Vista aerea di San Sebastián con la Baia della Concha, l’Isola di Santa Clara e il fiume Urumea

San Sebastián (Donostia): un viaggio nella signora dell’Atlantico tra mare, bellezza e gastronomia

Quando siamo arrivati a San Sebastián (Donostia in euskera), è stata davvero una sorpresa.

Non è ciò che vi aspettate da una città dei Paesi Baschi, non è ciò che vi aspettate dalla Spagna, e non è nemmeno ciò che immaginate da una località famosa per il surf.

Appena arrivate, la prima cosa che colpisce è la sua eleganza Belle Époque. Più che in Spagna, vi sembrerà quasi di essere in Francia: palazzi bellissimi, aiuole fiorite, caffetterie eleganti e negozi chic. Tutto appare ordinato, raffinato, misurato.

Poi, però, iniziate a dedicarle tempo. E scoprite che questa eleganza convive perfettamente con l’energia surfista, con l’odore dell’aria salmastra e con il rumore delle onde che si infrangono sulla Concha mentre il sole tramonta sull’Atlantico. Scoprite che a tutto questo si mescola il profumo dei pintxos, delle cheesecake considerate tra le migliori al mondo, e di una concentrazione impressionante di ristoranti stellati: uno dei numeri più alti di ristoranti Michelin per metro quadrato al mondo.

Se cercate “cose assolutamente da non perdere nei Paesi Baschi” pensando a una lista di attrazioni monumentali, forse San Sebastián vi deluderà. Non ci sono grandi musei iconici come a Bilbao, né chiese ricche di storia e bellezza come a Siviglia, né palazzi indimenticabili come a Madrid.

Ma se cercate eleganza, atmosfera e autenticità, preparatevi a innamorarvi di una città dalla storia travagliata e da una bellezza d’altri tempi.

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Ecco alcuni consigli pratici che spero vi permettano di organizzare al meglio il vostro soggiorno a San Sebastián e di vivere la città con un ritmo più vicino a quello dei donostiarri.

Come arrivare a San Sebastián

  • In aereo: l’ aeroporto di Bilbao è spesso la soluzione più pratica per chi arriva dall’Europa, grazie a un’offerta di voli decisamente ampia. Da qui partono autobus diretti per San Sebastián, con un viaggio di circa 1 ora e 15–30 minuti, a seconda del traffico. Gli autobus arrivano alla stazione Donostia Geltokia, situata sotto la stazione ferroviaria di Atotxa. Vi consiglio di acquistare il biglietto in anticipo sul sito ufficiale di Avanza Gipuzkoa , soprattutto nei fine settimana e durante l’estate. San Sebastián dispone in realtà di un proprio aeroporto , situato a circa 20 chilometri dal centro. È un aeroporto piccolo e comodo, ben collegato con le principali città spagnole, ma con un numero limitato di voli europei. Per raggiungere Donostia potete prendere gli autobus Lurraldebus, che collegano l’aeroporto al centro città. Linee e frequenze cambiano secondo il periodo dell’anno, quindi controllate sempre il sito ufficiale di Lurraldebus prima della partenza. Un’altra alternativa è l’aeroporto di Biarritz, soprattutto se trovate un volo conveniente. I collegamenti diretti con Donostia sono però meno frequenti e possono variare in base alla stagione. Prima di prenotare, controllate orari, prezzi e fermate sui siti di ALSA e FlixBus. Per trovare i voli e le tariffe migliori, io uso Google Flights: permette di confrontare i prezzi su più date e individuare la combinazione più conveniente.
  • In auto: è la soluzione più semplice, ma parcheggiare in centro può essere costoso e poco pratico. San Sebastián dispone di parcheggi sotterranei a pagamento, aree di sosta regolamentata, chiamate OTA, e alcuni parcheggi di interscambio collegati al centro tramite autobus urbani. Dato che la città si visita molto meglio a piedi o in bicicletta, ed è anche piuttosto pianeggiante, il mio consiglio è di parcheggiare fuori — noi abbiamo parcheggiato qui — e poi affidarvi al servizio pubblico di bike sharing, che offre sia biciclette tradizionali sia elettriche. Trovate tutti i dettagli nel paragrafo dedicato più sotto.
  • In treno: la stazione principale è Donostia–San Sebastián/Atotxa, servita dai treni Renfe. È collegata alla stazione degli autobus e si trova a pochi minuti a piedi dal centro. Renfe offre collegamenti a lunga percorrenza con Madrid e altre città spagnole. Durata e frequenza variano in base alla tratta, quindi controllate orari e biglietti sul sito ufficiale di Renfe . I treni Euskotren collegano invece San Sebastián con numerose località della costa basca, come Zarautz, Zumaia, Pasaia, Irún e Hendaye, oltre che con Bilbao. La stazione di riferimento è Amara-Donostia. Potete consultare orari e biglietti sul sito ufficiale di Euskotren . Per cercare le alternative ferroviarie più convenienti io uso sempre Trainline e Trainpal.
  • In pullman: la stazione degli autobus Donostia Geltokia si trova in Paseo Federico García Lorca 1, sotto la stazione ferroviaria di Atotxa. Da qui partono e arrivano autobus regionali e a lunga percorrenza diretti, tra le altre destinazioni, a Bilbao, Vitoria-Gasteiz, Pamplona, Madrid e Barcellona. Per i collegamenti regionali controllate Lurraldebus; per quelli nazionali verificate anche i siti delle singole compagnie, come ALSA e Avanza.

Come muoversi a San Sebastián

  • A piedi: San Sebastián è una città relativamente compatta e molte delle zone più interessanti si raggiungono facilmente a piedi. La Parte Vieja, il Centro, la baia della Concha e Gros sono vicini tra loro. Per una prima visita, camminare è spesso il modo migliore per cogliere l’atmosfera della città, fermarsi nei mercati, entrare nei bar e scoprire le strade meno turistiche.
  • In autobus urbano: è un’alternativa comoda, soprattutto per raggiungere zone più lontane come il Peine del Viento, il Monte Igueldo, Amara, Anoeta o i quartieri collinari come Miraconcha. Potete consultare linee, fermate e orari sul sito ufficiale di Dbus oppure tramite l’app Donostia Transport (disponibile sia per Android sia per Apple ). Se pensate di usare spesso i mezzi pubblici, può valere la pena verificare le condizioni della San Sebastián Card , che può includere corse sui mezzi e sconti su alcune attrazioni. Prima di acquistarla, confrontate il costo con il numero di spostamenti che pensate realmente di fare.
  • In bicicletta: è la modalità che preferisco. San Sebastián dispone di una rete estesa di piste ciclabili, chiamate in basco bidegorri, che collegano il Centro, Gros, Amara, l’Antiguo, le spiagge e diversi quartieri residenziali. Gran parte degli itinerari turistici principali è pianeggiante e può essere percorsa anche da chi non è particolarmente allenato. Potete utilizzare il servizio pubblico di bike sharing dBizi, che offre biciclette tradizionali ed elettriche. La bicicletta elettrica è particolarmente utile se volete raggiungere i quartieri collinari o percorrere itinerari più lunghi. Per utilizzare il servizio dovete scaricare l’app PBSC ( versione Android oppure versione Apple ). Dopo aver creato un account, dovrete scegliere uno degli abbonamenti disponibili e accedere al servizio dBizi. È previsto anche un abbonamento occasionale, pensato per chi rimane in città solo per un periodo breve. L’app mostra anche le piste ciclabili esistenti, permettendovi di raggiungere i luoghi più interessanti senza troppa fatica. Le biciclette devono essere prelevate e restituite nelle stazioni dBizi. Prima di partire, controllate quindi sull’app che siano disponibili biciclette nella stazione di partenza e posti liberi in quella di arrivo.

Come organizzare la visita a San Sebastián

  • I ristoranti servono normalmente il pranzo tra le 13:30 e le 15:30 e la cena indicativamente tra le 20:00 e le 22:30. Arrivare alle 18:30 aspettandosi una cena completa può significare trovare la cucina ancora chiusa.
  • I bar servono invece pintxos generalmente dalla tarda mattinata fino a sera, ma l’atmosfera cambia molto in base all’orario. Per un’esperienza più autentica, provate ad andare tra le 12:30 e le 14:00, prima di pranzo, oppure tra le 19:30 e le 21:00, prima di cena. Se volete evitare la folla, anticipate leggermente: verso le 12:00 oppure tra le 19:00 e le 19:30.
  • I pintxos freddi sono spesso esposti sul bancone, mentre quelli caldi si ordinano al personale. Il modo tradizionale di andare a pintxos consiste nel prendere uno o due pintxos e una bevanda in ogni locale, per poi spostarsi in un altro bar.
  • Alcuni ristoranti, mercati e bar osservano il lunedì come giorno di chiusura, mentre altri chiudono la domenica sera o in un altro giorno della settimana. Se avete un locale preciso in mente, controllate sempre gli orari aggiornati.
  • Per i ristoranti più conosciuti, le sidrerie e i locali con menu degustazione è consigliabile prenotare con largo anticipo. Nei bar di pintxos normalmente non si prenota e si mangia spesso in piedi, anche se alcuni locali dispongono di tavoli o di una zona ristorante separata.
  • I mercati chiudono generalmente intorno alle 14:00, quindi organizzatevi per tempo se volete fare acquisti o mangiare al loro interno.
  • Per visitare la città esistono tantissimi tour organizzati. Io verifico sempre su siti come GetYourGuide o Civitatis eventuali disponibilità.
  • Prima di fare il bagno, soprattutto alla Concha, considerate l’andamento delle maree. Con l’alta marea, una parte consistente della spiaggia può scomparire.
  • La giornata a San Sebastián inizia generalmente intorno alle 10:00. Non è quindi necessario svegliarsi troppo presto se volete trovare negozi aperti, persone per strada e, più in generale, vivere l’atmosfera cittadina.
  • Alzatevi però presto almeno una mattina. Tra le 8:00 e le 9:30 il Paseo de la Concha è molto più tranquillo. Vedrete persone che corrono, nuotano o portano a passeggio il cane e potrete godervi la baia senza la folla delle ore centrali. È anche uno dei momenti migliori per scattare fotografie.

Quando andare a San Sebastián

  • San Sebastián può essere visitata durante tutto l’anno, ma il periodo migliore dipende soprattutto dal tipo di viaggio che avete in mente. Il clima è oceanico, con temperature generalmente miti e una certa variabilità: anche in estate una giornata luminosa può lasciare improvvisamente spazio alle nuvole o alla pioggia.
  • Tra maggio e giugno la città è particolarmente piacevole. Le giornate sono lunghe, le temperature permettono di camminare senza soffrire il caldo e l’atmosfera è più tranquilla rispetto ai mesi centrali dell’estate. È probabilmente il periodo che sceglierei per scoprire con calma i quartieri, salire sui monti che circondano la baia e fermarmi nei bar di pintxos senza trovare la città troppo affollata.
  • Luglio e agosto sono i mesi più vivaci e frequentati. Le temperature restano generalmente gradevoli e, nelle giornate più belle, è possibile godersi le spiagge della Concha, di Ondarreta e della Zurriola. Agosto, però, coincide anche con la Semana Grande e con uno dei momenti di maggiore affluenza: l’atmosfera è festosa, ma gli alloggi costano di più e nei locali più conosciuti può esserci molta gente.
  • Settembre è un’altra ottima scelta. La città conserva ancora un’atmosfera estiva, il mare può essere piacevole e gli eventi legati alla cultura basca e alle regate delle traineras rendono questo periodo particolarmente interessante. Con il passare delle settimane, inoltre, le presenze iniziano gradualmente a diminuire.
  • L’autunno e l’inverno mostrano una San Sebastián più tranquilla, autentica e spesso spettacolare, soprattutto quando le onde si infrangono con forza sul lungomare. Bisogna però mettere in conto giornate più corte, vento e piogge frequenti. Un momento molto particolare è il 20 gennaio, quando la città celebra la Tamborrada: un’esperienza coinvolgente, ma per la quale conviene prenotare l’alloggio con largo anticipo.

  • Qualunque sia il periodo scelto, portate sempre con voi una giacca impermeabile leggera. A San Sebastián la pioggia non è necessariamente un motivo per cambiare programma: fa parte del carattere della città e, spesso, basta aspettare un po’ perché il tempo cambi di nuovo.
Passaggio in pietra nelle antiche fortificazioni del Monte Urgull a San Sebastián
Uno dei passaggi in pietra che attraversano le fortificazioni storiche del Monte Urgull.

Un po’ di storia su San Sebastián

Fin dall’antichità, come per gran parte dei Paesi Baschi, a San Sebastián sono stati il mare, il fiume Urumea, le colline protettive di Urgull e Igueldo e le zone umide costiere a favorire la presenza di insediamenti e villaggi, dediti soprattutto alla pesca, alla raccolta e alla caccia.

Le prime testimonianze umane nell’area risalgono addirittura al Paleolitico, tra 20.000 e 10.000 anni fa, come dimostrano i reperti delle grotte di Altxerri ed Ekain, non lontane da San Sebastián, che conservano incisioni e pitture rupestri oggi patrimonio UNESCO dell’arte rupestre.

Da qui in poi, però, le fonti si fanno rarissime. Ho cercato a lungo, in rete e persino in biblioteca, ma per i millenni successivi al Paleolitico non sono riuscita a trovare quasi nulla di specifico su quest’area: nessun insediamento rilevante se non un piccolo insediamento romano, nessuna testimonianza diretta, se non cartine generiche e descrizioni vaghe di un territorio rimasto ai margini della grande Storia.

Anche per il periodo romano, visigoto o islamico – che in Spagna hanno avuto un impatto fortissimo – qui mancano tracce urbane importanti: le grandi arterie e i centri di potere di questi popoli si concentravano più all’interno, intorno a Pompaelo, l’odierna Pamplona, mentre la costa basca restava ai margini delle direttrici principali. Questo non significa necessariamente che la zona fosse isolata — è plausibile immaginare rotte costiere e piccoli scambi commerciali che la collegavano al resto della Spagna — ma è onesto dirvi che, sulla base delle fonti che ho trovato, qui non emerse mai un vero e proprio centro urbano, romano o di altro tipo, e la documentazione resta silenziosa per secoli.

Proprio questa quasi assenza di popoli così fortemente connotati culturalmente è stata probabilmente uno dei vantaggi che ha permesso alla società basca autoctona di consolidarsi senza troppe interferenze esterne.

Infatti, nonostante questo “vuoto” storico, la popolazione vascona di queste terre non scomparve mai: semplicemente non lasciò grandi monumenti né cronache. Visse in piccoli nuclei rurali e costieri, dedita alla pesca e all’agricoltura, organizzata secondo strutture territoriali proto-feudali legate ai valles locali — un tessuto sociale continuo, che resta invisibile agli storici finché non arriva la prima traccia scritta.

La prima traccia riguarda un monastero dedicato a San Sebastián, nell’area oggi conosciuta come San Sebastián el Antiguo, menzionato in documenti medievali.

L’insediamento stabile di cui abbiamo prove concrete, invece, si sviluppa poco distante da questo monastero, soprattutto grazie a una comunità di pescatori che sfrutta l’estuario del fiume Urumea e la protezione naturale del Monte Urgull per la pesca e persino per frutteti di mele destinati alla produzione di sidro. Le semplici case di legno si sviluppavano intorno ai monumenti religiosi (gli antenati di San Vincente e Santa Maria), dando vita al vero e proprio embrione della “città” che oggi conosciamo.

Questo piccolo villaggio vive per un po’ una vita tranquilla, ma si evolve progressivamente fino a diventare un pueblo fortificato del Regno di Navarra, destinato a controllare la costa e a proteggere un porto strategico, prezioso tanto dal punto di vista commerciale quanto militare.

Con la progressiva espansione infatti, nel 1180, Sancho VI di Navarra riconosce ufficialmente la città concedendole il fuero. Nella carta-puebla, il documento ufficiale con cui ai tempi si ufficializzava il diritto del fuero, si sancisce la nascita ufficiale della nuova “villa” e si decide, allo stesso tempo, che la nuova popolazione porti il nome di Sanctus Sebastianus (in latino), destinato a evolversi in castigliano come San Sebastián.

📍 Una curiosità

L’origine del nome basco della città, Donostia, è stata oggetto di dibattito tra storici e linguisti per secoli. Esistono quattro teorie principali che cercano di spiegarne la provenienza, ma una è considerata la più attendibile in ambito accademico.

La teoria più accreditata, resa celebre dal filologo Koldo Mitxelena, sostiene che Donostia sia il risultato di un’evoluzione fonetica del nome basco del santo patrono: Done Sebastiáne.

Il termine Done deriverebbe dal latino Domine, con il significato di “Signore” o “Santo”, e la sua evoluzione avrebbe seguito un processo graduale:

Done Sebastiáne → Donasebastiai → Donasastia → Donastia → Donostia

Questa ipotesi è rafforzata dalla presenza di forme simili in altri nomi baschi, come Donibane per San Giovanni, Doneztebe per Santo Stefano e Donejakue per San Giacomo.

Una seconda teoria, legata alla città romana di Ostia, propone che il nome possa significare “il signore che venne da Ostia”, poiché San Sebastiano sarebbe stato sepolto proprio in quella località. Secondo questa interpretazione, Don deriverebbe dal latino Domine, mentre Ostia farebbe riferimento alla città romana.

Una variante della stessa teoria suggerisce invece che il nome possa alludere alla foce del fiume Urumea, dato che in latino ostia può significare “porta” o “foce”.

La quarta teoria, più speculativa, collega il nome alla mitologia basca precristiana. Secondo questa ipotesi, Donostia deriverebbe dal dio basco Urtzi, chiamato anche Ostri, una divinità associata al cielo.

Il suo nome sarebbe presente anche nei termini baschi osteguna, giovedì, e ostirala, venerdì. In questa prospettiva, “Don Ostia” potrebbe essere interpretato come “San Urtzi”.

Con l’avanzata delle conquiste del regno cattolico di Castiglia, nel 1200 San Sebastián passa alla Corona di Castiglia: un cambio che ne rafforza il ruolo difensivo, spingendo ulteriormente la sua vocazione “militare” e quindi la nascita delle mura e delle fortificazioni. Per i mercanti donostiarra, in realtà, il passaggio sotto Castiglia si rivela vantaggioso: si passa dall’essere il porto di un piccolo regno in difficoltà, la Navarra, a servire da sbocco al mare per una monarchia castigliana assai più ricca ed espansiva.

Nei secoli successivi il porto vive di traffici concreti: lana castigliana esportata verso le Fiandre e l’Inghilterra, prodotti del Nord Europa in arrivo, e una solida tradizione cantieristica navale basca che rifornisce a lungo le flotte castigliane, comprese quelle impegnate contro inglesi, olandesi e francesi nel Golfo di Biscaglia. Inizia a svilupparsi su grande scala la caccia alla balena, che sarà per gli anni a venire una delle attività più lucrative — e più discusse — dei Paesi Baschi. Per secoli, insomma, la città vive di questa doppia identità: eccellenza marittima e commerciale e piazzaforte militare.

Nel gennaio 1489 un incendio — di origine accidentale, non un attacco nemico come talvolta si racconta — devasta la città medievale. Su raccomandazione della Corona, la ricostruzione privilegia da quel momento la pietra al posto del legno: un primo “reset” urbano, ben prima del celebre 1813 di cui vi parlerò tra poco.

Anche successivamente, tra il XVI e l’inizio del XVIII secolo, San Sebastián resta una piazzaforte contesa, la cui posizione strategica la rende un bersaglio ambito.

Dopo alcune invasioni con effetti già significativi sulla città, l’assedio vero e proprio arriva nel 1719, quando le truppe francesi del maresciallo duca di Berwick occupano la piazza durante la Guerra della Quadruplice Alleanza, innescata dalle mire espansionistiche dell’allora re Filippo V.

La città si prepara alla difesa, ma le sue fortificazioni si rivelano inadeguate a resistere all’artiglieria pesante. Il maresciallo francese, alla guida di circa 16.000 uomini, apre la campagna conquistando Irun, Fuenterrabía (Hondarribia) e la baia di Pasaia, per poi puntare su San Sebastián.

Il re Filippo V, invece di soccorrere la città, si ritira a Pamplona, lasciandola al suo destino.

Inizia così un intenso bombardamento dell’artiglieria francese. L’obiettivo non è tanto la città, quanto le sue difese: i colpi aprono delle brecce nella cinta muraria, in particolare sul lato orientale, vicino al fiume Urumea, in un punto che da allora è conosciuto come “La Brecha” — in realtà non si tratterebbe di una crepa, ma di un punto debole delle mura, soprattutto davanti alle nuove tecnologie militari.

Il vero spartiacque arriva il 31 agosto 1813. In questo giorno funesto, durante la Guerra d’Indipendenza spagnola, la città — occupata dai francesi — viene assediata e conquistata dalle truppe anglo-portoghesi. Scoppia un enorme incendio e San Sebastián viene devastata, in gran parte distrutta. Non fu solo una sconfitta militare: furono proprio le truppe alleate anglo-portoghesi, una volta prese le strade della città, a saccheggiarla, incendiarla e a commettere violenze sulla popolazione civile nei giorni successivi alla conquista. Il comandante britannico Wellington cercò a lungo, nei mesi seguenti, di scaricare la responsabilità dell’incendio sui francesi in ritirata, ma un’inchiesta locale dell’epoca raccolse testimonianze che puntavano chiaramente ai suoi stessi soldati.

È un trauma che i donostiarra ricordano ancora oggi con una cerimonia commemorativa ogni 31 agosto — segno di quanto quella ferita sia rimasta viva nella memoria collettiva della città.

La Calle 31 de Agosto, l’ex Calle de la Trinidad, è l’unica strada principale sopravvissuta, risparmiata dagli alleati per farne il proprio quartier generale. Il suo nome commemora esattamente quella data tragica.

I superstiti si riuniscono a Zubieta, un piccolo paesino rurale vicino alla città, e decidono di ricostruire Donostia quasi da zero.

Dopo la distruzione del 1813, San Sebastián si trova davanti a un bivio decisivo: ricostruire una città funzionale al commercio e al porto, oppure immaginare un centro più ordinato, rappresentativo ed elegante. La scelta non fu solo tecnica, ma anche politica e urbanistica, e coinvolse le autorità cittadine e i gruppi che avevano più peso nella rinascita di Donostia.

Secondo una tradizione molto diffusa, il progetto che puntava su una città più bella e attrattiva, capace di aprirsi a una vocazione residenziale e turistica, prevalse di un solo voto sull’idea rivale, quella di restare legata soprattutto alla funzione mercantile e militare.

È proprio da questa votazione che San Sebastián comincia, lentamente, a costruire l’immagine che oggi la contraddistingue: una città pensata non solo per essere vissuta, ma anche per essere ammirata.

Vista dell’Ensanche di San Sebastián con il Ponte María Cristina, la Cattedrale del Buen Pastor e il Monte Urgull
L’Ensanche di San Sebastián visto oltre il Ponte María Cristina, con la Cattedrale del Buen Pastor e il Monte Urgull sullo sfondo.

La direzione dei lavori viene affidata all’architetto e ingegnere militare Pedro Manuel de Ugartemendía, che elabora già nel 1814 un primo progetto di ricostruzione abbastanza avanguardista per l’epoca. Il problema è che avrebbe richiesto una ridefinizione radicale dell’impianto urbano, con un grande spazio centrale di forma ottagonale, e soprattutto avrebbe richiesto di rivedere completamente le proprietà degli abitanti. I grandi proprietari, quindi, preferirono seguire il vecchio tracciato medievale, con solo qualche allineamento delle strade più tortuose: nasce così il nucleo che oggi conosciamo come Parte Vieja.

Con la fine delle guerre carliste a metà Ottocento, le mura perdono la loro funzione militare e diventano un freno allo sviluppo urbano. Nel 1863 arriva l’autorizzazione reale ad abbatterle — è il famoso “Ensanche”, l’Ampliamento — e i lavori di demolizione iniziano l’anno successivo, nel 1864, chiudendo per sempre il ruolo puramente militare della città. È uno degli eventi più importanti della storia moderna di San Sebastián: la città può finalmente espandersi verso la meravigliosa baia della Concha e verso sud.

📍 Una curiosità

Nel fervore della ricostruzione successiva al 1813, non mancarono idee radicali per ridisegnare il cuore della città, compresa l’ipotesi di creare nuovi spazi pubblici al posto di edifici ormai inglobati nel tessuto medievale.

La chiesa di San Vicente, addossata alle antiche mura, si trovò così al centro di un ampio processo di ripensamento urbano.

Fortunatamente, alla fine si decise di preservarla, permettendole di diventare uno dei simboli più riconoscibili della Parte Vieja.

È a questo punto — circa cinquant’anni dopo il grande incendio — che entrano in scena gli architetti che daranno a Donostia il suo volto ottocentesco: Antonio Cortázar firma il primo piano dell’Ensanche, avviato nel 1864-65, con quella maglia ortogonale ispirata ai boulevard parigini che riconoscerete passeggiando in città ancora oggi; José Goicoa ne cura le fasi successive, tra gli anni Ottanta dell’Ottocento, portando l’espansione fino alla calle Easo.

In parallelo, il porto commerciale “pesante” si sposta progressivamente su Pasajes (Pasaia), verso il confine con la Francia, che diventa lo scalo principale della zona, mentre San Sebastián può concentrarsi finalmente sulla propria trasformazione urbana.

Questo nuovo volto, in stile Belle Époque, comincia ad attirare visitatori aristocratici. Nel 1845, a soli 15 anni, la regina Isabella II — affetta da problemi cutanei, forse psoriasi, forse herpes: le fonti divergono — viene consigliata dai medici a praticare i cosiddetti bagni di onda, ossia l’immersione nelle fredde e mosse acque della Playa de la Concha, ritenute terapeutiche.

La presenza reale funge da volano e trasforma il piccolo centro costiero e peschereccio in una spiaggia di lusso, in una vera e propria stazione balneare della monarchia spagnola. Nascono le casetas de baño, le cabine su rotaie trainate da buoi per l’ingresso in acqua, e si diffondono i veranei aristocratici.

Pur non essendo letteralmente “la capitale estiva d’Europa” — titolo conteso anche dalle non lontane Biarritz e Deauville — Donostia diventa un hub europeo d’élite nel tardo Ottocento: grazie a Isabella II, certo, ma soprattutto grazie alla regina María Cristina, reggente dal 1885, che consolida San Sebastián come destinazione estiva reale.

Il rapporto tra la regina María Cristina d’Asburgo-Lorena e San Sebastián fu profondo fin da subito. La sua scelta di trascorrere le estati in città, a partire dal 1887, la trasformò in una delle mete più esclusive ed eleganti d’Europa, segnandone architettura e società.

La regina fu la figura chiave che trasformò San Sebastián in un luogo alla moda. Dopo la morte del marito, la reggenza e la salute cagionevole del giovane re Alfonso XIII la portarono a scegliere la città donostiarra ogni anno, per circa 40 anni, come meta delle sue estati, grazie alla salubrità dell’aria e dei bagni di mare. La sua fedeltà alla città, durata fino al 1929, attirò ogni estate la corte e l’aristocrazia, consolidando l’immagine di San Sebastián come enclave elegante e cosmopolita. La sua popolarità in città era tale che nel 1926 le fu conferito il titolo di Alcaldesa Honoraria (Sindaca Onoraria), fatto non da poco in una città basca.

La presenza della regina stimolò la costruzione di edifici che sono oggi simboli della città. Tra questi spiccano il Palazzo di Miramar, la residenza reale estiva in stile inglese affacciata sulla baia della Concha, l’Hotel María Cristina, a lei intitolato, e il Teatro Victoria Eugenia, dedicato alla nuora. Nel 1904 si decise di intitolarle anche il ponte in costruzione davanti alla Stazione del Nord, inaugurato nel 1905.

📍 Una curiosità

La famiglia reale del tempo ebbe un rapporto particolare con i Paesi Baschi.

Nonostante San Sebastián avesse reso omaggio anche a Victoria Eugenia di Battenberg, nuora di Maria Cristina, con il Teatro Victoria Eugenia —, le due regine avevano gusti molto diversi in fatto di villeggiatura.

María Cristina rimase sempre fedele a San Sebastián, mentre Victoria Eugenia preferiva trascorrere le estati a Santander, guadagnandosi il soprannome di “regina sardinera”.

Victoria Eugenia fu molto amata dai santanderini per la sua modernità e per il suo impegno in ambito sociale. L’affetto, del resto, sembra essere stato ricambiato: sua nipote, la regina Sofía, sostenne la realizzazione di un libro dedicato alla sua figura e, ancora oggi, a Santander esiste un forte desiderio di riscoprirne e valorizzarne la storia.

Nel frattempo, il lungomare si rafforza come spazio scenografico, e si moltiplicano palazzi e servizi in stile Belle Époque e Secondo Impero, fortemente influenzati dalla Francia.

A trainare la mondanità cittadina è il Gran Casino — oggi convertito in Municipio —, che richiama ospiti internazionali.

La concentrazione di inaugurazioni attorno al 1912 è impressionante: la Funicolare del Monte Igueldo, La Perla (che sostituisce un precedente stabilimento balneare di fine Ottocento), l’Hotel María Cristina e il Teatro Victoria Eugenia diventano le icone di questa Donostia-salotto balneare.

A potenziare questa vocazione mondana, nel 1921-22 viene inaugurato il Gran Kursaal, un grande complesso balneare e di intrattenimento che richiama ospiti internazionali e contribuisce a finanziare opere pubbliche come il Paseo Nuevo.

In questo clima, Donostia si afferma come una delle destinazioni più raffinate d’Europa, guadagnandosi l’immagine di “signora dell’Atlantico”, con un’identità urbana armoniosa, ordinata e fortemente scenografica.

Nel secondo Novecento, prima di consolidare la sua fama di città culturale e gastronomica, San Sebastián attraversa anche gli anni bui della Guerra Civile: il 12-13 settembre 1936 la città cade nelle mani delle truppe franchiste, dopo settimane di tensione e repressione. Nonostante il regime, negli anni successivi la città mantiene il suo ruolo borghese e turistico — un’identità che sopravvive al conflitto e che si consoliderà pienamente solo con il ritorno della democrazia.

San Sebastián consolida così la sua fama non solo come città elegante, ma anche come città culturale internazionale, grazie al Festival Internazionale del Cinema.

Parallelamente, rafforza la propria immagine di meta turistica e gastronomica. Oggi San Sebastián — contando l’intera area di Donostia-Gipuzkoa — detiene un record impressionante: 19 stelle Michelin distribuite in 11 ristoranti (dato aggiornato a luglio 2026), con tre ristoranti a tre stelle: Arzak, Akelarre, Martín Berasategui.

La dimensione surf e creativa, quella di Zurriola e Gros, per cui oggi la città è spesso conosciuta, è in realtà un fenomeno degli ultimi decenni, che ha aperto Donostia a un turismo più giovane e internazionale.

San Sebastián è il prodotto di una storia tipica dei Paesi Baschi: un disastro, l’incendio del 1813, diventa un’opportunità unica, quella di diventare una città di straordinaria bellezza. Il suo fascino nasce da un’alchimia tra geografia favorevole, un preciso momento storico irripetibile e una comunità che, ieri come oggi, ha scelto consapevolmente di rilanciare il proprio futuro partendo dalla bellezza.

Addentriamoci ora in questa pienezza estetica, emotiva e sensoriale. Preparatevi a una sensazione sottile, che vi porterà a pensare di aver incontrato, senza saperlo, una delle cittadine più belle d’Europa.

Porto di San Sebastián visto attraverso la ringhiera metallica del lungomare
Il porto di San Sebastián, incorniciato dal motivo circolare della ringhiera.

Cosa vedere a San Sebastiàn

Prima di iniziare il nostro viaggio alla scoperta di San Sebastián, dovete prepararvi a una città dai mille volti: la Parte Vieja, più tradizionale e spagnola; l’Ensanche, più elegante e raffinato; Gros, con un’anima decisamente surfista; e i monti circostanti, Urgull e Igueldo, speculari ma completamente diversi tra loro.

Insomma, qualunque siano i vostri gusti, Donostia avrà qualcosa che vi conquisterà.

Quindi, tutti in sella! Il nostro viaggio per Donostia ha inizio.

La Parte Vieja

La parte antica di San Sebastián, chiamata Parte Vieja (Alde Zaharra in basco), è un quadrilatero quasi perfetto. A nord è protetta dal Monte Urgull, a ovest si affaccia sul porto, a est è delimitata dal fiume Urumea, mentre a sud confina con il Boulevard, il grande viale che separa il centro storico dalla città ottocentesca.

È qui che si concentrano la memoria, la vita sociale e l’anima gastronomica di Donostia.

Il carattere del quartiere si costruisce lungo poche strade principali: Calle Mayor (Nagusia), Calle San Jerónimo, Calle Fermín Calbetón e Calle 31 de Agosto. È un’area piccolissima — in teoria la si percorrerebbe tutta in meno di un’ora. In pratica, è impossibile farlo senza fermarsi di continuo: negozi storici, enoteche, gioiellerie, bar di pintxos, botteghe artigiane, librerie e spazi alternativi si susseguono senza soluzione di continuità.

Qui sotto vi darò alcune dritte, ma la mia vera raccomandazione è un’altra: passeggiate per le sue calles, lasciatevi trascinare dal brulicare continuo di gente, seguite gli odori che escono dai bar, lasciate che le voci si sovrappongano e i sapori vi chiamino da un bancone all’altro. Questa è la vera esperienza della Parte Vieja!

Ma se avete poco tempo e dovete sapere dove andare, ecco alcune indicazioni pratiche.

Intanto lasciamo le nostre bici vicino al Municipio, in una delle stazioni Dbizi, ed entriamo nel centro storico passando da Calle Mayor.

La calle è più ampia, più luminosa e signorile delle altre vie del centro storico, e si ammira con il naso all’insù: qui trovate palazzi nobiliari con balconi in ferro battuto finemente lavorato, facciate decorate, portoni maestosi. Abbassando lo sguardo, incontrerete negozi tradizionali e di qualità — ceramica di design, tessuti baschi, gioielleria fine, enoteche e liquorerie storiche.

📍 Una curiosità

Circa a metà di Calle Mayor, fate una piccola deviazione prendendo Bilintx Kalea. Vi ritroverete in Plaza Lasala al cui centro si trova un curioso leone di bronzo, uno degli abitanti più antichi di San Sebastián.

La scultura non nacque come semplice decorazione: faceva parte di una fontana pubblica installata nel 1848 vicino alla Puerta de Tierra, dove distribuiva l’acqua proveniente dall’acquedotto di Morlans.

Dopo l’abbattimento delle mura, il leone fu trasferito nel 1882 in Plaza Lasala. Oggi la fontana non è più in funzione, ma la scultura continua a vegliare sulla piazza, con la bocca aperta e una preda stretta sotto la zampa.

Ma ciò che colpisce davvero non è la strada in sé: è ciò che appare in fondo, come una quinta teatrale, la Basílica di Santa María del Coro, simbolo del barocco donostiarra.

Calle Mayor del Casco Viejo di San Sebastián con la basilica di Santa María del Coro sullo sfondo
Parte Vieja di San Sebastián, in Calle Mayor con Santa María del Coro in evidenza.

Basilica di Santa María del Coro

L’ingresso alla basilica è gratuito, ma sono incoraggiate offerte per contribuire alla manutenzione. Non ci sono orari precisi, ma indicativamente potete tentare di entrare dalle 10.00 alle 19.00, salvo celebrazioni religiose.

La Basílica de Santa María del Coro è la chiesa più importante della Parte Vieja e uno dei luoghi che raccontano meglio la storia profonda e marinara di San Sebastián.

Qui esisteva già una chiesa romanica, poi gotica, legata alla comunità di pescatori e marinai che per secoli ha rappresentato l’anima economica e sociale della città. L’edificio attuale viene costruito nel XVIII secolo, tra il 1743 e il 1774, dopo che le strutture precedenti furono danneggiate da incendi e conflitti. Durante la devastazione del 31 agosto 1813, l’intera Parte Vieja viene quasi completamente distrutta: anche la basilica subisce gravissimi danni, ma viene completamente ricostruita e restaurata, diventando uno dei pilastri della rinascita urbana e spirituale di Donostia.

La facciata barocca della basilica è spettacolare: un esempio straordinario di barocco tardo e rococò, con forti influenze dello stile churrigueresco — uno stile architettonico e decorativo spagnolo del tardo Barocco .

Il suo segreto? Sembra raccontare due chiese in una sola. La facciata principale è infatti un vero racconto scolpito nella pietra. In alto domina lo stemma cittadino, la nave che solca il mare. Sul portale maggiore campeggia il Martirio di San Sebastián: il santo trafitto dalle frecce è circondato da soldati romani e angeli, in una scena carica di tensione. Poco più in basso appare lo stemma papale, con la tiara e le chiavi incrociate. Ancora sotto, la Vergine Maria in gloria, più dolce e solenne, intercede per il martirio del santo. È il modo in cui la chiesa unisce le sue due dedicazioni — al mare e alla Vergine — in un’unica immagine potente.

Le due torri campanarie (XVIII secolo) incorniciano la facciata, con rosoni e decorazioni churrigueresche sobrie ma imponenti.

📍 Una curiosità

La grande forma bianca sulla facciata laterale della Basilica di Santa María del Coro sembra quasi una roccia levigata dal mare, ma in realtà è una scultura contemporanea intitolata Soinuaren Harmonia, cioè “Armonia del suono”.

Realizzata da Maximilian Pelzmann e installata nel 2014, gioca sul contrasto tra la pietra barocca della basilica e una superficie morbida, irregolare e piena di aperture. Le sue forme evocano insieme il suono, il vento e il profilo delle montagne tra San Sebastián e Hondarribia, trasformando una falsa apertura della chiesa in un piccolo dialogo tra arte antica e contemporanea.

All’interno, invece, l’atmosfera cambia completamente.

Vicino all’ingresso si trova una massiccia cassa in legno rinforzata in ferro, risalente al XVII–XVIII secolo, appartenuta alla confraternita dei pescatori donostiarras ( chiamati in basco Koxkeroak). Serviva a custodire argenti, reliquie e donazioni preziose, ed è oggi esposta come reliquia storica, simbolo della ricchezza e dell’importanza della marineria locale.

Proseguendo, noterete come non c’è sfarzo: il barocco qui è misurato, lontano dall’enfasi decorativa di altre regioni spagnole. La luce entra filtrata, creando un ambiente caldo e protettivo.

Non perdetevi le cappelle laterali, soprattutto quelle sulla destra vicino al presbiterio: qui sono conservati piccoli ex voto su legno o tela, spesso dipinti in modo semplice, che raffigurano navi in tempesta scampate al naufragio. Sono offerte di marinai e pescatori riconoscenti, testimonianze dirette di una fede concreta e vissuta.

Ma la cosa più importante della chiesa è La Vergine del Coro. Posizionata al centro sull’altare maggiore, sovrastata da una grande tela raffigurante San Sebastián, la Vergine è la patrona di Donostia, protettrice dei marinai che prima di salpare venivano qui a chiedere protezione.

Le sue origini sono avvolte nel mistero: secondo una tradizione potrebbe provenire da Coro, in Venezuela, portata da navigatori donostiarras nel XVI secolo. I documenti andarono persi nei grandi incendi del 1689 e del 1813, ma la devozione è rimasta viva nei secoli, alimentata da racconti miracolosi.

Uno dei più noti narra che la statua della Vergine, originariamente collocata nel coro alto, dovesse essere spostata. Un sacerdote anziano, stanco di salire le scale per pregarla, tentò di portarla nella sua cella. All’uscita dal coro, la statua divenne improvvisamente pesantissima, come se rifiutasse di lasciare il tempio. Da allora fu collocata sull’altare maggiore, simbolo della sua importanza per la città e del forte legame con questo tempio.

Un altro episodio è legato al 23 gennaio 1738, durante un incendio scoppiato in Plaza Nueva (oggi Plaza de la Constitución): durante l’incendio fu organizzata una processione con la Vergine. Alla processione seguì una pioggia improvvisa che spense le fiamme, salvando gran parte della zona.

Ancora oggi, durante le feste cittadine e le celebrazioni religiose, questa figura ha un ruolo centralissimo.

La chiesa, oltre al tempio religioso, offre il Museo Diocesano D’Museoa, il cui accesso costa circa 3€. La sua collezione ripercorre circa dieci secoli di arte sacra della Gipuzkoa attraverso sculture, dipinti e oggetti liturgici provenienti da chiese ed eremi del territorio. È una visita interessante soprattutto per chi desidera approfondire la storia religiosa e artistica della città.

Usciti all’esterno, proseguiamo lungo Calle 31 de Agosto, che porta nel nome la memoria del tragico incendio del 1813. Anche qui si susseguono palazzi nobiliari, balconi in ferro battuto, facciate eleganti, insieme a negozi di qualità, enoteche e botteghe storiche.

Un dettaglio che vale la pena sapere: è l’unica via che sopravvisse a quella devastazione, ed è anche per questo che oggi respira un’atmosfera diversa da tutte le altre strade della Parte Vieja.

Proseguendo fino alla sua estremità opposta, incontreremo il Museo di San Telmo.

Ingresso del Museo San Telmo a San Sebastián tra edificio storico e architettura contemporanea
Ingresso del Museo San Telmo a San Sebastián tra edificio storico e architettura contemporanea

Museo di San Telmo

I biglietti si acquistano sul sito ufficiale oppure direttamente alla biglietteria all’ingresso, e hanno un costo di circa 10 €. Tutti i martedì l’ingresso è gratuito, ma vi consiglio comunque di prenotarvi. In generale il museo offre molte agevolazioni per alcune categorie di persone (giovani, anziani, disoccupati, ecc.): controllatele sempre prima di acquistare il biglietto intero. È inoltre possibile scaricare gratuitamente l’audioguida tramite l’app ufficiale del museo. L’accesso al chiostro rinascimentale e alla chiesa, con gli affreschi di Sert, dell’antico convento è sempre gratuito. Si tratta di uno spazio separato dall’area a pagamento del museo: se volete ammirare solo questo capolavoro (e ne vale davvero la pena), potete farlo senza biglietto. Chiedete all’ingresso come accedervi direttamente.

Il Museo di San Telmo è un museo di antropologia, storia, archeologia e arte, con un forte focus sull’identità basca. È frutto della fusione di due strutture separate da cinque secoli:

  • Il Convento Domenicano di San Telmo (XVI secolo): fondato nel 1544 come convento fuori dalle mura cittadine, dopo la desamortización (confisca dei beni ecclesiastici) del 1836 l’edificio ebbe diversi usi — caserma, stalla — fino a diventare museo nel 1902. È un magnifico esempio di architettura rinascimentale con chiostro, che già da solo varrebbe la visita. Le pareti della chiesa sono completamente coperte dai grandiosi affreschi di José María Sert (1930), in uno stile tenebroso e monumentale, che raffigurano episodi della storia e della mitologia basca: il lavoro, le tradizioni, la religione. Sono ipnotici e potenti.
  • L’Ampliamento Moderno (2011): progettato dallo studio Nieto Sobejano Arquitectos, è un intervento audace di architettura contemporanea. Si riconosce per la facciata in pietra nera traforata — che richiama i boschi baschi e si mimetizza con il Monte Urgull — e per le lamelle in alluminio che si integrano direttamente nella roccia. Un progetto insieme rispettoso e radicale, che ha dato nuova vita all’intero complesso.

Se non avete visitato altri musei nei Paesi Baschi, come ad esempio il Museo Vasco di Bilbao, qui dovete assolutamente entrare. È probabilmente il luogo migliore per comprendere la complessa identità basca, al di là degli stereotipi. Racconta una storia fatta di lavoro, fede, resistenza, conflitto e modernità. Gran parte di ciò che ho raccontato sulla storia dei Paesi Baschi e di San Sebastián l’ho imparato proprio durante questa visita.

Personalmente, ciò che mi ha colpito di più del Museo di San Telmo è che, ancora una volta, nei Paesi Baschi ci si trova davanti a un esempio straordinario di come dare nuova vita a un monumento storico attraverso un’architettura contemporanea rispettosa e di grande impatto. Secondo me riflette perfettamente il percorso di una società che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. È davvero una sintesi fisica della cultura basca.

Subito dopo il museo, ecco la chiesa di San Vicente.

Facciata laterale della chiesa di San Vicente nella Parte Vieja di San Sebastián
La chiesa di San Vicente, uno degli edifici religiosi più antichi di San Sebastián.

Chiesa di San Vicente

Fino alla costruzione della Cattedrale del Buen Pastor, alla fine del XIX secolo, San Vicente era la parrocchia principale della città. È ancora oggi una parrocchia molto attiva, soprattutto per il Crocifisso miracoloso. La leggenda racconta che fu l’unica immagine religiosa a salvarsi dall’incendio del 1813, ritrovata miracolosamente intatta tra le macerie. I donostiarras gli sono profondamente devoti. Se Santa María del Coro è la chiesa dei pescatori e del porto, rivolta al mare, San Vicente è stata storicamente la chiesa della borghesia e della terraferma.

Dall’esterno colpisce subito la sua sobrietà. La sua imponente facciata in pietra grigia, severa e quasi priva di decorazioni, si integra perfettamente nel tessuto urbano della Parte Vieja e la fa sembrare più una fortezza che una chiesa. Questa assenza di ornamenti è dovuta sia allo stile austero del gotico basco, sia al fatto che la chiesa era originariamente addossata alle mura cittadine, quindi non pensata per essere osservata frontalmente. Il campanile si erge massiccio come una torre di guardia: non particolarmente alto, ma solido e imponente.

Questo aspetto “militare” è la sua prima, evidente caratteristica distintiva. Ancora oggi potete vedere sulle pareti i solchi di proiettili e in generale degli attacchi subiti durante le varie lotte armate.

Durante l’assedio e l’incendio del 1813, che distrussero quasi completamente San Sebastián, la chiesa di San Vicente fu l’unico edificio religioso a sopravvivere alle fiamme. Le sue mura massicce resistettero, trasformandola in un vero simbolo di resilienza. Tutti gli arredi interni, però, andarono perduti. Nel corso dei secoli ha subito diversi restauri, l’ultimo importante nel 2002, che ha consolidato la struttura e riportato alla luce elementi architettonici nascosti.

Non è aperta tutto il giorno come una cattedrale. Se vi trovate in zona verso le 18, potete provare a entrare e dare un’occhiata, purché non siano in corso celebrazioni religiose. Non è una visita imprescindibile, e non ospita opere “da vedere a tutti i costi”. L’interno è ampio e luminoso, scandito da colonne e archi gotici che guidano lo sguardo verso l’alto, ma niente eccessi, niente barocco: solo pietra e luce naturale. Eppure riesce a creare un forte senso di raccoglimento, in netto contrasto con il rumore e l’energia dei bar di pintxos a pochi metri di distanza.

Usciti dalla chiesa di San Vicente, scendiamo percorrendo Calle Narrika.

A metà della via, sulla destra, noterete un arco tra due palazzi. Attraversandolo vi ritroverete in Plaza de la Constitución — che qui tutti chiamano semplicemente “La Consti”.

Plaza de la Constitución a San Sebastián con i portici e le facciate storiche della Parte Vieja
Plaza de la Constitución: portici, terrazze e palazzi con i balconi numerati.

Plaza de la Constitución

È il vero salotto della Parte Vieja. Completamente pedonale, con panchine e portici, è il luogo ideale per fermarsi e riposare. Sotto i portici si susseguono caffè e bar storici, perfetti per una pausa in qualsiasi momento della giornata: un caffè al mattino, un bicchiere di txakoli la sera.

Lo spazio fu occupato per la prima volta da una piazza progettata dall’ingegnere e architetto Hércules Torrelli intorno al 1723: era già allora il principale spazio pubblico della città, e comprendeva la zona porticata e la Casa Consistorial y del Consulado, l’edificio che riuniva il municipio e il Consolato commerciale di San Sebastián.

Quella piazza settecentesca fu quasi completamente distrutta durante l’assedio e l’incendio del 31 agosto 1813. Fu Pedro Manuel de Ugartemendía a progettare la nuova piazza neoclassica, ricostruita sulle tracce e nello stesso spazio della precedente: i lavori iniziarono ufficialmente nel 1817.

La piazza si chiamò Plaza Nueva fino al 1820, anno in cui fu battezzata per la prima volta Plaza de la Constitución, in onore della Costituzione di Cadice del 1812 (la celebre “Pepa”). Il nome cambiò ancora più volte nel tempo — Plaza Berria nel 1897, Plaza del 18 de Julio dal 1937 — fino a quando, nel 1979, le fu definitivamente restituito il nome che porta ancora oggi.

La piazza che vediamo oggi è quindi una ricostruzione post-incendio, anche se conserva la pianta originale della piazza porticata.

Osservando le facciate color ocra che la circondano, noterete grandi numeri neri incorniciati in riquadri bianchi, dal numero 1 al 48, con una curiosità: il 13 e il 22 non esistono, ma non sono riuscita a trovare il perché!! Se lo scoprite fatemi sapere!

Non ci crederete, ma nel XIX secolo la piazza veniva utilizzata come plaza de toros. I balconi dei palazzi, di proprietà comunale, fungevano da palchi, e i numeri servivano a identificare i singoli posti, che venivano affittati ai cittadini per assistere alle corride. La sua forma rettangolare la rende una delle poche plazas de toros quadrate di cui si abbia memoria in Spagna.

Oggi quei balconi appartengono ad abitazioni e locali commerciali, ma i numeri sono rimasti, come testimonianza silenziosa del passato.

L’edificio più imponente è quello che occupa l’intero lato nord della piazza, riconoscibile per la sua facciata neoclassica. Fu sede del vecchio Ayuntamiento fino al 1947; successivamente ospitò la biblioteca, e oggi accoglie spazi culturali e istituzionali.

La piazza è il cuore pulsante delle celebrazioni cittadine: Santo Tomás, la notte di San Juan. Ospita regolarmente anche i concerti della Banda Municipale dei Txistulari di San Sebastián. In alcune domeniche, generalmente intorno a mezzogiorno, è possibile ascoltare il suono del txistu, il tradizionale flauto basco a tre fori. I concerti non sono sempre garantiti, ma se vi capitasse di passare per Donostia di domenica, vale la pena fare un tentativo.

C’è però un momento in cui Plaza de la Constitución diventa davvero unica: la Tamborrada, la festa più importante della città! In particolare nella notte del 19 gennaio, la piazza diventa l’epicentro assoluto delle celebrazioni.

A mezzanotte in punto, la bandiera della città viene issata sull’edificio principale, mentre il capo della Tamborrada batte il primo rullo di tamburo. Da lì in poi, per 24 ore intere, la piazza non conosce silenzio: risuona senza sosta del passo e dei tamburi delle decine di compagnie — migliaia di tamburini e cuochi — che partono da qui o sfilano davanti ai suoi portici.

📍 Una curiosità

La Tamborrada non è solo una festa: è l’anima di San Sebastián che prende forma, rumore e ritmo. Si celebra ogni 20 gennaio, giorno di San Sebastián, patrono della città, e dura esattamente 24 ore. Ventiquattro ore di tamburi, barili, marce e orgoglio donostiarra.

Le origini risalgono al XIX secolo. La versione più accreditata racconta che tutto nacque in modo spontaneo e ironico: la popolazione imitava i soldati napoleonici che occupavano la città, prendendo in giro i loro movimenti e il loro modo di marciare al suono dei tamburi. I cittadini, in particolare donne e acquaioli (aguadores), riproducevano quei ritmi utilizzando barili e secchi d’acqua alle fontane pubbliche, come quelle di Kanoieta o delle Koxkas de San Vicente.

Non esiste un legame diretto con Napoleone per la nascita della Tamborrada (che prende forma negli anni Trenta dell’Ottocento), ma col tempo quella presa in giro si è trasformata in tradizione, poi in rito collettivo, fino a diventare uno degli eventi identitari più forti dei Paesi Baschi. Per l’occasione, i partecipanti indossano ancora oggi divise ispirate all’esercito napoleonico.

La Tamborrada inizia puntuale alle 00:00 del 20 gennaio (quindi nella notte tra il 19 e il 20) con l’izada de la bandera (alzabandiera) in Plaza de la Constitución e termina 24 ore dopo, alla mezzanotte del 21. Il 20 gennaio è, appunto, il giorno del patrono San Sebastián.

La festa coinvolge circa 18.000 partecipanti suddivisi in oltre 140 gruppi (compagnie di quartiere, associazioni, società gastronomiche), che sfilano per 24 ore fino all’arriada (abbassabandiera) della mezzanotte del 20, vestiti da soldati o da cuochi. Ogni compagnia ha le proprie uniformi, un tesoriere e una storia ben definita.

All’interno della Tamborrada esistono due ruoli ben distinti:

  • I Tamburrini (Tamborreros): indossano uniformi napoleoniche, di foggia e colore variabili a seconda della compagnia ma sempre ispirate alle truppe francesi dell’Ottocento. Marciano in formazione serrata, battendo ritmi complessi e potenti su tamburi e casse. Rappresentano la componente più “militare” della festa.
  • I Cucinieri e Acquaioli (Cocineros y Aguadores): vestono grembiuli e cuffie bianche da cuoco e portano, al posto dei tamburi, barili (herradas) che percuotono con delle canne. Marciano in modo più disordinato e gioioso, spesso cantando. Rappresentano la parte più popolare e civile della celebrazione.

Per dare un’idea della popolarità dell’evento, l’hotel in cui abbiamo dormito ci ha raccontato che le stanze si esauriscono addirittura con un anno di anticipo.

Attraversando la piazza da un lato all’altro, entriamo in Calle San Jerónimo, la mia preferita!

Più autentica, meno turistica, raccolta. Qui trovate atelier di restauro, negozi di musica indipendente, piccoli studi e librerie storiche, come la Librería San Jerónimo.

Nel tempo questa strada ha cambiato nome e funzione più volte. Fu Calle de las Escotillas (ossia gli oblò di una nave), per la sua forma stretta e inclinata che ricordava l’interno di un’imbarcazione; poi Calle de la Tripería, perché ospitava il mercato dei macellai e la vendita delle interiora, tipica delle zone basse e umide della città murata medievale.

Oggi porta il nome della Chiesa di San Girolamo, che non esiste più, dedicata a un santo legato allo studio e alla scrittura. Non è un caso se questa via conserva ancora un legame naturale con libri, cultura e spazi silenziosi: sembra aver mantenuto nel tempo la sua vocazione originaria.

Da qui ci spostiamo in Calle Fermín Calbetón. Segnatevi questa via! Oggi è famosa come una delle vie più “gastronomiche” della città. Di giorno la strada è tranquilla, senza nulla di particolare, attraversata da chi esplora il quartiere senza fretta. Ma la sera cambia completamente pelle, riempiendosi di risate, musica, tamburi improvvisati sui tavoli (sì, spesso succede), conversazioni in basco, spagnolo, inglese… tutto insieme. Segnatela per la vostra passeggiata serale: è l’epicentro gastronomico della Parte Vieja, la via dei pintxos per eccellenza.

Ammirate le piccole botteghe e iniziate a fare la lista dei bar da provare la sera.

Calle Puerto nella Parte Vieja di San Sebastián con l’arco di Calle Campanario sullo sfondo
Calle Puerto, una delle strade più vivaci della Parte Vieja, attraversata dall’antico arco-pontone di Calle Campanario.

Percorrendola tutta, arriviamo direttamente al Mercado de la Bretxa, l’ultima tappa del nostro giro nella Parte Vieja.

Mercado de la Bretxa

Il Mercado de la Bretxa è uno dei mercati storici più emblematici di San Sebastián, un punto di riferimento quotidiano per prodotti freschi e la vita quotidiana donostiarra.

Il nome “Bretxa” (o “Brecha” in spagnolo) significa “breccia”, e ricorda le brecce aperte nelle mura cittadine durante gli assedi francesi e inglesi. Il mercato nacque poco oltre quel varco, diventando da subito un simbolo di apertura e rinascita dopo la distruzione.

I bar del piano terra offrono ottime tapas, se durante la visita inizia a farsi sentire un certo languorino.

Il vero tesoro, però, è sotto.

Scendendo nel piano sotterraneo, vi ritrovate tra le antiche mura della città, oggi perfettamente integrate nel mercato. È qui che i donostiarras fanno davvero la spesa: banchi di pesce freschissimo — tonno, merluzzo, acciughe — verdure locali, formaggi Idiazabal e molto altro. Un concentrato di colori, profumi e autenticità, perché a San Sebastián il cibo è una cosa seria.

È un mercato usato davvero: lo frequentano gli abitanti del quartiere, ma anche i cuochi con la lista della spesa in mano, quelli che qui vengono perché sanno esattamente cosa cercano.

Online troverete moltissime foto delle celebri “mujeres de la Bretxa”, le donne del mercato: commercianti famose per il carattere deciso, la competenza assoluta e una cortesia diretta, senza fronzoli. Parlare con loro è una piccola lezione su prodotti, stagionalità e qualità estrema.

Personalmente l’ho trovato un po’ caro, ma i prezzi sono perfettamente in linea con la qualità che trovate sui banchi. Non è il mercato più economico della città, ma è sicuramente uno dei più affidabili: qui la qualità non è una promessa, è una certezza.

Se volete spendere un po’ meno, ma vivere comunque l’esperienza dell’acquisto al mercato, recatevi al Mercado de San Martín, vicino al Paseo de la Concha. Si tratta di un mercato coperto più piccolo e meno turistico della Bretxa, in un edificio storico ristrutturato — ottimo per comprare prodotti locali di alta qualità in un’atmosfera più tranquilla.

Ricordate inoltre che i mercati chiudono intorno alle 14:00, quindi organizzate bene la giornata prima di programmare la visita.

Dettaglio decorativo del chiosco del Boulevard di San Sebastián
Un dettaglio del chiosco del Boulevard, elegante struttura in ferro e vetro nel centro di San Sebastián.

Paseo del Boulevard

Terminato il tour della Parte Vieja, ci spostiamo naturalmente verso il Boulevard di San Sebastián (Paseo del Boulevard o Boulevard Zumardia).

È un ampio viale pedonale che separa fisicamente e simbolicamente la Parte Vieja (la città vecchia) dal Centro Romántico (l’Ensanche del XIX secolo): corre proprio sulle rovine delle antiche mura medievali rappresentando la linea di confine tra due epoche.

Fu il primo grande spazio pubblico pedonale della San Sebastián ricostruita dopo l’incendio del 1813.

Progettato con giardini di ispirazione francese, il Boulevard accompagna lo sguardo e i passi dal vecchio Casino (oggi sede dell’Ayuntamiento di San Sebastián) fino al Teatro Victoria Eugenia, creando un asse elegante e arioso. Non a caso venne pensato come un passeggio alla moda, sul modello dei boulevard parigini: aiuole curate, panchine, lampioni. Anche il nome lo racconta: boulevard, preso direttamente dal francese.

Oggi il Boulevard è una zona pedonale permanente, un enorme salotto all’aperto sempre attraversato da persone. In qualsiasi momento — soprattutto nei weekend e in estate — trovate musicisti, ritrattisti, mimi, piccole performance spontanee. A volte compaiono anche mercatini temporanei, dall’artigianato ai libri usati, fino a iniziative solidali.

Percorrendolo a piedi, dalla baia della Concha verso il fiume Urumea, si incontrano diversi dettagli che meritano attenzione: il piccolo chiosco-bar storico Las Sirenas, con la sua architettura inconfondibile; la scultura El Constructor de Barcos; il Kiosko dell’Albero di Guernica.

Ma la vera attrazione resta forse la più semplice: le facciate dei palazzi che lo delimitano, in stile Belle Époque e neoclassico, dai colori pastello, sorprendentemente ben conservate.

📍 Una curiosità

La pavimentazione geometrica del Boulevard, con il suo disegno a moduli ottagonali ed esagonali, richiama la storia urbanistica della città: secondo una lettura molto diffusa, sarebbe un omaggio elegante al progetto di ricostruzione più radicale che, dopo il 1813, fu accantonato in favore di un tracciato più tradizionale.

Il Centro Romántico (l’Ensanche)

Se la Parte Vieja è il cuore storico e pulsante di San Sebastián, l’Ensanche — chiamato anche Centro Romántico — ne rappresenta l’anima più elegante e mondana.

È il quartiere che racconta il periodo d’oro della città, quando San Sebastián divenne la capitale estiva della corte reale spagnola. Qui l’atmosfera cambia: architettura ottocentesca, palazzi signorili, caffè storici e una dolce vita tutta basca.

Immaginate San Sebastián nel 1864: una città compressa dentro le sue mura medievali. La loro demolizione fu un vero atto di liberazione. Su quello spazio finalmente aperto, l’architetto Antonio Cortázar disegnò un nuovo quartiere a griglia ordinata, con viali ampi e isolati regolari.

Ma il vero boom, come sappiamo, arrivò quando la regina María Cristina scelse San Sebastián come residenza estiva. Nobili, industriali e artisti la seguirono, trasformando l’Ensanche in un palcoscenico di lusso, cultura e mondanità, soprattutto durante la Belle Époque.

Questa è la zona perfetta per fare shopping in versione elegante e raffinata. Troverete gallerie d’arte, negozi di abbigliamento di qualità, librerie e bar frequentati dai donostiarras, non pensati per il turismo veloce ma per chi ama prendersi tempo. È un’eleganza discreta, ed estremamente raffinata.

Dalla Parte Vieja, dirigetevi verso Plaza de Gipuzkoa: una piccola oasi urbana, ordinata e silenziosa, con un laghetto, alberi curati e panchine perfette per fermarsi un attimo. È uno di quei luoghi che più mi hanno incantata. Al centro del parco troneggia poi il grande e coloratissimo orologio floreale. I suoi quadranti sono realizzati con migliaia di piante e fiori stagionali, che vengono cambiati più volte all’anno. È il punto di ritrovo per eccellenza — ho scoperto che tra i donostiarras è comunissimo dire: “Ci vediamo all’orologio!”.

Proseguendo tra Calle Prim, Calle Urbieta, Calle San Martín, Calle Loyola, Fuenterrabía e le vie laterali, il consiglio è uno solo: guardate in alto. Balconi in ferro battuto, pannelli in ceramica, cupole in vetro e ardesia, statue allegoriche: ogni palazzo racconta l’ambizione di una città che voleva essere moderna, elegante e internazionale.

Facciata neogotica della Cattedrale del Buon Pastore di San Sebastián vista dai giardini antistanti
La Cattedrale del Buon Pastore, uno dei monumenti più riconoscibili di San Sebastián.

Cattedrale del Buen Pastor

Al centro di questo reticolo ordinato si apre la Cattedrale del Buen Pastor.

Siamo alla fine del XIX secolo: le mura sono ormai un ricordo, l’Ensanche sta prendendo forma e San Sebastián vuole smettere di essere una città-fortezza per diventare una capitale elegante, all’altezza della corte spagnola e del turismo internazionale.

La costruzione della cattedrale inizia nel 1888 e si conclude nel 1897. Non viene costruita nella Parte Vieja, ma al centro dell’Ensanche: è la chiesa del futuro della città.

Lo stile è neogotico, ispirato alle grandi cattedrali del nord Europa, in particolare a Colonia. La facciata è slanciata, verticale, dominata da una guglia altissima che sembra voler bucare il cielo. Ed è stata pensata proprio per questo: farsi notare.

Effettivamente, la sua imponente sagoma in pietra neogotica è visibile da molti punti della città. Pensate che per decenni il suo campanile è stato un punto di riferimento visivo per i pescatori che rientravano in porto e per i cittadini che si orientavano in città.

Anche se l’interno è sobrio, non limitatevi a fotografarla dall’esterno. L’ingresso è gratuito (le offerte volontarie sono ben accette per la manutenzione), quindi entrate, anche solo per cinque minuti. Sedetevi. Guardate la luce filtrare dalle vetrate.

È il luogo che racconta meglio una scelta precisa: quella di una città che, a un certo punto della sua storia, ha deciso di diventare elegante in tutto. Anche nella sua spiritualità.

Giardini di Alderdi Eder con aiuole, alberi, lampioni e Municipio di San Sebastián sullo sfondo
I giardini di Alderdi Eder, l’elegante spazio verde affacciato sulla baia della Concha.

Parco di Alderdi Eder

Ora non ci resta che attraversare la strada ed entrare nel Parco di Alderdi Eder, il “giardino bello”.

Se c’è un luogo in cui l’Ensanche dà davvero il meglio di sé, è proprio questo . È quasi impossibile non imbattersi in questi giardini curati e ordinati, che si trovano esattamente di fronte all’Ayuntamiento di San Sebastián e alla Concha, in una posizione talmente perfetta da sembrare studiata a tavolino.

E in effetti lo è. Questo non è un semplice parco: è il balcone ufficiale di San Sebastián sulla Concha, il luogo in cui la città si mette in mostra e regala ai visitatori una delle sue cartoline più riconoscibili.

Il nome, in basco, significa letteralmente “la bella zona” o “il lato bello”. Con la costruzione del Casino (l’attuale municipio) nel 1887 e della Cattedrale del Buen Pastor nel 1897, l’area venne bonificata e trasformata in un giardino di rappresentanza, per una città che ambiva a diventare la “Cannes del Nord della Spagna”.

Il motivo principale per fermarsi qui è la vista panoramica che si gode dall’alto della caratteristica balaustra bianca:

  • in primo piano, la spiaggia dorata della Concha, le acque turchesi e se siete fortunati anche i disegni sulla sabbia che sono diventati una vera e propria firma di San Sebastián
  • al centro della baia, l’Isla de Santa Clara, con il suo verde rigoglioso
  • sullo sfondo, la silhouette perfetta del Monte Igeldo, con il suo parco divertimenti che sembra sospeso tra cielo e mare

La sensazione è quella di trovarsi su un palco teatrale, con davanti uno spettacolo naturale mozzafiato.

📍 Una curiosità

Uno dei migliori programmi da fare a San Sebastián è sicuramente una visita all’Isola di Santa Clara. L’isola si trova al centro della baia della Concha, tra i monti Urgull e Igueldo. È piccola, verde e si visita facilmente in mezza giornata.

Il modo più semplice per raggiungerla è prendere le Motoras de la Isla dal porto di San Sebastián, nella zona del Paseo del Muelle.

Per una visita essenziale bastano circa due ore, incluso il tragitto per raggiungerla. Nel 2026 il collegamento diretto funziona indicativamente dal 1º giugno al 30 settembre, dalle 10:00 alle 19:00, con partenze ogni 30 minuti o un’ora, in base al periodo e compatibilmente con il meteo e lo stato del mare.

Il prezzo è di circa 5 € andata e ritorno. Il tragitto diretto dura meno di dieci minuti. I biglietti della linea diretta vengono normalmente venduti alla biglietteria il giorno stesso.

Esiste anche una linea panoramica che compie un giro di circa 30 minuti nella baia prima di attraccare sull’isola; costa indicativamente 8 €.

Se sei un po’ sportivo, puoi arrivare anche in kayak o in paddle surf. Alcune persone raggiungono l’isola a nuoto dalla spiaggia di Ondarreta, ma si tratta di circa 400–500 metri in mare aperto: va fatto soltanto con condizioni favorevoli, una buona preparazione e adeguate misure di sicurezza.

Sull’isola troverai una minuscola spiaggia che cambia molto con la marea. Con l’alta marea gran parte della spiaggia scompare e rimane una sorta di piscina naturale protetta da muri di pietra.

Dall’imbarcadero parte un percorso in salita che attraversa la vegetazione e conduce alla parte più alta dell’isola. Il faro fu costruito nel 1864 nel luogo in cui sorgeva una precedente cappella. Dal sentiero si osservano, da un lato, la baia della Concha e, dall’altro, il mare Cantabrico, più aperto e agitato.

La salita non è particolarmente lunga, ma presenta gradini e alcuni tratti inclinati.

All’interno dell’antica casa del faro si trova Hondalea, l’intervento artistico di Cristina Iglesias ispirato alla geologia e all’azione del mare. La visita non è compresa automaticamente nel biglietto del semplice traghetto: l’accesso deve essere prenotato separatamente, quando disponibile. Prima della visita, controlla il sito ufficiale del turismo di San Sebastián .

Durante la stagione estiva è presente un bar dove acquistare bevande, gelati e qualcosa da mangiare. Ci sono inoltre aree attrezzate con tavoli e spazi dove fermarsi per un picnic. Il bar è normalmente aperto da giugno a settembre.

Il disegno del parco è semplice ed elegante: viali geometrici, aiuole simmetriche, palme alte che aggiungono un tocco esotico — un richiamo alle origini balneari e mondane della città — e panchine in ferro battuto perfette per fermarsi a osservare.

In mezzo al parco si nasconde anche uno dei simboli più delicati di Alderdi Eder: il carosello storico. Non è una grande attrazione turistica, ma un dettaglio che aggiunge un sapore nostalgico. Quando gira, con la musica che si diffonde tra gli alberi, sembra davvero di fare un piccolo salto indietro nel tempo. È uno di quei particolari che non cambiano il viaggio, ma lo addolciscono.

E, diciamolo, una volta qui è praticamente impossibile resistere: prima o poi scenderete gli scalini del parco per mettere i piedi nella sabbia dorata della Concha.

Questa spiaggia ha qualcosa di speciale. Sarà per la sua forma a conchiglia — non a caso si chiama proprio Concha, “conchiglia” in spagnolo — oppure perchè semplicemente sembra che abbia qualcosa da dirvi. È il tipo di bellezza che vi costringe a fermarvi, osservare, ascoltare, per sentirvi parte di qualcosa di più grande. Non è la stessa energia irruente e sportiva che troverete a Zurriola, dall’altra parte del fiume: qui è tutta un’altra vibrazione, più cittadina, quasi teatrale, come se la città stessa vi stesse dando il benvenuto in scena.

Ayuntamiento di San Sebastián affacciato sulla baia della Concha, antico edificio del Gran Casino
L’Ayuntamiento di San Sebastián, affacciato sulla baia della Concha, simbolo della Belle Époque cittadina.

L’Ayuntamiento di San Sebastián

Immagino che, arrivati fin qui, non vi sia sfuggito quel palazzo sfarzoso davanti a voi.

Il parco fa da perfetto giardino anteriore all’Ayuntamiento di San Sebastián, un edificio imponente in stile Beaux-Arts che domina la scena con naturalezza.

Il contrasto tra il verde ordinato di Alderdi Eder, la facciata luminosa del palazzo e l’azzurro della baia della Concha è uno dei colpi d’occhio più riusciti di tutta San Sebastián.

L’edificio nasce comeCasinò, inaugurato nel 1887, nel pieno della Belle Époque. Diventa subito il simbolo di una città che vuole essere moderna, sofisticata, internazionale: serate eleganti, aristocrazia, villeggiatura di lusso.

Nel 1924, però, il gioco d’azzardo viene proibito in Spagna e il casinò perde la sua funzione originaria trasformandosi in municipio. Un modo elegante per dire che anche il potere amministrativo può abitare la bellezza.

L’interno non è sempre aperto al pubblico come un museo, ma periodicamente vengono organizzate visite guidate gratuite (informatevi all’ufficio del turistico di Plaza de Gipuzkoa).

Se avrete l’occasione di partecipare, scoprirete spazi che conservano ancora l’atmosfera del vecchio casinò: saloni ampi, scalinate scenografiche, decorazioni sobrie ma di grande effetto. Nulla di eccessivo, tutto perfettamente misurato. Ai tempi del casinò, la regina María Cristina disponeva di un ingresso riservato e di una sala privata — il Salón de la Reina — per non mescolarsi con la folla.

All’esterno noterete alcune statue che rappresentano Prudenza, Temperanza, Giustizia e Fortezza. Un dettaglio quasi ironico, se pensate che per anni qui si giocava alla roulette.

Invece sul lato laterale dell’edificio, quello che guarda verso la città, c’è un’asta per la bandiera. È sempre vuota: qualsiasi bandiera sventolando coprirebbe l’orologio della facciata. E qui l’equilibrio visivo viene prima di tutto.

Detto questo, davanti alla Concha il consiglio migliore è sempre lo stesso: fermarsi. Sedetevi, soprattutto al tramonto, quando la luce si abbassa, il mare si calma e il palazzo si colora di sfumature dorate. È uno di quei momenti semplici, senza attrazioni né spiegazioni, che finiscono per diventare l’immagine più suggestiva che vi porterete a casa dal viaggio.

Tramonto sulla spiaggia della Zurriola a San Sebastián con il Monte Ulía sullo sfondo
Il tramonto sulla spiaggia della Zurriola dal lungo mare di Gros, con il profilo del Monte Urgull sullo sfondo.

Il Quartiere Gros e la Spiaggia della Zurriola

Pronti a cambiare marcia e scoprire un’altra faccia di San Sebastián?

Se la Parte Vieja è gastronomia e storia e il Centro Romántico è l’eleganza ottocentesca, Gros è il contrappunto naturale: giovane, sportivo, creativo. Un quartiere che vive guardando avanti, e soprattutto guardando l’oceano. Il suo cuore batte sulla Playa de la Zurriola, la spiaggia delle onde potenti e dei surfisti.

Dalla Concha, per raggiungere Zurriola, basta salire in bici, attraversare il centro romantico e oltrepassare il fiume. Il mio suggerimento è di costeggiare il fiume Urumea, passando davanti al bellissimo Ponte di Santa Catalina, al Teatro Victoria Eugenia e all’iconico Hotel María Cristina — se potete, entrate nell’atrio: l’accesso è libero e per un attimo sembra davvero di essere tornati negli anni Venti.

Poi attraversiamo il fiume, questa volta sul Ponte della Zurriola, conosciuto anche come Ponte del Kursaal. È l’ultimo dei quattro ponti che attraversano l’Urumea prima che entri nel mare, e fu costruito apposta per collegare il centro al nuovo quartiere di Gros, che in quegli anni si stava espandendo sulle dune bonificate. Il dettaglio che lo rende riconoscibile da chiunque è quello delle sue sei lampade in stile modernista, disegnate dall’ingegnere Víctor Arana: sono diventate talmente iconiche da valere al ponte il soprannome di “seis de bastos” — il sei di bastoni delle carte da gioco spagnole. Una chicca in più: pare che il primo veicolo a passarci sopra, il giorno dell’inaugurazione, avesse la targa di Barcellona. Chissà cosa ci faceva lì quel giorno.

Attraversato il fiume eccoci davanti alla Zurriola. Qui l’atmosfera cambia subito: onde più forti, vento, sabbia più scura e un’energia completamente diversa rispetto alla Concha. È la spiaggia dei surfer, dei ragazzi con la tavola sotto il braccio, delle mute stese ad asciugare al sole, delle partite improvvisate sulla sabbia.

Se non siete dei surfer nati e vi sentite comunque attratti dalle onde, la cosa più bella qui è prendere delle lezioni di surf. Alla Zurriola infatti vengono proposte lezioni di gruppo per principianti della durata di circa 1 ora e 30 minuti. In genere comprendono istruttore, tavola, muta, assicurazione e uso degli spogliatoi. Noi ne abbiamo fatta una con la Zurriola Surf Eskola che permette di scegliere il numero e la durata delle lezioni, anche individuali o in piccoli gruppi.

Ma anche se non fate il bagno, Zurriola funziona alla perfezione: guardate il mare, guardate le onde, guardate la gente. Succede sempre qualcosa di interessante. Noi abbiamo assistito a una lezione di surf per bambini… erano più in acqua che sulla tavola, ma erano troppo divertenti!

All’estremità orientale della città, sotto il Monte Ulia, si nasconde una chiacca poco conosciuta: un angolo più appartato e selvaggio, molto apprezzato da chi cerca una pausa dalla spiaggia principale.

Ma a segnare il passaggio netto tra centro storico e Gros ci pensa il Kursaal: due grandi cubi di vetro affacciati sull’oceano, spesso discussi, a volte criticati, ma impossibili da ignorare. Firmato da Rafael Moneo, è un vero must per gli appassionati di architettura — due prismi di vetro opalescente che di giorno riflettono cielo e nuvole, e di notte si accendono trasformandosi in lanterne luminose affacciate sul mare. Un’architettura che non cerca di mimetizzarsi, ma di dialogare con il paesaggio in modo deciso; la notte o al tramonto, sono veramente bellissimi.

Anche se non avete in programma un evento, vale la pena entrare: l’atrio è accessibile e, salendo le scale interne, si apre una bella vista sul fiume Urumea e sulla Zurriola. C’è poi una chicca che pochi conoscono: la terrazza del Kursaal, sul tetto dell’edificio più piccolo (la Sala Kubo). Non è sempre aperta, ma durante eventi o aperture speciali diventa uno dei belvedere più belli sulla baia della Zurriola e sul Monte Ulia. La disponibilità degli accessi cambia molto in base agli eventi. Voi provateci, non si sa mai!

Alle spalle della spiaggia si apre il quartiere vero e proprio: meno turistico, più vissuto. Qui abitano studenti, giovani famiglie, creativi, e le strade sono piene di bar informali, locali con musica, ristoranti moderni, panetterie e caffè “veri”, quelli di quartiere. È il posto giusto se volete mangiare bene senza formalità e capire come vive San Sebastián lontano dalle cartoline.

Eppure, se camminate per le sue strade oggi, tra surfisti che tornano dalla spiaggia e locali alla moda, è difficile immaginare che fino a metà Ottocento questa zona fosse un’immensa distesa di arenali deserti. Il fiume Urumea segnava un confine netto: da un lato la città borghese e fortificata, dall’altro terre selvagge e inondabili.

Ponte della Zurriola sul fiume Urumea al tramonto a San Sebastián
Il Ponte della Zurriola illuminato dalla luce del tramonto, vicino alla foce dell’Urumea.

La storia del quartiere inizia nel 1849, quando José Gros, un imprenditore di origine francese, acquistò dal Comune l’intera area sulla riva destra del fiume. Gros era un industriale che aveva già avviato diverse attività in città — una confetteria, una fabbrica di puntine da Parigi, un’impresa di liquori — e la sua famiglia, originaria di Mont-de-Marsan, nei Pirenei francesi, rappresentava perfettamente quella borghesia imprenditoriale che stava trasformando la città.

Le dune acquistate da José Gros cominciarono subito a essere sfruttate: la sabbia venne venduta per i riempimenti delle opere ferroviarie e, dopo la demolizione delle mura nel 1864, per la costruzione dei nuovi ensanches. Il vero sviluppo urbanistico arrivò però più tardi, con il progetto dell’architetto municipale José Goicoa nel 1891, che disegnò il nuovo quartiere su un terreno ormai bonificato. A portare avanti l’operazione fu Tomás Gros, figlio di José e architetto di formazione: nel 1894 venne approvato il suo piano di ampliamento, che diede forma al barrio.

Il nome del quartiere, però, non fu scelto dal Comune. L’amministrazione avrebbe preferito chiamarlo “Miracruz”, dal nome del caserío che sorgeva sulla collina da cui si intravedeva la croce del Santo Cristo di Lezo. Ma i cittadini, con quella testardaggine che spesso contraddistingue i baschi, continuarono a chiamarlo col cognome del proprietario dei terreni: Gros. Ed è rimasto così fino a oggi.

Nonostante la sua posizione strategica, Gros faticò a lungo a integrarsi nella città: per secoli l’unico collegamento con il centro fu un ponte di legno che l’Urumea distruggeva regolarmente con le sue piene. Fu proprio l’inaugurazione del Ponte di Santa Catalina, nel 1866 — il primo ponte in ferro della città — a rendere finalmente stabile il passaggio. Ma per molto tempo Gros rimase il quartiere dei lavoratori, degli operai delle fabbriche e dei pescatori, separato dall’eleganza dell’Ensanche borghese. A me ricorda un po’ il concetto di Brooklyn rispetto a New York.

Questa separazione era anche simbolica: la stessa Playa de la Zurriola era considerata “quella brutta”, esposta al vento e alle onde, in contrapposizione alla placida e aristocratica Concha. Solo con l’arrivo del surf, negli anni Sessanta, la spiaggia cominciò a cambiare identità. Ma la vera svolta per tutto il quartiere arrivò nel 1999, proprio con l’inaugurazione del Kursaal: quei due cubi di vetro non furono solo un nuovo edificio, ma portarono energie, investimenti e una nuova identità a tutta l’area.

Oggi Gros è il volto più dinamico della città: giovane, sportivo, creativo, punto di riferimento per i surfisti di tutta Europa, che trovano nella Zurriola le onde più costanti e performanti della città. È anche il luogo dove passeggiare sul lungomare fino a Sagüés, per ammirare uno dei tramonti più belli della città. Da qui lo sguardo si apre sul mare e sul profilo della città, dominato dal Monte Urgull e, più in lontananza, dall’Isola di Santa Clara e dal Monte Igeldo.

Le vie attorno a Calle Zabaleta e Calle San Francisco sono tra le più animate, piene di bar di pintxos moderni, bistrot, cocktail bar e pub — qui i pintxos sono spesso più sperimentali, meno tradizionali, ma di ottima qualità. È il regno del pintxopote (un pintxo più una bevanda a prezzo fisso), specialmente il giovedì, quando le vie si riempiono di giovani e la gastronomia si fa più informale.

Gros e la Playa de la Zurriola rappresentano in sostanza la pausa perfetta dall’eleganza, a volte un po’ troppo chic, del centro. Qui si respira l’energia vitale e giovane di una città che guarda all’oceano e al futuro. Che vogliate cavalcare un’onda, bere un cocktail diverso o semplicemente vedere dove vivono i donostiarras veri, questo è il quartiere giusto per voi.

📍 Una curiosità

San Sebastián custodisce un volto creativo che spesso sfugge a chi si limita alla Parte Vieja e alla baia della Concha. I murales più interessanti si trovano soprattutto tra il centro, Loiola e Martutene, dove grandi opere colorate raccontano la memoria dei quartieri, la natura, il lavoro e il rapporto della città con il fiume Urumea.

Alcune agenzie locali propongono anche tour guidati dedicati alla street art e itinerari culturali che includono murales e opere contemporanee.

Per verificare se durante il tuo soggiorno sono disponibili visite guidate o tour alternativi, puoi consultare le proposte di GetYourGuide e Civitatis . Io uso sempre queste e non mi deludono mai.

Chi preferisce esplorarli in autonomia può seguire la Ruta de Murales proposta dall’ente del turismo: un percorso di circa 4,5 chilometri, con 12 tappe e una durata indicativa di un’ora e mezza.

Puoi consultare la mappa completa e le informazioni sulle singole opere sul sito ufficiale di San Sebastián Turismo .

Sculture in acciaio corten del Peine del Viento tra le rocce e le onde a San Sebastián
Il Peine del Viento, capolavoro di Eduardo Chillida affacciato sul Mar Cantabrico.

Da Playa de la Concha al Peine del Viento

Pedalare a San Sebastián è un piccolo sogno a occhi aperti: piste ciclabili ben organizzate, panorami da togliere il fiato e un percorso lungo la baia che è ormai diventato un grande classico.

Quello che vi propongo è probabilmente l’itinerario in bicicletta più semplice e conosciuto della città, ma vale assolutamente la pena. Dal Paseo de La Concha raggiungeremo il Peine del Viento seguendo quasi sempre il mare.

Calcolate circa un’ora tra andata e ritorno, senza considerare le soste. Il percorso è prevalentemente pianeggiante, non richiede particolare allenamento ed è adatto anche alle famiglie e ai bambini che pedalano già con sicurezza. Quindi non potete dirmi di no!

Il punto di partenza è il Paseo de La Concha, il celebre lungomare affacciato sulla baia e riconoscibile per la sua elegante balaustra bianca.

📍 Una curiosità

Il Paseo de La Concha, così come lo vediamo oggi, esiste anche grazie a un vero e proprio regalo. Non un regalo in senso metaforico, ma una donazione concreta fatta alla città.

Alla fine dell’Ottocento, Carmen Manso y Pérez de Tafalla, contessa del Llobregat, possedeva la tenuta di Baicaitzegui, che occupava parte della collina di Miraconcha e arrivava fino al mare. Nel 1886 decise di cedere alla città la fascia di terreno più vicina alla costa, permettendo così di prolungare la passeggiata pubblica lungo la baia.

La donazione, però, prevedeva una condizione precisa: su quel tratto non si sarebbe mai dovuto costruire. Una clausola fondamentale, grazie alla quale ancora oggi possiamo godere di questo magnifico affaccio sul mare.

In questo primo tratto la pista ciclabile condivide alcuni spazi con i pedoni, quindi il ritmo ideale è lento e rispettoso: andate piano, sorridete e usate il campanello con educazione. Anche questo fa parte dell’esperienza.

Il panorama è sublime: sabbia dorata, acqua turchese, l’Isola di Santa Clara al centro della baia e, davanti a voi, la sagoma del Monte Igeldo.

All’altezza de La Perla, lo storico stabilimento balneare oggi trasformato in centro termale, fermatevi per il primo grande classico fotografico della giornata. Sarà anche uno degli scorci più fotografati della città, ma vale comunque la sosta: niente sensi di colpa.

Lungo il paseo si incontra anche il cosiddetto Balcone del Bicentenario. Nel 1882, un cittadino di nome Ulpiano Campión chiese al Comune il permesso di installare, a proprie spese, un balcone in ferro in un punto della passeggiata che all’epoca era privo di protezione.

Il suo intento era dimostrare che una struttura di quel tipo avrebbe potuto essere non soltanto utile, ma anche decorativa. Sette anni dopo, nel 1889, Campión decise di rimuovere il balcone, ma il Comune gli propose di lasciarlo al suo posto. Alla fine lo cedette alla città per la somma sostenuta per l’installazione: 50 pesetas.

Quel primo esperimento anticipò l’idea di dotare il lungomare di una protezione elegante, anche se la celebre ringhiera bianca che oggi è diventata uno dei simboli di San Sebastián venne progettata e realizzata successivamente.

Superata La Perla e il Balcone del Bicentenario, continuate a pedalare seguendo il profilo della baia.

Poco più avanti il percorso attraversa il tunnel del Antiguo: un piccolo passaggio scenografico che segna il passaggio dalla spiaggia della Concha a quella di Ondarreta.

Sotto il promontorio di Loretopea, conosciuto comunemente come Pico del Loro,si trova anche MiramArt, un piccolo tunnel pedonale decorato con un’installazione ispirata al mondo sottomarino.

Palacio de Miramar con i giardini affacciati sulla baia di San Sebastián
Il Palacio de Miramar, antica residenza estiva reale affacciata sulla baia della Concha.

Uscendo dal tunnel raggiungerete la zona del Palacio de Miramar, costruito alla fine dell’Ottocento come residenza estiva della famiglia reale spagnola. Il palazzo domina il promontorio che separa le due spiagge e offre una delle prospettive più belle sulla baia. Vale la pena rallentare,entrare nei suoi giardini e fermarsi per qualche minuto e osservare il panorama. I giardini, infatti, sono liberamente accessibili e offrono una delle prospettive più belle sulla baia, mentre l’interno del palazzo normalmente non è visitabile, salvo eventi o aperture straordinarie.

Riprendete quindi la pista ciclabile lungo la spiaggia di Ondarreta. Qui l’atmosfera cambia: il lungomare diventa più tranquillo, il Monte Igeldo appare sempre più vicino e il profilo urbano lascia gradualmente spazio alle rocce e al mare aperto. Continuate lungo il Paseo de Eduardo Chillida, costeggiando la spiaggia fino alla zona del Real Club de Tenis. L’ultimo tratto è breve e quasi completamente pianeggiante. Troverete delle rastrelliere dove lasciare la bicicletta: parcheggiate, proseguite a piedi e prendetevi il tempo per guardarvi intorno.

Attraversate la passerella e davanti a voi comparirà lo spettacolo.

Tre grandi sculture in acciaio corten, ognuna del peso di circa dieci tonnellate, sono ancorate direttamente alle rocce. Sono opera del grande artista basco Eduardo Chillida.

Il nome dice già tutto: Peine del Viento, il Pettine del Vento.

Basta osservarle per qualche minuto per capirlo. Le forme in acciaio sembrano tentare di pettinare il vento e le onde del Cantabrico. Sembrano artigli, dita o radici di una gigantesca pianta metallica che affonda nella roccia. Non sono lucide né levigate: sono ruvide, scure, ossidate dal sale e continuamente esposte alla forza del mare. Le sculture emergono dalle rocce e resistono alle furie dell’oceano. Nonostante le dimensioni e il peso, sembrano appartenere al paesaggio da sempre.

Accanto alle sculture si apre la piazza progettata dall’architetto basco Luis Peña Ganchegui. Il pavimento nasconde una serie di aperture circolari collegate a condotti sotterranei. Quando il mare è mosso, l’acqua entra con forza sotto la piattaforma, comprime l’aria e la spinge verso l’alto attraverso i fori. Il risultato è spettacolare: getti d’acqua improvvisi, spruzzi salmastri, folate d’aria e un suono profondo e ipnotico. Sembra davvero che la terra respiri insieme al mare. Avvicinatevi pure, ma preparatevi: potreste tornare a casa con un piccolo bagno nell’Atlantico.

Per me, il vero valore del Peine del Viento non sta soltanto in ciò che si vede, ma soprattutto nell’esperienza sensoriale che riesce a creare. La vista delle sculture, il rumore delle onde, il vento sulla pelle e l’odore salmastro dell’aria si fondono in un dialogo profondo tra arte e natura.

Il Peine del Viento dà il meglio di sé con l’alta marea o quando il mare è agitato. Al tramonto, poi, lo spettacolo può diventare davvero indimenticabile. Non esagerate però nello sfidare la forza del vento e dell’oceano. Durante le mareggiate le onde possono diventare enormi e pericolose: rispettate sempre le transenne, seguite le indicazioni di sicurezza e osservate lo spettacolo da una distanza prudente. La potenza del Cantabrico è reale, ed è proprio questo a rendere il luogo così affascinante. Ma va trattata con rispetto.

Vista del Monte Igeldo dal porto di San Sebastián con il parco di attrazioni sulla cima
Il Monte Igeldo visto dal porto, con il parco di attrazioni e la torre panoramica sulla cima.

Monte Igeldo

Dopo aver sentito tutta la forza ancestrale del Peine del Viento, è il momento di riconciliarsi con una natura più gentile e ordinata: Monte Igeldo (o Igueldo nella versione più antica). Il monte non solo offre una delle viste più belle della città e del mare, ma è anche una vera e propria attrazione turistica. Date un’occhiata al sito dedicato.

Arrivare in cima è in realtà parte dell’esperienza, e potete scegliere come farlo.

Se avete noleggiato una bici elettrica, c’è un anello un po’ impegnativo ma decisamente spettacolare da percorrere. Se invece non vi va di affrontare la salita in bici, nessun problema. Ci sono diverse soluzioni a portata di tutti:

  • La funicolare è la scelta più iconica e la soluzione più romantica e donostiarra possibile. La stazione si trova in Plaza del Funicular, all’estremità ovest della Playa de Ondarreta, non lontano dal Peine del Viento. In pochi minuti, gli storici vagoni in legno risalgono il ripido pendio del Monte Igeldo, conservando ancora oggi un’atmosfera che profuma di Belle Époque. Il biglietto di andata e ritorno costa indicativamente 5,50 € per gli adulti e comprende sia il viaggio in funicolare sia l’accesso al recinto panoramico in cima. Le attrazioni del parco, invece, non sono incluse e devono essere pagate singolarmente. I biglietti non si comprano online in anticipo, ma solo in loco.
  • L’autobus linea 16 collega il centro città (Plaza de Gipuzkoa) direttamente al Monte Igueldo. Sul sito della tranvía di San Sebastián trovate orari e frequenze. Ricordate che il biglietto dell’autobus non include l’entrata al recinto.
  • L’auto è ovviamente una soluzione molto pratica. Grazie alla strada asfaltata, arriverete molto facilmente in cima e potrete parcheggiare all’interno del recinto. Non si paga una normale tariffa oraria: l’accesso costa indicativamente 3 € per ogni persona presente nel veicolo e comprende l’ingresso alla zona panoramica. I biglietti non si comprano online in anticipo, ma solo in loco. Le attrazioni del parco si pagano separatamente.
  • A piedi, per chi ama camminare: dalla stazione della funicolare parte anche un sentiero ombreggiato e piacevole, che in 30–40 minuti vi conduce in cima. È una salita tranquilla, ideale nelle giornate non troppo calde.

Se cercate la cartolina perfetta di San Sebastián, quella che trovate su ogni guida ma che dal vivo è ancora meglio, dovete salire qui.

Il Monte Igeldo non è solo una collina: è il balcone panoramico più famoso della città, un piccolo parco divertimenti vintage e una vera e propria macchina del tempo che riporta alla Belle Époque. In cima trovate chioschi e un ristorante (prezzi turistici, sì, ma la vista compensa). Se preferite, ci sono anche aree verdi perfette per un picnic.

Storicamente è sempre stato un punto di avvistamento strategico per la difesa della città, e ancora oggi se ne trovano le tracce, come i resti di bunker e postazioni militari della Guerra Civile spagnola.

La svolta arriva nel 1912, in piena Belle Époque: viene inaugurata la funicolare (una delle più antiche ancora in funzione in Spagna) e nasce il parco di attrazioni in cima. Diventa subito la meta preferita dell’alta società in villeggiatura.

Oggi Igueldo è un mix raro e riuscitissimo di natura, panorama e nostalgia. Non cerca di essere moderno, e proprio per questo funziona.

Dalla grande terrazza panoramica avete davanti a voi tutta la baia de La Concha in un solo sguardo: la spiaggia a forma di conchiglia, la città che si affaccia sull’acqua, il Monte Urgull con il Castillo de la Mota e, nelle giornate limpide, perfino i Pirenei all’orizzonte.

È la vista che definisce San Sebastián.

Il momento migliore? Il tramonto, quando il sole cala dietro la montagna e avvolge la città in una luce dorata. Qui lo smartphone, come altre volte, non basta per rendervi l’idea: preparatevi a fermarvi, guardare e ammirare.

Canale d’acqua del parco di attrazioni del Monte Igeldo con vista sulla baia di San Sebastián
Rio Misterioso: una delle attrazioni del parco del Monte Igeldo, sospesa tra acqua e panorami sulla città.

Il Parco delle Attrazioni

Uno dei motivvi per cui il monte è famoso è proprio questa: il Parco delle Attrazioni. Non aspettatevi montagne russe ipermoderne: questo è un parco vintage anni ’50–’60, semplice, ben tenuto e pieno di fascino.

Perfetto per famiglie, ma anche per chi ama le cose che non hanno bisogno di stupire per essere memorabili.

Troverete una storica montagna russa in legno, breve ma divertente, un labirinto senza tempo, le macchinine d’epoca, una ruota panoramica per salire ancora un po’ più in alto e il Torreón, l’antica torre di avvistamento che aggiunge un tocco storico al panorama – si tratta dell’ antico faro a legna che vi permetterà di scoprire, attraverso l’esposizione che ospita, quali erano, fino a non molto tempo fa, i modi di vivere e le tradizioni basche.

L’ingresso è incluso nel biglietto della funicolare – i biglietti non si comprano online in anticipo, ma solo in loco-, mentre le attrazioni si pagano a parte (circa 3a giro). Io ho scelto di fare il Río Misterioso.. è veramente un nostalgico salto nel tempo!

All’estremità più alta del monte si trova El Faro, un faro moderno ancora funzionante, solitario e sorprendentemente romantico.

Poco distante c’è l’Hotel Monte Igueldo, inaugurato nel 1928, con un’eleganza un po’ alpina e fuori dal tempo. Anche se non siete ospiti, potete fermarvi al bar o sulla terrazza per un drink con vista impagabile.

Il Monte Igueldo è l’antidoto alla modernità eccessiva. È vintage, semplice, panoramico e profondamente donostiarra. Anche senza salire su una sola attrazione, la vista da sola vale il viaggio.

Mi hanno detto che, se non volete tornare indietro come siete saliti, potete chiudere il cerchio in bellezza prendendo la strada antica che scende verso la città. È chiusa al traffico, aperta a pedoni e bici. Io non avevo tempo sufficiente per comprovarlo, ma dicono che sia molto suggestiva perché sembra un tunnel di vegetazione con scorci continui sulla Concha dall’alto.

Vista del Monte Urgull e del Municipio di San Sebastián dalla baia della Concha
Il Monte Urgull visto dalla baia della Concha.

Monte Urgull

Se il Monte Igueldo è il balcone elegante da cui ammirare San Sebastián, il Monte Urgull è il suo forte protettore. È il polmone verde più selvaggio della città, il custode della sua memoria e, per secoli, la sua prima linea di difesa. Entrare a Urgull significa fare un viaggio tra sentieri nel bosco, fortificazioni militari, silenzi riflessivi e una vista a 360 gradi che arriva solo alla fine, quando meno ve lo aspettate.

Per secoli Urgull è stato il sistema difensivo di San Sebastián. Dalle prime torri medievali, tra il XVI e il XVIII secolo, si trasformò in una vera fortezza a forma di stella, pensata per resistere agli assedi. E di assedi ne ha visti molti: quello del 1719, il devastante assedio e incendio del 1813 durante la Guerra d’Indipendenza, e più tardi la Guerra Civile spagnola. Le sue cicatrici sono ancora visibili lungo i sentieri, tra mura spezzate e cannoni silenziosi.

Nel 1920 Urgull viene smilitarizzato e trasformato in parco pubblico. Non perde però la sua anima: resta un luogo sobrio, essenziale, coerente con ciò che è sempre stato.

Il modo che preferisco per raggiungere Urgull è dal Paseo del Muelle, il lungomare del porto peschereccio. Qui San Sebastián profuma di mare: barche ormeggiate, reti, gabbiani e quell’aria salmastra che accompagna ogni passo. È anche il punto da cui partono le barche per l’Isola di Santa Clara. Da qui si imbocca Calle Puerto, la strada che costeggia il porto interno, punteggiata di ristoranti di pesce: alcuni turistici, altri ancora autentici.

La salita al monte è poco impegnativa, ma godetevela senza fretta. Molti salgono fino in cima e scendono subito. Invece godetevi i sentieri e muovetevi tra la vegetazione: verrete sorpresi da cannoni, cappelle, mura e bastioni, oppure da piccoli miradores affacciati sulla città e sul mare. Insomma, scoprite panorami e resti della San Sebastián antica.

Arrivati in cima troverete il Castillo de la Mota, l’antica fortezza che per secoli ha difeso la città. Non aspettatevi un castello fiabesco: è un luogo sobrio, militare, asciutto, perfettamente coerente con la sua funzione. Oggi ospita un piccolo spazio museale e diversi punti panoramici.

Sopra la fortezza svetta il Cristo del Sagrado Corazón, una grande statua visibile da molti punti di San Sebastián. Non è tanto l’opera in sé a colpire, quanto la posizione: da qui la città sembra raccolta ai vostri piedi, protetta da questa enorme statua.

La vista è totale: La Concha, la Parte Vieja, il porto, l’oceano aperto, Gros. È una delle poche vere viste a 360 gradi della città.

Se non volete salire sul monte, vi raccomando il Paseo Nuevo, che circonda il monte costeggiando il mare. E’ meno elegante dela Paseo de la Concha, ma veramente suggestivo.

Pintxo gourmet scomposto su piatto bianco in un Ristorante Michelin a San Sebastián, con pane e guarnizioni
Pintxo scomposto, interpretazione gourmet dei tradizionali assaggi baschi a San Sebastián.

Dove assaggiare un pó di San Sebastián

San Sebastián non è solo un posto dove si mangia bene: è un luogo dove si celebra il cibo.

La gastronomia donostiarra nasce da una passione collettiva per il cibo, che affonda le radici nel XIX secolo e che, da allora, non ha mai smesso di evolversi. È in quel periodo che nascono le txoko, le società gastronomiche: circoli privati, storicamente maschili, dove i locali si ritrovano per cucinare insieme. Non ristoranti, ma luoghi di appartenenza, in cui il cibo diventa un rito sociale. Qui si sperimenta, si discute, si tramandano ricette e si rafforza un’idea molto basca della cucina: mangiare bene è una cosa seria, ma va fatta insieme.

Del resto la vicinanza al Mar Cantabrico garantisce ogni giorno pesce freschissimo: kokotxas, txangurro, merluzzo, acciughe. L’entroterra verde consente di avere sempre verdure e carne di qualità.

La cucina basca unisce ingredienti locali eccezionali — pesce freschissimo, prodotti di terra, verdure di stagione — a una tradizione fortissima.

Accanto a questa dimensione popolare convivono ristoranti di altissimo livello, alcuni stellati Michelin, che hanno portato San Sebastián nell’élite gastronomica mondiale. Il nome simbolo è Arzak, tre stelle Michelin. È una tappa imprescindibile per chi vuole capire la profondità e l’innovazione della cucina basca contemporanea. Dovete prenotare con largo anticipo, soprattutto durante i mesi di alta stagione. Io ho chiamato a giugno e non c’era posto fino a settembre.

La cosa più divertente però rimane andare per pintxos nella parte vecchia. I pintxos sono un’evoluzione raffinata delle tapas e sono l’espressione più autentica della gastronomia basca: piccoli assaggi di creatività infinita serviti su pane, infilzati da uno stecchino (da cui il nome “pincho”), pensati per essere condivisi. Un bicchiere di vino, un sorso di txakoli, due parole al bancone. Nella Parte Vieja le strade diventano un vero percorso di gusto, con ogni bar pronto a farvi assaggiare la sua specialità.

Come sempre il mio suggerimento più sincero è andare a caso e scoprire bar o ristoranti solo vostri, ma se avete poco tempo ecco alcuni indirizzi da segnare o sognare:

  • La Cuchara de San Telmo: niente bancone colmo di pintxos pronti, qui si ordina dalla lavagna e si mangia caldo, espresso. Cucina di altissimo livello a prezzi accessibili. Non perdetevi il cochinillo… è la fine del mondo. Ma anche il baccalà e il polpo mi hanno detto essere il top. I piatti cambiano periodicamente, ma questi ingredienti rimangono saldi.
  • Borda Berri: piatti rivisti in ottica creativa, preparati al momento. Se come me amate il risotto, provate la loro versione “de Puntalete” con Idiazábal (un formaggio tipico basco). È cremosissimo e ha un sapore intenso, l’ho adorato! Mangiandolo scoprirete che in realtà non è preparato con il riso tradizionale, ma con una pasta corta chiamata puntalette appunto (o puntalete), che ha la forma di un chicco di riso e viene cotta come un risotto.
  • La Cepa de Bernardo: locale storico della Parte Vieja. Ottimo sia come bar che come ristorante. È il posto giusto se cercate un’esperienza più classica, magari per assaggiare un ottimo pesce o un taglio di carne in un’atmosfera che sa di storia. Il sauté di vongole è memorabile, ve lo garantisco!
  • La Viña: offre ottimi pintxos caldi, ma è famosa in tutto il mondo per la sua cheesecake leggendaria. Non importa se avete provato quelle della Florida o di New York: questa è un altro livello! Perfetta per la merenda o per chiudere la serata con un dolce… non potete andarvene da San Sebastián senza averla provata. Quando ci sono stata io l’ultima volta, ad agosto 2025, c’era una coda che occupava metà calle 31 de Agosto, ma se prendevate la torta take away potevate saltare la coda. Non so se sia una regola tutt’ora valida, ma provateci!

Ma potete sceglierne tra un’infinità: Bar Valle, Bar Sport, Antonio, Casa Urola, Bar Txuleta, Bar Txepetxa… tutti hanno la loro specialità. Assaggiate ciò che vi ispira di più e godetevi i sapori donostiarra!

Purtroppo negli ultimi anni San Sebastián è stata presa d’assalto dai turisti, che hanno reso l’esperienza dei pintxos un po’ troppo commerciale e da Instagram. Bar prima frequentati dai donostiani ora sono talmente pressi d’assalto che i locali desistono, e i bar stessi finiscono per aprire semplicemente la vetrina, offrendo pintxos in modalità take away.

La prima volta che sono stata a San Sebastián ho potuto assaggiare il txangurro al horno del Bar Sport, ad esempio, per questo ve l’ho suggerito sopra. L’ultima volta, invece, c’era una coda talmente lunga che avrei rischiato di passare mezza giornata in attesa.

Per questo, se vedete che la situazione è critica e vi va di uscire dal centro storico, vi consiglio di godervi la serata a Gros. È un altro spirito, ma la qualità rimane indiscutibile:

  • Bergara: è uno dei migliori esempi di pintxos gourmet fatti bene. Ottimo sia per un aperitivo lungo che per una cena informale, saltando da un piatto all’altro.
  • Bodega Donostiarra: un grande classico, amatissimo anche dai locali. Qui si respira un’aria più tradizionale, quasi da bar di quartiere, ma con una cucina solida e affidabile. Famosa per i suoi pintxos freddi, i panini ben fatti e una selezione di vini sempre interessante.
  • La Madame: è un locale serale perfetto per chiudere la giornata. Cocktail curati, atmosfera elegante ma non rigida. È l’indirizzo giusto se dopo cena volete restare in zona Gros senza tornare verso la Parte Vieja, magari dopo una giornata di mare o di surf. Oppure per un brunch prima di partire!
La valigia furba

Viaggiare nei Paesi Baschi significa accettare una piccola verità: il meteo qui è parte dell’avventura. Sole, vento e pioggia possono alternarsi in poche ore, e la tua valigia deve essere pronta a tutto.

La strategia vincente è quella degli strati. Sopra una t-shirt, porta sempre una felpa. Io ho comprato questa giacca impermeabile e antivento ed è stato il mio oggetto più utile. Anche d’estate, il vento atlantico può essere tagliente, quindi una sciarpa leggera o uno scaldacollo non sono mai di troppo.

Scegli scarpe pratiche. Se decidi di esplorare la costa servono scarponcini comodi per i sentieri, ma anche un paio di scarpette da scoglio per le spiagge rocciose più insidiose. E metti in valigia il costume e un telo leggero (questo l’ho comprato per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare): l’Atlantico è freddo, ma la tentazione di un tuffo eroico o di una passeggiata con i piedi nell’acqua è sempre in agguato.

Non farti ingannare dalla brezza fresca: il sole estivo può scottare. Cappello e crema solare ad alta protezione sono essenziali. Io porto sempre con me questa crema, piccola, ma molto efficace.

Per la sera, basta un solo capo più curato per adattarti all’eleganza discreta di San Sebastián.

Quasi dimenticavo: un ombrello resistente al vento. Io ne avevo con me uno della Samsonite e ha resistito a 2 giorni di pioggia, ma una ragazza di Bilbao me ne ha consigliato uno della Lendoo , che lei aveva e sembrava molto resistente.

Completa il tutto con un minimo di tecnologia utile — mappe offline e un’app meteo da controllare spesso — possono davvero aiutarti. Io, come sempre, ho portato il mio power bank. Può sembrare un dettaglio, ma rende le giornate molto più semplici, soprattutto se si ha il navigatore acceso per orientarsi nei sentieri e si vogliono immortalare in fotografia tutti gli angoli e i momenti più belli del viaggio. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.

Considera che in inverno, seppur le gelate sulla costa sono rare, il freddo può essere pungente. Copriti bene!


San Sebastián è una città che non ha bisogno di stupire per essere indimenticabile: basta la sua baia, il suo vivere il cibo come un rito collettivo, la sua natura “aristocratica” su un versante e selvaggia sull’altro. È una città elegante ma mai fredda, fiera della propria storia senza esserne prigioniera.

Ed è anche, in un certo senso, la porta più raffinata verso un mondo molto più ampio: quello dei Paesi Baschi, una terra fatta di coste spettacolari, villaggi di pescatori e un’identità fortissima, che vale la pena scoprire con calma.

Se avete voglia di proseguire il viaggio, a un’ora scarsa da qui vi aspetta Bilbao, con la sua anima industriale reinventata in chiave contemporanea, oppure lo scorcio quasi irreale di San Juan de Gaztelugatxe, l’isolotto collegato alla terraferma da una scalinata che sembra uscita da una leggenda. Oppure potete raggiungere altri paesini altrettanto suggestivi come Zumaia e il suo Flysch, oppure Orio — famoso per l’ultima grande caccia tradizionale a una balena lungo la costa basca —, oppure ancora Zarautz — con la spiaggia più lunga della regione.

San Sebastián, in fondo, è il punto di partenza perfetto per innamorarsi di tutto il resto. Quindi se vuoi continuare ad innamorarti, prosegui il tuo viaggio, ed esplora con noi il resto dei Paesi Baschi.

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