La Mancha in auto: tra mulini a vento, laghi inaspettati e borghi medievali
Eravamo a Madrid per un weekend lungo, prima tappa di un viaggio che ci avrebbe poi portati a Toledo. Passeggiando tra le bancarelle del Rastro, il celebre mercatino domenicale della capitale, ci siamo imbattuti in una vecchia copia usata del Don Chisciotte. Ed è lì, tra un libro ingiallito e l’altro, che è nata l’idea folle di cambiare il nostro programma e andare a vedere con i nostri occhi la Mancha, quella terra di cui tutti, volenti o nolenti, abbiamo sentito parlare sui banchi di scuola.
E arrivandoci, capisci subito perché Cervantes abbia scelto proprio queste terre per il suo romanzo Don Chisciotte: paesaggi infiniti dove i mulini a vento che spuntano sulle colline sono l’unico elemento capace di spezzare l’orizzonte. Ogni paesino, ogni angolo polveroso, sembra riportarti a quel preciso momento della storia di Spagna.
Quella giornata, nata per caso, ci ha talmente impressionati che l’anno dopo siamo tornati — questa volta con calma, e con un’intera settimana a disposizione — per lanciarci sul serio alla scoperta di questa terra che in fondo conoscevamo pochissimo. Ed è stato lì che la Mancha ci ha accolti con tutte le sue sorprese: se pensate che si esaurisca in un cavaliere immaginario e nei suoi meravigliosi mulini da fotografare, anche voi vi state perdendo la parte più interessante. Abbiamo scoperto che dietro quei paesaggi che sembrano fermi nel tempo c’è una terra che affonda le radici quattromila anni prima di Cervantes, tra i primi pozzi scavati dall’uomo in Europa; c’è una delle denominazioni di formaggio più famose al mondo; c’è lo zafferano più pregiato di Spagna, raccolto ancora oggi a mano; ci sono vigneti che si perdono a vista d’occhio e, dove meno te lo aspetti, laghi turchesi e persino fenicotteri in mezzo a quella che tutti immaginano come la terra più arida di Spagna.
La Mancha, insomma, è una regione che si racconta da sola, se solo la si guarda con un po’ di attenzione in più.
Quindi in sella, cavalieri: che la nostra avventura abbia inizio.
Ecco alcuni consigli pratici per vivere appieno La Mancha: come arrivare, come muoversi, come organizzarsi e quando andare. Sono semplici, ma possono aiutarvi a risparmiare tempo, evitare chilometri inutili e organizzare meglio un viaggio in un territorio molto più esteso di quanto possa sembrare guardando una cartina.
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Come raggiungere La Mancha
La Mancha è molto estesa e non esiste un unico punto di accesso ideale. La scelta dipende soprattutto dalla parte del territorio che volete esplorare e dalla direzione da cui arrivate.
- In aereo: l’ aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas è generalmente il punto di arrivo più pratico, soprattutto se volete esplorare la Mancha di Toledo e Ciudad Real. Offre una scelta molto ampia di voli nazionali e internazionali e permette di proseguire facilmente in treno, autobus o auto. Per la parte orientale della regione possono essere interessanti anche gli aeroporti della costa mediterranea, soprattutto se il viaggio prosegue verso Albacete o Cuenca. Per confrontare voli, aeroporti e tariffe io utilizzo Google Flights .
- In treno: da Madrid potete raggiungere diversi punti strategici da utilizzare come base di ingresso. Toledo è comoda se volete iniziare dalla parte occidentale; Alcázar de San Juan permette di entrare direttamente nel cuore della Mancha; Ciudad Real è utile per gli itinerari più meridionali, mentre Albacete rappresenta un buon accesso alla parte orientale. Da qui continuerete poi verso i pueblos che avete scelto per il vostro itinerario. Controllate sempre orari e biglietti sul sito ufficiale di Renfe . Per confrontare rapidamente le diverse combinazioni ferroviarie io utilizzo anche Trainline e TrainPal .
- In autobus: esistono collegamenti a lunga percorrenza da Madrid e da altre città spagnole verso i principali centri della Castiglia-La Mancia. Anche in questo caso la soluzione più pratica è raggiungere prima una città ben collegata, come Toledo, Alcázar de San Juan, Ciudad Real o Albacete, e organizzare da lì gli spostamenti successivi. I collegamenti verso i piccoli pueblos li vedremo invece nella sezione dedicata a come muoversi nella Mancha.
- In auto: è la soluzione più semplice e, secondo me, quella che permette di sfruttare meglio il viaggio. Da Madrid potete entrare nella Mancha da nord, mentre arrivando dall’Andalusia o dalla costa mediterranea potete raggiungerla direttamente da sud o da est senza passare dalla capitale. Se avete già un’auto, non è quindi necessario individuare una città precisa come punto di arrivo: potete costruire l’itinerario direttamente in funzione della vostra prima tappa.
Come muoversi nella Mancha
- Noleggiare un’auto è la soluzione migliore, secondo me quasi indispensabile se volete conoscere davvero La Mancha. I mezzi pubblici permettono di raggiungere diversi pueblos, ma diventa molto più difficile combinare nella stessa giornata mulini, castelli, vigneti, cantine e piccoli centri sparsi sul territorio. Con l’auto potete inoltre organizzare l’itinerario per zone e utilizzare anche le strade secondarie, che attraversano alcuni dei paesaggi più caratteristici della regione. Il parcheggio è normalmente molto più semplice che nelle grandi città spagnole. Nei pueblos troverete generalmente possibilità di sosta a poca distanza dal centro o dalle principali attrazioni. Durante feste, ponti e fine settimana particolarmente frequentati può comunque essere necessario lasciare l’auto più lontano, soprattutto nei pressi dei mulini di Consuegra e Campo de Criptana. Non limitatevi sempre alla strada più veloce. Una parte importante del viaggio è proprio il paesaggio tra una tappa e l’altra: vigneti, cereali, oliveti, campi di girasoli e mulini che compaiono all’orizzonte. Quando i tempi lo permettono, qualche deviazione sulle strade secondarie vale decisamente la pena.
- In autobus: da Toledo potete raggiungere Consuegra e Madridejos, due delle principali tappe della Mancha occidentale. I collegamenti sono gestiti da SAMAR e alcune corse proseguono anche verso Camuñas, Villafranca de los Caballeros, Quero ed El Toboso. Le frequenze cambiano però molto in base al giorno e alla destinazione, quindi controllate sempre sia l’andata sia il ritorno prima di organizzare la giornata. Attenzione a un dettaglio che può rovinarvi i piani: su diverse corse di questa linea non è possibile viaggiare specificamente tra Madridejos e Consuegra — il bus ferma in entrambi i paesi, ma non è consentito salire in uno e scendere nell’altro. Se il vostro itinerario prevede di collegare proprio queste due tappe in autobus, verificate con attenzione prima di partire, perché rischiate di dover tornare a Toledo e ripartire da lì. Da Alcázar partono invece autobus verso Miguel Esteban ed El Toboso. La linea SAMAR prosegue poi verso Quintanar de la Orden e Villanueva de Alcardete. In questo caso, però, le frequenze sono decisamente meno adatte al turismo: alcune corse funzionano soltanto nei giorni feriali e possono esserci pochissime possibilità durante la giornata. Per visitare El Toboso senza auto bisogna quindi pianificare con attenzione gli orari e non dare per scontato di poter andare e tornare quando si vuole. Potete verificare le corse direttamente sul sito di SAMAR . Gli autobus funzionano meglio se scegliete una base e visitate una singola località, molto meno se volete fare un itinerario itinerante. Per esempio, da Toledo potete raggiungere Consuegra oppure da Alcázar de San Juan El Toboso, ma cercare di concatenare tre o quattro pueblos nella stessa giornata può diventare complicato a causa delle frequenze ridotte e degli orari poco coordinati.
- In treno: può essere molto utile lungo alcuni assi, ma non costituisce una vera rete turistica della Mancha. Alcázar de San Juan è il principale nodo ferroviario della zona e Campo de Criptana dispone di una propria stazione, ma località importanti come Consuegra, Madridejos ed El Toboso non possono essere inserite nello stesso itinerario affidandosi semplicemente alla ferrovia. Per verificare le combinazioni potete utilizzare Renfe , Trainline o TrainPal .
In sintesi, il treno e gli autobus permettono di raggiungere alcuni centri abitati, ma molti dei luoghi che rendono particolare un viaggio qui — mulini, castelli, vigneti, cantine, lagune e piccoli pueblos — sono sparsi sul territorio e non sempre collegati tra loro in maniera pratica. Se quindi volete costruire un itinerario di più giorni attraversando diversi pueblos, l’auto offre una libertà che i trasporti pubblici attualmente non riescono a garantire.
Come organizzare un viaggio nella Mancha
La cosa più importante, secondo me, è non considerare La Mancha come un’unica grande attrazione da attraversare velocemente. Il bello del viaggio sta anche negli spazi tra un paese e l’altro: vigneti, campi di cereali, zone umide, piccoli rilievi e quell’orizzonte quasi infinito che caratterizza gran parte della regione. Considerate però che le distanze sulla cartina possono ingannare. Consuegra, Campo de Criptana, El Toboso o Belmonte sembrano tutti relativamente vicini, ma aggiungendo deviazioni, visite e soste fotografiche si accumulano facilmente parecchi chilometri. Evitate quindi di costruire giornate con cinque o sei pueblos soltanto perché il navigatore vi mostra tempi di percorrenza apparentemente brevi.
- Non cercate di vedere tutti i mulini. Dopo averne visitati diversi rischiereste inevitabilmente di perdere un po’ dell’effetto sorpresa. Meglio scegliere alcuni dei complessi più significativi. La Ruta ufficiale dei mulini di Castilla-La Mancha può essere un buon punto di partenza per capire quali inserire nel viaggio.
- Lasciate almeno un tramonto ai mulini. Durante il giorno il paesaggio può essere molto duro e completamente esposto al sole; nelle ultime ore di luce, invece, la pianura cambia colore e i mulini acquistano tutto un altro fascino. Se amate fotografare, eviterei quindi di concentrare tutte queste visite tra mezzogiorno e il primo pomeriggio.
- Controllate sempre gli orari prima di partire. Nei pueblos più piccoli musei, mulini visitabili, castelli e uffici turistici possono avere orari ridotti, lunghe pause nelle ore centrali o giorni di chiusura differenti a seconda della stagione. È uno di quei posti dove arrivare mezz’ora dopo la chiusura può significare non avere una seconda possibilità senza modificare tutto l’itinerario.
- Prenotate le cantine in anticipo. La Mancha non è soltanto la terra del Don Chisciotte: lungo la Ruta del Vino de La Mancha trovate bodegas, queserías, degustazioni, vigneti, antiche grotte e grandi tinajas. Molte esperienze hanno però orari prestabiliti e, soprattutto nei fine settimana, è consigliabile prenotare.
- Se amate natura e fotografia, prendete in considerazione anche la Mancha Húmeda. È una grande riserva della biosfera formata da lagune, tablas e zone umide distribuite nella pianura manchega, particolarmente importanti per l’avifauna.
- Pranzo e cena vengono serviti più tardi rispetto all’Italia. Indicativamente il pranzo inizia dalle 13:00-13:30, mentre per la cena molte cucine aprono dalle 20:00-20:30. Nei piccoli pueblos questo aspetto è ancora più importante perché, fuori dagli orari tradizionali, le alternative possono ridursi parecchio.
Se preferite affidarvi a una guida o inserire qualche esperienza organizzata nel viaggio, vale la pena controllare anche le attività disponibili su GetYourGuide e Civitatis . Si trovano visite guidate, escursioni, esperienze legate ai mulini e all’enoturismo e possono essere una buona alternativa soprattutto per alcune tappe che preferite non organizzare completamente in autonomia.
Quando andare nella Mancha
- Aprile e maggio sono un’ottima idea per un primo viaggio. La Mancha è ancora verde, iniziano le fioriture, le giornate sono lunghe e le temperature generalmente piacevoli. Ad aprile, inoltre, El Toboso celebra le Jornadas Cervantinas , mentre tra fine aprile e inizio maggio Pedro Muñoz ospita i tradizionali Mayos Manchegos.
- Tra giugno e agosto il paesaggio diventa quello della Mancha più classica, con cereali dorati, campi secchi e girasoli. Fotograficamente può essere bellissima, ma il caldo è intenso: in piena estate organizzerei le visite soprattutto al mattino e nel tardo pomeriggio.
- Settembre è il periodo della vendemmia e uno dei momenti più interessanti per visitare cantine e vigneti. Se il vino è uno dei motivi del viaggio, vale la pena consultare anche la Ruta del Vino de La Mancha .
- Ottobre è probabilmente il mese più completo: temperature piacevoli, vigneti autunnali, luce più morbida e, verso fine mese, la raccolta dello zafferano. A Consuegra si celebra inoltre la Fiesta de la Rosa del Azafrán .
- In inverno troverete pochissimi visitatori, ma il clima può essere freddo, ventoso e con forti escursioni termiche. Io ci sono stata anche a marzo e vi assicuro che il freddo era ancora intenso.

Un po’ di storia sulla Mancha
Il primo equivoco da sciogliere, perché ho notato che molti blog lo confondono: Castilla-La Mancha e La Mancha sono due cose diverse. Castilla-La Mancha è la comunità autonoma ufficiale, con riconoscimento politico e amministrativo (5 province: Toledo, Ciudad Real, Cuenca, Guadalajara, Albacete). La Mancha invece è un’area storico-geografica dai confini imprecisi, che occupa parte di quelle province — ma non tutte.
La Mancha è infatti un altopiano sconfinato, nella Meseta, che si estende tra Toledo, Ciudad Real, Cuenca e Albacete, dove non potrete fare a meno di percorrere strade infinite proprio alla ricerca di quei mulini a vento di cui tutti abbiamo sentito parlare.
La storia della Mancha nasce però molto prima di Don Chisciotte, molto prima di Romani, musulmani o castigliani. Intorno al 2200 a.C., nella pianura dell’Alto Guadiana, si sviluppa quella che gli archeologi chiamano Cultura delle Motillas, o Bronce Manchego. Il nome è moderno, naturalmente: quegli abitanti non si consideravano “mancheghi” come li intendiamo oggi.
Gli abitanti della zona iniziarono a costruire insediamenti fortificati su collinette artificiali, alte tra i 4 e i 10 metri. La struttura tipica prevedeva un nucleo fortificato centrale, un piccolo abitato circostante con mura concentriche e una necropoli nelle vicinanze. Si tratta dei primi veri insediamenti stabili documentati in questa regione.
La loro funzione era duplice: controllo militare del territorio e, aspetto ancora più sorprendente, l’accesso alle acque sotterranee. Le prime strutture nascono intorno al 2200 a.C., ma è tra il 2000 e il 1800 a.C. che la regione attraversa una fase di aridità particolarmente severa: è in questo periodo che le comunità intensificano la costruzione di questi insediamenti, veri centri nevralgici organizzati in “jefaturas” (capi tribù) per controllare acqua, cereali e le altre risorse necessarie alla sopravvivenza. Rappresentano, nel loro insieme, uno dei sistemi più antichi d’Europa per raggiungere le falde acquifere, con un’economia basata su agricoltura e pastorizia.
Ne sono state censite circa 32, e il caso più spettacolare è la Motilla del Azuer, vicino a Daimiel: al suo interno è stato individuato un pozzo profondo almeno 18 metri, che raggiungeva la falda — considerato il sistema per attingere all’acqua sotterranea più antico della penisola iberica, e tra i più antichi d’Europa.
Con l’arrivo dei Romani, la Mancha venne integrata nella vasta rete imperiale: attraversata da importanti vie di comunicazione, che collegavano il Mediterraneo all’interno del paese, divenne un nodo cruciale per il commercio e gli spostamenti militari. Per lungo tempo si è pensato che la romanizzazione della zona fosse stata debole, ma ritrovamenti come le ville e i mosaici di Carranque (Toledo) dimostrano una presenza più intensa di quanto si credesse, specialmente nei centri strategici e minerari.
Alla caduta dell’Impero Romano subentrarono i Visigoti, che fecero di Toledo la loro capitale: un momento storico di enorme importanza, perché per la prima volta la pianura della Meseta — e quindi la Mancha — divenne il centro del potere politico della penisola iberica. Nonostante questa centralità di Toledo, La Mancha va immaginata però come un’area rimasta principalmente rurale, fatta di piccoli centri e ville, attraversata da vie di comunicazione che collegavano il nord della Meseta con l’Andalusia e il Mediterraneo.

Fu proprio questa combinazione — un territorio vasto ma con pochi centri fortificati — a facilitare l’espansione verso nord delle truppe musulmane arrivate dall’Africa nel 711, e la conseguente caduta del regno visigoto: la Mancha entrò così a far parte di Al-Andalus, inserita nelle sue dinamiche politiche, economiche e culturali.
Il nome stesso della Mancha racconta questa terra: i conquistatori arabi, quando la Spagna coincideva più o meno con il regno di Al-Andalus, la chiamarono Al-Mansha, “terra senza acqua” , oppure, secondo un’altra interpretazione, Manya, “alta pianura” o “luogo elevato”. Quale che sia l’etimologia più corretta, entrambe riflettono bene le caratteristiche della regione: un ampio altopiano arido, con scarse risorse idriche naturali.
Ed è un dettaglio che racconta già qualcosa che accompagnerà tutta la storia della Mancha: l’elemento centrale del territorio — o l’elemento assente, a seconda di come lo si voglia considerare — è l’acqua.
Durante il periodo di Al-Andalus, la Mancha non era il cuore pulsante del potere islamico — che si concentrava piuttosto nell’attuale Andalusia, con capitale a Córdoba — ma una regione di frontiera strategicamente vitale. Non una terra di grandi città, ma un territorio di alquerías (villaggi rurali) e piccoli nuclei abitati, spesso situati vicino a fertili valli fluviali e sorgenti, dediti all’agricoltura.
La sua posizione strategica, attraversata dalla via principale che collegava la capitale Córdoba a Toledo (baluardo arabo nel nord della penisola), ne determinò il destino di avamposto militare. Fu proprio per questo ruolo difensivo che nacquero progressivamente fortificazioni rurali note come ḥuṣūn (singolare ḥiṣn), presìdi difensivi e centri di controllo del territorio.
Un punto nevralgico era Qalā’t Rabāḥ, l’antica Calatrava la Vieja (oggi Carrión de Calatrava): una vera città fortificata sul Guadiana, con medina, alcázar, mura, una quarantina di torri, fossato, moschea, bagni, forni, cisterna, quartieri extramurari, aree artigianali, cimitero e sistemi per raggiungere e controllare l’acqua del fiume. Oggi il sito è visitabile — se vi appassiona la storia, qui trovate alcune informazioni: Castillo de Calatrava la Vieja, Turismo Castilla-La Mancha.
Quando, nel 1147, Alfonso VII riuscì a conquistarla in nome dei regni cattolici, fu un momento di svolta per la storia di Spagna: la progressiva riduzione del regno di Al-Andalus, già iniziata con la presa di Toledo, stava lasciando spazio, passo dopo passo, alla Reconquista cristiana.
Come potete immaginare, difendere questi nuovi e insicuri territori di frontiera con i regni arabi, non era semplice: il re divise quindi la regione in zone e affidò ciascun territorio agli ordini militari.
Questi ordini dovevano proteggere la frontiera, presidiare castelli, conquistare territori e favorirne il ripopolamento. Ricevettero quindi direttamente dal re enormi territori, castelli, villaggi, diritti e rendite per difenderli — e non si limitavano a fornire soldati. Erano composti, molto spesso, da religiosi che combattevano a cavallo e che, allo stesso tempo, organizzavano il territorio attraverso le encomiendas: amministravano le terre, riscuotevano le rendite, attiravano nuovi coloni e contribuivano alla nascita o allo sviluppo di numerosi centri abitati.
Uno degli ordini a cui fu affidata una zona della regione — in particolare quella di Calatrava — furono i Cavalieri Templari, ma la pressione musulmana era tale che nel giro di pochi anni questi abbandonarono la piazza, restituendola alla corona.
Fu allora che accadde qualcosa di inatteso: nessun nobile volle assumersi il rischio di difenderla, finché un umile abate cistercense, Raimondo di Fitero, insieme all’ex soldato divenuto monaco Diego Velázquez, si offrì per il compito.
Il re Sancho III accettò, cedendo loro la fortezza in perpetuo con un atto firmato il 1° gennaio 1158 ad Almazán. Nacque così l’Ordine di Calatrava: un ordine di monaci-cavalieri che nel giro di poco tempo radunò un esercito di oltre 20.000 uomini, e che sarebbe diventato il più importante della Mancha, con un’insegna destinata a diventare celebre — la croce rossa a quattro bracci terminanti a giglio.
Oltre all’Ordine di Calatrava — il più importante per la Mancha — altri ordini attivi nella zona furono l’Ordine di Santiago, quello di San Giovanni (Ospitalieri) e quello di Alcántara.
L’assegnazione di questi territori ai diversi ordini si riconosce ancora oggi nei borghi che ne hanno ereditato l’impronta. Questa suddivisione spiega molte delle peculiarità dei paesi mancheghi: ogni ordine amministrava i propri territori e vi lasciava un segno concreto, spesso ancora visibile.
Fu in questo periodo che centri come Almagro, Consuegra e Campo de Criptana iniziarono a prendere la forma dei borghi che vediamo ancora oggi.
Per fare un esempio concreto: Campo de Criptana — oggi il paese dei mulini più antichi — era territorio dell’Ordine di Santiago, che qui non lasciò grandi strutture militari.
Consuegra e Argamasilla de Alba, invece, erano sotto il controllo dell’Ordine di San Giovanni, che vi costruì potenti castelli: il più spettacolare è proprio il Castillo de Consuegra, le cui origini risalgono a una fortezza musulmana del X secolo, ceduta ai Cavalieri di San Giovanni nel 1183 e ampliata nell’arco di un secolo fino a diventare la fortezza quasi inespugnabile che si vede ancora oggi sul Cerro Calderico.
L’Ordine di Calatrava, invece, costruì imponenti fortezze cristiane come Alarcos o Calatrava la Nueva, con un’impronta più marcatamente militare.

La Mancha divenne così la terra degli ordini militari: questi, con i loro castelli e le loro encomiendas, ne diventarono i veri padroni, gestendo la difesa e l’economia della regione per secoli. Per attirare nuovi abitanti in territori ancora spopolati e insicuri, sia il re sia gli stessi ordini — che esercitavano un potere signorile sui propri domini — concedevano i fueros: statuti locali che garantivano privilegi ed esenzioni fiscali a chi accettava di trasferirsi e ripopolare questi luoghi di frontiera.
La regione, pur essendo strategicamente importante, rimase in gran parte rurale e poco urbanizzata: una rete di piccoli centri, dominata dalla presenza di grandi proprietà — ordini militari e nobiltà — che esercitavano un potere pressoché indiscusso su territori vastissimi, forti anche di questi fueros concessi loro dalla corona.
L’enorme potere degli ordini militari preoccupava non poco la Corona: un Gran Maestro a capo di un ordine come quello di Calatrava o Santiago deteneva il maestrazgo — termine che indicava sia la sua carica sia l’enorme dominio territoriale che ne derivava — e disponeva quindi di soldi, castelli, terre e uomini sufficienti per rappresentare, in caso di conflitto, un potere rivale a quello della Corona stessa. Villa Real (l’attuale Ciudad Real) fu fondata proprio come contrappeso all’enorme influenza dell’Ordine di Calatrava nella zona — una città regia, sottratta all’autorità dell’ordine.
Fu però solo con i Re Cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, che la questione trovò una soluzione definitiva. I Re Cattolici presero il controllo dei maestrazgos uno alla volta — a partire dal 1489 con Calatrava, poi Santiago nel 1494 e Alcántara nel 1495 — facendo eleggere sé stessi o propri parenti come Maestri, fino all’incorporazione ufficiale degli ordini militari sotto l’autorità diretta della Corona.
Fu in questo contesto che la Mancha, ormai consolidata come regione interna del regno di Castiglia e non più terra di frontiera, venne riorganizzata in cittadine organizzate attorno a un nobile fedele alla Corona con un’economia dedicata principalmente all’agricoltura e altre attività correlate.
Ma l’aridità della terra, le scarse piogge, un sole che d’estate trasforma la Meseta in un forno rovente mentre d’inverno lascia spazio a gelate che toccano i quindici gradi sotto zero — ci sono stata in entrambi i periodi, e ve lo posso confermare— e un vento costante non facilitavano di certo un’agricoltura fiorente.
Per questo, nel tempo, la Mancha si concentrò su colture capaci di resistere a un ambiente in cui l’assenza d’acqua era un problema serio: lo zafferano, i cereali di secano (coltivati a secco, senza irrigazione), probabilmente i legumi, la pastorizia transumante (pecore merine, lana). Non va dimenticato lo sfruttamento delle risorse boschive che, a differenza di quanto vediamo oggi, erano molto più diffuse nella regione — in particolare boschi di leccio, quercia, ginepro e sabina.
L’acqua, come vedete, è sempre stata un elemento critico per questa regione: i fiumi sono pochi, le piogge incerte, e quindi i mulini ad acqua — che altrove funzionavano benissimo — qui erano inaffidabili e non permettevano di sfruttare a pieno le risorse del territorio, a partire dai cereali che pure non mancavano, per trasformarli in farina.
Fu proprio da questa difficoltà che gli uomini impararono a sfruttare ciò che invece abbondava: il vento, che spazza la pianura con una costanza quasi ossessiva e che, a differenza dell’acqua, non mancava mai. Fu così che, tra il Cinquecento e l’Ottocento, i mulini a vento conobbero la loro vera età dell’oro: sfruttando la risorsa più generosa di questa terra, i contadini trasformarono le colline in veri e propri parchi eolici.

Ed è proprio in questo periodo — più precisamente nel 1605, con la pubblicazione del Don Chisciotte di Cervantes — che la Mancha viene associata per sempre all’immaginario collettivo. Cervantes prende un territorio che agli occhi di molti contemporanei poteva sembrare una vasta provincia rurale di passaggio, e lo trasforma in uno dei paesaggi letterari più famosi del mondo, dominato dai famosi “giganti”.
Se non l’avete mai letto e state organizzando un viaggio nella Mancha, è arrivato il momento di avvicinarvi a El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha . Racconta la storia di un nobile di provincia, Alonso Quijano, che dopo aver letto troppi libri di cavalleria perde il senno e decide di diventare lui stesso cavaliere errante. Si sceglie un nome altisonante — Don Chisciotte — si procura un cavallo scheletrico che battezza Ronzinante, convince un contadino ignorante ma saggio di nome Sancio Panza a fargli da scudiero, e parte alla ricerca di avventure.
L’episodio più celebre di tutto il romanzo è quello che lo vede scontrarsi con i mulini a vento. Don Chisciotte e Sancio stanno attraversando la Meseta quando, all’improvviso, il cavaliere grida: “Guarda, amico Sancio, laggiù: trenta o poco più enormi giganti! Con le braccia così lunghe che alcune arrivano quasi a due leghe!” Sancio, uomo di buon senso, cerca di dissuaderlo: “Ma quelli, signore, sono mulini a vento!”. Invano: Don Chisciotte sprona Ronzinante e si scaglia contro quello che crede essere un gigante. La lancia si conficca nella pala del mulino, il vento fa girare la ruota, e il cavaliere viene scaraventato a terra insieme al suo magro ronzino.
Da questo episodio è nata l’espressione “lottare contro i mulini a vento”, che ancora oggi usiamo per dire battersi contro nemici immaginari o per una causa persa in partenza.
Ma dietro c’è anche la malinconia di un uomo che cerca disperatamente un’identità e lotta per ideali nobili ma anacronistici, mentre il suo scudiero, con il suo pragmatismo contadino, lo richiama continuamente alla realtà. Insieme, Don Chisciotte e Sancio Panza rappresentano due facce dell’animo umano: l’idealismo che sogna di cambiare il mondo, e il realismo che sa come il mondo è fatto. Forse è per questo che, dopo quattro secoli, continuiamo ad amarli entrambi.
Seppur rappresenti un periodo affascinante dal punto di vista letterario, il XVII secolo fu per la Mancha un’epoca di profonda crisi demografica ed economica, segnata da un forte calo della popolazione. Le cause furono molteplici: cattivi raccolti, epidemie, e le difficoltà di un sistema economico ancora troppo dipendente dall’agricoltura, segnato da una distribuzione ineguale della ricchezza.
Proprio per gestire un territorio così vasto e problematico, nel 1691 il governo decise di separare la Mancha dal resto del Regno di Toledo, decretando ufficialmente la nascita della Provincia de La Mancha, con capitale a Ciudad Real.
Il periodo compreso tra il 1700 e il 1900 fu, per la Mancha, un’epoca di profonde trasformazioni: guerre, riforme amministrative e lotte politiche ne ridisegnarono i confini in continuazione.
L’Ottocento, in particolare, fu un secolo turbolento per tutta la Spagna. Nel 1808 l’invasione napoleonica travolse il paese, dando il via alla Guerra d’Indipendenza spagnola: anche nella Mancha si formarono bande di guerriglieri pronti a colpire le truppe francesi lungo le strade che attraversavano la pianura.
Finita la guerra contro Napoleone, la Spagna non trovò pace: il secolo fu segnato dalle guerre carliste, conflitti civili tra sostenitori della monarchia liberale e fautori dell’assolutismo tradizionale, che insanguinarono ripetutamente il paese fino al 1876.
Fu proprio all’inizio di questo periodo turbolento, nel 1833, che la storica Provincia de La Mancha venne abolita e smembrata tra le nuove province di Ciudad Real, Albacete, Cuenca, Toledo e Jaén — una decisione che frantumò l’unità amministrativa della regione e che ancora oggi alimenta dibattiti sui suoi confini.
Ed è proprio questo a spiegare perché, nonostante la Mancha contemporanea sia oggi frammentata politicamente e amministrativamente in tante aree distinte, si respiri comunque una forte identità culturale che le accomuna in un’unica, grande comunità immaginaria.
Un secolo dopo le guerre carliste, la Spagna viene sconvolta da un conflitto ancora più devastante. Nel 1936-1939, la Guerra Civile segnò profondamente la Mancha, come il resto del paese. Gran parte del territorio rimase nella retrovia repubblicana, giocando un ruolo strategico cruciale: qui si formarono e addestrarono numerose unità militari, comprese le Brigate Internazionali, e l’economia della regione divenne fondamentale per lo sforzo bellico repubblicano. Le miniere di mercurio di Almadén, per esempio, erano un obiettivo prioritario per le truppe franchiste.
La vittoria di Franco portò a una durissima repressione. Nella sola provincia di Ciudad Real — che oggi risulta la provincia spagnola con il maggior numero di fucilazioni, circa il 6% dei 50.000 stimati in tutta la Spagna — sono state identificate quasi 3.900 vittime della repressione franchista, di cui 2.800 fucilate.
Dopo la morte di Franco, nel 1975, e durante la Transizione spagnola, l’identità della Mancha tornò a farsi sentire con forza. Nel 1982 nacque ufficialmente la comunità autonoma di Castilla-La Mancha. Il nome riflette la particolare natura della nuova regione: da una parte l’eredità storica castigliana, dall’altra l’identità della Mancha, che però geograficamente occupa solo una parte dell’attuale comunità autonoma. Anche il trattino che unisce Castilla e La Mancha è stato interpretato come il simbolo del legame tra queste due componenti.
Oggi la Mancha non è più un’entità amministrativa ufficiale, ma resta un’identità geografica e culturale fortissima, distribuita tra diverse province, con una storia complessa che va ben oltre i mulini di Don Chisciotte.

Cosa vedere nella Mancha: i miei itinerari
Oggi, percorrere la Mancha significa fare un viaggio nella Spagna del tardo medioevo: una cultura rurale, certo, ma non per questo meno elegante o affascinante.
Qui di seguito trovate alcuni itinerari organizzati in base al tempo che potete dedicarle. Di alcuni paesi vi parlerò più nel dettaglio strada facendo, per chi vuole saperne di più prima di partire.
Perché, diciamocelo, se avete abbastanza giorni da investirci, questa regione non vi deluderà. Nel tempo la Mancha ha saputo valorizzare il proprio territorio, trasformandosi in una delle terre più famose di Spagna grazie a Don Chisciotte, tra le più gustose grazie alle sue eccellenze alimentari e vitivinicole, e tra le più sorprendenti grazie a una natura che davvero non vi aspettereste di trovare qui.
Un giorno nella Mancha – mulini a vento tra Consuegra e Campo de Criptana
Se il tempo a disposizione è poco, perché il vostro viaggio si concentra soprattutto su Madrid o Toledo, il mio consiglio è di puntare sulla Ruta di Don Chisciotte e in particolare sui mulini a vento tra Consuegra e Campo de Criptana.
So che mi discosterò da tantissime guide e blog ufficiali, ma io non andrei a Puerto Lápice. L’ho visto segnalato ovunque come tappa imprescindibile, ma La Venta di Don Chisciotte , per cui il paese è famoso, mi è sembrata scenografica sì, ma anche piuttosto “messa in scena” — talmente finta che non ho scattato nemmeno una foto. È più che altro una pausa gradevole di 45-90 minuti lungo la A-4, magari mentre state andando verso la Mancha in auto, se siete atterrati a Madrid o Toledo.
Io opterei per Consuegra la mattina, dedicando tempo ai mulini e al piccolo castello — molto carino, e spesso sottovalutato rispetto ai mulini stessi. Non è sempre aperto quindi date un’occhiata al sito prima di organizzare la visita.
Dopo di che mi dirigerei verso Campo de Criptana, per un ottimo pranzo al Restaurante Abrasador La Alforja de Sancho (verificate gli orari aggiornati prima di partire, perché cambiano in base alla stagione e al giorno della settimana) — merita davvero una tappa.
Campo de Criptana è da vivere fino al tramonto tra i mulini: è una delle immagini più suggestive che vi porterete a casa da questo viaggio. Ve lo garantisco!
Le distanze non sono elevate, ma personalmente non aggiungerei altri paesi solo per il gusto di poter dire “l’ho visto”.
Un’alternativa per gli amanti di Cervantes
Se però siete appassionati di Cervantes, potete aggiungere o sostituire uno dei paesi di cui sopra con El Toboso — il paese di Dulcinea, uno dei pochissimi luoghi citati con il nome esatto nel romanzo, con una casa museo a lei dedicata — oppure allungare fino a Mota del Cuervo e, a un quarto d’ora da lì, Belmonte, per ammirare lo splendido castello del Quattrocento che domina il paese. Considerate però che, aggiungendo questa tappa, la giornata si allunga parecchio: valutatelo solo se partite presto e non avete fretta di rientrare. È lo stesso itinerario che trovate sviluppato per intero nell’itinerario di un weekend qui accanto.
Weekend: due giorni tra mulini, Dulcinea e castelli
Due giorni è probabilmente il miglior tempo possibile per visitare l’essenziale della Mancha. Nel preparare questo itinerario, ho considerato due giorni pieni, ipotizzando voli e trasferimenti ben organizzati durante le giornate.
Se il tempo a disposizione è poco, perché il vostro viaggio si concentra soprattutto su Madrid o Toledo, il mio consiglio è di puntare sulla Ruta di Don Chisciotte e in particolare sui mulini a vento tra Consuegra e Campo de Criptana.
So che mi discosterò da tantissime guide e blog ufficiali, ma io non andrei a Puerto Lápice. L’ho visto segnalato ovunque come tappa imprescindibile, ma La Venta di Don Chisciotte , per cui il paese è famoso, mi è sembrata scenografica sì, ma anche piuttosto “messa in scena” — talmente finta che non ho scattato nemmeno una foto. È più che altro una pausa gradevole di 45-90 minuti lungo la A-4, magari mentre state andando verso la Mancha in auto, se siete atterrati a Madrid o Toledo.
Io opterei per Consuegra la mattina, dedicando tempo ai mulini e al piccolo castello — molto carino, e spesso sottovalutato rispetto ai mulini stessi. Non è sempre aperto quindi date un’occhiata al sito prima di organizzare la visita.
Dopo di che mi dirigerei verso Campo de Criptana per un ottimo pranzo al Restaurante Abrasador La Alforja de Sancho (verificate gli orari aggiornati prima di partire, perché cambiano in base alla stagione e al giorno della settimana) — merita davvero una tappa.
Campo de Criptana è da vivere fino al tramonto tra i mulini: è una delle immagini più suggestive che vi porterete a casa da questo viaggio. Ve lo garantisco!
Le distanze non sono elevate, ma personalmente non aggiungerei altri paesi solo per il gusto di poter dire “l’ho visto”. Se però siete appassionati di Cervantes, potete aggiungere o sostituire uno dei paesi di cui sopra con El Toboso — il paese di Dulcinea, uno dei pochissimi luoghi citati con il nome esatto nel romanzo, con una casa museo a lei dedicata.
Si comincia da El Toboso, il paese di Dulcinea: una tappa quasi obbligata per chi ama Cervantes, con la sua casa museo dedicata all’amata (immaginaria) di Don Chisciotte. Si prosegue verso Mota del Cuervo, meno conosciuta di Consuegra e Criptana ma non per questo meno bella — se capitate di sabato e tira vento, al Mulino-Museo del paese potreste assistere a una vera e propria molienda tradizionale, la dimostrazione dal vivo di come i mulini macinavano davvero il grano. Si chiude la giornata a Belmonte, a un quarto d’ora da lì, dove lo splendido castello del Quattrocento — uno dei meglio conservati di tutta la Spagna — regala probabilmente la vista più scenografica di tutto il weekend.
Un’alternativa per il Giorno 2
Se volete invece qualcosa di diverso, ecco una soluzione alternativa per il Giorno 2, in cui si cambia decisamente registro: si parte da Tomelloso — dove vale la pena dedicare un po’ di tempo alla Ruta de los bombos (i tipici rifugi in pietra a secco della campagna manchega, una curiosità architettonica che pochi turisti conoscono) oppure, come abbiamo fatto noi, alla Ruta de las bodegas con degustazione di vino inclusa — per poi dirigersi verso il Parque Natural Lagunas de Ruidera , un pomeriggio immersi in un paesaggio che sorprende chiunque abbia in testa l’immagine della Mancha: quindici laghi turchesi incastonati tra le rocce, acqua ovunque, tutto il contrario di quello che vi aspettereste dopo due giorni di pianure dorate e mulini a vento. Lungo il tragitto incontrerete il Castillo de Penarroya , una fortezza duecentesca che segna la porta d’ingresso al parco naturale — un bellissimo ricordo di una Mancha un po’ diversa dalle solite tappe.
Se viaggiate in ottobre, vi consiglio di sostituire parte del programma di questa seconda giornata con qualche attività legata allo zafferano. Se possibile, cercate di far coincidere il weekend con l’ultimo fine settimana completo del mese: è quando Consuegra, già tappa del Giorno 1, ospita la Fiesta de la Rosa del Azafrán — concorsi di monda, folclore e la tradizionale Molienda de la Paz, un’occasione più unica che rara. Altrimenti, a Madridejos in questo periodo si concentra comunque la fioritura e la raccolta, ed è un’esperienza che vale la pena vivere in prima persona.
Una settimana – tra mulini, letteratura e la Mancha che non ti aspetti
Di seguito trovate l’itinerario che ho seguito io, ottimizzato con alcune deviazioni che mi hanno regalato delle bellissime sorprese. Il nostro viaggio è durato sei giorni pieni, considerato che abbiamo deciso di dedicare 1 giorno a Madrid dove siamo atterrati.
Si parte con qualcosa che ho trovato quasi per caso, grazie ad un cartello stradale: a Villacañas, nel cuore della Mancha toledana, si trova uno dei complessi architettonici più curiosi della regione — i silos , vere e proprie case scavate sottoterra, abitate fino a metà Novecento dalle famiglie più umili del paese. Oggi sono un museo etnografico, e vale la pena dedicarci un’oretta prima di rimettersi in viaggio.
Nel pomeriggio, direzione Campo de Criptana, per i mulini che ormai conoscete bene se avete letto gli altri itinerari, e che non possono assolutamente mancare in nessun viaggio nella Mancha.
E qui arriva la parte più originale della giornata. Se siete in questa zona di sabato, la sera, e se i tempi lo permettono, dirigetevi verso l’ Osservatorio Astronomico de La Hita . Si trova tra La Puebla de Almoradiel e La Villa de Don Fadrique — uno dei cieli più limpidi e bui di tutta la Spagna, certificato Parco Stellare Starlight. Non è un museo che si visita quando capita: le visite si svolgono solo durante serate di divulgazione organizzate, quasi sempre nei weekend, quindi controllate il calendario e prenotate con largo anticipo prima di programmare questa tappa. Ma se riuscite a trovare il momento giusto, è un’esperienza veramente “spaziale”.
Esiste anche un secondo polo astroturistico nella Mancha, più a est: l’area Júcar-Mancha Centro, destinazione Starlight che comprende Villarrobledo, Minaya, La Roda e Barrax — troppo lontana per essere inserita in questo itinerario, ma un’ottima idea se state organizzando un viaggio diverso, più concentrato sulla zona di Albacete.
Si parte da El Toboso, il paese di Dulcinea — una tappa quasi obbligata per chi ama Cervantes, con la sua casa museo dedicata all’amata immaginaria di Don Chisciotte.
Si prosegue verso Mota del Cuervo, meno conosciuta di Consuegra e Criptana ma non per questo meno bella, e poi a un quarto d’ora da lì, Belmonte, dove lo splendido castello del Quattrocento — uno dei meglio conservati di tutta la Spagna — regala probabilmente la vista più scenografica della giornata.
Chiudete a San Clemente, una vera sorpresa. Il cuore del paese è la Plaza Mayor rinascimentale, dominata dall’antico municipio del Cinquecento, che oggi ospita un piccolo ma interessante museo di arte grafica contemporanea .
Una nota pratica: è una giornata densa, con quattro tappe distanti tra loro — partite presto, e considerate di alleggerire il programma (magari lasciando fuori El Toboso, se non siete dei ferventi appassionati di Cervantes) se preferite godervi ogni posto con più calma.
Oggi si cambia decisamente registro con Tomelloso, una delle mie scoperte preferite. Anche se non tutti la considerano bellissima, Tomelloso — soprannominata “l’Atene della Mancha” per la sorprendente concentrazione di artisti e scrittori che vi sono nati — è il cuore pulsante dell’enoturismo manchego: qui si trova quasi il 50% di tutta la superficie vitata di Spagna, sotto il controllo della DO La Mancha.
Dedicate la mattinata alla Ruta de los bombos : un itinerario tra i vigneti alla scoperta di queste curiose costruzioni in pietra a secco, senza una goccia di malta, costruite dalla metà dell’Ottocento in poi come rifugio — e spesso vera e propria casa — per pastori e contadini durante il lavoro nei campi. Se ne contano ancora oltre novanta, sparse nella campagna intorno al paese: un paesaggio che difficilmente vi aspettereste dalla Mancha “da cartolina” dei mulini.
Nel pomeriggio, una tappa in una delle cantine locali per una degustazione è praticamente d’obbligo. Noi abbiamo seguito la Ruta de las bodegas e non siamo rimasti delusi.
Si comincia con il Parque Natural Lagunas-de-Ruidera , per un pomeriggio immersi in un paesaggio che sorprende chiunque abbia in testa l’immagine classica della Mancha: quindici laghi turchesi incastonati tra le rocce, acqua ovunque, tutto il contrario di quello che vi aspettereste dopo due giorni di pianure dorate e mulini a vento.
La mattina vi consiglio una passeggiata lungo il sentiero che costeggia le lagune più accessibili — ce n’è per tutti i ritmi, da una camminata breve a un percorso più lungo per chi ama muoversi di più. Nel pomeriggio, se siete in stagione (giugno-settembre), è il momento perfetto per un bagno o per noleggiare un kayak e vivere le lagune dall’acqua, non solo dalla riva.
Lungo il tragitto incontrerete il Castillo de Penarroya , una fortezza duecentesca che segna la porta d’ingresso al parco naturale — un bellissimo ricordo di una Mancha un po’ diversa dalle solite tappe.
Qui si ritorna alla versione letteraria della regione, con una visita a Villanueva de los Infantes — uno dei borghi più belli di Spagna, eppure quasi sconosciuto ai turisti italiani. Una curiosità che vale il viaggio da sola: secondo uno studio dell’Università Complutense di Madrid, potrebbe essere proprio questo il misterioso “luogo della Mancha” che Cervantes sceglie di non nominare nella prima riga del romanzo. Qui potrete pranzare o bere qualcosa in Plaza Mayor, in compagnia del nostro cavaliere preferito.
Si chiude la giornata a Almagro, gioiello del Siglo de Oro manchego. Il cuore della città è la scenografica Plaza Mayor, riconoscibile per le sue lunghe gallerie vetrate verdi; proprio qui si trova anche il celebre Corral de Comedias , teatro del XVII secolo straordinariamente conservato e ancora oggi utilizzato per rappresentazioni teatrali.
L’ultimo giorno abbiamo deciso di dedicarci a Daimiel, che vi riporta idealmente all’inizio di questo racconto: è qui, a pochi passi dal paese, che si trova la Motilla del Azuer — il sito preistorico di cui vi ho parlato nella sezione sulla storia della Mancha, con il suo pozzo di 18 metri scavato quattromila anni fa. Se siete arrivati fin qui leggendo tutto l’articolo, è il momento di vederlo con i vostri occhi.
Daimiel è anche la porta d’accesso alle Las Tablas de Daimiel , l’unico ecosistema di questo tipo rimasto in tutta la Spagna: acqua dolce e acqua salmastra che si incontrano nello stesso parco, un rifugio per aironi, garzette e anatre di ogni tipo — persino fenicotteri, se avete la fortuna di spingervi fino alla vicina Laguna de Navaseca . Attenzione però: il livello dell’acqua varia moltissimo da un anno all’altro e da una stagione all’altra — controllate sempre il sito ufficiale del parco prima di organizzare la deviazione, perché in caso di siccità le tavole possono presentarsi quasi asciutte, e la visita perde gran parte del suo fascino.
Si chiude la settimana a Consuegra, per tornare ai mulini a vento, il piccolo castello , il tramonto sul Cerro Calderico — l’immagine con cui avreste potuto aprire questo viaggio, e con cui è giusto chiuderlo.

Dove addormentarsi nella Mancha
Nella Mancha, anche dove dormire fa parte del viaggio. In una terra come questa — fatta di case-grotta, cooperative vinicole, castelli medievali e conventi trasformati in alberghi — scegliere bene dove passare la notte significa aggiungere un capitolo in più alla scoperta della regione. Ecco dove abbiamo dormito noi, notte per notte, lungo l’itinerario di una settimana.
CAMPO DE CRIPTANA – Dove dormire a Campo de Criptana
Inizialmente avevo visto l’Hotel Boutique Casa Treviño, ricavato in una casa signorile del 1905 nel cuore di Campo de Criptana, a due passi dai mulini — design contemporaneo, piscina esterna e una curiosa “cueva-spa” privata scavata nella roccia. E’ una soluzione perfetta se visitate la Mancha in estate. Ma, per un’esperienza più autentica e meno lussuosa, optate per una delle tante case-grotta della Sierra de los Molinos, come la Casa Cueva “El Atardecer” come abbiamo fatto noi— camere scavate nella roccia, temperatura naturalmente fresca, terrazza spesso vista mulini. Un’esperienza veramente immersiva.
EL PROVENCIO – Dove dormire vicino a Mota del Cuervo e San Clemente
Hospedería Nuestra Señora del Rosario, a El Provencio: occupa l’edificio della prima cooperativa vinicola del paese, fondata nel 1950 e ampliata nel 1964 — uno dei pochi esempi rimasti in Spagna di questo tipo di architettura industriale del dopoguerra. La ristrutturazione ha conservato la facciata originale in stile rurale, mentre gli interni sono stati completamente rinnovati. Non è stato il mio soggiorno preferito ma devo dire che è stato tutto impeccabile.
TOMELLOSO / LAGUNAS DE RUIDERA – Dove dormire a Tomelloso (o quasi)
Qui vi raccontiamo un imprevisto che si è trasformato in una scoperta. Avremmo voluto dormire a Tomelloso, in particolare a Casa Rural “El Bombo” che ha nel giardino proprio uno dei tradizionali bombos in pietra a secco che avrete visto durante la Ruta de los Bombos. Purtroppo non c’era posto. Così, invece di accontentarci del primo hotel disponibile in paese, ci siamo avvicinati direttamente alla meta del giorno successivo le Lagunas de Ruidera. Ed è così che siamo arrivati, quasi per caso, a Doña Ruidera — un aparthotel a due passi dal Parco Naturale e dalla Cascada del Hundimiento, con vista diretta sulla Laguna del Rey. Un vero colpo di fortuna: se vi capita lo stesso imprevisto, non disperate, potrebbe rivelarsi la soluzione migliore.
MANZANARES – Dove dormire vicino a Villanueva de los Infantes
Finita la giornata tra le Lagunas de Ruidera, per tornare nell’atmosfera medievale che avevamo respirato tra Belmonte e Consuegra, ci siamo diretti verso il Castillo de Pilas Bonas, a Manzanares: un castello del Duecento recuperato come hotel, con camere ricavate nelle antiche scuderie e un’atmosfera che riporta indietro nel tempo senza rinunciare al comfort.
ALMAGRO – Dove dormire a vicino a Daimiel e Almagro
A fine viaggio abbiamo deciso di regalarci un soggiorno un po’ più costoso al Parador de Almagro, ricavato nell’antico Convento di Santa Catalina, fondato a fine Cinquecento dalla famiglia Ávila e de la Cueva e abitato dai frati francescani fino al 1942: uno degli edifici storici più suggestivi di tutta la Mancha, con 14 chiostri interni, gallerie con travi blu tradizionali e persino una vecchia cantina con enormi tinajas di terracotta trasformata in caffetteria. Merita davvero!
Preparare la valigia per La Mancha significa soprattutto tenere conto di una caratteristica del suo clima: sole, vento e forti escursioni termiche possono accompagnarvi nello stesso viaggio. Gran parte delle visite, inoltre, si svolge all’aperto, tra mulini, castelli, vigneti e piccoli pueblos, spesso con pochissima ombra.
La soluzione migliore è quindi vestirsi a strati. Anche in primavera e in autunno porterei sempre con me una felpa o un maglione e una giacca leggera antivento . Sui crinali dei mulini di Consuegra, Campo de Criptana o Mota del Cuervo il vento si sente parecchio e, appena cala il sole, la temperatura può cambiare rapidamente. Se avete in programma una serata all’Osservatorio Astronomico de La Hita, aggiungete uno strato caldo in più: stare fermi all’aperto di notte è molto diverso dal passeggiare durante il giorno.
Per le scarpe non servono necessariamente scarponi tecnici, ma scegliete qualcosa di comodo e con una buona suola. Camminerete nei centri storici, salirete sulle colline dei mulini, visiterete castelli e potreste percorrere qualche sentiero alle Lagunas de Ruidera o nelle zone umide della Mancha Húmeda.
Acqua, cappello e protezione solare sono fondamentali, soprattutto dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. Nei dintorni dei mulini e dei castelli l’ombra spesso è praticamente inesistente e durante un road trip non sempre troverete un bar proprio quando ne avete bisogno. Io porterei quindi una borraccia da riempire ogni mattina e una crema solare ad alta protezione .
Se il vostro itinerario comprende le Lagunas de Ruidera tra giugno e settembre, mettete in valigia anche costume e un telo leggero . In stagione potrete infatti fare il bagno, noleggiare un kayak o semplicemente fermarvi qualche ora lungo le lagune: occupa pochissimo spazio e può rivelarsi molto più utile del previsto.
C’è poi un oggetto che in questo viaggio può avere davvero senso: un piccolo binocolo . Tra le Tablas de Daimiel, la Laguna de Navaseca e il complesso lagunare di Pedro Muñoz potreste incontrare aironi, anatre e, con un po’ di fortuna, persino fenicotteri. Se amate osservare gli animali o fotografare la natura, vi farà apprezzare molto di più queste tappe.
Infine, ricordate che questo è soprattutto un viaggio on the road. Il telefono verrà utilizzato continuamente per navigatore, fotografie, prenotazioni e controllo degli orari, spesso per giornate intere lontano dall’hotel. Io porterei quindi senza dubbio un power bank . Può sembrare un dettaglio, ma ritrovarsi con poca batteria mentre si cerca una strada secondaria tra due pueblos non è il momento migliore per accorgersi di averlo lasciato a casa.
E soprattutto non fatevi ingannare dall’idea di una Spagna sempre calda. In estate la Mancha può essere rovente, ma in inverno fa realmente freddo e anche marzo può riservare temperature molto basse. In primavera e autunno controllate quindi le previsioni pochi giorni prima della partenza e adattate gli strati di conseguenza.
Visitare la Mancia è molto più che fare un viaggio. È entrare in un paesaggio che è diventato letteratura, camminare sulle stesse terre che hanno ispirato uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi. È fermarsi davanti a un mulino a vento e immaginare Don Chisciotte che, con la lancia in resta, si lancia contro di lui convinto di affrontare un gigante. È assaggiare un formaggio stagionato e bere un bicchiere di Tempranillo mentre il sole tramonta sulla pianura.
In questa terra arida e ventosa, che nasconde angoli verdi a chi sa cercare, c’è qualcosa che mi ha toccato il cuore e ha fatto tornare un po’ bambina.
So che la mia passione per i viaggi a volte mi rende facilmente impressionabile, ma se avete 1 o 2 giorni liberi, mentre siete in visita a Madrid o Toledo, non perdetevi questa tappa.. ogni tanto è bello sentirsi liberi di tornare un po’ bambini..e ricordate La libertad, Sancho, es uno de los más preciosos dones que a los hombres dieron los cielos.
