Gardianne de taureau con riso di Camargue e vino Sable de Camargue al tramonto presso Restaurant La Grand Ponche


Sapore di Camargue: dove mangiare in Camargue in un equilibrio perfetto tra frutti del mare, della terra e del sale

Nel cuore della Camargue, tra stagni rosa e mandrie di tori neri, si è sviluppata una cucina unica, capace di unire la robustezza della terra con la freschezza del Mediterraneo. Un viaggio in Camargue non è solo storia, colori e natura: è anche gusto, intensità e sorpresa gastronomica.

Per capire cosa si mangia oggi qui, bisogna partire dalle origini. La cucina camarghese non è nata nei ristoranti dei villaggi turistici, ma nelle manades, nelle capanne dei gardians e nelle barche dei pescatori. È il riflesso di un territorio difficile, plasmato nei secoli dal lavoro, dalla pazienza e dall’adattamento. Pochi ingredienti chiave: carne di toro, riso, pesce delle lagune e sale marino, amalgamati in un equilibrio perfetto.

Preparati quindi a scoprire non solo i piatti simbolo di questa regione, ma anche le sue radici profonde, le sue origini millenarie e i sapori semplici e autentici di una terra selvaggia e affascinante.

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Ecco alcuni consigli pratici per orientarvi tra orari dei pasti, mercati provenzali, formule del giorno, prodotti locali e abitudini francesi, assaporando la Camargue con calma e senza spiacevoli sorprese.

  • Colazione, pranzo e cena: negli hotel la colazione viene generalmente servita tra le 7:00 e le 10:00, mentre boulangerie e caffè possono aprire prima. Nei paesi più piccoli, però, non tutti i locali servono la colazione. Il pranzo viene normalmente proposto tra le 12:00 e le 14:00, mentre la cena inizia spesso intorno alle 19:00. Molti ristoranti chiudono la cucina tra i due servizi e potrebbero non accettare nuovi clienti poco prima della chiusura.
  • I mercati provenzali: sono una delle occasioni migliori per acquistare pane, formaggi, olive, frutta, prodotti locali e preparazioni da portare via per un pranzo informale o un picnic. Ad Arles i mercati principali si svolgono il mercoledì e il sabato mattina; a Saintes-Maries-de-la-Mer il mercato provenzale si tiene il lunedì e il venerdì mattina; ad Aigues-Mortes, invece, il mercato tradizionale anima avenue Frédéric Mistral ogni mercoledì e domenica mattina, dalle 8:00 alle 12:30. Qui troverete anche prodotti del territorio come fougasse, formaggi, salumi e vini delle sabbie. Per trovare tutti i banchi è meglio arrivare entro metà mattinata.
  • La prenotazione: è consigliabile prenotare, soprattutto nei ristoranti più conosciuti, nei mas immersi nella campagna, durante i fine settimana, nei mesi estivi e nei periodi di maggiore affluenza. Alcuni locali si trovano lontano dai centri abitati e hanno pochi tavoli; raggiungerli senza prenotazione potrebbe significare non trovare posto o scoprire che sono chiusi quel giorno. Controllate sempre anche i giorni di chiusura settimanale.
  • Il modo di mangiare: il pasto segue generalmente la struttura francese, con antipasto, piatto principale e dessert, ma molti ristoranti propongono anche un menu o una formule a prezzo fisso. A pranzo controllate anche il plat du jour: spesso propone una specialità locale o il pescato disponibile quel giorno a un prezzo più conveniente rispetto alla carta.
  • Le bevande: per chiedere acqua del rubinetto potete ordinare une carafe d’eau. Se desiderate acqua minerale, specificate se la preferite naturale o frizzante. Il vino può essere ordinato anche al bicchiere oppure in caraffa.
  • Pane e piccoli accompagnamenti: il pane viene normalmente servito durante il pasto e non è necessario ordinarlo separatamente. Altri piccoli assaggi o aperitivi proposti dal locale possono invece seguire modalità diverse; in caso di dubbio, potete chiedere se sono inclusi nel prezzo.
  • Il conto, il pagamento e la mancia: il servizio è normalmente incluso nel prezzo. La mancia non è obbligatoria, ma potete arrotondare il conto oppure lasciare qualche euro se siete rimasti soddisfatti. Per chiedere il conto dite “L’addition, s’il vous plaît”. Le carte sono diffuse, ma nei locali più piccoli, nei mercati o nelle zone isolate è prudente avere anche del contante.
  • La lingua: ad Arles, a Saintes-Maries-de-la-Mer e nei locali più turistici è possibile trovare menu in inglese e personale abituato ai visitatori stranieri. Nelle zone rurali e nei piccoli ristoranti l’inglese non è sempre garantito. Un saluto in francese prima di fare una domanda è molto apprezzato: iniziate con bonjour oppure bonsoir.
  • Parole utili: le menu può indicare un percorso completo a prezzo fisso; la carte è il menu dal quale scegliere i singoli piatti; le plat du jour è il piatto del giorno; la formule du jour è la formula del giorno; une carafe d’eau è una caraffa d’acqua del rubinetto; sans glaçons significa senza ghiaccio; Qu’est-ce que vous me conseillez ? significa “Che cosa mi consiglia?”; Ce plat est-il sans gluten ? significa “Questo piatto è senza glutine?”; Ce plat est-il sans lactose ? significa “Questo piatto è senza lattosio?”; à emporter significa da portare via.
  • Una cosa da non fare: non arrivate al ristorante quando il servizio sta per terminare dando per scontato che la cucina sia ancora aperta.

La cucina tipica della Camargue

La Camargue ha una cultura gastronomica molto identitaria.

È una gastronomia semplice in apparenza, ma storicamente profonda, perché riflette secoli di scambi nel delta del Rodano e lungo la costa provenzale. La vera ricchezza della cucina camarghese nasce dalla combinazione di tre grandi tradizioni, che si intrecciano da sempre in questo delta: le risorse del territorio selvaggio — caccia, pesca, allevamento di tori e cavalli, e le prime coltivazioni di riso —, il patrimonio provenzale, con i suoi classici come aioli, bouillabaisse, tapenade, fougasse e cultura del vino molto radicate, e l’influenza gitana, portata ogni anno dalla comunità rom che si riunisce a Saintes-Maries-de-la-Mer per il pellegrinaggio in onore di Sara la Nera. Una presenza che ha lasciato nella regione un’anima fatta di musica, danza e, secondo alcuni, anche sapori forti e decisi.

Un ruolo cruciale nella costruzione di questa identità gastronomica lo ha avuto il marchese Folco de Baroncelli (1869–1943), che abbiamo già incontrato raccontando la storia della Camargue. Baroncelli ha celebrato e idealizzato la vita dei gardians, contribuendo a trasformare piatti semplici e poveri nel simbolo di un’intera regione. Piatti nati dalla necessità — come la gardianne de taureau e la broufade, stufati a lunga cottura pensati per sfamare molte persone con poco — sono diventati l’emblema di un’identità forte e riconoscibile.

Nella cultura gastronomica camarghese c’è un rispetto quasi sacro per la ricetta originale: ogni piatto va riprodotto il più fedelmente possibile, esattamente come lo preparavano gli antenati. E anche chi si cimenta nell’innovazione, qui, lo fa sempre con un occhio rivolto al passato — cercando comunque di rispettare l’autenticità e la fedeltà a sapori che si tramandano di generazione in generazione.

Ecco alcuni piatti che non potete perdervi.

dove mangiare in Camargue Piatto di gardianne de taureau servito con riso della Camargue da Rocco & Rico, un ristorante di Saintes-Maries-de-la-Mer
Gardianne de taureau, uno dei piatti più tipici della Camargue, servita con riso locale, da Rocco & Rico

Cosa mangiare in Camargue: piatti tipici, vini e prodotti da provare

La gardianne de taureau è il piatto simbolo della Camargue, e la sua storia è indissolubilmente legata ai gardians. Non è una ricetta da ristorante stellato: è un piatto contadino, nato dalla necessità di conservare la carne e sfamare molte persone con pochi ingredienti.

La preparazione inizia la sera prima: la carne di toro viene messa a marinare nel vino rosso con cipolle, carote, aglio, erbe di Provenza e talvolta scorza d’arancia. Il mattino seguente, cottura lenta per ore, finché la carne non diventa tenera e il sugo si fa denso e profumato. Il risultato è un piatto ricco e confortante, perfetto per recuperare le energie dopo una lunga giornata in sella.

Personalmente la trovo buonissima, e non ho potuto fare a meno di pensare al rabo de toro cordobese. Non sono la stessa cosa, sia chiaro — ma appartengono alla stessa grande famiglia di piatti popolari nati attorno alla cultura del toro: cotture lente, vino, carne saporita, e l’arte di trasformare un taglio robusto in qualcosa di ricco e conviviale.

Il tutto viene servito con il Riso di Camargue, coltivato nelle risaie locali e con una storia tutt’altro che scontata: dopo alcuni tentativi falliti, la coltivazione riuscì a radicarsi definitivamente solo negli anni Quaranta del Novecento. Oggi è protetto dall’IGP ed è disponibile in diverse varietà: lungo, tondo, integrale, ecc. Negli anni Ottanta nacque, quasi per caso, il celebre riso rosso di Camargue — il riz rouge: dal sapore nocciolato e dalla consistenza croccante è nato da una mutazione naturale e spontanea che colorò l’involucro del chicco di un rosso intenso.

Un altro piatto dell’entroterra è la côte de taureau: costata di toro alla griglia o al camino, magra e dal sapore deciso.

📍 Una curiosità

Il Taureau de Camargue (protagonista indiscusso della cucina camarghese) è stato il primo bovino in Francia a ottenere l’Appellazione d’Origine Controllata, nel 1996.

Il toro camarghese è un animale unico: vive allo stato brado, allevato con metodi estensivi che contribuiscono a preservare l’equilibrio degli ecosistemi delle zone umide. Gli animali devono trascorrere almeno sei mesi all’anno — da aprile a novembre — nella zona umida delimitata, senza alimentazione supplementare, pascolando liberamente tra canneti e sansouires. Il carico di bestiame è rigorosamente regolamentato: non più di un capo adulto ogni 1,5 ettari. In inverno, gli animali possono ricevere solo un integratore di cereali e fieno proveniente dall’area geografica di riferimento.

La macellazione avviene in brevissimo tempo, nell’ottica di preservare la qualità della carne piuttosto che la produttività. Il risultato è una carne dal colore rosso intenso, quasi bruno, dalle carni ferme e poco grasse, dal sapore deciso e ricco di aromi.

Vale la pena ricordare anche un dettaglio che dice molto sulla natura di questo territorio: solo un toro su dieci, in media, viene giudicato adatto a competere nelle arene. Gli altri sono destinati alla tavola.

Se l’entroterra appartiene ai gardians, la costa è da sempre il regno dei pescatori. Saintes-Maries-de-la-Mer e Le Grau-du-Roi sono villaggi nati intorno al porto, e la loro cucina riflette questa vocazione marinara con semplicità e carattere.

Piatto di tellines condite con aglio, prezzemolo e limone in un ristorante della Camargue in Aigues Mortes
Le tellines à la persillade, piccoli molluschi tipici della costa della Camargue, serviti con aglio, prezzemolo e limone.

Le tellines sono il piatto più caratteristico e che preferisco in assoluto: minuscole vongole dei fondali sabbiosi, pescate ancora oggi con metodi artigianali. Un tempo erano il cibo dei più poveri, che i pescatori raccoglievano per consumo familiare. Oggi sono diventate una prelibatezza, il piatto da gustare in estate seduti sulla spiaggia o al porto, con le dita sporche di aglio e prezzemolo. Una goduria!

La bouillabaisse, pur essendo il simbolo di Marsiglia, si è radicata anche in Camargue. Le sue origini sono antiche — si fa risalire a una semplice zuppa di pesce invenduto preparata dai pescatori greci — e oggi è diventata un piatto complesso e raffinato, pur conservando intatto il suo legame con il mare e con la tradizione.

Troverete poi ottimo pesce alla griglia — orata, branzino e altri pesci locali — cucinato con la semplicità che gli appartiene: sale, olio e nient’altro.

Ma uno dei piatti di pesce più curiosi è l’anguilla, preparata in umido o alla griglia. Non è il mio preferito, ma ha un sapore talmente particolare che vale la pena assaggiarla almeno una volta, soprattutto se non l’avete mai fatto.

Se amate i sapori particolari e soprattutto i dolci, non potete lasciare la Camargue senza aver assaggiato la fougasse dolce di Aigues-Mortes: il dolce simbolo della città.

Originariamente era una semplice pasta da pane arricchita con zucchero, burro e acqua di fiori d’arancio.

Sul finale del 1900, la ricetta si è evoluta: i panettieri hanno sostituito la pasta da pane con una pasta da brioche più soffice e ariosa, dando vita alla versione che conosciamo oggi. Il risultato è una brioche dolce, soffice e profumatissima, riconoscibile per la forma rettangolare e le dimensioni generose. Gli ingredienti principali sono farina, uova, burro, zucchero, latte, lievito di birra e l’immancabile acqua di fiori d’arancio, che le dà il suo aroma caratteristico.

A differenza dei piatti salati, nati dalla necessità e dal lavoro, la fougasse è un dolce legato alla festa e alla convivialità. Le sue origini sono antiche — si ritiene possa risalire all’epoca gallo-romana, quando si preparavano focacce dolci per le celebrazioni.

La tradizione, infatti, la lega al Natale, quando era parte dei tredici dessert provenzali. Oggi si trova tutto l’anno, ma resta un prodotto di nicchia, custodito da poche panetterie artigianali dentro le mura. Non andate via senza averne acquistata una.

Dove mangiare in Camargue Saucissons in vendita all’Atelier du Sel Camargue a Saintes-Maries-de-la-Mer
Saucissons esposti ad Saintes-Maries-de-la-Mer

Ci sono poi tante altre prelibatezze meno note, ma altrettanto buone.

Il Saucisson d’Arles non è un salame qualsiasi. Ha un sapore deciso e particolare: secondo la tradizione locale, la ricetta prevedeva in origine anche carne d’asino, accanto a maiale e manzo — anche se su questo dettaglio le fonti storiche non sono unanimi. Ho provato a verificarne l’origine, che si dice sia legata a Bologna, e le modalità esatte di produzione, verificando con i produttori locali, ma sono tutti molto gelosi della loro ricetta e poco inclini a svelarla.

La barbouillade d’artichauts è un piatto povero e dimenticato: carciofi con lardo, cotti lentamente fino a diventare un intingolo denso da spalmare sul pane. Semplice, rustico, autentico. Io l’ho assaggiato in una manade ed è buonissimo!

Infine, una rarità da cercare: il Tome d’Arles di Stefan del Mas du Trident — formaggio molle con foglia di alloro ed erbe di Provenza. Stando a quanto mi hanno raccontato, sarebbe l’ultimo produttore di formaggio di pecora della Camargue rimasto attivo. Si trova nella Petite Camargue, poco distante da Aigues Mortes.

Fleur de Sel de Camargue in vendita ad Aigues-Mortes
Fleur de Sel de Camargue esposta in un negozio di Aigues-Mortes.

E poi c’è l’ingrediente speciale: il sale, un altro degli elementi più antichi e identitari della Camargue. La sua raccolta nelle saline di Aigues-Mortes è una pratica che affonda le radici nell’antichità, e ancora oggi le saline non sono solo una risorsa economica: contribuiscono attivamente alla conservazione delle zone umide e della biodiversità, dando alla produzione alimentare un valore che va ben oltre il piatto.

Il sale camarghese non serve solo a insaporire: viene usato per conservare pesce e carne, per preparare la poutargue — la bottarga di muggine — e per esaltare il sapore di verdure e carni grigliate.

La parte più pregiata è la Fleur de Sel de Camargue: i cristalli più leggeri, quelli che galleggiano sulla superficie delle saline e vengono raccolti a mano in momenti specifici. Delicata, quasi impalpabile, è un prodotto che ha finalmente ottenuto il riconoscimento IGP nel 2024.

Vigneti del Domaine Royal de Jarras in Petite Camargue
I vigneti del Domaine Royal de Jarras, in Petite Camargue, dove nascono i vini Sable de Camargue.

I vini della Camargue

La Camargue è anche una terra di vigneti, dove la vite affonda le radici in un suolo unico: la sabbia. Qui nascono vini e aperitivi che raccontano la stessa storia di resistenza e autenticità dei gardians e dei pescatori.

La storia dei vini della Camargue è antichissima. Le prime tracce di viticoltura nell’area di Aigues-Mortes risalgono al VII secolo, con la fondazione dell’abbazia benedettina di Psalmody a Saint-Laurent-d’Aigouze. Nel 1406, il re Carlo VI menzionava già le vigne nel territorio di Aigues-Mortes — dettagli che testimoniano un rapporto antico e radicato tra questa terra e la vite.

Il vero punto di svolta arrivò però intorno al 1880, quando i viticoltori scoprirono che le viti piantate nei terreni sabbiosi resistevano alla fillossera, il parassita che in quegli anni stava devastando i vigneti di tutta Europa. La sabbia, per la sua struttura e mobilità, impediva agli insetti di attaccare le radici. La scoperta fu preziosa: intorno ad Aigues-Mortes, i terreni sabbiosi furono progressivamente convertiti a vigneto.

Ciò che rende unici questi vini è quindi il terreno: viti che crescono su suoli composti per oltre l’80% da sabbie silicee di origine marina, a pochi metri dal mare, con oltre 300 giorni di sole all’anno. Le sabbie, povere di argilla e limo, danno ai vini una leggerezza e una mineralità particolari, con un tocco iodato che arriva direttamente dal mare. Oggi oltre il 95% del vigneto è coltivato in biologico o ad alta valenza ambientale, e l’uso di diserbanti è vietato su tutta l’area dell’appellazione.

Nel 1955 la Compagnie des Salins du Midi creò il marchio Listel, che rese famosi i vin de sables ossia “vini delle sabbie” in tutta la Francia — oggi li trovate anche nei supermercati francesi. Nel 2011 arrivò l’IGP, e poi, dopo anni di percorso, il riconoscimento AOP definitivo, creando ufficialmente il Sable de Camargue.

Tuttora le cantine si trovano principalmente intorno ad Aigues-Mortes. Alcuni nomi da cercare — con la precisazione che le mie informazioni su queste etichette si basano sui miei viaggi, quindi se ne trovate altre fatemi sapere!— sono:

  • Vignobles des Sablons, cuvée Respire: fresco e agrumato, indicato per l’aperitivo.
  • Domaine Terres de Sable, cuvée La Sagne: uno dei più antichi biologici della zona, con un gris de gris elegante, fruttato, ampio e rotondo.
  • Domaine de la Figueirasse, gris de gris: vigneti a pochi metri dal mare, con una spiccata nota iodata.
  • Domaine de la Fourmi, gris: biologico, rotondo e ben equilibrato.

Se siete appassionati di vino, la Domaine Royal de Jarras organizza anche visite guidate con degustazione.

A me è piaciuto molto anche il vino Costières de Nîmes — non è propriamente un vino camarguese, ma nasce lì vicino, quindi un assaggio ve lo consiglio comunque. È più strutturato rispetto ai vin de sables, e accompagna alla perfezione la gardianne di toro.

Il Pastis, invece, è l’aperitivo per eccellenza del Sud della Francia e, se siete in Camargue, vale la pena provare anche il Pastis Camarguais, una versione particolarmente aromatica che troverete facilmente nei bar e nei ristoranti della zona. La storia del pastis moderno comincia agli inizi del Novecento, quando il divieto dell’assenzio favorì la diffusione di nuove bevande all’anice; fu però negli anni Trenta che il pastis si affermò definitivamente nel Sud della Francia, diventando il liquore simbolo della regione. Si tratta di un distillato a base di anice e liquirizia, che si serve allungato con acqua fresca: appena la si versa, il liquido diventa opalescente e il sapore si ammorbidisce, facendosi più rinfrescante. Il Pastis Camarguais, in particolare, è una variante artigianale molto profumata, arricchita da erbe e aromi tipicamente mediterranei.

Oggi bere un pastis non significa semplicemente ordinare un aperitivo: è un vero rituale sociale. Ci si siede al bar del porto, si versa l’acqua lentamente e si osserva il bicchiere cambiare colore — a me, quel gesto, ha ricordato un po’ il rakı turco, sia per il sapore che per il rito dell’acqua. Perfetto con olive e saucisson de taureau, o semplicemente accompagnato dal rumore delle onde sullo sfondo.

Il Lou Gardian — “il guardiano” in occitano — è un aperitivo poco conosciuto fuori dalla regione, ma radicato nella vita locale. Si tratta di un vino aromatizzato alla pesca, che unisce la freschezza del vino bianco o rosato con la dolcezza rotonda del frutto. Il nome rende omaggio ai gardians, e si serve fresco, accompagnato da telline o da una fougasse salata. Per noi viaggiatori, leggero e profumato, è il modo migliore per iniziare la serata.

Se amate la birra, allora cercate la Bière des Gardians: una birra artigianale che utilizza il Riso di Camargue IGP come ingrediente, il che le conferisce una leggerezza e una freschezza particolari, oltre a un legame diretto con il territorio. Nei bar del porto di Saintes-Maries o nelle feste come la Feria du Cheval, è una presenza immancabile.

Se volete acquistare qualche bottiglia o confrontare più produttori in un unico posto, fate tappa alla Maison des Vins de l’Espiguette, lungo la strada che porta alla spiaggia dell’Espiguette, a Le Grau-du-Roi. Non è una cantina, ma una vera e propria enoteca-emporio dedicata ai vini e ai prodotti del territorio: un’ampia selezione di etichette locali e regionali, dai vin de sables ai Costières de Nîmes, oltre a olio, salumi e altre specialità gastronomiche della zona. Un’unica tappa per assaggiare — e portarsi a casa — il meglio della Camargue.

Dove mangiare in Camargue: i ristoranti da provare

In Camargue si mangia bene praticamente ovunque: è la materia prima locale, genuina e a chilometro quasi zero, a fare davvero la differenza. Certo, come in ogni meta turistica le trappole per turisti esistono, ma sono facili da riconoscere ed evitare — bastano pochi accorgimenti (menu esposto in inglese e foto plastificate dei piatti sono già un primo campanello d’allarme). Una volta imparato a schivarle, avrete solo l’imbarazzo della scelta.

Per orientarvi meglio, ho diviso i miei consigli per zona: così, ovunque vi troviate nel momento del languorino, saprete subito dove dirigervi.

Ristorante La Casita a Saintes-Maries-de-la-Mer in Camargue
La Casita, ristorante di Saintes-Maries-de-la-Mer specializzato in cucina di pesce

Dove mangiare a Saintes-Maries-de-la-Mer

La Casita è il mio indirizzo di riferimento per il pesce a Saintes-Maries-de-la-Mer. L’ambiente è luminoso, solare e mediterraneo — il tipo di posto in cui ci si sente subito a proprio agio. Il menu spazia tra pesce e carne, ma io qui ordino sempre pesce e non ho mai avuto motivo di cambiare idea. È anche il posto in cui ho assaggiato per la prima volta il pastis de Camargue.

Rocco & Rico l’ho scoperto quasi per caso: la prima volta ci sono finita perché La Casita era chiusa, ma si è dimostrato all’altezza. Ho mangiato telline allo zenzero, zuppa di toro e branzino alla griglia — tutto ottimo. Il locale è piccolo e il personale parla quasi solo francese, tenetelo a mente se non masticate la lingua. Ma se amate la cucina autentica e non avete bisogno di essere accompagnati per mano, è una scelta sicura.

La Cave à Huîtres, affacciata sul porto di Saintes-Maries-de-la-Mer, è l’indirizzo giusto per telline, ostriche e conchiglie freschissime. L’ambiente è rilassato e informale, con tutto l’essenziale che ci vuole quando il pesce è davvero fresco. È famosa soprattutto per i crudités di mare.

Lungo il Lungomare (Avenue Frédéric Mistral, Avenue Gilbert Leroy) troverete una lunga fila di ristoranti e caffetterie con vista spiaggia. Perfetti per un pranzo veloce a base di insalate, mussels (cozze) e piatti di pesce, approfittando della brezza marina. A me hanno consigliato Le Belvédère, ma non l’ho provato perché l’ho trovato un po’ turistico, però lascio a voi la scelta.

Carne di toro alla brace alla Manade des Baumelles in Camargue
Carne di toro cotta alla brace nel grande camino della Manade des Baumelles, nel cuore della Camargue.

Dove mangiare nell’entroterra camarghese

La Telline è un’istituzione. Immersa nella riserva naturale — raggiungibile solo in auto o in taxi — è tutto il contrario di un posto turistico. Si mangia in una casa di mura spesse ricoperte di edera, con una bellezza austera e autentica che contribuisce all’atmosfera quanto la cucina stessa. Oltre alle telline che danno il nome al locale, propone un pavé de taureau eccellente e anguille alla griglia. L’accoglienza è calorosa e io ci torno sempre. Un dettaglio pratico da non dimenticare: accetta solo contanti.

La Manade des Baumelles è una vera manade: produce e vende direttamente carne di toro AOP, piatti cucinati e specialità artigianali. Se volete capire davvero cosa significa mangiare in Camargue, questo è il posto da cui partire. Ha anche un ristorante gourmet con un menu degustazione che permette un’esperienza diversa dal solito, ma sempre profondamente legata alla regione. Chiamate sempre prima di andare per prenotare e per sapere quale delle due opzioni è disponibile — in bassa stagione è aperta solo la versione gourmet. Durante la giornata è possibile anche partecipare a una visita organizzata alla manade.

Chez Bob, nei pressi di Arles, non è solo un ristorante: è un’atmosfera. Devo essere onesta: non ci sono mai stata di persona perché non era mai di strada, quindi non posso raccontarvelo in prima persona. Ma ne sento parlare così bene che mi sembrava giusto segnalarvelo lo stesso — almeno una volta, dicono, bisogna andarci. Musica dal vivo francese e spagnola, ambientazione rustica, e quel senso di appartenere a un posto che esiste da prima di voi — è un’istituzione dal 1971, dove il mito della Camargue è ancora vivo.

Sala del ristorante Mas de Peint a Salin-de-Giraud in Camargue
La sala del ristorante Mas de Peint, elegante indirizzo gastronomico nei dintorni di Salin-de-Giraud, in Camargue.

Dove mangiare a Salin de Giraud

Se riuscite a fare un salto a Salin de Giraud non perdetevi la sua offerta gastronomica. Tra i ristoranti che vi consiglio assolutamente c’è il Mas Saint Bertrand, un locale immerso nel parco naturale, con ambiente super informale, che propone specialità camarghesi come la gardiane di toro e il riso rosso biologico, oltre a pesce fresco e crostacei del Golfo di Beauduc. A me piace tantissimo anche perché sembra di essere dal rigattiere!

Per chi cerca qualcosa di informale, altrettanto rinomato è il Restaurant La Grand Ponche, che offre una cucina tradizionale a base di pesce della zona e carne di toro. Devo dire che cenare nel suo dehor affacciato sugli stagni, vale il viaggio.

Per un’esperienza più raffinata, c’è il Mas de Peint, un ristorante segnalato dalla Guida Michelin situato lungo la strada per Salin-de-Giraud, dove la cucina rivisita i grandi classici camarghesi in un contesto elegante e suggestivo.

Ingresso e terrazza del ristorante Le Galion nel centro storico di Aigues-Mortes
La terrazza del ristorante Le Galion, nel cuore della città fortificata di Aigues-Mortes.

Dove mangiare ad Aigues-Mortes

Le Galion: si trova ad Aigues-Mortes, nel cuore del centro storico, con un’atmosfera casareccia e tradizionale. Si mangia bene sia carne che pesce. Il dettaglio che apprezzo di più è il menu del mezzogiorno: costa pochissimo e permette di assaggiare più piatti in porzioni più contenute — un ottimo modo per esplorare la cucina locale senza spendere troppo. Solo sui dessert non mi ha convinto, ma per il resto non vi deluderà.

Le Bistrot Paiou: cucina camarghese e bistronomica, atmosfera intima e conviviale, guidata da uno chef appassionato. È semplicemente, imperdibile: cucina eccellente con prodotti freschissimi, dal tartare di toro al maiale caramellato fino al pesce. Gestione familiare, servizio caloroso. Prenotate, perché va letteralmente a ruba.

La Table de Paco: cucina tradizionale, specializzata in grigliate sia di pesce sia di carne con fuoco a legna. Non è tra le opzioni più economiche, ma i piatti sono generosi, ben presentati e soprattutto buonissimi. Quando prenotate chiedete se è possibile avere un tavolo nel patio interno. L’atmosfera è veramente piacevole. Non ci sono stata personalmente, ma me l’hanno consigliato quando non ho trovato posto da Paiou.

La Goulue – De Notre Époque: cucina camarghese tradizionale, atmosfera familiare e calda. Si spende tra i 20 e i 30€. Cucina casalinga — daube, riso, piatti in umido — servita in un delizioso patio tranquillo, ideale per una cena all’aperto in un ambiente piacevole e silenzioso.

Lady Glagla: super easy, perfetto per un brunch in un’ambientazione informale e giovanile. Piatti abbondanti, ideali per un pranzo veloce o una colazione sostanziosa.

Ecco anche alcune panetterie storiche all’interno delle mura di Aigues-Mortes che custodiscono gelosamente il segreto della ricetta della fougasse dolce di Aigues-Mortes:

  • La Boulangerie Patisserie Poitaven, una famiglia di panettieri attiva dal 1932
  • Il était une fougasse, che dispone di diversi punti vendita ad Aigues-Mortes e prepara quotidianamente versioni dolci e salate. In realtà, dietro questo nome si nasconde la storica boulangerie Olmeda, che il marchio ha rilevato conservandone la ricetta tramandata da quattro generazioni. Proprio per via di questo passaggio di gestione, le recensioni online restano un po’ contrastanti — c’è chi giura sulla fedeltà alla ricetta originale e chi nota qualche differenza. La cosa migliore, come sempre, è provare e giudicare in prima persona.
Grigliata di pesce con riso di Camargue e vino Sable de Camargue a Le Grau-du-Roi
Grigliata mista di pesce e crostacei con riso di Camargue, a Le Grau-du-Roi

Dove mangiare a Le Grau-du-Roi

Per completezza, vi lascio anche un indirizzo per la zona di Le Grau-du-Roi. Non è una zona che frequento spesso, quindi non ho molti ristoranti da consigliarvi, anche perché la maggior parte sono molto turistici. Ad ogni modo, se siete da quelle parti — magari dopo una giornata alla Plage de l’Espiguette — io andrei da Aux Délices de la Mer, in zona Port Camargue. È un ristorante semplice, centrato sul pesce: plateaux de fruits de mer, gamberi, tonno, ostriche, cozze gratinate. Non rappresenta l’anima camarguese nel senso più profondo, ma se cercate pesce fresco e ben fatto, è una scelta affidabile.


In conclusione, la cucina della Camargue non è solo un elenco di piatti da provare: è il racconto di una terra che ha imparato a nutrirsi di ciò che aveva a disposizione — il toro, il riso, il pesce delle lagune, il sale — trasformando la necessità in identità.

Che siate seduti al porto di Saintes-Maries con le mani sporche di aglio e prezzemolo davanti a un piatto di tellines, in una manade davanti a una gardianne di toro cotta lentamente come vuole la tradizione, o in una panetteria intra-muros ad Aigues-Mortes con una fougasse ancora calda tra le mani, capirete presto che qui si mangia con lo stesso spirito con cui si vive: in modo concreto, senza fronzoli, e con un rispetto quasi sacro per ciò che la terra e il mare hanno da offrire.

Ma per capire davvero questa cucina, non basta la tavola: bisogna conoscere la terra e la storia che l’hanno plasmata. Vi consiglio quindi di leggere anche i miei altri articoli sulla Camargue: la panoramica generale sulla Camargue, che nei secoli si è trasformata fino a rendere possibile l’allevamento dei tori, la coltivazione della vite e del riso che oggi trovate nel piatto; la guida a Saintes-Maries-de-la-Mer, dove pellegrinaggi e mare hanno plasmato una cultura gastronomica unica nel suo genere; il racconto delle saline, che vi spiegherà perché il sale qui non è solo un condimento ma un pezzo di storia; e infine Aigues-Mortes, la città fortificata che proprio dal commercio del sale trasse un tempo la sua ricchezza, e che ancora oggi custodisce gelosamente le sue ricette dolci e salate tra le mura medievali.

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