San Juan de Gaztelugatxe
Partiamo da una cosa pratica: se stai organizzando il tuo viaggio nei Paesi Baschi molto probabilmente San Juan de Gaztelugatxe (in basco Gaztelugatxeko Doniene) è uno dei posti e delle foto che ti saranno comparse più frequentemente.
San Juan de Gaztelugatxe è effettivamente uno dei luoghi più magici e fotografati dei Paesi Baschi e dell’intera costa cantabrica. E’ un’esperienza che unisce natura, storia, spiritualità e cultura popolare.
Questo scoglio inespugnabile, un isolotto di roccia collegato alla costa da un ponte e una scalinata, sospeso tra oceano e vento, è stato fortezza, rifugio di pirati, luogo di pellegrinaggio e, più recentemente, il set di Rocadragón nella famosa serie Il Trono di Spade , che, purtroppo o per fortuna, l’ha reso ancora più visitato.
Si trova a circa un’ora da San Sebastiàn e da Bilbao, ed è uno di quei posti che, appena lo vedi, capisci subito perché è diventato iconico.
Ecco alcuni consigli pratici per vivere San Juan de Gaztelugatxe appieno. Sono semplici ma posso aiutarti a risparmiare tempo, denaro e qualche frustrazione. Quindi, ricordati che:
- L’accesso all’area naturale di San Juan de Gaztelugatxe è gratuito, ma in alta stagione (e in molte date festive) è obbligatoria una prenotazione online con controllo degli accessi, introdotta per limitare il numero giornaliero di visitatori. In inverno o con mareggiata possono esserci chiusure temporanee per sicurezza. Se il meteo è cattivo, valuta di rimandare (è un posto esposto).
- Il biglietto di accesso ha di solito un orario preciso di entrata alla zona, ma non comprende parcheggio né servizi extra. Mi hanno detto che, ad ogni ora esatta (per esempio alle 14:00 in punto), vengono messi a disposizione alcuni accessi in loco, ma non è affatto semplice riuscire ad ottenerli.
- In estate (da inizio giugno a inizio settembre, date variabili ogni anno) esiste una linea di autobus diretta da Bilbao e da San Sebastiàn, che porta fino alla fermata più vicina all’ingresso dell’area; il viaggio dura circa 1 h–1 h 15.
- Nel resto dell’anno non c’è bus diretto, quindi l’auto diventa la soluzione più comoda. Ci sono 3 parcheggi di cui 2 gratuiti a circa 1,5km dall’ingresso. Sono molto comodit, ma i posti non sono infiniti (si parla di circa 250 complessivi nelle aree indicate) e nelle ore centrali può essere pieno: indicativamente 10:00–16:00 è la fascia più critica.
- Molti escursionisti preferiscono lasciare l’auto o scendere dall’autobus a Bakio o Bermeo e raggiungere Gaztelugatxe a piedi tramite sentieri costieri ben segnalati, con viste spettacolari sul mare Cantabrico. Se riuscite, io vi consiglio spudoratamente questa opzione!
- Esistono tantissime agenzie locali che organizzano escursioni, alcune con guida. In estate vengono spesso organizzate gite in barca che mostrano l’isolotto dal mare (ma senza accedervi). Sinceramente le trovo un po’ troppo care, visto che San Juan de Gaztelugatxe è veramente facile da raggiungere autonomamente.

Un po’ di storia (o di leggenda) su San Juan de Gaztelugatxe
San Juan de Gaztelugatxe, spesso chiamato anche Gaztelugatxe o “Castello delle Rocce” in basco, è un gioiello della costa di Bizkaia: accessibile tramite una scalinata di oltre 200 gradini ripidi, porta all’antica ermita di San Giovanni Battista.
Le origini di Gaztelugatxe risalgono al IX secolo, quando il re Alfonso III ordinò la costruzione di un’ermita per ringraziare San Giovanni Battista di aver protetto la flotta asturiana da una tempesta. Si ritiene che qui esistesse già una costruzione intorno al IX secolo; nel tempo il luogo ebbe anche ruoli religiosi e difensivi. Nel Medioevo, infatti, divenne una fortezza difensiva (il nome “Gaztelu-aitz” significa esattamente “roccia del castello” in basco, riflettendo il suo ruolo difensivo) contro pirati normanni e corsari, subendo multi assedi e incendi.
L’episodio più famoso avvenne nel 1334, quando il re di Castiglia, Alfonso XI, assediò lo scoglio per oltre un mese. La resistenza di appena sette cavalieri al comando di Juan Núñez de Lara, signore di Biscaglia, costrinse il monarca a ritirarsi umiliato.
Ma San Juan non vide solo battaglie medievali. Nel 1596, le truppe del pirata inglese Sir Francis Drake saccheggiarono l’eremo, portando via tutto ciò che aveva valore.
Anni dopo, durante una guerra con la Francia, quattordici navi ugonotte gettarono l’eremita dalla scogliera. L’eremo che vediamo oggi non è quello originale: venne ricostruito nel 1886 dopo aver subito gravi danni.
Però, la leggenda più affascinante e che ti racconteranno più spesso narra che San Giovanni Battista, sbarcato a Bermeo, raggiunse l’isolotto in tre passi giganti.
Le impronte dei suoi passi sono venerate in tre punti:
- Sotto l’arco di San Giovanni a Bermeo.
- Ai piedi dello scoglio, prima di iniziare la salita.
- Sull’ultimo gradino, dove c’è anche un’iscrizione incisa nella pietra.
Lungo il sentiero si vedono ancora le sue “orme” incise nella roccia.
Anticamente San Juan de Gaztelugatxe era un centro di pellegrinaggio dove si praticavano rituali di medicina popolare: le donne che desideravano diventare madri lasciavano indumenti da bambino, chi soffriva di emicrania conficcava forcine o lasciava txapelas (baschi), chi aveva problemi di deambulazione poneva il piede nelle orme e i balbuzienti offrivano monete.
Cosa vedere a San Juan de Gaztelugatxe
L’esperienza inizia già dal parcheggio. Qui partono i sentieri (più graduali e piacevoli) o la pista diretta che ti porta all’accesso al ponte. Se hai tempo, approfitta dei sentieri ricchi di vegetazione con scorci inaspettati sul mare e su Gaztelugatxe. A prescindere dalla meta, la vista varrà la pena!
Prima di poter accedere al complesso monumentale, dovrai mostrare la tua prenotazione. L’ingresso infatti è chiuso da un varco con degli addetti ai controlli. Come vi raccomandavo, organizzatevi in tempo e prenotate on line, soprattutto in estate. C’è anche un’audioguida gratuita molto interessante da scaricare, che ti accompagna tra i 2 principali sentieri d’accesso. Approfittatene, è fatta molto bene!
Negli ultimi mesi si è parlato di accessi “illegali” promossi sui social. Per favore evitateli! Oltre a essere pericolosi, rovinano un’area delicata.
Qui i padroni sono i cormorani e i gabbiani, che nidificano al sicuro dai predatori. Ma l’uccello più speciale è il paíño europeo. Di un intenso colore nero con una fascia bianca, è il più piccolo tra gli uccelli marini. Ed è molto difficile da vedere, perché trascorre la maggior parte della sua vita in alto mare.
Il paíño torna sulla terraferma solo durante il periodo della riproduzione e quando si avvicina una tempesta. La sua presenza, infatti, annuncia il maltempo. Per questo in euskera viene chiamato Ekaitz Txori Txikia, che tradotto letteralmente significa il piccolo uccello della tempesta.
Non è l’unica specie particolare che abita le scogliere di Gaztelugatxe. Questo luogo è anche un rifugio per la armeria euscadiensis, una piccola pianta della famiglia del garofano che in primavera offre delicati fiori rosa. Una rarità, perché non è affatto semplice crescere in un ambiente simile, adattandosi a condizioni così rigide come il vento forte, l’aria salmastra e suoli rocciosi quasi privi di substrato.
L’armeria euscadiensis condivide questo spazio con felci, ginestre e brughiere. E con gli olivastri, gli ulivi selvatici che si distinguono sparsi sull’isola di Aketxe. Non esistono ulivi così a nord nella penisola iberica. Quelli di Aketxe resistono come una testimonianza di un’epoca in cui il clima qui era molto più mite di quello attuale.

Il ponte e i 241 gradini
Una volta superato il cancelletto, i primi passi sono su terra battuta, poi appare il ponte. Due arcate perfette, levigate da secoli di vento, pioggia e passi. La pietra è scura, quasi nera dove incontra il mare, mentre è più chiara dove i piedi dei pellegrini l’hanno consumata.
Non farti fregare dalla fretta di arrivare in cima. Come sempre è il viaggio che fa la differenza.
Fermati a metà. Sotto di te vedrai un’acqua verde smeraldo, poi improvvisamente blu profondo. Ho provato a fare mille foto, ma nessuna è riuscita a restituirmi quello che ho visto e provato in quel momento.
Oltre il ponte, ti aspetta la salita.. un sentiero serpeggiante di 241 gradini (alcune fonti antiche menzionano 232 o 300, ma oggi il numero certo è 241) che superano 80 metri di dislivello.
Sarà scoraggiante, ma raggiungere l’eremo deve essere un piccolo rituale.
Ad ogni modo, non chiamarli semplicemente “scale”. Sono gradini irregolari, alcuni alti, altri bassi, consumati al centro dall’usura di milioni di passi. Sono umidi di salsedine, a volte scivolosi (fai attenzione!). Il corrimano di legno in alcuni tratti è liscio, in altri ruvido e scheggiato. Ti da proprio l’idea di ciò che San Juan de Gaztelugatxe ha vissuto nel secoli.
Più sali e più il mondo come lo conosci si allontana.
Il primo tratto è il più duro. Le mie gambe hanno iniziato a protestare presto. Poi, misteriosamente, ho trovato il ritmo. Più sali, più capirai perché questo luogo è stato sacro per mille anni.
Non dimenticarti di voltarti ogni tanto. La vista è un premio che cresce a ogni metro guadagnato. Sei circondato dalla costa, dalle scogliere, dal mare, dal vento.
A metà salita, troverai un piccolo altare nella roccia. Un’immagine di San Giovanni, consunta dal tempo, davanti fiori freschi. Qualcuno, passato prima di te, avrà lasciato un pensiero, una preghiera, un desiderio. Puoi fare altrettanto.
Poi prosegui, fino ad arrivare all’ultimo gradino..che è diverso dagli altri. È più basso, più consumato. Se guardi bene troverai un’incisione appena accennata. È l’impronta del piede di San Giovanni. Uno dei suoi famosi tre passi. Appoggia il piede sullo stesso punto.. si dice che guarisca da parecchi problemi! Non sei credente? Non importa.. dicono che tentar non nuoce!
L’eremo di San Juan de Gaztelugatxe
Forse ti stupirai ma, arrivati in cima, probabilmente l’eremo ti deluderà. E’ piccolo, quasi intimo. Pietra scura, un tetto a due falde, una croce di ferro.
Dentro è molto semplice, c’è profumo di incenso e di umidità, di legno vecchio e di cera. Qualche banco, poche statue e San Giovanni Battista che ti accoglie.
Fuori, accanto all’ingresso, la campana. Qui devi rispettare assolutamente la tradizione: falle fare tre rintocchi. Mentre suoni, esprimi un desiderio: tutti lo fanno..anche chi dice di non credere ai desideri.
San Giovanni Battista seppe proteggere da una tempesta del mare, e si dice che San Juan de Gaztelugatxe sappia proteggere dalle tempeste della vita.
Se hai la fortuna di essere qui al tramonto, mi hanno detto che il panorama diventa una tavolozza di colori impossibili: viola, arancio, rosa, blu notte. Deve essere veramente unico!

La discesa
Scendere è meno faticoso che salire, ma non più veloce. Ora puoi dedicarti ai dettagli: una conchiglia incastrata nella roccia, scritte sbiadite in basco, la scogliera e la costa che si aprono davanti a te.
E incontri chi sale. Hanno il fiatone, lo sguardo concentrato. Incoraggiali: “Ne vale la pena”. Ti ringrazieranno!
E alla fine, dopo circa 2 ore, che in realtà sono volate, riappare il ponte e con lui il ritorno alla realtà.
San Juan de Gaztelugatxe è una meta che non ci si può perdere se ci si trova nei Paesi Baschi. Arrivare organizzati, però, è fondamente.
Il sito è esposto al vento e alle condizioni del Cantabrico: anche in estate è prudente avere un indumento antivento o impermeabile leggero;
Non fati ingannare dal clima oceanico. Il sole è comunque forte in estate. Un cappello, degli occhiali da sole e una buona crema solare sono indispensabili.
La salita non sarà agevole, spesso inumidità dall’acqua e dalla nebbia che sale dal mare, quindi utilizzare un paio di scarpe comode, senza suola liscia e già collaudate, è fondamentale. Una borraccia riutilizzabile è un’ottima alleata, soprattutto se visiti San Juan ad agosto. Io ne ho comprata una pieghevole in silicone da Natura, ma ora non la vedo più sul sito. Comunque >qui<> ne trovi una simile, permette di ottimizzare lo spazio una volta utilizzata.
Se pensi di raggiungere il sito camminando sulle scogliere, non sottovalutare la tentazione di un bagno nelle acque del Cantabrico. Portati un costume, un >telo leggero<(questo l'ho comprato per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare, è comodo e occupa poco spazio), delle scarpette da scoglio e una borsa pratica per il costume bagnato.
Infine, anche se il clima è mite, conviene avere con sé una felpa o una sciarpa leggera, quando l’aria del mare si fa più intensa.
Piccoli oggetti come un power bank possono sembrare dettagli, ma rendono le giornate molto più semplici, soprattutto se si vogliono immortalare in fotografia tutti gli angoli e i momenti più belli della visita. A me hanno regalato >questo< e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.
Se posso darti un consiglio, non trasformare Gaztelugatxe in una tappa da “flag”.
Vivila anche pensando alle storie di pescatori che qui hanno chiesto protezione, di innamorati che hanno promesso fedeltà, di madri che hanno pregato per i figli in mare.
Gaztelugatxe è tutto questo: un luogo fisico che diventa spirituale, un pezzo di terra che sa di cielo..e di mare.
