Panorama sulla costa basca con lunga spiaggia atlantica e scogliere viste dall’alto, nei Paesi Baschi

I Paesi Baschi: un paese dal cuore unico

Erano più estati che volevo fare un’esperienza diversa. Non la solita combinazione di cultura, caldo, spiaggia e mare, ma un viaggio che mi sorprendesse davvero.
Qualcosa che uscisse dai binari delle mete più scontate.

Avevo voglia di un on the road, ma lontano dal caos, dalle folle e, perché no, anche con una temperatura un po’ più umana.
Ed è proprio così che, quasi naturalmente, ho iniziato a pensare ai Paesi Baschi.

Devo ammettere che la proposta non ha riscosso subito grande entusiasmo nel mio gruppo di viaggio.
Il clima atlantico, il mare freddo, una storia recente spesso raccontata solo nei suoi aspetti più duri… tutto questo non li rende immediatamente una meta “facile” o attraente per tutti al primo colpo.
Eppure su di me, i Paesi Baschi hanno sempre esercitato un fascino particolare.

Col senno di poi posso dirlo senza esitazioni: è stata una delle sorprese più belle che abbia mai avuto viaggiando. Davvero.

Le premesse con cui spesso vengono giudicati i Paesi Baschi sono profondamente ingiuste, perché se pensi sia solo una regione, preparati a scoprire un mondo a sé stante. Terra di enigmi linguistici, cucina stellare, paesaggi mozzafiato e una cultura che non assomiglia a nessun’altra in Europa.

Insomma, credetemi: se volete mangiare benissimo, immergervi in una natura autentica e scoprire il lato più fiero, indipendente e un po’ ribelle della Spagna, questo è il viaggio che fa per voi.

Come sempre, cercherò di raccontarvi tutto ciò che ho studiato, imparato e scoperto lungo il mio cammino basco: un paese unico per la sua storia, per la sua lingua antichissima (euskera), per i suoi paesaggi e, soprattutto, per la sua gente.

E se avete già visto l’Andalusia o la Catalogna, dimenticatevele.
I Paesi Baschi sono tutt’altra cosa. Troverai un popolo orgoglioso, accogliente e profondamente legato alle sue tradizioni, ma anche moderno, innovativo e aperto.

Se sei curioso, buongustaio, amante della cultura e della natura senza rinunciare al comfort, reggiti forte.. i Paesi Baschi ti aspettano!

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Ecco alcuni consigli pratici per vivere i Paesi Baschi appieno. Sono semplici ma possono aiutarti a risparmiare tempo, denaro e qualche frustrazione. Quindi, ricordati che:

  • Pranzo e cena cominciano tardi: rispettivamente dalle 14:00 e dalle 21:00 in poi; molti locali, quindi, aprono un po’ più tardi rispetto a quelli italiani.
  • La giornata inizia circa 1 ora più tardi rispetto all’Italia, di conseguenza, è inutile svegliarsi troppo presto se volete vedere negozi aperti, gente camminare per le strade e in generale la vita callejera.
  • I mercati chiudono alle 14:00, quindi, se vuoi mangiare in questi posti organizzati per tempo.
  • Moltissimi musei offrono ingressi gratis la domenica dopo le 16:00.
  • Noleggiare l’auto è fondamentale. L’alternativa sono il treno o l’autobus, che collegano le città principali ma rendono gli spostamenti un po’ troppo lenti e complicati per esplorare la natura.
  • Parcheggiare gratuitamente in città può essere complicato, ma con un po’ di astuzia è fattibile.
  • La cucina è considerata una delle migliori al mondo. Qui si va per Pintxos (Pinchos) e San Sebastián ha il più alto numero di stelle Michelin per metro quadrato al mondo.
  • Da maggio a settembre è il momento migliore per andarci. Luglio e agosto sono un po’ più affollati. La primavera e l’autunno sono splendide per i colori..

Un pó di storia sui Paesi Baschi

Una delle prime cose che noterai arrivando nei Paesi Baschi è che tutto è diverso dal resto di Spagna: le insegne sono in una lingua indecifrabile, l’atmosfera è diversa.
Non solo dal resto della Spagna, ma – in certi momenti – da tutta l’Europa.

Qui l’orgoglio locale è fortissimo. Più che altrove.

La risposta si trova in una storia lunga millenni, fatta di resistenza, mistero e identità tenace. Scopriamola insieme, perché è davvero un racconto epico e inizia molto indietro nel tempo.

Prima dei Romani, prima dei Celti, prima ancora che l’Europa avesse un nome, queste terre erano già abitate.
Fino a circa il 500 a.C., la regione era conosciuta come Vasconia e i suoi abitanti come vasconi. Non esisteva uno Stato, né un regno unitario: c’erano comunità autonome, piccole ma collegate tra loro, che si muovevano liberamente su entrambi i lati dei Pirenei(i paesi baschi francesi).

Questo fu un luogo perfetto nella preistoria.

Le grotte naturali delle montagne offrivano rifugio dal freddo e dagli animali, e non sorprende che proprio in questa zona siano state trovate alcune delle più antiche pitture rupestri d’Europa, insieme a strumenti di caccia e raccolta.

L’agricoltura arrivò tardi, molto più tardi che altrove.
Non per mancanza di capacità, ma perché questa non è una terra che si lascia addomesticare facilmente. Montagne, pendii e clima atlantico rendevano difficile coltivare su larga scala, ma allo stesso tempo tenevano lontani gli “altri”.

È qui che nasce uno dei tratti più profondi del carattere basco: l’isolamento non come chiusura, ma come protezione.

Per questo motivo, molti studiosi considerano i baschi eredi diretti di quelle popolazioni preistoriche. Studi genetici e linguistici lo suggeriscono chiaramente: sono una vera e propria isola culturale, sopravvissuta a tutte le grandi invasioni europee.

Quando arrivarono i Romani, la storia sembrò prendere la direzione che aveva preso ovunque.
I romani costruirono strade, ponti, acquedotti, nuove tecniche agricole, città. Tra queste, Pompaelo, l’attuale Pamplona, che deve il suo nome quasi certamente a Pompeo Magno, il generale romano che consolidò il controllo dell’area nel I secolo a.C.

Eppure, sotto la superficie, qualcosa non cambiò mai davvero.
Nonostante secoli di presenza romana, i baschi continuarono a parlare la loro lingua, a organizzarsi secondo le proprie regole, a riconoscersi come comunità. La romanizzazione fu superficiale, soprattutto nelle zone montane.

Dopo 600 anni di dominazione romana, arrivarono i Visigoti che conquistarono parte della penisola iberica, ma con un controllo più morbido.

Furono i Franchi a rappresentare il primo vero attacco per i Baschi. Vi ricordate la battaglia di Roncisvalle? Ecco questa battaglia è il momento in cui i baschi dimostrano che conoscere la propria terra può essere più potente di qualsiasi esercito. I Pirenei, che per altri erano un ostacolo, per loro erano un’arma.

Nel frattempo, da sud, avanzava un’altra grande potenza: l’Islam. Nasceva Al-Andalus, che dall’Andalusia risaliva verso nord.
I vasconi si ritrovarono così stretti tra due mondi: Franchi a nord, Arabi a sud. Per sopravvivere, fu necessario organizzarsi meglio.

Nacque così il Regno di Pamplona, che in seguito prenderà il nome di Regno di Navarra.

Ed è in questo momento che accade qualcosa di davvero unico.

Mentre l’Europa medievale si struttura secondo la gerarchia classica Dio → Re → Nobili → Popolo, nei territori baschi prende forma un modello completamente diverso: i fueros.

I fueros non erano leggi imposte da un sovrano.
Erano regole antiche, nate dalla vita quotidiana delle comunità, poi messe per iscritto. Stabilivano che la popolazione si governava da sola, senza funzionari stranieri, che le tasse venivano decise localmente, che nessuno poteva essere arruolato fuori dal territorio, che la giustizia si amministrava in loco.
E soprattutto: qualsiasi re doveva giurare di rispettarli, se voleva essere riconosciuto.

Il potere, qui, funzionava al contrario: Comunità → Leggi locali → Re (solo se accettava il patto).

I fueros non proteggevano solo dei diritti. Proteggevano l’identità.

📍 Una curiosità

Ti troverai spesso ad alzare gli occhi su menù, cartelli e pubblicità e noterai parole che non assomigliano a nulla che tu abbia mai visto.
Non sono spagnole, non sono francesi, nemmeno latine. Sembrano venire da un altro mondo.

Hai appena incontrato l’euskera, il più grande mistero linguistico d’Europa.

L’euskera, lingua co-ufficiale nella Comunità Autonoma Basca e in parte della Navarra, è un vero ribelle linguistico: è una lingua isolata.
Non è indoeuropeo, né latino, né germanico, né affine a francese o spagnolo — nemmeno lontanamente.
È l’unica della sua “specie” in tutto il continente. Non ha parenti stretti viventi.

È come se fosse l’ultimo superstite di una famiglia linguistica preistorica, probabilmente parlata in Europa prima dell’arrivo delle lingue indoeuropee, oltre 5.000 anni fa.

Alcuni studiosi la collegano alle lingue dei primi abitanti del continente, gli stessi che dipinsero le grotte di Altamira, non lontane da qui.
Altri, spingendosi molto più in là, hanno persino provato a metterla in relazione con i Maya — un’ipotesi affascinante, ma senza prove concrete.

La verità è che l’euskera resta, ancora oggi, un mistero aperto.

Anche la sua struttura è completamente diversa da quella delle lingue europee più comuni.
L’euskera segue una logica tutta sua, basata su un sistema ergativo, che per chi parla lingue come italiano, spagnolo o francese sembra quasi “al contrario”.
È come se giocasse con regole proprie, scritte in un altro tempo.

Come il latino o il tedesco, utilizza i casi per declinare le parole, ma qui le cose si fanno interessanti:
mentre il latino ne ha sei, l’euskera ne usa almeno dodici, aggiungendo piccole particelle alla fine delle parole per indicare luogo, direzione, provenienza o compagnia.

Un esempio semplice:

  • Etxe = casa
  • Etxea = la casa
  • Etxean = nella casa
  • Etxera = verso casa

La parola resta la stessa: è il mondo intorno che cambia.

Oggi l’euskera è parlato da circa un milione di persone, su una popolazione di poco più di tre milioni.
La sua presenza varia molto: lo sentirai ovunque a Donostia (San Sebastián) e nei piccoli paesi dell’entroterra, meno a Bilbao o Vitoria, dove lo spagnolo domina di più.

Una cosa però è certa:
anche se parli benissimo spagnolo o francese, non riuscirai a intuire nemmeno una parola.
È un vero codice segreto.

Ahhhh… Euskara ederrak!
Che bella lingua, il basco.

Per secoli questo equilibrio funzionò. Navarra crebbe, si espanse, controllò territori molto più ampi degli attuali. Poi, lentamente, iniziò a ritirarsi, schiacciata dalla crescita di Castiglia da un lato e Aragona dall’altro. Perse terre, si adattò, ma non scomparve mai.

E così funzionò per circa 200 anni. Nel Quattrocento la penisola iberica era divisa in quattro grandi regni: Castiglia, Aragona, Granada e Navarra.
Con il matrimonio tra Isabella e Ferdinando, Castiglia e Aragona si unirono, creando una nuova superpotenza cattolica. La pressione su Navarra divenne enorme.

Anche se si dice che la Reconquista terminò nel 1492 con la conquista di Granada, la verità è che Navarra resistette fino al 1512. E anche dopo, mantenne una forma di autogoverno che le garantiva grande autonomia, pur riconoscendo l’autorità dei Re Cattolici.

Fu una convivenza delicata, mai una sottomissione totale.

Questa posizione permise ai baschi di mantenere le proprie regole, ma anche di sfruttare le opportunità offerte dal nuovo impero: l’America (si dice infatti che Cristoforo Colombo arruolo i primi marinai proprio nei Paesi Baschi) e il commercio soprattutto del ferro, che giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo economico di città come Bilbao.

Poi arrivarono i secoli più difficili.

La Rivoluzione Francese, nel nome dell’uguaglianza, annesse con la forza i Paesi Baschi del nord, che non si erano mai sentiti francesi.

In Spagna, le guerre civili e la decisione di centralizzare il più possibile a livello statale portarono alla perdita definitiva dei fueros. Secondo Madrid era “modernizzazione”. Per i baschi era la rottura di un patto durato secoli.

Cominciano così a sorgere delle correnti a supporto del nazionalismo basco moderno. Nella zona più ad ovest (Viscaya) inizia a farsi conoscere Sabino Arana che cominica a parlare di indipendenza non solo politica, ma identititaria. Fonda il PNV, crea la ikurriña e conia il nome Euskadi.

Questo spirito indipendentista fu messo un po’ a tacere a causa della prima guerra mondiale, ma fu sopratutto a seguito dell’avvento della dittatura di Franco che tutto venne messo “ufficialmente” a tacere, pena la morte!

Il Novecento sarà effettivamente il secolo più duro.
Durante la Guerra Civile Spagnola, i Paesi Baschi si schierano con la Repubblica e subiscono una repressione brutale dall’esercito franchista. Il bombardamento di Guernica nel 1937 (reso immortale da Picasso), bombardata dall’aviazione italiana a supporto di Franco, segna l’inizio di 40 anni di dittatura: l’euskera proibito, le autonomie cancellate, l’identità spinta sottoterra e violenze atroci.

In questo clima di terrore nel 1959 nasce ETA, prima come reazione culturale, poi come tragedia armata, che segnerà profondamente la società basca.

Per un viaggiatore attento come noi, è importante capire che questo non è un racconto “folkloristico”, ma storia recente e vissuta, con ferite ancora in via di guarigione. Ora fortunatamente non sono più attivi e risulta completamente dissolta, ma è indubbio che abbia lasciato un segno importante nella storia dei Paesi Baschi.

Nel 1978, con la nuova Costituzione spagnola, nasce la Comunità Autonoma Basca. Questa comunità ha la propria polizia (Ertzaintza), un sistema sanitario autonomo, un sistema educativo ad hoc (con scuole in euskera, le ikastolak) e, aspetto cruciale, un “Concierto Económico”. In parole povere: i Baschi riscuotono tutte le tasse sul loro territorio e ne mandano solo una parte a Madrid. Questo ha creato ricchezza e servizi eccellenti.

Oggi i Paesi Baschi sono una delle regioni più prospere di Spagna. Industrializzati, moderni, fortemente identitari, politicamente pluralisti.

Quando berrai un txakoli, addenterai un pintxo, o camminerai tra la Bilbao moderna e la Donostia elegante, ricordati che tutto questo è il risultato di una libertà riconquistata con pazienza, resistenza e memoria.

E ora possiamo davvero iniziare il viaggio. Ongi etorri nei Paesi Baschi! Benvenuto nei Paesi Baschi!

Cosa vedere nei Paesi Baschi

Ora che conosciamo bene la storia, non ci resta che preparare il viaggio. Ma preparati davvero, perché non stai per visitare “solo” una regione: stai per entrare in un mondo a parte.

Qui troverai icone moderne che convivono con paesini da fiaba, una cucina che da sola varrebbe il viaggio, una natura che a tratti diventa aspra e selvaggia, e soprattutto incontrerai un popolo fiero, autentico, profondamente legato alla propria identità.

Sarà un percorso di circa 8 giorni che mescola meraviglia, sapori, passeggiate, panorami e carattere.

Ed è così che il nostro viaggio inizia da Bilbao.

Scultura floreale Puppy davanti al Museo Guggenheim di Bilbao
Puppy di Jeff Koons davanti al Museo Guggenheim Bilbao.

Bilbao: un capolavoro di trasformazione urbana

Bilbao è una città dalle moltissime sfaccettature. Una città in cui percepirai fin da subito un passato recente difficile e doloroso, che negli ultimi anni ha cercato di lasciarsi alle spalle e vuole porsi come una realtà più dinamica, aperta e culturale.

Se ti aspetti una grigia città industriale, preparati a rimanere a bocca aperta. Bilbao è la storia di una rinascita miracolosa, un capolavoro di trasformazione urbana che l’ha resa una delle capitali europee del design, della gastronomia e del vivere bene.

Effettivamente fino a prima del 2000, la città viveva di acciaio e cantieri navali. Una città industriale e portuale. La prima sensazione che mi ha dato è stata quella di vedere una Londra dell’800 proiettata nel presente. Poi, nel 1997, arriva lui, il Museo Guggenheim Bilbao. Per Bilbao, questo non è solo un museo. È il motore simbolico che ha trascinato la città dal XX al XXI secolo, da una realtà portuale a una città pulita, verde, piena di energia, dove l’avanguardia convive con un centro storico medievale.

La nostra prima tappa, quindi, non può che essere il Guggenheim. Ma non correre subito dentro. C’è un vero spettacolo anche fuori. Il palazzo è formato da lastre di titanio, che da lontano sembrano grigie, da vicino vibrano di rosa, dorato, azzurro a seconda di come filtra la luce basca, spesso velata. È magia pura.

Davanti all’ingresso, sorvegliato dal gigantesco Puppy, il cane fiorito di Jeff Koons, ti fermerai sicuramente per una foto.. non si può resistere. Ma poi ti accorgerai dell’altro guardiano: “Maman”, il ragno alto come un palazzo di Louise Bourgeois. Invece di fare paura, qui, con il museo sullo sfondo, sembra una scultura protettiva, quasi materna. L’ingresso al Guggenheim è obbligatorio se vieni a Bilbao. Le esposizioni temporanee valgono tanto quanto le opere stabili. Insomma non sei stato a Bilbao se non hai visto il Guggenheim e la sua arte moderna.

Pensate che ancora oggi a Bilbao si parla di prima del 2000 e dopo il 2000. Il Guggenheim non è solo un museo unico, è una vera boa temporale.

Ma Bilbao non è solo avanguardia. Se percorrriamo la Ría e ci infiliamo nel Casco Viejo, è come entrare in un altro secolo, senza perdere energia. Perditi nelle 7 strade principali del Casco Viejo, note come “Las Siete Calles” – Somera (più alta e antica, un tempo fiancheggiata dalle mura cittadine), Artecalle (Strada centrale, sede di artigiani e negozi antichi), Tendería (Conosciuta per mercanti e botteghe), Belostikale (Area ex pescivendoli vicino al mercato), Carnicería Vieja (Sede del primo macello.), Barrenkale (Luogo del Palazzo Arana storico) e Barrenkale Barrena (La più bassa, spesso allagata dal fiume). Troverai un mondo colorato e antico. Un tempo vie dei mestieri, oggi sono un corridoio continuo di pintxos, botteghe, insegne in euskera e vita vera. La piazza dove tutti si danno appuntamento è Plaza Nueva, un quadrato perfetto circondato da portici, un tempo la piazza più “IN” della città. Di domenica mattina è un brulicare di collezionisti che vendono articoli di ogni genere! In un angolo, c’è una piccola porta che conduce alla Catedral de Santiago de Bilbao, tappa cruciale del Cammino del Nord.

E poi, il tempio del cibo: il Mercado de la Ribera. Entri e resti a bocca aperta: è un palazzo Art Decò sterminato che affaccia sull’acqua. Al piano superiore, le bancarelle sono un’esplosione di colori: pesci argentati che sembrano appena pescati, prosciutti iberici appesi, forme di formaggio Idiazabal. Al piano inferiore, la zona dei pintxos: decine di banconi dove puoi ordinare un bicchiere e un boccone squisito guardando la Ría scorrere. È qui che i bilbaini fanno colazione come dei re.


Usciti dal mercato, riseguiamo il corso della Ría verso il mare. Sulla destra, le facciate antiche del Casco Viejo. Sulla sinistra, la nuova Bilbao.

Attraversiamo lo Zubizuri, il ponte bianco e ondulato di Santiago Calatrava, e ci ritroviamo nel distretto di Abandoibarra. Qui, dove una volta c’erano gru e cantieri navali, oggi c’è un parco, la Biblioteca dell’Università, inspirata ad una nave, grattacieli eleganti. È la prova fisica del miracolo urbanistico. Girando l’angolo, ecco che il Guggenheim riappare, ma da una nuova prospettiva, incorniciato dall’arco rosso del Puente de La Salve, con un colpo d’occhio che toglie il fiato.

Ma per vedere veramente tutto questo, dobbiamo salire in alto. Prendiamo la funicolare di Artxanda, in Plaza del Funicular. In tre minuti di salita ripida, dalle case del centro passiamo al verde. In cima, il mirador ti regala il panorama che cerchi: la città intera distesa nella valle, la Ría che la taglia come un nastro, il Guggenheim che brilla, i monti tutt’attorno. È il momento in cui tutto prende senso. Capisci la geografia, la storia, la trasformazione.

Tornati giù, arriva il vero rituale serale: andiamo a caccia di pintxos. La regola è semplice: si entra in un bar affollato, ci si fa spazio al bancone, si scelta con gli occhi tra le centinaia di opere d’arte commestibili esposte (la Gilda, l’oliva con acciuga; il txangurro, la granseola; la crocchetta di jamón), si ordina con un cenno e si mangia in piedi, chiacchierando, circondati dal vociare allegro. Poi, si passa al bar accentro. È un tour gastronomico sociale, vivace, autentico.

Se vuoi approfondire cosa vedere, ti consiglio di leggere il mio articolo Bilbao oltre il Guggenheim: Aste Nagusia, storia e tradizione basca, con itinerari e consigli pratici per tornarci presto.

Perché Bilbao è una città che ti abbraccia e, al tempo stesso, ti sorprende. E fidati, una volta che l’hai vissuta tra cultura, arte, storia e pintxos, ti verrà una voglia irresistibile di tornare.

Vista dall’alto della spiaggia di Arrigunaga a Getxo con costa rocciosa e mare calmo
La spiaggia di Playa de Arrigunaga vista dall’alto, nel comune di Getxo.

Da Bilbao a San Sebastián

Per raggiungere San Sebastián da Bilbao, il mio consiglio spassionato è di prendervi il tempo per percorrere la strada costiera principale tra le due città, la N-634 (con tratti paralleli come la BI-10). Conosciuto come il percorso della Costa Vasca, questo itinerario panoramico di circa 100 km è una garanzia: curve che si affacciano sull’oceano, borghi di pescatori e panorami che tolgono il fiato.

È un viaggio nell’anima del Paese Basco, tra la forza dell’Oceano Atlantico, il verde del Parque Natural del Paiz Basquo, la tradizione marinara e una gastronomia che è una festa. Attraverserete anche folte foreste e natura ancora incontaminata. Prendetevi due o tre giorni, guidate con calma e lasciatevi sorprendere.

Ho diviso il viaggio in due percorsi principali. Spero che vi piacciano!

🚗 Viaggio on the road per i Paesi Baschi: da Bilbao a San Juan de Gaztelugatxe

Paesi Baschi

Portugalete & Getxo: Il Ponte Trasportatore e le Falesie

Il viaggio inizia lasciando Bilbao da Portugalete. Qui, la prima attrazione è iconica: il Ponte Vizcaya, il ponte trasportatore sospeso del 1893 dichiarato Patrimonio UNESCO. Questo gigante di ferro collega le due rive della Ría del Nervión ed è un’opera di ingegneria affascinante. Salite sulla gondola sospesa: la vista sul Mar Cantabrico e sulla foce del fiume è il perfetto inizio per l’avventura.

Noi abbiamo fatto l’errore di volerlo attraversare a piedi. Purtroppo la Pasarela panoramica (walkway alto 50m) è aperta solo con bel tempo (vento <50 km/h e pioggia debole) e quel giorno il tempo era veramente brutto, quindi abbiamo dovuto rinunciare. Mi hanno detto però che il ponte per le auto funziona sempre, quindi non dovreste avere problemi se decidete di percorrerlo “guidando”..ma, per esperienza, consultate il meteo..è meglio!

Dall’altro lato del ponte vi aspetta Getxo. A noi è piaciuta moltissimo per la sua tranquillità e il magnifico sentiero costiero che parte dal Molino de Aixerrota (c’è un parcheggio comodo lì vicino). Perdetevi a piedi tra scogliere mozzafiato e un mare infinito.

Noi avremmo voluto fermarci qui molto di più. Se vuoi e hai tempo, io trascorrerei un giorno pieno a Getxo, soprattuto nella zona Galea lurmuturra.

Proseguendo verso est, la costa rivela una serie di spiagge selvagge e bellissime, ognuna con la sua anima:

  • Playa de Gorrondatxe (Azkorri): Una spiaggia di sabbia scura incastonata tra dune e aculei rocciosi. Paradiso per surfisti esperti (onda Akanti killer) e atmosfera libera. Sabbia nera fine, grotte marine e tramonti infuocati: scendi le scale ripide dal parcheggio (gratis ma quasi sempre pieno), nuota con cautela se resisti al freddo e senti il ruggito dell’Atlantico – pura adrenalina basca!
  • Playa de Sopelana: Due chilometri di sabbia dorata battuta dal vento. Qui il surf regna sovrano, e le colline verdi sopra la spiaggia sono il punto di partenza per i parapendii. Trovate chiringuiti vivaci, docce e servizi.
  • Playa de Arrietara-Atxabiribil: Un arenile dorato di 826 metri famoso per le sue scogliere millenarie con faglie orizzontali uniche al mondo – una vera lezione di geologia a cielo aperto! Ottima per il surf e certificata per la pulizia. Parcheggia vicino, cammina il sentiero e immergiti in un quadro naturale mozzafiato.
  • Playa de Barrika & Playa de Muriola (La Cantera): Due gemme nascoste. Barrika è selvaggia e suggestiva con la marea alta. Poco più avanti, Muriola è una cala segreta tra falesie verticali, orientata a est per albe spettacolari. Zero servizi per vibe autentica – esplora sentieri costieri e senti l’oceano selvaggio. Un gioiello nascosto per chi cerca isolamento puro.
  • All’imboccatura dell’estuario di Butrón, troverai Plentziako Hondartza, una spiaggia sabbiosa condivisa con Gorliz è accessibile e family-friendly. Passeggiate infinite, acque moderate e viste sul faro: parcheggia facile, godi pinchos locali e pedala la ciclabile.
Vista panoramica di San Juan de Gaztelugatxe dall’alto con scogliera e oceano, nei Paesi Baschi
Vista su San Juan de Gaztelugatxe immerso nella vegetazione costiera.

Bakio e San Juan de Gaztelugatxe

Bakio è un villaggio vivace con la Playa de Bakio,ampia e incorniciata da falesie da cartolina, perfetta per surf mellow e passeggiate costiere. Assaggia il bakalao e immergiti nella movida locale. Qui potrai godere di altre viste panoramiche dal Bakioko Begiratokia (Parque Mirador de Bakio).

Da Bakio è molto comodo raggiungere una delle attrazioni imperdibili dei Paesi Baschi: San Juan de Gaztelugatxe. 241 scalini scavati nella roccia oceanica portano all’ermita del XII secolo (in realtà, l’originale è stata costruita nel IX secolo, fu rifatta quando fu convertita in convento). Mi raccomando: suona la campana 3 volte, si dice può esaudire i tuoi desideri (un tempo era una tradizione anti-tempesta!). C’è anche una piccola impronta di un piede nella scalinata. Se poni il tuo piede lì, verrai guarito da tutte le malattie (o quasi..).

Negli ultimi anni il flusso di visitatori è cresciuto moltissimo perché è stato il set del castello di Dragonstone in Game of Thrones. È quindi diventato fondamentale prenotare l’ingresso, soprattutto durante la stagione estiva, perché il numero di visitatori ammessi è limitato. In realtà, a ogni ora esatta (per esempio alle 14:00), vengono messi a disposizione alcuni biglietti acquistabili in loco, ma non è affatto semplice riuscire ad ottenerli.

Sinceramente la cosa che ho trovato più interessante è la salita all’ermita in sé. Sudi lungo la scalinata, ma vieni ripagato da panorami incredibili, con acqua blu e onde energiche: emozione pura.

Se non riuscissi a entrare, c’è un sentiero che costeggia la scogliera e ti permette comunque di godere di viste spettacolari su San Juan de Gaztelugatxe.

📍 Una curiosità

Se volete trasformare un semplice viaggio in un’esperienza che resta dentro, dimenticate gli hotel in città. La vera anima dei Paesi Baschi si tocca, si respira e si vive nelle sue case rurales. Sono antiche caseríos, fattorie di pietra e legno ristrutturate con affetto, nascoste tra boschi di querce o con una finestra che inquadra l’oceano in lontananza. Scegliere una di queste case significa scegliere un ritmo diverso.

La magia sta nella doppia vita che ti regalano. Fai colazione nel giardino privato, con l’unico rumore quello delle api sui fiori. Mezz’ora dopo, stai parcheggiando sulla scogliera per un’escursione sul Flysch di Zumaia o stai sorseggiando un txakoli in un bar di pescatori a Getaria. È questa la genialità di questa terra: costa selvaggia e entroterra pastorale non sono mondi separati, ma due facce della stessa, bellissima medaglia.

Le case rurales basche sono quasi sempre a gestione familiare. Questo non è un dettaglio, è tutto. I proprietari vi accoglieranno con l’orgoglio di chi apre la propria casa, e diventeranno le vostre guide più preziose. È un’ospitalità genuina che non ha prezzo.

Il punto di riferimento per trovarle è Nekatur, il portale ufficiale del turismo rurale basco. Ma ne trovate tantissime anche su Booking.com se vi è più comodo. In estate e nei ponti, prenotate almeno 2-3 mesi prima. Le case più belle, soprattutto quelle con vista mare o in posizioni panoramiche, vanno a ruba. Fuori stagione avete il vantaggio di trovare tariffe migliori e una pace ancora più profonda.

Aspettatevi arredi semplici ma curati, spesso caminetto o stufa a legna e una cucina casereccia. Il Wi-Fi a volte è capriccioso, ma è parte del charme: qui ci si disconnette nel vero senso della parola!

Noi abbiamo soggiornato in due posti: l’Hotel Rural Natxiondo (Andres è stato veramente adorabile) e presso Casa Rural Errota-Barri (indimenticabile!).

Scegliere una casa rural è una scelta filosofica. È preferire il risveglio con il canto degli uccelli, una colazione a base di un cestino di ciliegie offerte dal vostro ospite e un ambiente rustico e semplice. Però fidatevi, se potete, optate per una casa rural: una scelta autentica che vi porterete come ricordo.

🚗 Viaggio on the road per i Paesi Baschi: da Bermeo a San Sebastián

Paesi Baschi

Bermeo

E arriviamo così a Bermeo: il cuore autentico della pesca basca. Perdetevi nel suo cascos viejo medievale con vicoli labirintici, visitate il Museo del Mare e il mercato mattutino traboccante di merluzzo fresco e, soprattutto, fate un giro di pintxos tra le sue cantine storiche. Assaggiate il “pintxo txakoli” e respirate l’anima marinara. Se però volete ancora godere di panorami a 360° su acantilados, porto e costa infinita, sali fino a Punta Erleko (Begiratokia). Tramonti dorati, zero ressa, perfetto per picnic romantico o foto epiche – un segreto per intenditori.

Mundaka

Proseguendo verso ovest, Mundaka ti accoglie con la sua leggendaria onda sinistra, considerata tra le migliori d’Europa: quando il mare ruggisce, surfisti da tutto il mondo vengono qui a sfidare l’Atlantico con i suoi 4km di onda! Ma se sei senza tavola, sali al mirador dell’Ermita de Santa Catalina: un balcone naturale sull’oceano con viste spettacolari su estuario e scogliere. Sabbia fine, atmosfera alternativa e tramonti da sogno. Cosa potresti chiedere di più?

Monumento al Gudari a Gernika con due figure bronzee e bandiera basca, nei Paesi Baschi
Il Monumento al Gudari nella piazza centrale di Gernika-Lumo.

Guernica

Dopo le emozioni delle spiagge di Bakio e l’energia di Mundaka, noi abbiamo deciso di fare una deviazione e visitare Gernika-Lumo: ti immerge nella profondità culturale e storica di questa terra. Vi farà apprezzare ancora di più la resilienza, l’orgoglio e la calda umanità che incontrerete nei villaggi successivi.

Lontana dalle spiagge selvagge e dai pittoreschi porticcioli, Guernica è il cuore pulsante dell’identità basca. Una città che il mondo conosce per il tragico bombardamento del 1937, immortalato nel capolavoro di Pablo Picasso, ma che per i baschi rappresenta da secoli il simbolo vivente delle loro libertà.

Se cercate solo cartoline da spiaggia, forse passerete oltre. Ma se volete capire veramente la cultura che state visitando, una sosta qui è imprescindibile.

Al centro di tutto c’è il Roble de Gernika, non un semplice albero ma il simbolo sacro delle libertà basche. Per secoli, i signori di Biscaglia giuravano fedeltà ai fueros (le leggi locali) sotto le sue fronde.

Oggi puoi visitare la Casa de Juntas de Gernika, il parlamento storico della Biscaglia, con la maestosa Sala de la Vidriera, un enorme mosaico che racconta la storia basca.

Merita una visita anche il Museo de la Paz de Gernika: l’approccio è molto personale e ti porta a chiederti come reagiresti di fronte all’ingiustizia. È un’esperienza toccante e necessaria.

Nella piazza del mercato troverai una grande ceramica che riproduce il celebre dipinto Guernica di Picasso, oggi esposto al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. In città, statue e murales richiamano i dettagli del dipinto, in un dialogo continuo tra la città e l’opera.

La vita a Guernica oggi è vivace e pacifica. La ricostruita Plaza del Mercado (dove avvenne il bombardamento) è il centro della vita sociale, con il Mercato del Lunedì e i numerosi bar che offrono ottimi pintxos.

Dopo la visita ai luoghi della memoria, è quasi un dovere morale sedersi, ordinare una sidra o un txakoli, e assaporare la vita che è rinata. È il miglior omaggio alla città.

Centro storico di Lekeitio con piazza, edifici storici e vita locale, nei Paesi Baschi
Scorcio del centro storico di Lekeitio, tra architettura tradizionale e atmosfera quotidiana.

Lekeitio

Lekeitio sembra un villaggio uscito da una cartolina, con case colorate che si specchiano nell’acqua. La Playa de Isuntza e la gotica Basilica dell’Assunzione che svetta fiera sono già un bel motivo per visitarla, ma volete sapere la sua magia? E’ l’isola di San Nicolás, che si può raggiungere a piedi con la bassa marea (controlla app o locals, hai massimo 3 ore di tempo). Un’esperienza unica! Raccogli cozze (un tempo si pescavano balene..), scatta foto epiche tra le onde, assaggia bakalao fresco nei chiringuitos: maree drammatiche, leggende di sirene e movida estiva – pura magia costiera!

📍 Una curiosità

Nel XVII secolo, i baschi erano tra i più grandi maestri della baleneria in Europa. Navigavano lontano, molto lontano, spingendosi regolarmente fino alle acque islandesi, dove cacciavano le balene e condividevano le stazioni costiere con la popolazione locale.

All’inizio, il rapporto era pacifico e commerciale: scambi, convivenza forzata dal clima e dalla fatica, una collaborazione dettata più dalla necessità che dalla fiducia.

Molte città della costa basca — come Lekeitio — devono proprio a quell’epoca la loro fortuna di porti: la balena non era solo una preda, ma una vera ricchezza.

Poi, nel novembre del 1615, tre navi basche provenienti dalla Gipuzkoa naufragarono lungo le coste dei Vestfirðir, i remoti Fiordi Occidentali islandesi, durante una violenta tempesta. Dei loro equipaggi, 32 marinai riuscirono a sopravvivere. Isolati, senza risorse e in un ambiente ostile, iniziarono a rubare bestiame per non morire di fame.

Il governatore locale danese, Ari Magnússon, approfittò del caos e della tensione ed emanò un decreto che autorizzava gli islandesi a uccidere, derubare o imprigionare gli “Spagnoli” — termine con cui all’epoca si indicavano indistintamente i baschi — senza alcuna conseguenza legale.

Ufficialmente per mantenere l’ordine. In realtà, anche per difendere il monopolio danese sulla caccia e sul commercio delle balene.

Quel decreto del 1615 non venne mai formalmente cancellato e rimase tecnicamente in vigore per quattro secoli, anche se non fu mai più applicato.

Solo nel 2015, a 400 anni di distanza, le autorità islandesi lo abrogarono ufficialmente, con un gesto simbolico di riconciliazione storica. Da allora — possiamo dirlo con un mezzo sorriso — in Islanda non è più permesso uccidere un basco. E sì, probabilmente oggi i baschi viaggiano un po’ più tranquilli.

Zumaia

Zumaia vi lascerà a bocca aperta con la sua costa del Flysch: strati rocciosi verticali alti 60 milioni di anni, erosi dal mare (vengono organizzate anche delle visite guidate). Se parcheggi al porto potrai percorrere il sentiero litoraneo tra faraglioni, calette segrete come Sakoneta per bagni selvaggi. Vedrai: fotograferai l’impossibile! Non dimenticarti anche la Ermita de San Elmo!

Getaria

Infine, Getaria, minuscolo borgo di pescatori noto per essere il paese natale dello stilista Cristóbal Balenciaga. Oltre al museo a lui dedicato, offre un delizioso porticciolo, vigneti di txakoli e un belvedere (il “Ratón de Getaria” o Cristo della collina) con vista 360° sulla costa frastagliata. Qui il piatto da provare è il pesce alla griglia, soprattutto la dorada, oltre al tradizionale bacalao al pil-pil nei ristoranti storici.

Panorama della Playa de la Concha a San Sebastián con la baia e il lungomare, nei Paesi Baschi
La baia di Playa de la Concha sotto il cielo atlantico di San Sebastián.

San Sebastián (Donostia): Dove l’Eleganza Incontra l’Oceano

San Sebastián non è solo una città dei Paesi Baschi. È una sensazione. È l’eleganza Belle Époque che convive con l’energia surfista, l’odore dell’aria salmastra che si mescola al profumo degli pintxos e del cibo gourmet, il suono delle onde sulla Concha che incontrano iltramonto. E’ definita una delle capitali gastronomiche d’Europa e si ritiene abbia una delle spiagge urbane più belle del mondo.

Se cercate solo una lista di monumenti, forse vi deluderà. Ma se volete vivere un’esperienza totale di eleganza, buon cibo e atmosfera unica, preparatevi a innamorarvi.

Parcheggiare a San Sebastián è molto complicato e costoso. La fortuna è che è abbastanza pianeggiante, quindi il mio suggerimento è parcheggiare fuori (noi abbiamo parcheggiato qui) e prendere le bike sharing (anche elettriche, se vuoi) per esplorare la città tramite l’app Dbizi (è necessario registrarsi e attivare l’account tramite l’app PBSC), dotata di piste ciclabili che ti permetteranno di vedere i posti più belli della città.

La prima cosa che incontrerai è la Playa de Ondarreta: il prolungamento occidentale della Concha. È un contesto più familiare, con un parco giochi direttamente sulla sabbia. È da qui che si ammira il must assoluto della spiaggia: il Peine del Viento. Camminando fino alla fine, infatti, troverete tre sculture d’acciaio di Eduardo Chillida conficcate nelle rocce, dove le onde esplodono nei giorni di tempesta. Dicono che il vento, soffiando in queste opere, generi dei suoni nuovi, quasi come voci.

Proseguendo verso San Sebastián, percorreremo il Paseo de La Concha, con la sua balaustra bianca iconica, che costeggia la Playa de la Concha: una baia a forma di conchiglia che hai visto in tutte le foto della città. Sabbia finissima, acque calme e la vista sull’Isla de Santa Clara. Di giorno puoi viverla per il bagno classico, mentre all’alba potrai vederla deserta e avvolta nella nebbia: una magia. Sul meraviglioso parco che si eleva sopra la baia si trova l’Ayuntamiento di San Sebastián, un palazzo molto bello e curato.

Da Playa de la Concha ci dirigiamo verso la Parte Vieja, ossia il cuore antico della città, che batte sotto i balconi fioriti, il luogo dove la storia basca si mischia al profumo di mare e al brusio dei bar.
È facile ridurla a una semplice “zona dei pintxos”, ma sarebbe un errore.

La Parte Vieja è un reticolo di stradine che si regge su tre arterie principali, tutte da percorrere a passo lento. La prima è Calle Mayor (Nagusia) insieme a Calle 31 de Agosto. Rappresentano l’asse centrale, il salotto “buono”. È ampia, piena di negozi tradizionali (dolci, souvenir di qualità, enoteche).

L’altra calle da non perdersi è Calle Fermín Calbetón: l’arteria dei pintxos. Il viavai è continuo, il brusio assordante, i banconi dei bar straripanti. È qui che sentirai l’adrenalina gastronomica.

Calle San Jerónimo invece rappresenta la zona più “resistente”, con negozi alternativi, librerie, botteghe artigiane e un’atmosfera più tranquilla e autentica.

Nel casco antiguo dovete assolutamente visitare alcuni luoghi che vi riporto di seguito:

  • Basilica di Santa María del Coro: La chiesa barocca della Parte Vieja, dedicata al patrono dei marinai. La facciata è un capolavoro scultoreo. Fermati a guardare il portale: racconta la vita di San Sebastián. Dentro, l’atmosfera è intima e solenne.
  • Iglesia de San Vicente: La più antica della città (XVI secolo), gotica e austera. Il contrasto con Santa María è forte. Entra per un attimo di silenzio.
  • Plaza de la Constitución: Chiamata “La Consti” da tutti. I numeri sui balconi non sono casuale: qui si tenevano le corride e indicavano i palchi. Oggi è il salotto all’aperto, piena di terrazze. Il bar Atari qui ha uno dei migliori angoli per osservare la vita.
  • Museo San Telmo: Non saltarlo! Questo museo è una sorpresa. È un antico convento con un’estensione moderna avveniristica. Ti racconta la storia e la cultura basca in modo coinvolgente. Una pausa culturale gratuita perfetta tra un pintxo e l’altro.

Inoltre, visita il Mercato de la Bretxa. E’ un mercato moderno nell’estetica ma mantienel’anima autentica, dove i donostiarras fanno la spesa. Profumi, colori, pesce freschissimo.

Prima di lasciare la città dovete assolutamente visitare Playa de la Zurriola e il quartiere Gros, l’anima Hipster di San Sebastian. L’atmosfera è rilassata, urbana, cool. Qui si trova il Kursaal (l’avveniristico palazzo dei congressi), ma soprattutto case popolari ristrutturate, negozi di design, studi di tatuatori e bar con arredi ricercati.

Se volete approfittare della zona e farvi delle passeggiate poco impegnative salie sul Monte Urgull. E’ una passeggiata facile e ombreggiata (30-40 min) partendo dalla Parte Vieja. In cima, il Castello de la Mota e il Cristo ti regalano la vista a 360° più bella sulla città. Vedrai tutta la Concha dall’alto. Nei giorni di sole è qualcosa di imprescindibile.

Un’altra camminata interessante è quella del Monte Igueldo. Qui puoi prendere il vecchio trenino del Funicular a cremagliera (è un’attrazione in sé). In cima, un parco giochi vintage e, soprattutto, il mirador che offre la foto iconica di tutta la baia. Il biglietto si può acquistare solo fisicamente alle casse e include il parco.

San Sebastián non è completa senza aver vissuto le sue spiagge, la Parte Vieja per l’esperienza classica e culinaria, Gros per capire dove e come vivono i donostiarras di oggi e i suoi monti per ricontestualizzare tutto e guardala dall’alto.

a con piatti già pronti e dovrete “lottare” per accaparrarveli tra i numerosi clienti. Ti scriveranno sulla tovaglia i prezzi di ciascun piatto mangiato e alla fine faranno la somma per darti la quenta!

La valigia furba

Viaggiare nei Paesi Baschi significa accettare una piccola verità: il meteo qui è parte dell’avventura. Sole, vento e pioggia possono alternarsi in poche ore, e la tua valigia deve essere pronta a tutto.

La strategia vincente è quella degli strati. Sopra una t-shirt, porta sempre una felpa e, soprattutto, una giacca impermeabile e antivento – sarà il tuo oggetto più utile. Anche d’estate, il vento atlantico può essere tagliente, quindi una sciarpa leggera o uno scaldacollo non sono mai di troppo.

Scegli scarpe pratiche: servono scarponcini comodi per i sentieri costieri, ma anche un paio di scarpette da scoglio per le spiagge rocciose più insidiose. E metti in valigia il costume e un telo leggero (questo l’ho comprato per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare): l’Atlantico è freddo, ma la tentazione di un tuffo eroico o di una passeggiata con i piedi nell’acqua è sempre in agguato.

Non farti ingannare dalla brezza fresca: il sole può scottare. Cappello e crema solare ad alta protezione sono essenziali.

Per la sera, basta un solo capo più curato per adattarti all’eleganza discreta di San Sebastián.

Quasi dimenticavo: un ombrello resistente al vento. Io ho questo della Samsonite e ha resistito a 2 giorni di pioggia, ma una ragazza di Bilbao me ne ha consigliato uno della Lendoo , che lei aveva e sembrava molto resistente.

Completa il tutto con un minimo di tecnologia utile — mappe offline e un’app meteo da controllare spesso — possono davvero aiutarti. Io, come sempre, ho portato il mio power bank. Può sembrare un dettaglio, ma rende le giornate molto più semplici, soprattutto se si ha il navigatore acceso per orientarsi nei sentieri e si vogliono immortalare in fotografia tutti gli angoli e i momenti più belli del viaggio. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.

E con questa valigia sarai pronto a goderti i Paesi Baschi senza stress, adattandoti al ritmo di questo mondo unico.


E così, tra le curve della costa, il profumo del mare e l’odore invitante dei pintxos, il nostro viaggio nei Paesi Baschi volge al termine. Ma un viaggio qui, lo capisci presto, non finisce davvero quando sali sull’aereo di ritorno.

Quello che porti a casa è qualcosa di più di foto e souvenir. È la sensazione vivida di aver scoperto un angolo d’Europa che gioca con le sue regole. Un luogo che non ha bisogno di urlare per farsi notare, perché la sua forza sta nella storia, nella lingua che suona come un canto antico, nel cibo che è un’arte quotidiana e nella natura che non è mai solo sfondo, ma protagonista assoluta.

Viaggiare qui non è stata una semplice vacanza. È stato un incontro. Con una cultura fiera che ha scelto di aprirsi al mondo senza tradire se stessa. Con una gastronomia che ti racconta il territorio in ogni boccone. Con persone il cui orgoglio non è ostentazione, ma una quieta e profonda certezza di appartenenza.

Del resto, la vera ricchezza di un viaggio spesso sta proprio in quelle mete che, a prima vista, non sembrano “facili” e poi ti regalano un nuovo mondo.

Quindi, se questo racconto ti ha fatto sognare, prendilo come un invito ad uscire dai binari e a cercare il vero, in ogni luogo, senza pregiudizi.

Euskal Herria, eskerrik asko. Torneremo.

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