Vista di Saintes-Maries-de-la-Mer, con la chiesa fortificata, le case bianche affacciate sulla spiaggia della Camargue e allle spalle le paludi

Saintes-Maries-de-la-Mer: la porta d’ingresso della Camargue più autentica

Saintes-Maries-de-la-Mer non è semplicemente un villaggio francese affacciato sul Mediterraneo: è una meta che sa parlare al cuore, capace di regalare molto più di una semplice vacanza al mare.

Provate a immaginarlo: case bianche dal tetto rosso che si stringono attorno a un’antica chiesa-fortezza, lo sguardo che si perde sul Mediterraneo e, tutt’intorno, la Camargue più selvaggia che si apre a perdita d’occhio — paludi silenziose, stagni che si tingono di rosa, cavalli bianchi che galoppano liberi e fenicotteri che disegnano il cielo con il loro volo.

Saintes-Maries-de-la-Mer è molto più di un semplice paese di mare. Con oltre 30 km di coste sabbiose, le sue immense zone umide, le paludi salmastre delle sansouires, le saline di Salin-de-Giraud e le distese di risaie, questo luogo è il cuore pulsante dell’anima camarghese — e, soprattutto, la capitale spirituale del popolo gitano. Qui natura selvaggia, spiritualità millenaria e tradizioni autentiche si intrecciano in un’atmosfera che non si trova altrove nel mondo.

Preparatevi dunque a un viaggio che attraversa tradizioni secolari, fede e natura incontaminata: un’esperienza che resta nel cuore, ben oltre il ritorno.

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Ecco alcuni consigli pratici che spero vi permettano di organizzare al meglio il vostro viaggio in Camargue.

Come arrivare a Saintes-Maries-de-la-Mer

  • In aereo: l’aeroporto più vicino è Nîmes Alès Camargue Cévennes ma spesso ha meno voli. Due alternative sono: Montpellier Méditerranée (a circa 1h di distanza e probabilmente il più comodo) e Marsiglia Provence (a 1h e mezza). Per trovare le tariffe migliori uso Google Flights: permette di confrontare i prezzi su più date e individuare la combinazione più conveniente. Da questi aeroporti, esistono degli autobus o treni che portano in varie stazioni ferroviarie da dove poi puoi proseguire verso Aigues-Mortes o Le Grau-du-Roi, oppure verso Arles, ma per chi arriva in volo, il mio suggerimento è di noleggiare un’auto.
  • In treno: La soluzione più pratica è arrivare ad Arles. Da qui prendi il bus A50 per Saintes-Maries-de-la-Mer. Non conviene assolutamente arrivare ad Aigues Mortes, seppur sia servita dalla ferrovia e colleghi Nimes con un bellissimo percorso in treno.Con i mezzi pubblici, infatti, lo spostamento da Aigues Mortes a Saintes-Maries-de-la-Mer è molto complicato, poichè non esiste un collegamento diretto davvero comodo.
  • In pullman: va bene per arrivare nelle città vicine come Arles e Nîmes, ma raramente ti porta direttamente nel cuore naturale della Camargue, ad eccezione della linea A50 che da Arles ti porta a Saintes-Maries-de-la-Mer. Se viaggiate in autobus vi conviene alternare autobus e treno in base alle tratte che intendete percorrere. Date un’occhiata al sito Envia per orari in generale per avere un’idea degli autobus e delle linee esistenti.

In sintesi, se vuoi fare un viaggio comodo e completo, conviene atterrare in aereo su Marsiglia o Montpellier e noleggiare un auto.

Come muoversi a Saintes-Maries-de-la-Mer

  • L’auto è la soluzione più comoda. I trasporti pubblici sono molto limitati e non permettono di seguire un itinerario completo. Inoltre, richiedono molto tempo e rischiano di trasformare il viaggio in un tour de force.
  • Ho visto tantissime persone spostarsi in bici tra un paese e l’altro della Camargue. Se il cicloturismo vi piace, allora va bene arrivare nelle città vicine come Arles e Nîmes in treno e poi iniziare la vostra pedalata. La Camargue è piatta e apparentemente semplice, ma molti luoghi interessanti sono sparsi tra stagni, saline, strade secondarie e zone naturali, quindi in ogni caso preparatevi a lunghe pedalate. All’interno della Camargue è possibile noleggiare biciclette (anche elettriche), che possono rappresentare una buona alternativa per i meno atletici. Nell’articolo vi darò ulteriori consigli su come organizzarvi.
  • Con un tour organizzato: è l’opzione ideale per chi non vuole preoccuparsi della logistica. Numerose agenzie organizzano partenze da Arles, Avignone, Montpellier, Marsiglia, ma spesso sono tour di una giornata. Inoltre devi scegliere bene la base. Per la Camargue “selvaggia” e Saintes-Maries-de-la-Mer meglio Arles. Da Montpellier/Nîmes invece ci sono più tour per Aigues-Mortes. Io verifico sempre su siti come GetYourGuide o Civitatis eventuali disponibilità.

Come organizzare la visita a Saintes-Maries-de-la-Mer

  • In estate è meglio prenotare con largo anticipo, non solo l’alloggio ma anche il Pont de Gau. Anche nei periodi di bassa stagione però, prenotare rimane un’ottima idea, sopratutto l’alloggio.
  • Percorso: essendo tutto molto concentrato e vicino, non serve organizzarsi ogni giorno nel dettaglio, ad eccezione dei luoghi in cui è richiesta la prenotazione. Lasciatevi ispirare dal vento.
  • Il Mistral è un vento forte che può soffiare in qualsiasi stagione. Può essere talmente intenso da non permettervi di camminare in linea retta! Date un’occhiata al meteo prima di partire.
  • Attenzione alle zanzare! Questo è un consiglio fondamentale: se vai d’estate, porta con te un repellente potente, specialmente per il tramonto. Sono di casa nelle zone umide.
  • Si mangia abbastanza presto rispetto ad altre zone d’Europa. Considerate che alcuni ristoranti chiudono alle 14 oppure alle 22. Tenetelo presente quando organizzate la giornata.

Quando andare a Saintes-Maries-de-la-Mer

  • La stagione più viva inizia ad aprile e termina a ottobre. Negli altri mesi non tutte le attrazioni e i servizi sono disponibili. Ad esempio, le visite alle manades si riducono, alcuni ristoranti e negozi rimangono chiusi e, ovviamente, non ci si può godere il mare e le spiagge. Il lato positivo è che ci sono meno turisti e tutto sembra più vero e selvaggio.
  • Il periodo migliore per godervi la Camargue è maggio-giugno e settembre-ottobre, con clima mite e meno folla. Evita l’estate, se possibile (caldo umido, poca ombra e tantissimi turisti e zanzare), anche se proprio in quei mesi le saline di Giraud raggiungono il loro massimo splendore e il mare è davvero meraviglioso. Devo dire, per esperienza diretta, che anche l’inverno è molto bello: tutto è più lento e sonnacchioso, con meno turisti e la natura in attesa di esplodere. Ovviamente, però, le giornate sono più corte, il clima è meno mite e non tutte le attrazioni e i ristoranti sono aperti.
Statue delle due sante di Saintes-Maries-de-la-Mer decorate con fiori, simbolo religioso e tradizionale della Camargue
Le due sante di Saintes-Maries-de-la-Mer, protagoniste della devozione e delle tradizioni più sentite della Camargue.

Un po’ di storia su Saintes Maries de la Mer

Per comprendere davvero Saintes-Maries de la Mer, bisogna accettare che qui storia e mito convivono, alimentandosi a vicenda. La storia di questo villaggio è infatti un intreccio affascinante e unico al mondo, dove leggenda, fede cristiana, tradizioni popolari e l’identità profonda del popolo gitano si fondono in un unico racconto.

Seppur la sua notorietà sia dovuta alle sante (Saintes-Maries-de-la-Mer appunto), la sacralità di questo luogo non nasce con il cristianesimo: era considerato sacro già nell’antichità.

Gli scavi archeologici condotti sotto l’attuale chiesa hanno svelato l’esistenza di luoghi di culto antichissimi: vi sorgevano un tempio dedicato ad Artemide di Efeso (la dea madre) e un altro a Mitra, il dio persiano tanto amato dai legionari romani. E ancora prima, qui si praticava un culto celtico dedicato alle Tria Fata, le tre dee madri.

Il destino del villaggio cambiò per sempre intorno all’anno 40 d.C. (o 48 d.C. secondo alcune tradizioni), quando una storia tragica e insieme straordinaria segnò per sempre questo luogo.

Tutto comincia in un momento drammatico per i primi seguaci di Cristo. Pochi anni dopo la crocifissione di Gesù, le autorità romane in Palestina, per placare le tensioni crescenti e liberarsi dei primi cristiani, decidono di esiliare un gruppo di credenti. Secondo la tradizione orale provenzale — raccolta nel XIII secolo nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze e tramandata di generazione in generazione — questi uomini e donne furono messi su una barca senza vele, senza remi e senza timone, abbandonati al mare aperto e destinati, secondo ogni logica, a una morte certa.

Eppure, guidati da forze divine, quella fragile imbarcazione non andò incontro al naufragio: approdò invece sulle coste della Camargue. A bordo, secondo la leggenda, viaggiavano alcune delle figure più importanti del cristianesimo delle origini: Lazzaro, sua sorella Marta, Maria Maddalena, Maria Jacobé e Maria Salomé. Con loro c’era anche una figura di cui i Vangeli non parlano mai: la loro serva Sara di origine etiope.

Secondo il racconto, durante quella traversata miracolosa il gruppo si separò: Maria Maddalena, Lazzaro e Marta approdarono in altri luoghi della Provenza — rispettivamente a Sainte-Baume, Marsiglia e Tarascona — mentre le due Marie, insieme alla loro serva Sara, continuarono il viaggio. Ciascuno, raggiunta la propria destinazione, si dedicò all’evangelizzazione della regione: Marta sconfisse la temibile Tarasca — creatura mostruosa, metà drago, metà tartaruga — a Tarascona, Lazzaro divenne il primo vescovo di Marsiglia, Maddalena si ritirò in eremitaggio nella Sainte-Baume.

Guidata dalla Provvidenza, la barca senza timone delle due Marie continuò il viaggio lungo il Mediterraneo e giunse infine sulle coste della Camargue, in un piccolo villaggio di pescatori e pastori, allora chiamato Oppidum Râ. Era una terra desolata, paludosa, costantemente battuta dai venti — eppure, per loro, divenne la Terra Promessa.

Qui le due Marie, più anziane di Sara, decisero di fermarsi per sempre. Iniziarono a predicare il Vangelo alle popolazioni locali, convertendo molti pagani, e scelsero di vivere in povertà e preghiera, dando vita a una delle primissime comunità cristiane di Francia. Quando, in età avanzata, morirono, furono sepolte proprio nel luogo dove oggi si innalza la maestosa chiesa-fortezza: il loro sepolcro divenne ben presto meta di venerazione per i primi cristiani della regione. Secondo la leggenda, fu proprio nel punto della sepoltura che sgorgò una fonte d’acqua dolce — un segno, per i fedeli, della santità di quel luogo.

Se la leggenda dell’approdo è arrivata fino a noi per via orale, le prime testimonianze scritte risalgono invece al Medioevo. Intorno all’anno 500 d.C., l’arcivescovo di Arles San Cesario fece costruire una prima chiesa, dedicata a Notre-Dame-de-Ratis (Nostra Signora della Zattera), proprio nel luogo dove si riteneva fossero sepolte le Sante. Al suo interno si conserva anche un pozzo d’acqua dolce, legato alla memoria delle Sante.

A partire dal IX secolo, le coste della Provenza furono colpite da incursioni sempre più frequenti e devastanti, ad opera dei Saraceni — pirati musulmani provenienti dal Nordafrica — e dei Normanni. Il pericolo era tale che proteggere semplicemente il villaggio non bastava: bisognava difendere ciò che, per la popolazione locale e per i pellegrini rappresentava un patrimonio inestimabile — le reliquie e il culto delle Sante Marie. Fu così che si decise di trasformare il luogo sacro in qualcosa di più: non più una semplice chiesa, ma una vera fortezza inespugnabile.

Tra il IX e il XII secolo nacque così l’attuale chiesa di Notre-Dame-de-la-Mer, un’opera tanto imponente quanto necessaria, pensata fin nei minimi dettagli per resistere a qualsiasi assedio:

  • le mura raggiungono uno spessore fino a 3 metri;
  • l’edificio era privo di un ingresso a livello stradale — l’accesso avveniva tramite una scala mobile, che poteva essere rimossa in caso di pericolo;
  • la sommità, merlata come quella di un castello, fungeva anche da torre di vedetta sul mare, pronta a segnalare l’arrivo di qualsiasi minaccia.

All’interno, la primitiva chiesa di San Cesario non fu distrutta, ma inglobata e custodita con cura, quasi a voler proteggere ancora di più ciò che racchiudeva: una sorta di “chiesa nella chiesa”, un santuario nascosto nel cuore della fortezza — testimonianza di quanto, per gli abitanti di allora, fosse sacro e prezioso tutto ciò che riguardava le Sante.

Eppure, in tutto questo, la figura di Sara — la serva — rimase a lungo nell’ombra, confinata ai margini della leggenda così come, in vita, era stata confinata ai margini della società per la sua condizione di serva e di straniera.

Statua di Santa Sara con corona e mantelli colorati durante le celebrazioni religiose a Saintes-Maries-de-la-Mer in Camargue
Santa Sara durante la processione di Maggio: figura profondamente venerata a Saintes-Maries-de-la-Mer e simbolo della devozione popolare della Camargue.

Per conoscere la svolta decisiva nella storia di Saintes-Maries, infatti, bisogna spostarsi attorno al XV secolo e seguire le migrazioni di un intero popolo. I Gitani — Rom, Sinti, Kalé, Manouches — sono originari del subcontinente indiano e iniziarono a migrare verso occidente già attorno all’anno 1000 d.C., attraversando la Persia, l’Impero Bizantino e i Balcani, fino a raggiungere l’Europa occidentale a partire dal XV secolo. Il loro arrivo in Provenza è documentato attorno al 1420-1430.

Quando i primi gruppi di gitani arrivarono in Provenza e conobbero la leggenda delle Sante Marie, fu la figura di Sara, la serva, a colpirli più di ogni altra. In quella donna di pelle scura, straniera, esiliata, emarginata, riconobbero immediatamente la propria stessa condizione: come Sara era stata costretta a lasciare la sua terra per vivere in un paese straniero, così loro erano un popolo in perenne peregrinazione, accolto ovunque con diffidenza e sospetto.

Fu così che i gitani elessero Sara a loro patrona e protettrice, dandole il nome di Sara-la-Kali — “Sara la Nera”, ma anche “Sara la Gitana”, poiché kali in romaní significa “nera” ed è anche la radice del termine “Kalé”, uno dei gruppi gitani. Il suo culto si diffuse rapidamente, e i gitani cominciarono a compiere pellegrinaggi a Saintes-Maries per onorarla, portando con sé la loro musica, i loro canti e una devozione tanto profonda quanto spontanea.

All’inizio, la Chiesa cattolica guardò con sospetto questo culto popolare, considerato ai limiti dell’ortodossia. Ma di fronte alla crescente devozione dei gitani, la gerarchia ecclesiastica scelse alla fine di accogliere e incanalare quel fervore, riconoscendo ufficialmente Sara come figura venerabile — senza tuttavia elevarla agli altari come santa canonizzata, poiché per lei non esiste un processo di canonizzazione ufficiale. La sua statua fu collocata nella cripta della chiesa, dove ancora oggi è custodita e venerata.

📍 Una curiosità

Nel corso del XV secolo, il flusso di pellegrini verso Saintes-Maries-de-la-Mer crebbe in modo considerevole. Fu re Renato d’Angiò, conte di Provenza — sovrano colto, amante delle arti e profondamente legato alle tradizioni del suo tempo — a decidere di fare definitivamente chiarezza sulle sepolture delle Sante. Nel 1448 ordinò così degli scavi sistematici all’interno della chiesa.

A circa un metro e mezzo di profondità, gli operai rinvennero due scheletri perfettamente conservati, avvolti in preziosi teli di seta e accompagnati da un’iscrizione in latino che ne confermava l’identità. Le ossa, immerse in un liquido oleoso e profumato — interpretato all’epoca come un segno di santità — furono identificate come le reliquie di Maria Jacobé e Maria Salomé.

Da quel momento le reliquie trovarono la loro collocazione definitiva in una preziosa cassa-reliquiario di legno dorato, custodita nella cappella superiore della chiesa. E ancora oggi, due volte all’anno, durante i grandi pellegrinaggi, quella cassa viene calata dall’alto per essere esposta alla venerazione dei fedeli, in un rito solenne e toccante che attraversa i secoli fino a noi.

Poi arrivò la Rivoluzione Francese, un periodo buio per moltissimi luoghi di culto. Il 5 marzo 1794, in piena furia iconoclasta, un gruppo di rivoluzionari prese d’assalto la chiesa di Saintes-Maries: la statua di Santa Sara fu gettata nel fuoco e bruciata, e la stessa sorte toccò alle reliquie delle due Marie.

Ma, secondo la tradizione, alcuni abitanti del villaggio, fedeli in segreto, riuscirono a sottrarre parte delle ossa dal rogo e a nasconderle. Solo una parte delle reliquie originali si salvò così dalla distruzione, e oggi è custodita nella cassa-reliquiario insieme ad altre ossa provenienti da diverse chiese della regione.

La statua di Santa Sara che vediamo oggi nella cripta è in realtà una ricostruzione ottocentesca, realizzata dopo la fine delle persecuzioni religiose: da allora è diventata il centro della devozione gitana.

Per secoli, il villaggio fu conosciuto con nomi diversi — Notre-Dame-de-la-Mer, Saintes-Maries-de-la-Barque, o semplicemente Les Saintes. Fu solo nel 1838, con un decreto ufficiale, che il comune assunse il nome definitivo di Saintes-Maries-de-la-Mer, in onore delle due sante che ne sono le patrone.

Casa tipica della Camargue con persiane azzurre e Croce della Camargue
Forte identità locale di una casa tipica, tra dettagli azzurri e la croce della Camargue sulla porta

L’arrivo della ferrovia da Arles, nel 1892, spalancò le porte al turismo balneare, attirando l’arrivo di tantissime persone, più o meno note.

📍 Una curiosità

Nell’estate del 1888, il pittore olandese Vincent van Gogh, che allora viveva ad Arles, decise di concedersi una breve vacanza a Saintes-Maries-de-la-Mer. Vi rimase pochissimi giorni, dal 30 maggio al 3 giugno, ma bastarono a folgorarlo.

Rimase incantato dalla luce abbagliante, dal mare, dalle barche colorate tirate in secca sulla spiaggia, e in quel breve soggiorno realizzò diversi disegni e tre dipinti che sarebbero diventati fondamentali:

  • Barche sulla spiaggia di Saintes-Maries, oggi conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam.
  • Veduta di Saintes-Maries, conservato al Museo Kröller-Müller di Otterlo.
  • Barche da pesca in mare, oggi in collezione privata.

Le sue lettere al fratello Theo raccontano ancora oggi l’entusiasmo di quei giorni: “Ho dipinto barche in mare, sono partito prestissimo la mattina, e ne ho riportato un grande studio”. Fu proprio questa breve parentesi artistica a contribuire a rendere celebre il villaggio nel mondo dell’arte.

Ma se c’è un personaggio a cui la Camargue deve più di chiunque altro la sua fama, è il Marchese Folco de Baroncelli-Javon (1869-1943) — una figura ormai leggendaria per questa terra. Poeta, scrittore, appassionato di tradizioni popolari, si innamorò della Camargue al punto da decidere di stabilirvisi, diventando egli stesso manadier (allevatore di tori) e gardian.

Baroncelli dedicò l’intera vita alla difesa e alla promozione dell’identità camarghese. Nel 1909 fondò la Nacioun Gardiano (la “Nazione Guardiana”), un’associazione nata con l’obiettivo di preservare:

  • la lingua provenzale;
  • i costumi tradizionali — l’abbigliamento dei gardians, le selle, l’equitazione;
  • la razza del cavallo e del toro camarghese;
  • le tradizioni come la course camarguaise e le feste votive.

È grazie a lui che l’immagine moderna della Camargue — fatta di gardians a cavallo, mandrie di tori allo stato brado, costumi tradizionali e un fortissimo senso di identità — venne codificata e diffusa in tutta la Francia e nel mondo. La sua manade fu una delle più celebri della regione, e la sua casa a Saintes-Maries divenne un vero centro culturale, un punto di riferimento per tutti gli amanti della Camargue. Oggi il Museo Baroncelli, nel villaggio, è dedicato alla sua memoria e alla storia che ha contribuito a plasmare.

Oggi Saintes-Maries-de-la-Mer è un luogo unico al mondo: un piccolo villaggio capace di racchiudere in sé anime profondamente diverse, e di farlo senza alcuna contraddizione. È, allo stesso tempo:

  • una meta turistica balneare, con spiagge tra le più belle della costa;
  • il cuore del Parco Naturale Regionale della Camargue, punto di partenza ideale per chi vuole avventurarsi in una natura selvaggia e protetta;
  • un centro di cultura taurina ed equestre, fatto di arene, manade e gardians;
  • la capitale spirituale del popolo gitano, meta di un pellegrinaggio annuale che ogni anno richiama decine di migliaia di Rom, Sinti, Kalé e Manouches;
  • un luogo di devozione cristiana, custode del culto millenario delle due Marie.

Anime diverse convivono in questo piccolo villaggio di case bianche, mescolandosi e arricchendosi a vicenda, in un equilibrio unico e affascinante che non ha eguali in Europa.

Non è un caso che artisti e personaggi celebri come Vincent van Gogh, nel 1888, e Bob Dylan, nel 1975, siano rimasti affascinati da questo luogo, contribuendo — a quasi un secolo di distanza l’uno dall’altro — ad accrescerne la fama ben oltre i confini della Francia.

Cartina della Camargue con i luoghi principali, strade e sentieri
Una cartina della Camargue per orientarsi tra lagune, strade, paesini e principali aree naturali.

Cosa fare in Saintes Maries de la Mer

La geografia unica di Saintes-Maries ne ha determinato la storia, lo sviluppo e ora la sua attrattiva turistica. Con i suoi 372 km², il comune è uno dei più estesi di tutta la Francia, nonostante il centro abitato sia in realtà piuttosto piccolo: il suo territorio si allunga per oltre 30 km da ovest a est e 15 km da nord a sud, abbracciando una vasta porzione del delta del Rodano. Dal 1970, questa intera area costituisce il cuore del Parco Naturale Regionale della Camargue.

Il territorio si presenta come un autentico mosaico di ambienti: gli stagni (étangs) come quelli delle Launes, dei Gines e dell’Imperiale, le sansouïre — praterie salmastre — i canneti e le vaste spiagge sabbiose. A questi si aggiunge la Riserva Naturale Nazionale della Camargue, che include l’Étang de Vaccarès e le sue isole: un’area protetta di importanza europea, vietata al traffico e accessibile solo in alcuni punti.

Il borgo si trova sulla costa, leggermente a est della foce del Petit-Rhône, e il suo sviluppo è stato segnato fin dal XVI secolo da una continua lotta contro l’acqua, fatta di dighe e canali costruiti per difendere il territorio. Ne è nata una città fatta di basse case bianche in stile provenzale — pensate per proteggere dal sole e dal vento — che si sviluppano tutte attorno alla maestosa mole della chiesa fortificata.

Saintes-Maries-de-la-Mer è, in fondo, un concentrato di meraviglie: dalla maestosa chiesa-fortezza alle spiagge selvagge, dai musei che raccontano secoli di storia al parco ornitologico che incanta grandi e piccini.

Ogni angolo di questo luogo merita di essere scoperto.

Per prima cosa visita il sito del turismo di Saintes-Maries-de-la-Mer. E’ veramente ben fatto! Ti darà già una prima idea di come funziona la zona, le attività, le feste.

Di seguito troverai tutto ciò che non puoi assolutamente perdere e qualche consiglio in più, per rendere la tua vacanza in Camargue davvero unica!

Il centro storico

Il cuore di Saintes-Maries-de-la-Mer è un piccolo gioiello di autenticità provenzale. Immagina un labirinto di stradine strette e tortuose, fiancheggiate da case basse imbiancate a calce e coronate dai caratteristici tetti di tegole rosse — proprio come nei villaggi di pescatori che popolano il Mediterraneo.

Il centro storico, interamente pedonale, è perfetto per essere esplorato con calma, lasciandosi guidare semplicemente dall’istinto. Ad ogni angolo si scoprono scorci pittoreschi, piccole piazze ombreggiate da alberi e angoli di pace lontani dalla folla estiva, mentre le facciate delle case si animano di persiane e porte dipinte nei tenui colori pastello tipici della regione. Lungo le vie si susseguono botteghe di artigianato locale, dove trovare ceramiche dipinte a mano, tessuti provenzali — come le celebri stoffe a motivi di fiori e uccellini — oggetti in legno e ferro battuto, e naturalmente i prodotti tipici della Camargue: il posto ideale per cercare un souvenir davvero unico e autentico.

Il villaggio, del resto, ha da sempre attratto artisti, pittori e scultori, sedotti dalla sua luce e dai suoi paesaggi. Non è un caso che oggi numerose gallerie d’arte punteggino il centro storico, esponendo opere di artisti contemporanei che continuano a trarre ispirazione dalla Camargue — dai suoi cavalli bianchi, dai tori neri, dai fenicotteri rosa

📍 Una curiosità

A differenza di molti simboli regionali che si perdono nella notte dei tempi, la Croce Camarguese ha una data di nascita precisa e una storia ben documentata, legata all’affascinante figura del marchese Folco de Baroncelli-Javon.

Come sappiamo, agli inizi del Novecento, il marchese de Baroncelli, poeta, scrittore e appassionato manadier (allevatore di tori), si dedicò con passione alla difesa dell’identità della Camargue.

Nel 1924, Baroncelli ebbe l’idea di creare un simbolo che rappresentasse questa “nazione” di gardians (i cowboy a cavallo) e pescatori. Affidò il compito all’amico, il pittore e illustratore parigino Hermann-Paul, che all’epoca soggiornava spesso in Camargue.

Hermann-Paul realizzò il disegno, ma fu durante la fase di realizzazione che avvenne un importante cambiamento. Il fabbro di Saintes-Maries-de-la-Mer, Joseph Barbanson, incaricato di forgiare la prima croce nel suo laboratorio in quella che oggi è Place du Grenier à Sel, suggerì di sostituire i tre gigli (fleurs-de-lys) inizialmente previsti alle estremità con tre tridenti, simbolo più autentico dei gardians.

La Croce Camarguese è un concentrato di simbolismo. La sua forma fonde tre elementi distinti, che rappresentano le tre virtù teologali del Cristianesimo e, allo stesso tempo, le tre componenti fondamentali della società camarghese.

⚓ Ancora

Rappresenta i pescatori. La base della croce è un’ancora, che richiama i pescatori del Mediterraneo e delle lagune, un’attività storica del villaggio.

Virtù cristiana: la Speranza.

❤️ Cuore

Rappresenta le Saintes Maries. Al centro della croce spicca un cuore. È il simbolo delle tre Marie (Maria Jacobé, Maria Salomé e la loro serva Sara), venerate nella chiesa-fortezza, e della carità divina.

Virtù cristiana: la Carità.

🔱 Tridenti

Rappresentano i gardians. Le tre estremità della croce terminano con tridenti, l’attrezzo tradizionale che i gardians usano per guidare e radunare le mandrie di tori nei pascoli.

Virtù cristiana: la Fede.

In questa sintesi perfetta, la Croce Camarguese incarna quindi l’anima triplice della regione: i pescatori che solcano le acque, i gardians che dominano la terra con i loro cavalli e tori, e la profonda spiritualità che si respira a Saintes-Maries-de-la-Mer, luogo di pellegrinaggio millenario.

Passeggiando per il villaggio, la noterete in molti luoghi:

  • Pont du Mort: una copia della croce originale si trova qui, all’ingresso ovest del paese, lungo la strada per Aigues-Mortes.
  • Sulla chiesa: è visibile sui muri della chiesa fortificata di Notre-Dame-de-la-Mer.
  • Sugli edifici e sui portoni: come avrete sicuramente notato passeggiando, compare su molti edifici pubblici e privati, spesso in ferro battuto, a testimonianza dell’orgoglio degli abitanti per la propria identità.
  • Nelle manade: una in particolare si trova vicino al Mas du Simbeú, dove viveva Folco de Baroncelli.

chiesa fortificata di saintes maries de la mer in camargue
La chiesa fortificata di Saintes-Maries-de-la-Mer, uno dei simboli più forti e identitari della Camargue

La Chiesa Fortificata Notre-Dame-de-la-Mer

L’ingresso alla chiesa è gratuito per tutti i visitatori. Se invece vuoi salire sul tetto-terrazza e godere della vista mozzafiato a 360°, il costo è di circa 3 euro a persona, da pagare direttamente sul posto, all’ingresso della chiesa — non sono riuscita a trovare nessun sito online che vendesse biglietti in anticipo, quindi conviene semplicemente presentarsi. La chiesa è accessibile tutti i giorni, tutto l’anno, dalle 8:00 alle 18:00, anche se talvolta viene chiusa per cerimonie particolari o durante la pausa pranzo. Per goderti la terrazza con calma, senza la folla dei momenti più affollati, ti consiglio di visitarla al mattino presto o nel tardo pomeriggio — magari proprio in coincidenza con il tramonto, per uno spettacolo davvero indimenticabile. L’accesso alla terrazza avviene dall’esterno, sul lato sud della chiesa. L’accesso non è consentito in caso di vento forte.

La Chiesa di Notre-Dame-de-la-Mer non è semplicemente un edificio religioso: è il cuore pulsante di Saintes-Maries-de-la-Mer, il monumento che domina il paesino e racchiude in sé secoli di storia, leggenda e devozione. Questa imponente chiesa-fortezza è un capolavoro di architettura provenzale e un luogo sacro per milioni di pellegrini, in particolare per il popolo gitano. La sua costruzione, in stile romanico, si protrasse per quasi quattro secoli, dal IX al XII secolo: il risultato è un capolavoro di architettura tanto militare quanto religiosa.

Il sito su cui sorge la chiesa ha una storia antichissima. Già in epoca romana, qui si trovava un oppidum chiamato Ra. Secondo lo storico Jean-Paul Clébert, qui sorgevano un tempio dedicato ad Artemide di Efeso (la dea madre) e un altro a Mitra, il dio persiano tanto amato dai legionari romani. E ancora prima, qui si praticava un culto celtico dedicato alle Tria Fata, le tre dee madri e dee della fertilità, poi romanizzate con il nome di Giunone.

Fu solo nel VI secolo che l’arcivescovo di Arles, San Cesario, decise di cristianizzare questo antico luogo di culto pagano, facendovi costruire una prima chiesa dedicata a Notre-Dame-de-Ratis (Nostra Signora della Zattera), in memoria del leggendario approdo delle Sante.

A partire dal IX secolo, però, le coste della Provenza furono soggette a incursioni sempre più frequenti e devastanti da parte dei Saraceni e dei Vichinghi. Per proteggere le reliquie delle Sante e offrire un rifugio sicuro alla popolazione, si decise allora di trasformare il luogo sacro in qualcosa di più: una chiesa che fosse, al tempo stesso, una fortezza inespugnabile.

La costruzione dell’attuale edificio, in stile romanico, si protrasse per quasi 4 secoli, dal IX al XII secolo.

Camminando intorno alla Chiesa di Notre-Dame-de-la-Mer, ci si rende immediatamente conto di trovarsi di fronte a qualcosa di più di un semplice luogo di culto: la sua architettura racconta una storia di difesa, protezione e sopravvivenza, in un’epoca in cui il pericolo arrivava dal mare.

Ciò che colpisce per primo è la massiccia imponenza delle sue mura, con uno spessore che varia da 1,5 a 3 metri, realizzate in pietra dura e resistente — pensate non solo per sostenere l’edificio, ma soprattutto per resistere agli attacchi e ai tentativi di sfondamento da parte dei nemici. Sono mura costruite per durare, per proteggere chi al loro interno cercava rifugio.

La chiesa si erge per 15 metri di altezza, si sviluppa per 41 metri in lunghezza e 10 in larghezza. Seppur oggi possa sembrare piccola, le dimensioni era notevoli per l’epoca, e testimoniano l’importanza del luogo nonchè la necessità di accogliere non solo i fedeli, ma l’intera popolazione del villaggio in caso di pericolo.

A causa del terreno sabbioso e instabile, tipico della Camargue, gli architetti medievali dovettero affrontare una sfida ingegneristica notevole: le cronache dell’epoca raccontano che le fondamenta furono scavate così in profondità da eguagliare quasi l’altezza della costruzione stessa — “tanto di fondazione quanto di costruzione” — per garantire una base solidissima e una stabilità capace di durare nei secoli.

Guardando la facciata, si nota subito l’assenza di grandi finestre o vetrate: elementi che avrebbero indebolito la struttura e offerto facili punti di ingresso ai nemici. La luce, all’interno, penetra timida e misteriosa attraverso poche e strette feritoie, proprio come in una fortezza militare.

Anche la copertura risponde a una logica puramente defensiva: il tetto è realizzato con lastre di pietra, una scelta pensata per prevenire gli incendi causati dalle frecce incendiarie o dai tentativi di scalata dei nemici.

Forse l’elemento più sorprendente, però, è l’accesso alla chiesa. Originariamente non esisteva alcuna porta a livello strada: per entrare bisognava salire una scala mobile in legno, che poteva essere prontamente ritirata in caso di pericolo, rendendo l’edificio praticamente inattaccabile.

Nel corso del XIV secolo, con l’evolversi delle tecniche d’assedio, la chiesa venne ulteriormente potenziata: sulle sue sommità furono aggiunti

  • un camminamento di ronda, che permetteva alle sentinelle di percorrere il perimetro per vigilare;
  • le merlature, per proteggere i difensori durante gli attacchi;
  • le machicolature, quelle aperture sporgenti da cui si potevano gettare proiettili o liquidi bollenti sugli assalitori.

All’interno del torrione principale fu ricavata persino una sala delle guardie, dove i difensori potevano riposare e organizzare la sorveglianza. In ogni pietra, in ogni feritoia, in ogni merlatura, questa chiesa racconta la storia di una comunità che ha saputo difendere la propria fede e la propria vita, trasformando un luogo di preghiera in una roccaforte inespugnabile nel cuore della Camargue selvaggia.

La terrazza della chiesa di Saintes-Maries-de-la-Mer
La terrazza della chiesa di Saintes-Maries-de-la-Mer, uno dei punti panoramici più suggestivi del borgo.

Nel 1448, re Renato d’Angiò, conte di Provenza, ordinò degli scavi all’interno della chiesa. Furono ritrovati due scheletri, identificati come le reliquie di Maria Jacobé e Maria Salomé, insieme a tre cippi — pietre sacre di epoca romana — dedicati a Giunone e al culto di Mitra, oggi ancora visibili nella cripta. In seguito a quella scoperta, la chiesa subì importanti modifiche interne:

  • la chiesa primitiva, che era stata conservata all’interno della fortezza, fu demolita;
  • la sala delle guardie fu trasformata in una cappella superiore, dedicata a San Michele, per custodire le preziose casse-reliquiario delle Sante Marie;
  • fu creata una grande finestra che, dalla cappella superiore, si affaccia sulla navata sottostante, permettendo ai fedeli di vedere le reliquie durante le celebrazioni.

La chiesa non offre particolari bellezze artistiche, ma merita comunque la visita per l’importanza storica che riveste per la città, e non solo.

Scendendo le scale, si accede infatti al luogo più sacro e suggestivo dell’intero edificio, cuore della devozione gitana. La cripta ospita la statua di Sara-la-Kali (“Sara la Nera”), patrona del popolo gitano: il suo volto e le sue mani, neri, emergono da preziosi abiti colorati e riccamente decorati, donati dai fedeli nel corso dei secoli. L’ambiente è molto semplice, per alcuni quasi deludente, ma l’aria, qui, è densa di devozione e mistero — centinaia di candele accese, ex voto, fotografie e biglietti con richieste e ringraziamenti tappezzano le pareti, testimonianza silenziosa di secoli di preghiere, mentre la fuliggine accumulata nel tempo ha annerito le pietre chiare intorno all’unica finestra della cripta.

Qui sono conservati anche i tre cippi romani rinvenuti durante gli scavi del 1448, testimonianza dell’antico culto pagano che animava questo luogo ben prima dell’arrivo del cristianesimo.

Risalendo, si accede invece alla cappella superiore, dedicata a San Michele, dove sono custoditi i tesori più preziosi della chiesa: in una teca si trovano le casse-reliquiario di legno dorato che racchiudono le ossa attribuite a Maria Jacobé e Maria Salomé, in un ambiente decorato con eleganti rivestimenti lignei in stile Luigi XV.

All’interno della chiesa, nella navata sinistra, alla terza arcata, è custodita una riproduzione della barca che, secondo la leggenda, portò le Sante Marie sulle coste della Camargue: durante i pellegrinaggi di maggio, questa stessa barca viene portata in processione fino al mare. Al centro della chiesa, sotto il livello del pavimento, è ancora visibile un antico pozzo: secondo la tradizione, era proprio attorno a questo pozzo che le Sante Marie solevano pregare, e fu lì che sorse il primissimo oratorio. Alcuni mi hanno raccontato che invece è il pozzo dove venne fatta confluire la fonte d’acqua che nacque dopo la morte delle Sante. Un po’ di mistero su un tema già di per sé affascinante.

Uno dei momenti più emozionanti della visita resta però la salita al tetto-terrazza, raggiungibile tramite una stretta scala a chiocciola di 53 gradini, il cui accesso avviene dall’esterno della chiesa. La salita richiede un po’ di fatica, ma la ricompensa è una vista a 360° semplicemente spettacolare:

  • a sud: il Mediterraneo, le lunghe spiagge sabbiose e il porto;
  • a nord: la Camargue sconfinata, con i suoi stagni (étangs), le paludi e i pascoli;
  • a est e ovest: i tetti rossi del villaggio, le arene, la croce camarghese e l’immensa piana deltizia.

Nelle giornate eccezionalmente limpide, lo sguardo riesce a spingersi fino al Mont Ventoux e alle Alpi, ma è all’ora del tramonto che questo panorama regala il suo spettacolo migliore, quando la luce dorata tinge l’intero paesaggio di colori caldi.

📍 Una curiosità

La chiesa è il centro nevralgico di due pellegrinaggi annuali, capaci di attirare decine di migliaia di fedeli. L’evento più importante e spettacolare è senza dubbio il Pellegrinaggio di Maggio, che si svolge il 24 e 25 maggio.

  • Il 24 maggio, la statua di Santa Sara viene prelevata dalla cripta e portata in processione fino al mare, dove viene simbolicamente immersa nelle acque: un momento di altissima intensità emotiva per la comunità gitana.
  • Il 25 maggio, sono invece le casse-reliquiario di Maria Jacobé e Maria Salomé a essere solennemente calate dall’alto della cappella superiore, attraverso un’apertura nella navata, per poi essere portate in processione fino al mare, dove si svolge la benedizione delle acque.

Più raccolto e intimo è invece il pellegrinaggio del 22 ottobre, dedicato alla festa liturgica delle Sante Marie.

Se decidete di visitare la città in questi giorni, preparatevi a una folla immensa e a un’atmosfera unica, capace di lasciare un ricordo davvero indimenticabile.

Il Museo di Saintes-Maries-de-la-Mer

L’ingresso al museo si acquista sul sito ufficiale e costa circa 7€, con la possibilità di gratuità per alcune categorie — bambini, titolari di RSA, disoccupati e così via. Solitamente l’orario di apertura va dalle 10:00 alle 17:00, con un’ora di chiusura per la pausa pranzo, ma ti consiglio di verificare sempre sul sito ufficiale prima di organizzare la visita, perché alcuni giorni il museo resta chiuso: di norma lunedì e martedì, anche se in estate gli orari possono variare.

Inaugurato nel luglio 2022, il Museo di Saintes-Maries-de-la-Mer è la nuova istituzione culturale del villaggio, un gioiello moderno che merita assolutamente una visita. Situato in Avenue Théodore Aubanel, a pochi passi dal porto e dal centro storico, offre una prospettiva inedita e affascinante sulla storia della Camargue, lontana dalle spiagge e dai ristoranti turistici. Il percorso espositivo si sviluppa su due piani e spazia dall’antichità ai giorni nostri.

Il cuore del museo è la straordinaria collezione di reperti archeologici subacquei, che racconta la storia di Saintes-Maries come importante nodo commerciale nel Mediterraneo: al largo delle sue coste giacciono infatti numerosi relitti di navi antiche, e il museo espone proprio gli oggetti recuperati da questi giacimenti sottomarini. Tra le teche, ricche e ben allestite, con spiegazioni numerose e precise, si possono ammirare anfore provenienti da tutto il Mediterraneo — testimonianza dei traffici commerciali di vino, olio e altre merci — reperti di epoca romana recuperati dai fondali, e oggetti che spaziano dall’antichità fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Salendo al primo piano, il percorso si concentra invece sulla storia più recente della Camargue e sulla creazione della sua identità moderna, con una sezione dedicata alla figura del Marchese Folco de Baroncelli, il poeta e manadier che nel XX secolo fondò la Nacioun Gardiano per preservare le tradizioni, la lingua e i costumi della Camargue. Attraverso oggetti, documenti e fotografie, si scopre come Baroncelli abbia di fatto “inventato” e codificato l’immagine della Camargue che conosciamo oggi: i gardians, i cavalli bianchi, i tori, le tradizioni equestri. Personalmente è la parte che ho apprezzato meno, forse andrebbe un po’ più sviluppata.

Il museo ospita anche mostre temporanee davvero belle. Io ho visto quella dedicata alla storia del pellegrinaggio gitano, con fotografie magnifiche che documentano secoli di devozione a Santa Sara. E’ stata veramente toccante.

Forse 7€ è un prezzo un po’ generoso, ma se vuoi scoprire un lato diverso della Camargue, e ti interessa capire come è nata l’identità culturale di questa terra unica, resta un passaggio obbligato — ed è anche la soluzione perfetta per una giornata di pioggia o per le ore più calde della giornata.

Il Porto e il Lungomare

Il porto di Saintes-Maries-de-la-Mer racchiude in sé l’anima più concreta di questo borgo di pescatori. È uno scenario che sembra uscito da un dipinto, e non a caso: furono proprio le barche da pesca tradizionali della Camargue, i celebri pointus, a ispirare Vincent van Gogh durante il suo soggiorno in Provenza.

Con i loro scafi dipinti a colori vivaci, le prue appuntite e le vele che si gonfiano al vento, queste imbarcazioni si dondolano placidamente nell’acqua, affiancate dalle più moderne imbarcazioni da diporto e dai piccoli battelli che ogni giorno portano i turisti alla scoperta del Petit-Rhône.

Passeggiare sul lungomare, magari all’ora del tramonto, resta uno dei piaceri più semplici e autentici del villaggio.

Concediti un aperitivo in uno dei tanti caffè o ristoranti con vista sul porto. Scegli un tavolo all’aperto, ordina un pastis, un bicchiere di rosé locale o un succo di frutta, e lasciati cullare dal viavai dei pescatori che tornano con le loro reti, dalle risate dei bambini che giocano sul molo, dal fruscio delle vele che si gonfiano al vento.

È il momento di lasciarsi andare, di respirare l’aria salmastra che profuma di mare e di palude.

Gardians della Camargue a cavallo durante una sfilata tradizionale nelle strade di Saintes-Maries-de-la-Mer prima dalla course camarguese
I gardians della Camargue a cavallo prima dalla course camarguese, protagonisti delle tradizioni più autentiche di Saintes-Maries-de-la-Mer.

La course camarguaise

Proprio di fronte al mare, noterai le arene di Saintes-Maries-de-la-Mer. In una posizione spettacolare e con una capienza di circa 4.500 posti, rappresentano il centro nevralgico della cultura taurina camarghese.

È qui che si svolge la course camarguaise, la tipica corsa camarghese: uno spettacolo che si ispira alle corride spagnole, ma senza alcuna crudeltà.

La course camarguaise affonda le sue radici nei secoli e, ancora oggi, è capace di riempire le arene e infiammare gli animi dei suoi appassionati. A differenza della più nota corrida spagnola, qui il toro non viene ucciso: l’obiettivo non è la morte dell’animale, ma un confronto atletico e spettacolare tra l’uomo e la bestia, una sfida di agilità, coraggio e intelligenza dove il vero protagonista è il toro stesso.

È uno sport ufficialmente riconosciuto dallo Stato francese nel 1975 e che, a Saintes-Maries-de-la-Mer, è un appuntamento fisso e sentito: gli spettatori vi assistono con la stessa regolarità con cui altri vanno al bar o a giocare a tennis.

Per capire appieno la course camarguaise, bisogna conoscerne i protagonisti. Al centro della scena c’è il toro di Camargue, un animale dalla razza autentica. È un bovino di corporatura più agile e snella rispetto ai tori da combattimento spagnoli, con corna che si rivolgono verso l’alto anziché in avanti. Lui è la vera star: il suo nome è il primo ad apparire sui manifesti, e un toro che si comporta bene può diventare una vera e propria celebrità, guadagnandosi una meritata pensione nei pascoli quando la sua carriera finisce .

I protagonisti che lo sfidano sono i raseteurs, atleti in tenuta bianca con il nome stampato in nero sulla schiena . Il loro compito è quello di avvicinarsi al toro nel corso di scatti fulminei, chiamati “raset” , e con l’aiuto di un piccolo gancio metallico simile a un uncino, il crochet, cercare di rimuovere gli “attributi” fissati alla base delle sue corna e sulla fronte . Questi attributi sono tre: una coccarda rossa (cocarde), due nappe di lana bianca (glands) e dei fili di corda (ficelles) che vengono avvolti attorno alle corna, il cui numero varia a seconda del valore e della difficoltà del toro . Ogni attributo ha un suo valore in denaro e in punti per le classifiche ufficiali; in particolare, la ficelle è la più difficile da rimuovere e quella che vale di più .

Ad assistere i raseteurs ci sono i tourneurs, anch’essi vestiti di bianco ma con il nome in rosso . Sono spesso ex raseteurs esperti il cui compito è quello di attirare l’attenzione del toro, posizionarlo e “girarlo” nel modo giusto per preparare una corsa favorevole al loro compagno . Non hanno il crochet, ma usano solo il corpo e la voce per gestire la bestia, un ruolo di supporto fondamentale che richiede grande esperienza e tempismo . La corsa è poi diretta dal Presidente di Gara, che con il microfono anima lo spettacolo, annuncia i nomi e le ricompense, e decide quando aumentare il valore degli attributi in base alla difficoltà e al valore del toro .

Lo svolgimento di una course camarguaise segue un rituale preciso e carico di tradizione. Si apre con il “Capelado”, la sfilata iniziale in cui tutti i partecipanti attraversano la pista per salutare il Presidente, sulle note della ouverture della Carmen di Bizet, musica che accompagnerà tutto lo spettacolo . Ogni gara è composta da 6 a 8 tori, e ogni toro ha a disposizione un massimo di 15 minuti in pista . Alla prima tromba, il toro esce dal toril e ha un minuto di tempo per ambientarsi nell’arena . La seconda tromba dà il via alla sfida vera e propria: i raseteurs e i tourneurs entrano in scena . Il toro, che spesso sceglie un angolo della pista come suo punto di difesa, viene “chiamato” e sfidato in rapidi scatti . Dopo ogni tentativo, il raseteur corre verso le barriere e le salta per mettersi in salvo; un toro particolarmente aggressivo lo può inseguire fino alla barriera, cercando di colpirlo, un momento spettacolare chiamato “coup de barrière” .

La stagione delle course camarguaises va da marzo a novembre e prevede diverse categorie, dalle gare per giovani tori alle competizioni di alto livello come la Course Royale, che mette in pista i sei migliori tori di un’unica manade (allevamento).

Le competizioni più prestigiose includono la Cocarde d’Or ad Arles, che si tiene il primo lunedì di luglio, e il Trophée des As, che premia il miglior raseteur della stagione.

Le origini di questo sport risalgono a molto lontano: già nel 1402, ad Arles, si trovano le prime tracce di questa tradizione. Inizialmente era un gioco contadino, una sfida tra i mandriani e i tori. Alla fine del XIX secolo, gli allevatori iniziarono a comprendere il valore e le potenzialità sportive della razza camarghese, e nacque la competizione così come la conosciamo oggi.

Fu il celebre marchese Folco de Baroncelli, figura chiave nella riscoperta e nella valorizzazione delle tradizioni camarghesi, a giocare un ruolo cruciale: fu lui, ad esempio, a introdurre il costume bianco per i raseteurs, pensato per dare maggiore unità e spettacolarità all’evento.

Oggi la course camarguaise è un fenomeno culturale totalizzante, che vive non solo nelle arene ma anche per le strade dei villaggi. È il caso delle abrivado (la mattina della corsa) e delle bandido (la sera, dopo la corsa): i momenti in cui i tori vengono condotti al galoppo tra le vie della città, guidati dai gardians a cavallo, in un’esplosione di adrenalina e tradizione.

Assistere a una course camarguaise significa quindi non solo vedere una competizione sportiva, ma partecipare a un rituale antico che racconta l’anima orgogliosa e indomita di questa terra.

In alcune date, alle arene si affiancano anche corride di tipo spagnolo e corrida de rejón, quest’ultima a cavallo, mentre durante le feste è frequente assistere a vere e proprie dimostrazioni dei gardians e dei loro magnifici cavalli bianchi.

Vi consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale per consultare la programmazione e acquistare i biglietti. Non ve ne pentirete!

Digue à la Mer Camargue strada tra mare e lagune
La Digue à la Mer, la strada che separa il mare dalle lagune della Camargue.

La Digue à la Mer

La Digue à la Mer è molto più di una passeggiata in bici o a piedi: è uno dei pochi luoghi al mondo dove puoi camminare con il mare su un lato e gli stagni sull’altro, immersi in un paesaggio che sembra non avere confini. Ma non è un’opera della natura: è un’opera dell’uomo, che insieme agli altri cosiddetti “cordoni litoranei” ha permesso lo sviluppo della Camargue così come la conosciamo oggi.

Realizzata a metà dell’Ottocento, tra il 1857 e il 1859, questa diga lunga oltre 20 km nacque con un obiettivo molto concreto: proteggere il delta del Rodano dalle invasioni dell’acqua marina e rendere possibile lo sviluppo agricolo della bassa Camargue.

Oggi il suo scopo si è ampliato. La Digue à la Mer è diventata un percorso ininterrotto, vietato al traffico motorizzato, che si snoda tra stagni salmastri e dune, regalando un affaccio privilegiato su uno degli ecosistemi più fragili e affascinanti d’Europa.

La diga collega idealmente il villaggio di Saintes-Maries-de-la-Mer al parcheggio della Gacholle (vicino a Salin-de-Giraud). Si tratta di un percorso lungo circa 13,6 km (non tutti i 20km della diga infatti sono percorribili), e che si può affrontare in entrambe le direzioni.

La sua caratteristica principale è l’assenza totale di dislivello, il che lo rende tecnicamente facile. La vera sfida, però, sono il vento, il sole e la lunghezza del tragitto a metterti alla prova.

La diga costeggia la Riserva Naturale Nazionale della Camargue, e con un binocolo a portata di mano potrai osservare fenicotteri rosa, aironi cenerini, garzette, cavalieri d’Italia, gabbiani, sterne e numerose specie di anatre. Se sei appassionato di birdwatching, i periodi migliori sono la primavera e l’autunno, quando le migrazioni animano ulteriormente questo paesaggio già di per sé spettacolare.

Il parcheggio più comodo per iniziare l’escursione lato Saintes-Maries-de-la-Mer è il Parcheggio de La Playa … en Camargue:

  • A piedi: la tratta classica fino al Parcheggio de la Gacholle (chiamato anche Parcheggio della Comtesse) – situato alla fine della D36C, poco prima del celebre faro – richiede circa 3-4 ore (13-14 km).
  • In bicicletta: i tempi si riducono notevolmente, e molti scelgono di proseguire fino a Salin-de-Giraud, per un totale di circa 45 km andata e ritorno.

Essendo un ambiente protetto, restare sempre sui sentieri segnalati e non calpestare le dune non è solo una buona pratica: è un obbligo.

Porta sempre con te acqua, cibo e protezione solare: lungo il percorso non ci sono punti di ristoro, fatta eccezione per il faro, aperto nei weekend e durante le vacanze.

D’estate evita le ore centrali della giornata; negli altri periodi dell’anno, anche il mezzogiorno va benissimo.

Un avvertimento sincero: se soffia il Mistral, la Digue à la Mer può diventare davvero impegnativa. Io ci ho provato, e dopo 2 km ho desistito. Tienilo presente quando pianifichi la tua escursione: il vento, qui, può fare davvero la differenza.

Fenicotteri rosa nella Camargue in uno stagno con acqua e vegetazione nel Parc Ornitologico del Pont de Gau
Un gruppo di fenicotteri rosa nella Camargue, tra acqua calma, cielo limpido e paesaggi naturali tipici nel Parco Ornitologico del Pont de Gau

Il Parco Ornitologico del Pont de Gau

A soli 4 km da Saintes-Maries-de-la-Mer, lungo la strada per Arles, si trova uno dei gioielli naturalistici più preziosi di tutta la Camargue: il Parco Ornitologico del Pont de Gau. Sessanta ettari di paludi, stagni e canneti dove centinaia di specie di uccelli vivono nel loro habitat naturale, con i fenicotteri rosa indiscussi protagonisti della scena. Pochi sanno che questo non è un sito pubblico, ma una proprietà privata nata nel 1949 dalla passione di un ornitologo camarghese, André Lamouroux, e trasformata negli anni successivi dal figlio René in uno spazio dedicato alla protezione e alla scoperta della natura: oggi la gestione è arrivata alla terza generazione della stessa famiglia.

Due percorsi pedonali, per un totale di 7 km, permettono di immergersi in atmosfere molto diverse tra loro: quello a sud, più breve e accessibile, regala una vicinanza sorprendente con le grandi colonie di fenicotteri; quello a nord, più selvaggio, si addentra nel cuore della Camargue autentica, tra anatre, aironi, rapaci e — con un po’ di fortuna — anche qualche incontro inatteso. Si cammina in silenzio, con il solo rumore del vento e dell’acqua che si increspa, in uno di quei luoghi rari dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso.

Se volete tutti i dettagli pratici per organizzare la visita — orari, prezzi, percorsi e i migliori consigli per non perdervi nemmeno un fenicottero — trovate tutto nel mio articolo dedicato al parco.

Facciata della Mairie Annexe di Salin-de-Giraud, edificio in pietra con bandiere francesi e alberi nel cuore della Camargue
La Mairie Annexe di Salin-de-Giraud, piccolo centro della Camargue legato alla storia del sale e delle saline.

Salin-de-Giraud

Quando si parla di Salin-de-Giraud, il primo pensiero corre comprensibilmente subito alle saline. Con oltre 11.000 ettari di superficie e una produzione di circa 800.000 tonnellate di sale all’anno, le saline di Giraud sono uno dei più grandi siti di estrazione del sale d’Europa. Nei mesi estivi, quando il sole è alto, l’acqua di questi bacini si tinge di rosa grazie alla presenza di alghe e microrganismi che amano l’elevata salinità, creando uno spettacolo visivo che attira fotografi e turisti da tutto il mondo.

Un tempo queste distese erano completamente artificiali e isolate dal mare da dighe; oggi un grande progetto di rinaturalizzazione, avviato nel 2011 dopo l’acquisizione dell’area da parte del Conservatoire du Littoral, ha riaperto le connessioni idrauliche, favorendo il ritorno di una natura più resiliente e offrendo nuovi habitat per la fauna locale. Primo fra tutti, il fenicottero rosa, che qui trova uno dei suoi più importanti luoghi di nidificazione in Europa.

In realtà, Salin de Giraud è molto di più. Già la strada per raggiungerlo è un bellissimo regalo: percorrendo la D36 farai uno dei percorsi più belli e suggestivi di tutta la Camargue.

Eppure, una volta giunto a destinazione, sarai colpito da una sorpresa. Perché con il nome Salin de Giraud si intendono sia le saline sia il paese cresciuto accanto a esse, fino quasi a confondersi con loro.

Salin-de-Giraud è infatti una storia di uomini e di migrazioni. Per il duro lavoro nelle saline, le due aziende fondatrici – Péchiney, che a partire dal 1855 iniziò l’estrazione del sale, e Solvay, che nel 1895 vi impiantò una fabbrica per produrre soda, un composto indispensabile per le celebri saponerie di Marsiglia – attrassero manodopera da tutta Europa: italiani, spagnoli, russi, armeni fuggiti dal genocidio e, in gran numero, greci provenienti dall’Asia Minore e dall’isola di Kalymnos, celebri pescatori di spugne.

Per supportare i lavoratori, le due imprese edificarono anche due cittadine operaie distinte, ciascuna con la propria chiesa, la propria piazza e le proprie case.

Oggi il villaggio conserva ancora le tracce del cosmopolitismo del tempo, come la piccola chiesa ortodossa greca, e mantiene un’identità unica nel panorama camarghese. Passeggiando per il villaggio, si leggono queste due anime diverse: il quartiere Péchiney, dalle architetture più sobrie e “meridionali”, e il quartiere Solvay, dove le case in mattoni e la rigida disposizione ortogonale ricordano i “corons” del nord della Francia e del Belgio — un paesaggio tanto più sorprendente quanto più ci si ricorda di trovarsi in questo lembo di Provenza selvaggia.

Questo rende Salin-de-Giraud uno dei luoghi più affascinanti e inaspettati della Camargue, un villaggio che sembra sospeso tra il mito della città industriale e la poesia di un paesaggio rosato. Come avrai capito, questo borgo di poco più di duemila abitanti mi ha davvero sorpresa e stregata: ha un’energia come sospesa nel tempo. Se hai tempo, cerca di dormirci una notte: merita davvero.

Salin-de-Giraud offre anche preziose opportunità gastronomiche. Dai un’occhiata più sotto per avere alcuni spunti!

Onde del mare al tramonto sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer, con cielo rosa e atmosfera suggestiva in Camargue
Una passeggiata al tramonto sul lungomare di Saintes-Maries-de-la-Mer

Le spiagge e il Litorale da Sogno

Le spiagge di Saintes-Maries-de-la-Mer sono un vero e proprio mondo a sé, un patrimonio naturale che pochi conoscono nella sua interezza. Quando si parla della Camargue, la mente corre subito ai cavalli bianchi, ai tori neri e ai fenicotteri rosa — e si finisce spesso per dimenticare che questo lembo di terra, stretto tra i due rami del Rodano, è bagnato anche dal Mediterraneo.

Il suo litorale, con oltre trenta chilometri di sabbia fine che si estendono a perdita d’occhio, regala una varietà di paesaggi e atmosfere davvero sorprendente: ogni spiaggia ha la sua anima, il suo carattere, e scegliere dove stendere il proprio asciugamano può cambiare completamente il volto di una giornata al mare.

La più celebre e frequentata è senza dubbio la Plage des Arènes, che deve il suo nome alla vicinanza con le arene del paese ed è, di fatto, la spiaggia urbana per eccellenza. Situata proprio di fronte al centro abitato, è ampia, comoda e perfettamente attrezzata per accogliere le famiglie: la sua acqua è calma, protetta da frangiflutti che rendono la balneazione sicura anche per i bambini più piccoli. Lungo il litorale si susseguono stabilimenti balneari, bar, ristoranti sulla spiaggia e tutti i servizi necessari per una giornata senza pensieri. È la spiaggia della vita sociale, quella dove ci si ritrova per un pranzo a base di pesce fresco con i piedi nella sabbia, e dove il tramonto sul mare resta uno spettacolo che nessuno vuole perdersi.

Poco più in là, la Plage de l’Amphore regala un’atmosfera simile, ma leggermente meno affollata, con un accesso comodo dal centro e un’acqua altrettanto tranquilla: perfetta per chi cerca una giornata di mare senza allontanarsi troppo dal paese.

È quando ci si allontana dal centro abitato, però, che la Camargue rivela il suo mare più vero e selvaggio. A 10 minuti a piedi dal centro, in direzione Digue a la mer, si apre la Plage Est, che prosegue con la Plage de la Gacholle, dove il paesaggio cambia radicalmente: la sabbia si fa più dorata e fine, le dune iniziano a prendere forma, e la vegetazione spontanea — giunchi e piante alofile — riconquista il proprio spazio. È qui che si entra nella Riserva Naturale Nazionale della Camargue, un’area protetta dove l’uomo è solo un ospite rispettoso. È la spiaggia ideale per lunghe passeggiate a piedi o a cavallo, per chi cerca la solitudine e il contatto con una natura incontaminata, e per chi, semplicemente, vuole sentirsi piccolo di fronte all’immensità del paesaggio.

Proseguendo ancora oltre, si arriva alla leggendaria Plage de Beauduc, considerata da molti una delle ultime spiagge davvero vergini di Francia. Raggiungibile solo attraverso strade di sabbia e sterrati che la rendono volutamente difficile da trovare, Beauduc è un luogo quasi mitico per gli amanti del vento e del surf: un paradiso mondiale per il kitesurf, grazie a venti costanti e condizioni perfette che attirano atleti da tutta Europa.

Ma è anche un luogo dove il tempo sembra essersi fermato — cabine di legno colorate, costruite dai pescatori decenni fa, punteggiano la riva come piccoli rifugi di un’epoca passata, regalando l’atmosfera di un’isola deserta, un angolo di Mediterraneo dove la modernità non ha ancora messo radici.

Arrivarci è un po’ complicato: a piedi è lunghissima (circa 3 ore, quindi non considerarla un’opzione), in bici è sicuramente più fattibile attraverso la Digue à la Mer, ma il ritorno sotto il sole dopo una giornata di mare può essere difficile.

Il mio consiglio è di impostare sul navigatore queste coordinate, dirigerti verso Salin-de-Giraud e da lì prendere il chemin de la Bélugue, una pista sterrata di circa 10-12 km particolarmente accidentata: preparati a una guida lenta e a un percorso che metterà alla prova le sospensioni della tua auto.

È sconsigliato per camper e veicoli molto grandi: poco prima di arrivare, infatti, troverai un gabarit, una sorta di strettoia metallica che limita il passaggio ai soli veicoli con larghezza inferiore a 2,08 metri. È presente un’area di parcheggio naturale obbligatoria dove lasciare l’auto, da cui dovrai poi percorrere a piedi gli ultimi metri attraverso le passerelle di legno che attraversano il cordone dunale per raggiungere finalmente il mare.

Raggiungerla, come avrai capito, è un’avventura, ma chi lo fa viene ricompensato con uno spettacolo indimenticabile di sabbia, mare e cielo che sembra non finire mai.

Più comoda da raggiungere, grazie a una strada sterrata, ma altrettanto meravigliosa è la Plage de Piémanson: una spiaggia selvaggia e immensa, racchiusa all’interno del Parco Naturale Regionale della Camargue, un’oasi di sabbia e natura che sembra sospesa nel tempo. Con i suoi circa 6 chilometri di sabbia fine, è considerata una delle più grandi spiagge naturali del Mediterraneo. Qui siamo lontani dal turismo di massa: non troverai hotel, ristoranti o negozi sulla spiaggia, ma solo il rumore del vento, il volo degli uccelli e un orizzonte che si perde all’infinito.

Se me l’avessi chiesto la prima volta che ci sono stata, te l’avrei sconsigliata senza esitazione: prima del 2016, infatti, centinaia di roulotte e camper si installavano sulla sabbia, creando un vero villaggio temporaneo che durava tutta l’estate. Le autorità hanno tollerato a lungo questa situazione, ma finalmente il campeggio è stato severamente proibito, l’accesso ai veicoli è stato bloccato con barriere e massi, e al suo posto è stato realizzato un grande parcheggio gratuito a pochi passi dalla riva.

Il risultato? La spiaggia ha ritrovato la sua anima selvaggia: chi la visita oggi (io ci sono stata ad aprile 2026) può godere di un paesaggio che si sta lentamente riprendendo il proprio spazio, con dune che si ricostruiscono e una natura che torna a fiorire. In luglio e agosto, inoltre, è sorvegliata dai vigili del fuoco, quindi il bagno è sicuro anche per i più piccoli.

È anche la più grande spiaggia naturista di Francia, un luogo di libertà e rispetto che attira visitatori da tutta Europa, soprattutto dalla Germania. La zona naturista è ben segnalata e si trova più spostata rispetto all’ingresso sorvegliato.

Infine, voltandosi verso la foce del Petit-Rhône, il braccio occidentale del delta, si incontrano spiagge dal carattere più raccolto e riparato, come quelle di Crin Blanc e del Clos du Rhône. Qui il mare incontra il fiume, e l’acqua — meno salata e mossa dalla corrente fluviale — crea un ambiente unico, dove la vegetazione si infittisce e il paesaggio assume toni più intimi e domestici. Sono spiagge meno conosciute, frequentate soprattutto dagli abitanti del posto e da chi conosce davvero i segreti della Camargue: offrono un’esperienza di mare autentica, lontana dal turismo di massa, dove il tempo scorre lento e il rumore delle onde si mescola al fruscio dei canneti e al volo degli uccelli acquatici.

In Camargue, insomma, non esiste una sola spiaggia, ma un intero arcipelago di paesaggi che si susseguono lungo la costa, ognuno con la propria voce e il proprio fascino: scegliere l’una o l’altra significa scegliere un’emozione, una storia, un modo diverso di guardare il mare.

Persona a cavallo nella campagna della Camargue al tramonto, con luce dorata e atmosfera suggestiva
Una passeggiata a cavallo al tramonto in Camargue, immersi nella luce calda e silenziosa della natura.

Le Attività Imperdibili

Se riuscite a ritagliarvi un po’ di tempo — e fidatevi, vale la pena farlo — qui sotto trovate una serie di attività da non perdere a Saintes-Maries-de-la-Mer. Sono il modo giusto per scoprire questo angolo di Camargue in maniera diversa, più autentica e più vicina al territorio.

Vivi la Camargue come un vero gardian

Vivere la Camargue come un vero gardian è un’esperienza che va ben oltre il semplice turismo: è un tuffo nell’anima più autentica di questa terra sospesa tra cielo e acqua, un modo per calarsi nei panni di quei mandriani che da secoli custodiscono il segreto di questo delta. I modi per farlo sono tanti, e ognuno ti regala una prospettiva diversa sul paesaggio.

La più iconica resta senza dubbio la passeggiata a cavallo. Il cavallo bianco della Camargue è un vero simbolo, una creatura che sembra uscita da un dipinto, e montarlo significa entrare in sintonia con la storia stessa di questa regione. Numerosi centri ippici e manades organizzano escursioni di durata variabile, da un’ora a mezza giornata, adatte a tutti i livelli — anche se non hai mai messo piede su un cavallo, nessun problema. Puoi scegliere di addentrarti tra le zone umide, seguendo sentieri che si snodano tra canneti e stagni dove i fenicotteri rosa si muovono con eleganza, oppure optare per un galoppo sulla spiaggia al tramonto, con il sole che si tuffa nel Mediterraneo e il vento che ti scompiglia i capelli.

Un’altra esperienza da non perdere è la scoperta di una manade. Le manades sono le aziende agricole dove da generazioni si allevano i famosi tori neri e i cavalli bianchi della Camargue, e visitarle significa entrare nel cuore pulsante di questa terra, dove le tradizioni si tramandano di padre in figlio e il legame tra l’uomo e l’animale è ancora palpabile e vero. Sono tantissimi i centri che organizzano escursioni per tutti i livelli, e molti mas o manades propongono visite che si concludono con una piccola degustazione di prodotti locali — un modo perfetto per unire la scoperta del territorio al piacere della tavola.

Ogni manade ha il suo carattere e le sue specialità, quindi la scelta è davvero ampia. Per esempio, la Manade de Sylvéréal, nel cuore della Piccola Camargue, offre visite in piccolo treno che attraversano pascoli, risaie e paludi, con una dimostrazione del lavoro dei gardians a cavallo e, a conclusione, una degustazione dei prodotti dell’azienda, come il riso biologico, il miele e la carne di toro. Se invece preferisci un’esperienza più intima e ravvicinata, la stessa manade propone anche visite in 4×4, che ti portano a pochi metri dai tori accompagnati dal manadier stesso: un momento privilegiato che difficilmente dimenticherai.

Per chi cerca un’atmosfera più conviviale e festosa, molte manade organizzano serate camarghesi complete, con spettacoli equestri, dimostrazioni di tri del bestiame, musica gitana e cene a base di prodotti tipici. La Manade Saint Louis al Mas de la Paix, per esempio, propone serate di questo tipo ogni mercoledì in luglio e agosto, con visita alla manade, ferrade, giochi di tori e un pasto completo. La Manade Fernay, ad Arles, è invece molto apprezzata per l’accoglienza familiare e per le visite che includono dimostrazioni autentiche del lavoro con tori e cavalli, con la possibilità di assaggiare un tagliere di salumi di toro e altri prodotti locali, come tapenade e olive.

Insomma, che tu voglia un’esperienza rilassante e didattica in trenino o in calesse, un’avventura più adrenalinica in 4×4, oppure una serata tra musica, balli e sapori tradizionali, le manades della Camargue hanno qualcosa per ogni tipo di curiosità, e ti regalano un ricordo indelebile di questa terra selvaggia e affascinante.

È un’esperienza che molti definiscono indimenticabile, e devo essere sincera con te: a me alcune sono sembrate un po’ turistiche, e le spiegazioni sono quasi sempre solo in francese — un limite se non conosci la lingua. Ma resta comunque un bel modo per avvicinarsi alla vita dei gardians e alla Camargue di tutti i giorni, per respirare quell’atmosfera di libertà e natura selvaggia che è il vero cuore di questa terra.

Gite in Barca sul Petit-Rhône

Se preferisci un approccio più rilassato, una gita in barca sul Petit-Rhône è la scelta perfetta. Le imbarcazioni risalgono il fiume lentamente, in un’atmosfera di totale tranquillità, e ti permettono di osservare la fauna da una prospettiva diversa, quasi privilegiata. Vedrai i cavalli bianchi che si abbeverano sulle rive, i tori neri che pascolano tra i giunchi, i fenicotteri che si alzano in volo con un fruscio d’ali, gli aironi immobili come statue nell’acqua bassa. È un’esperienza che ti avvolge, che ti fa sentire parte del paesaggio, e che ti regala immagini difficili da dimenticare.

A Saintes-Maries-de-la-Mer, le escursioni in barca partono direttamente dal porto del villaggio, un punto di partenza comodissimo e facilmente raggiungibile a piedi dal centro. Tra le compagnie più note e apprezzate ci sono Bateau le Camargue e Les Quatre Maries , entrambe con partenza dal porto. La maggior parte delle escursioni dura circa un’ora e mezza e segue un percorso che dal mare risale il Petit-Rhône, permettendoti di osservare da vicino la fauna selvatica, le saline e le tipiche capanne di pescatori. Lungo il tragitto, l’equipaggio racconta in francese la storia, la flora e la fauna della regione. Per chi non parla francese, però, c’è un piccolo aiuto prezioso: la compagnia Bateau le Camargue distribuisce ai passeggeri delle schede esplicative in diverse lingue — italiano, spagnolo e inglese compresi — così puoi seguire il racconto anche superando la barriera linguistica.

E i costi? Possono variare leggermente in base alla compagnia e al periodo. Secondo le ultime informazioni a mia disposizione (Aprile 2026), il biglietto per adulti si aggira intorno ai 17 euro, mentre per i bambini sotto i 14 anni il costo è di circa 9 euro. Ti consiglio comunque sempre di verificare prezzi e orari aggiornati direttamente sul posto o contattando le compagnie, perché le tariffe possono cambiare. Come dicevamo, la maggior parte delle escursioni dura circa un’ora e mezza, ma alcune compagnie propongono anche opzioni più lunghe, fino a due ore e mezza, oppure crociere private al tramonto, per un’esperienza ancora più suggestiva. Partire dal porto di Saintes-Maries-de-la-Mer è l’ideale, perché ti permette di unire facilmente la gita in barca a una passeggiata nel villaggio o a un pranzo a base di pesce fresco in uno dei tanti ristoranti sul lungomare.

Il Trenino Turistico

Per chi ha poco tempo o viaggia con bambini piccoli, il trenino turistico Le Petit Train Camarguais è un’opzione comoda, rilassante e divertente per farsi un’idea generale del luogo appena arrivati, senza lo stress di muoversi a piedi o in auto. Con una durata di circa 50 minuti su un percorso di 13 chilometri, il trenino offre un giro panoramico che parte dal centro di Saintes-Maries-de-la-Mer e si addentra nel cuore del Parco Naturale Regionale della Camargue, portandoti fino agli angoli più selvaggi e incontaminati che circondano il villaggio.

Lungo il tragitto potrai osservare da vicino i grandi simboli della Camargue: i cavalli bianchi che pascolano liberi, i tori neri sdraiati tra i giunchi e i fenicotteri rosa che colorano gli stagni. Le guide raccontano con vivacità la storia del villaggio, le tradizioni locali e la ricca biodiversità della regione. I commenti sono in francese, ma niente paura: per i visitatori stranieri vengono distribuiti opuscoli informativi tradotti in diverse lingue, tra cui inglese, spagnolo, tedesco, italiano, olandese, cinese, russo e giapponese, così tutti possono seguire il racconto e godersi al meglio la scoperta.

Il trenino è particolarmente apprezzato dalle famiglie, anche perché i posti a sedere sono numerati e ti permettono di salire senza ressa o caos. È un’attività pensata per risvegliare la curiosità dei più piccoli e regalare agli adulti un momento di relax all’aria aperta. Anche il costo è accessibile: il biglietto per adulti è di 10 euro, mentre per i bambini (dai 3 ai 10 anni) costa 6 euro. Il servizio è attivo da metà febbraio a fine ottobre, con partenze multiple durante la giornata — ti consiglio di presentarti al punto di partenza con almeno 15 minuti di anticipo. Si parte da Avenue Van Gogh, vicino all’ufficio del turismo, e se arrivi in auto trovi un parcheggio a pagamento vicino alle arene (a soli 10 metri) oppure uno gratuito all’Étang des Launes (a 300 metri).

Non è certo l’esperienza più profonda o autentica che la Camargue possa offrirti, ma è un modo piacevole e senza sforzo per orientarti, scoprire la fauna e la flora del parco e farti incuriosire da questo territorio affascinante — magari proprio per decidere quali angoli esplorare con più calma nei giorni successivi.

La Camargue in Bici

La Camargue è uno dei territori più belli da scoprire in bicicletta. Da Saintes-Maries-de-la-Mer potrete scegliere tantissimi percorsi da fare in bicicletta: la Digue à la Mer – tra mare, lagune, fenicotteri e orizzonti aperti-, il Circuit Gacholle e il Circuit du cheval Camargue et du riz. Guardando la mappa sembra tutto facile: il paesaggio è piatto, le distanze non sembrano enormi e non ci sono grandi salite. In realtà, qui la vera difficoltà non è il dislivello, ma il vento, il sole, la poca ombra e alcuni tratti molto esposti tra stagni, saline, canali e strade secondarie.

Proprio per questo, il modo migliore per vivere la Camargue in bici è scegliere un circuito ciclabile adatto al proprio ritmo. Per organizzare bene il percorso, vi consiglio di consultare prima alcuni siti utili. Il più importante è quello del Parc naturel régional de Camargue, dove trovate diversi itinerari ufficiali con mappe e schede pratiche. Per i percorsi con partenza da Saintes-Maries-de-la-Mer, è molto comodo il sito Le Vélo Saintois, che descrive circuiti come Gacholle e Méjanes, indicando distanza, durata e tipo di terreno. Rimangono sempre validi ovviamente il sito ufficiale del ciclotursimo francese, Komoot o Outdooractive. Ci sono anche tantissime visite guidate organizzate da agenzie locali.

Percorso al tramonto con dune, canneti e mare all’orizzonte in Camargue
Un sentiero tra le dune porta verso il mare della Camargue, mentre il sole cala all’orizzonte e illumina canneti e sabbia.

Sentieri escursionistici aggiuntivi

Se avete tempo e voglia di esplorare di più, ecco altri percorsi che vale la pena fare, in bici o a piedi:

1. Sentiero dell’Étourneau (Palude di Vigueirat)
Si tratta di una combinazione di 3 percorsi che, in totale, coprono 6 km di sentieri su passerelle di legno che sembrano galleggiare sull’acqua. Attraverserai 5 habitat diversi — foresta ripariale, canneto, palude salmastra, duna e pianura costiera — con postazioni di osservazione per il birdwatching.
Per raggiungerlo, dirigetevi verso Marais du Vigueirat, Mas Thibert, tra Arles e Port-Saint-Louis-du-Rhône. Da lì troverai le indicazioni.

2. Sentiero del Pont de Rousty
Proprio adiacente al Museo della Camargue, si estende un sentiero ad anello di circa 3 km. Costeggia il Canale di Rousty e attraversa risaie, paludi e prati, con punti panoramici e osservatori per avvistare aironi, anatre e trampolieri.

3. Domaine de la Palissade
Questo sentiero si sviluppa all’interno di una proprietà privata, quindi è a pagamento. Trovi tutto sul sito ufficiale. Si tratta di sentieri lungo il Rodano, tra cui sorge una torre panoramica di 8 metri e diversi punti di osservazione su sansouïres, giuncaie, paludi e lagune. Detto questo, personalmente lo trovo interessante ma non superiore agli altri percorsi: gli altri non hanno nulla da invidiargli.

4. Étang de Vaccarès
È il più grande lago della Riserva Naturale Nazionale della Camargue. È un sito di importanza cruciale per gli uccelli migratori e per i fenicotteri che vi abitano tutto l’anno. Non è la prima tappa che inserirei per un viaggio di un weekend, ma se avete tempo vi consiglio di prendere la pista sterrata che corre lungo il laghetto di Monro fino a Vaccarès. Molto meno frequentata della strada principale 37 sulla riva nord, questa pista — usata da escursionisti e cavalieri — vi porterà il più vicino possibile al lago e agli animali che vi vivono: cavalli bianchi, tori e fenicotteri. Il punto di partenza è questo parcheggio sulla D85A.

Reliquiario decorato all’interno della chiesa di Saintes-Maries-de-la-Mer, con candele accese e scena delle sante sulla barca
Il reliquiario nella chiesa di Saintes-Maries-de-la-Mer, tra candele, devozione e tradizione popolare.

Il Calendario delle Feste da tenere a mente

La vita a Saintes-Maries è scandita da un ricco calendario di eventi che mescolano fede, folklore e tradizione.

  • Il Pellegrinaggio dei Gitani (24-25 maggio): È l’evento più famoso e suggestivo. Migliaia di Rom e gitani da tutta Europa si riversano nel villaggio per onorare la loro santa, Sara la Nera. Il clou è la processione del 24 maggio, in cui la statua di Sara viene portata in trionfo fino al mare, seguita il giorno successivo dalla processione delle due Marie nella barca . L’atmosfera è un’esplosione di musica, canti, balli flamenchi e profonda devozione .
  • La Feria du Cheval (luglio): Un grande raduno dedicato al cavallo, con spettacoli equestri, gare di dressage, dimostrazioni dei gardians, lo spettacolo “Songe d’une nuit en Camargue” e tanta musica gitana.
  • Le Feste Votive: Durante l’estate e in altre occasioni (come la Fèsto Vierginenco a luglio o il Festival d’Abrivado a novembre), il villaggio si anima con abrivados (mandrie di tori condotte dai gardiani che corrono per le strade), bandidos (rilascio controllato dei tori), giochi taurini e serate danzanti .
  • Il Pellegrinaggio Provenzale (terzo fine settimana di ottobre): Una celebrazione più intima e locale, in cui le statue delle due Marie, custodite in uno scrigno nella parte alta della chiesa per tutto l’anno, vengono calate e portate in processione fino al mare per commemorare il loro arrivo .

Dai un’occhiata al sito del turismo di Saintes-Maries-de-la-Mer per tutte le date aggiornate di anno in anno.

📍 Una curiosità

Se invece cercate qualcosa di davvero magico e suggestivo, e siete in Camargue durante l’estate, non potete perdervi lo spettacolo notturno “Songe d’une nuit en Camargue”, il Sogno di una notte in Camargue.

È uno di quegli eventi che restano impressi nella memoria molto tempo dopo che le luci si sono spente: un’esperienza che va oltre il semplice spettacolo e diventa un vero e proprio viaggio nell’anima più profonda di questa terra.

Si tiene in un teatro all’aperto nel cuore delle paludi, sulla route de Cacharel, e ogni anno celebra l’identità camarguese con un mix mozzafiato di cavalli, tori, gardians in costume tradizionale, arlésiennes in abiti d’epoca, musica dal vivo, giochi di luce e fuochi d’artificio, che trasformano il paesaggio in un sogno a occhi aperti.

Vi consiglio di consultare direttamente il sito del turismo di Saintes-Maries-de-la-Mer quando pianificate il viaggio, perché date e programma preciso possono variare di anno in anno: Feria du Cheval – Saintes-Maries-de-la-Mer .

Lo spettacolo si svolge infatti in concomitanza con la Feria del Cavallo, che anima Saintes-Maries-de-la-Mer intorno a metà luglio — nel 2026, più precisamente, l’11 luglio — ed è il risultato di un lavoro enorme che coinvolge centinaia di persone.

Ogni edizione vede la partecipazione di circa 200 cavalli, un centinaio di gardians a cavallo e altrettanti figuranti, tutti coordinati dal metteur en scène Thierry Pellegrin e guidati dalla voce narrante di Daniel Demonflin.

L’ambientazione è già di per sé straordinaria: gli spettatori si sistemano lungo i bordi del canneto, spesso portando sedie e picnic per assicurarsi il posto migliore, e assistono allo spettacolo quasi con i piedi nell’acqua, in un contatto diretto con la natura selvaggia che fa da cornice a ogni scena.

Ogni anno il tema cambia, ma l’obiettivo resta sempre lo stesso: raccontare la storia della Camargue e dei suoi abitanti. Si passa dai pescatori e dalle arlésiennes degli anni Cinquanta che danzano in riva all’acqua, all’arrivo dei Gitani con le loro carriole, fino all’influenza americana degli anni Settanta, con il rodeo e i voltigeurs che si lanciano a cavallo in acrobazie mozzafiato.

Ci sono momenti di pura poesia, come le decine di Mireille che ballano nell’acqua sulle note di musica contemporanea, e momenti di grande adrenalina, come le abrivado e i roussataïo, i lanci di tori e cavalli che scatenano l’entusiasmo del pubblico, soprattutto dei bambini.

Il tutto è accompagnato da un impianto sonoro e luci professionali, che amplificano l’emozione, e da effetti pirotecnici che illuminano il cielo stellato della Camargue.

La serata si conclude sempre con un momento di grande commozione, come quando il narratore ha dedicato un testo alla memoria di Roland Chassain, l’ex sindaco di Saintes-Maries-de-la-Mer che ha sostenuto questo spettacolo fin dalla sua nascita.

Il “Songe d’une nuit en Camargue” non è solo uno spettacolo equestre, ma una celebrazione collettiva: un rito che unisce comunità e visitatori in un abbraccio ideale attorno ai valori e alle tradizioni di questa terra. È un’esperienza che emoziona, che trasporta indietro nel tempo e che fa sentire parte di qualcosa di più grande, quasi arcaico.

Piatto di gardianne de taureau servito con riso della Camargue da Rocco & Rico, un ristorante di Saintes-Maries-de-la-Mer
Gardianne de taureau, uno dei piatti più tipici della Camargue, servita con riso locale, da Rocco & Rico

Dove assaggiare un po’ di Saintes Maries de la Mer: guida alla Gastronomia Saintoise

A Saintes-Maries-de-la-Mer, la cucina è un vero e proprio viaggio nei sapori autentici della Camargue, un territorio generoso che offre prodotti unici. Si mangia veramente bene soprattutto se scegli ristoranti semplici legati alla tradizione della Camargue: pesce, telline, riso delle vicine risaie e la famosa gardianne de taureau (stufato di toro) allevato nelle manade. Mangiare qui significa assaporare piatti semplici ma ricchi di storia, spesso accompagnati da un’atmosfera unica, fatta di musica gitana e calore provenzale.

Di seguito trovi i miei ristoranti preferiti, ma prima alcuni consigli:

  • Cerca il Menù “Plat du Jour”: Molti ristoranti, specialmente a pranzo, offrono un piatto del giorno a prezzo fisso, spesso basato sul pescato fresco o su specialità locali. È un ottimo modo per assaggiare più cose e risparmiare.
  • Prenota sempre soprattutto in Alta Stagione: Durante l’estate e i periodi di pellegrinaggio, i ristoranti sono presi d’assalto. Una prenotazione (anche telefonica il giorno prima) ti salverà da lunghe attese.
  • Degustazione di Vini: Abbina i tuoi piatti con i vini locali: un fresco e leggero Vin de Sable de Camargue è perfetto con il pesce, mentre un Costières de Nîmes più strutturato accompagna alla perfezione la gardianne di toro.

Ho diviso i ristoranti per zone, così da facilitarti la scelta:

  • Sul Porto (Quai des Pêcheurs): La zona più pittoresca e turistica. Qui si concentrano i ristoranti di pesce come La Cave à Huîtres con tavoli all’aperto, ideali per una cena al tramonto. L’atmosfera è vivace e l’offerta varia dai semplici fritti ai piatti di pesce più elaborati.
  • Nel Centro Storico (Rue Gambetta, Place des Gitans): Piccole stradine acciottolate dove si nascondono bistrot e ristoranti più intimi, spesso a gestione familiare. Qui si respira un’aria più autentica e si trovano piatti della tradizione provenzale e camarghese. La Casita e Rocco & Rico non deludono mail, ma anche La Table du 9 è una perfetta alternativa.
  • Lungo il Lungomare (Avenue Frédéric Mistral, Avenue Gilbert Leroy): Una lunga fila di ristoranti e caffetterie con vista spiaggia. Perfetti per un pranzo veloce a base di insalate, mussels (cozze) e piatti di pesce, approfittando della brezza marina. A me hanno consigliato Le Belvédère, ma non l’ho provato perché l’ho trovato un po’ turistico. Sicuramente questa è la zona meno autentica.
  • Nell’Entroterra (Manade e Mas): Per un’esperienza davvero autentica, prenota una cena in una “manade” (allevamento) o in un “mas” (fattoria ristrutturata) nelle campagne circostanti. Spesso offrono menu fissi a base di prodotti a km 0 e la sera si animano con spettacoli di musica e balli provenzali o gitani. Tra le mie preferite ci sono indiscutibilmente Manade des Baumelles e La Telline.

Se riuscite a fare un salto a Salin de Giraud non perdetevi la sua offerta gastronomica Tra i ristoranti consigliati c’è il Mas Saint Bertrand, un locale immerso nel parco naturale che propone specialità camarghesi come la gardiane di toro e il riso rosso biologico, oltre a pesce fresco e crostacei del Golfo di Beauduc.

Per chi cerca qualcosa di più informale, altrettanto rinomato è il Restaurant La Grande Ponche, che offre una cucina tradizionale a base di pesce della zona e carne di toro, su una terrazza affacciata sugli stagni. Per un’esperienza più raffinata, c’è il Mas de Peint, un ristorante segnalato dalla Guida Michelin situato lungo la strada per Salin-de-Giraud, dove la cucina rivisita i grandi classici camarghesi in un contesto elegante e suggestivo.

Ma per scoprire i posti giusti non aver paura di chiedere consiglio al proprietario del tuo alloggio o in un negozio. Tutti saranno più che felici e orgogliosi di indicarti il posto giusto dove mangiare la vera gardianne o le migliori telline.

In conclusione, Saintes-Maries-de-la-Mer è molto più di un borgo marinaro. È un libro di storia a cielo aperto, un santuario spirituale, un paradiso naturalistico e una capitale gastronomica tutta da scoprire, boccone dopo boccone.

La valigia furba

La Camargue è un territorio bellissimo, ma anche un po’ estremo: vento, sole, acqua e distanze cambiano completamente l’esperienza. Preparare bene la valigia fa davvero la differenza.

  • Un ottimo repellente per zanzare è fondamentale. In Camargue vivono decine di specie di zanzare, soprattutto nelle zone umide. Il momento peggiore è il tramonto, quindi è meglio avere sempre con sé un repellente efficace. Io uso questo. In estate, poi, vi consiglio anche di portarvi maglie a maniche lunghe, che possano proteggervi un pochino.
  • Porta una giacca a vento anche d’estate. Il Mistral può alzarsi all’improvviso e cambiare completamente la percezione del clima, soprattutto nelle zone aperte e lungo la costa. Ne basta una comoda e facile da riporre nello zaino, come questo. Io ce l’ho ed è super comoda. In inverno o nelle mezze stagioni diventano fondamentali anche un berretto e dei guanti.
  • Se vuoi davvero scoprire tutta l’avifauna locale, porta con te un binocolo come questo, piccolo ma utilissimo. Ti permette di osservare fenicotteri, cavalli e uccelli anche da lontano, soprattutto lungo le strade panoramiche e dalle torrette di avvistamento.
  • Molte zone della Camargue sono isolate, senza bar o negozi. Inoltre, nei periodi di bassa stagione, non tutti i supermercati e i ristoranti sono aperti. In molti parchi e sentieri, poi, ci sono zone allestite per piccoli picnic, quindi creati sempre una scorta di snacks.
  • Camminerai molto, spesso su sentieri o percorsi naturali, quindi utilizzare un paio di scarpe comode, già collaudate, è fondamentale. Tra sterrati, sabbia e passerelle, sono indispensabili. Evita sandali troppo aperti, soprattutto nelle zone umide.
  • Una borraccia riutilizzabile è un’ottima alleata, l’ombra non è sempre garantita. Io ne ho comprata una pieghevole in silicone da Natura, ma vedo che spesso è out of stock. Comunque qui ne trovi una simile, permette di ottimizzare lo spazio una volta utilizzata.
  • Se pensi di andare al mare, non serve portarsi dietro mezza casa: un telo mare per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare), dei sandali e una borsa pratica sono più che sufficienti.
  • Il sole è uno dei protagonisti assoluti, in qualsiasi periodo dell’anno. Un cappello, degli occhiali da sole e una buona crema solare sono indispensabili anche in inverno: in Camargue il sole è sempre vivo e si fa sentire soprattutto durante le passeggiate lunghe. Inoltre, il vento ti richiederà una crema nutriente, nonché un balsamo per le labbra. Io porto sempre con me questa crema , piccola ma super efficace.
  • Piccoli oggetti come un power bank possono sembrare dettagli, ma rendono le giornate molto più semplici, soprattutto se si ha il navigatore acceso per orientarsi e si vogliono immortalare in fotografia tutti gli animali, i panorami e i momenti più belli del viaggio. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.

Non serve molto altro. In Camargue non si tratta di avere tutto, ma di avere quello giusto.



E così arriviamo alla fine di questo viaggio a Saintes-Maries-de-la-Mer, ma spero che per voi sia solo l’inizio. Vi abbiamo raccontato una storia antica, fatta di pellegrinaggi e leggende, che si respira ancora oggi tra le mura della sua chiesa-fortezza, silenziosa custode di secoli di fede e di mare. Vi abbiamo parlato di cavalli bianchi, di gite in barca, di manades e di gardian, perché credo davvero che la vera Camargue si scopra così, con calma, lasciandosi guidare dal ritmo lento di questa terra.

Non vi resta che organizzare la valigia, perché Saintes-Maries-de-la-Mer non è una meta che si racconta del tutto: è un luogo che va vissuto, respirato, attraversato lentamente, per portarsi a casa quel po’ di Camargue selvaggia che, ve lo assicuriamo, non si dimentica facilmente.

Ma ricordate, Saintes-Maries-de-la-Mer è solo una delle porte d’accesso a questa terra sospesa tra acqua e cielo. Se volete scoprire tutto il resto — da Aigues-Mortes, con le sue mura medievali che sembrano uscite da un’altra epoca, fino agli altri angoli più nascosti del delta — vi aspetto nel nostro articolo generale sulla Camargue, dove trovate la guida completa a questa regione.

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