversare il fiume. Letteralmente.

Dopo aver esplorato il curato Casco Viejo, il passaggio sul Puente de San Antón ti porta in un mondo diverso: Bilbao La Vieja. Questo è il quartiere più antico fuori dalle mura medievali, l’altra faccia della moneta storica.

Mentre il lato di San Antón era il cuore mercantile, qui, sulla sponda opposta della Ría, viveva la città operaia. Era il regno degli scaricatori di porto, degli artigiani, della manodopera immigrata che faceva funzionare le macchine di Bilbao. Un quartiere povero, rumoroso, affollato, ma vitale.

Il tempo ha trasformato, ma non cancellato, questo spirito. Oggi Bilbao La Vieja è uno dei quartieri più multietnici e genuini della città. Qui si incrociano lingue, aromi di cucine diverse e stili di vita. Non è una cartolina patinata, ma un luogo vivo, a volte con le sue tensioni, ma sempre autentico. È la Bilbao che lavora, che si reinventa dal basso, che non ha paura di mostrare le sue rughe.

Se cercate l’arte di strada, qui troverete quella vera. Dimenticate i murales commissionati e “carini”. A Bilbao La Vieja l’arte urbana è un discorso sociale diretto: ritratti intensi che ti fissano, messaggi politici, ironia amara e poesia di strada.

Le zone più interessanti, senza fare una mappa rigida (che qui non avrebbe senso), sono Calle San Francisco, Olano, Cortes e Santiago Aznar Kalea. Ma il vero consiglio è uno: perdetevi. Lasciate che siano i vicoli, le facciate dipinte e l’atmosfera a guidarvi.

Per scoprire opere specifiche, io mi appoggio come sempre alla piattaforma collaborativa StreetArtCities, dove gli appassionati di tutto il mondo (e tu incluso se vorrai) geolocalizzano i murales.

Ponte colgante di Vizcaya (Puente Bizkaia) con la navetta trasbordatrice sul fiume Nervión a Portugalete
Il Ponte colgante di Vizcaya (Puente Bizkaia) che attraversa il fiume Nervión tra Portugalete e Getxo. (Grazie a Marysol Falcòn per la foto)

L’ultimo sguardo: una passeggiata lungo la Ría e il Ponte Vizcaya

Prima di salutare Bilbao, concedetevi un’ultima, lenta passeggiata lungo entrambe le sponde della Ría. È il riassunto perfetto del viaggio.
Da un lato, il passato medievale el Casco Viejo, l’Ayutamiento, l’Università e i palazzi signorili. Dall’altro, l’anima popolare e operosa di Bilbao La Vieja, il Guggenheim e i quartieri moderni. Vedere la città da questa prospettiva, con il fiume che unisce ciò che un tempo divideva, è il modo migliore per sentirne il battito vero.

Se vi va di spingervi più il là, troverete un’altra attrazione iconica di Bilbao: il Ponte Vizcaya, il ponte trasportatore sospeso del 1893 dichiarato Patrimonio UNESCO. Questo gigante di ferro collega le due rive della Ría del Nervión ed è un’opera di ingegneria affascinante. Salite sulla gondola sospesa: la vista sul Mar Cantabrico e sulla foce del fiume è il perfetto inizio per l’avventura.

Noi abbiamo fatto l’errore di volerlo attraversare a piedi col brutto tempo. Purtroppo la Pasarela panoramica (walkway alto 50m) è aperta solo con bel tempo (vento <50 km/h e pioggia debole) e quel giorno il tempo era veramente avverso, quindi abbiamo dovuto rinunciare. Mi hanno detto, però, che la “navetta” per le auto funziona sempre, quindi non dovreste avere problemi se decidete di percorrerlo “guidando”..ma, per esperienza, consultate il meteo..è meglio!

Per raggiungerlo la passeggiata è un po’ lunga (circa 10 km), ma potete facilmente organizzarvi con i mezzi pubblici (ad esempio con la metropolitana Bilbao – Linea 2 (direzione Kabiezes)- fermata Portugalete). Oppure, se il tempo è bello, Il modo migliore per raggiungere la zona è combinare bici e passeggiata a piedi. Usa i bidegorri (le piste ciclabili basche, segnalate benissimo) che ti permettono di arrivare fino al limite della città, e da lì percorri a piedi circa 4km. Scarica l’app Bilbaobizi è un’ottimo servizio anche per girare il Abando e il Parque Doña Casilda Iturrizar.

Piatto di pintxos tipici a Bilbao con gilda, croqueta, salame e uovo su pane, al Cafè Bar Bilbao
Pintxos a Bilbao: gilda, croqueta e altri classici

Dove gustarsi un po’ di sapore di Bilbao

Ebbene..ora si parla davvero di gusto! A Bilbao non si mangia.. ci si innamora del cibo! Il pranzo o la cena non sono i classici pasti noiosi, qui si fa il txikiteo (pronuncia cicchitèo): un pellegrinaggio gastronomico di bar in bar, dove ogni sosta è un pintxo diverso e una piccola birra (zurito) o un vino. I pintxos non sono semplici tapas: sono piccole opere d’arte gastronomiche, equilibrate su fette di pane infilzate da uno stecchino (da cui il nome “pincho”) o in vaschette, dove tradizione (come la tortilla de bacalao o le croquetas cremose) incontra l’innovazione. Il consiglio è iniziare tra le 13:00 o le 20:30 e seguire il flusso.

Ecco 4 bar imperdibili, per un tour della città attraverso il gusto.

Nel Casco Viejo, senza ombra di dubbio:

  • Café Bar Bilbao (Plaza Nueva, 6)
    Qui la tradizione è di casa. Atmosfera autentica, bancone strapieno e pintxos classici perfetti. Dovete assolutamente assaggiare il loro “pintxo bilbaino” per eccellenza: la “Gilda” (oliva, acciuga e peperoncino in salamoia, il primo pintxo della storia) e il piatto di champiñones rellenos (funghi ripieni) da accompagnare con un Txakoli fresco, il vino bianco leggero e acidulo dei Paesi Baschi.
  • Victor Montes (Plaza Nueva, 8)
    Si trova proprio di fronte al precedente, ma con un’esperienza diversa. È un locale storico e raffinato, con bancone in legno e scaffali di bottiglie antiche. Qui i pintxos sono più elaborati. Chiedete il foie a la plancha (foie gras alla piastra) o i pintxos di gamberi. Perfetto per un aperitivo elegante. Sedetevi nella sezione ristorante se volete una cena completa di pesce freschissimo.

Nell’Abando, non perdetevi:

  • El Globo (Calle Diputación, 8)
    A pochi passi dalla Gran Vía, è un tempio moderno del pintxo. Il bancone è un trionfo di creatività e colori. Esplorate le loro creazioni innovative, spesso con pesce crudo, salse audaci e presentazioni moderne. Provate il loro pintxo di baccalà in qualsiasi variante e qualsiasi cosa abbia una crema di Idiazábal (formaggio basco affumicato).
  • Ledesma N°5 (omonima Calle)
    La specialità di Ledesma N°5 non è un singolo piatto, ma un concetto: l’alta qualità della materia prima trasformata in proposte moderne e condivisibili, perfette per l’atmosfera informale del locale. Esplorate le loro creazioni innovative, spesso con pesce crudo, salse audaci e presentazioni moderne. Provate le crocchette, calamari fritti “must”, il loro pintxo di baccalà in qualsiasi variante e anche i loro hamburger, non li ho assaggiati ma dicono che siano tra i più buoni della città.

Qualsiasi bar proverete e qualsiasi pintxo assaggerete, vi raccomando assolutamente il rituale: entrate, ordinate una bevanda, prendete un piatto e servitevi i pintxos che volete dal bancone (per quelli freddi) o ordinateli caldi dal cameriere. Tenete gli stecchini, che serviranno al personale per contare quanto avete consumato quando andrete a pagare.

E se ancora non ne aveste abbastanza, leggete Sabor a Bilbao: dove mangiare a Bilbao, tra Txikiteo e sapori di una delle capitali dei Paesi Baschi. Qui scoprirete altre cattedrali del gusto!


La valigia furba

Viaggiare nei Paesi Baschi significa accettare una piccola verità: il meteo qui è parte dell’avventura. Sole, vento e pioggia possono alternarsi in poche ore, e la tua valigia deve essere pronta a tutto.

La strategia vincente è quella degli strati. Sopra una t-shirt, porta sempre una felpa e, soprattutto, una giacca impermeabile e antivento – sarà il tuo oggetto più utile. Anche d’estate, il vento atlantico può essere tagliente, quindi una sciarpa leggera o uno scaldacollo non sono mai di troppo.

Scegli scarpe pratiche. Se volessi uscire da Bilbao ed esplorare la costa, servono scarponcini comodi per i sentieri costieri, ma anche un paio di scarpette da scoglio per le spiagge rocciose più insidiose. E metti in valigia il costume e un telo leggero (questo l’ho comprato per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare): l’Atlantico è freddo, ma la tentazione di un tuffo eroico o di una passeggiata con i piedi nell’acqua è sempre in agguato.

Non farti ingannare dalla brezza fresca: il sole può scottare. Cappello e crema solare ad alta protezione sono essenziali.

Quasi dimenticavo: un ombrello resistente al vento. Io ho questo della Samsonite e ha resistito a 2 giorni di pioggia, ma una ragazza di Bilbao me ne ha consigliato uno della Lendoo , che lei aveva e sembrava molto resistente.

Completa il tutto con un minimo di tecnologia utile — mappe offline e un’app meteo da controllare spesso — possono davvero aiutarti. Io, come sempre, ho portato il mio power bank. Può sembrare un dettaglio, ma rende le giornate molto più semplici, soprattutto se si ha il navigatore acceso per orientarsi nei sentieri e si vogliono immortalare in fotografia tutti gli angoli e i momenti più belli del viaggio. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.

E con questa valigia sarai pronto a goderti i Paesi Baschi senza stress, adattandoti al ritmo di questo mondo unico.


Arrivare a Bilbao nel pieno dell’Aste Nagusia e ritrovarsi dentro una festa che non avevamo programmato è stata la conferma migliore che potessi ricevere: Bilbao è più grande del suo Guggenheim. È una città forte, dove ogni pietra racconta una storia di resilienza.

Ho scoperto una città che ha saputo affrontare un declino profondo e risorgere, non rinnegando il passato, ma trasformandolo in energia per il futuro. È una lezione di come l’apertura verso il nuovo, l’autenticità, l’identità e la comunità possano riscrivere il futuro di un luogo.

E ora tocca a voi! Scoprite quale delle sue tante anime vi parlerà di più e scrivetele nei commenti!

Non vedo l’ora di perdermi di nuovo in questa città insieme a voi, o se sarete curiosi, di indicarvi anche i suoi dintorni. Perchè in un’ora da Bilbao, potrete scoprire San Juan de Gaztelugatxe e molto di più sui Paesi Baschi: un paese dal cuore unico!

0 Condivisioni

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *