Il Parco Ornitologico del Pont de Gau: il paradiso dei fenicotteri rosa nel cuore della Camargue
A soli 4 km a nord di Saintes-Maries-de-la-Mer, lungo la strada per Arles, si trova uno dei gioielli naturalistici più preziosi della Camargue: il Parco Ornitologico del Pont de Gau. Sessanta ettari di zone umide, percorsi sull’acqua e centinaia di specie di uccelli nel loro habitat naturale — con i fenicotteri rosa assoluti protagonisti della scena.
Il parco si trova nel cuore del Parco Naturale Regionale della Camargue, un’area protetta dichiarata Riserva della Biosfera dall’UNESCO.
Quello che in pochi sanno è che il Parco del Pont de Gau non è un sito pubblico. È una proprietà privata all’interno di quel territorio che qualcuno chiama il “Far West francese”: paesaggi sospesi tra terra e acqua, gardians che allevano tori neri tra paludi e risaie, cavalli bianchi che galoppano liberi all’orizzonte.
Seppur sia una attrazione per turisti e appassionati di ornitologia, l’habitat è rimasto meraviglioso e autentico — il tipo di posto che vi regala immagini difficili da dimenticare.
Il suo ruolo nell’ecosistema della Camargue è fondamentale. E con ogni probabilità lo sarà anche nel vostro soggiorno.
Ora vi spiego perché.
Ecco alcuni consigli pratici che spero vi permettano di organizzare al meglio la vostra visita al Parc Ornithologique du Pont de Gau.
Come arrivare al Parco Ornitologico del Pont de Gau
Il Parc Ornithologique du Pont de Gau si trova lungo la strada D570, pochi chilometri prima di Saintes-Maries-de-la-Mer, nel cuore della Camargue.
- In auto: è la soluzione più comoda. Da Saintes-Maries-de-la-Mer dista pochi minuti, mentre i tempi indicativi dalle principali città della zona sono: 30 minuti da Arles, 50 minuti da Montpellier, 50 minuti da Nîmes, 1 ora da Avignone, 1 ora e 15 minuti da Marsiglia e 1 ora e 15 minuti da Aix-en-Provence. Sulla strada, appena prima dell’ingresso, è disponibile un piccolo parcheggio gratuito sul posto, anche se nei giorni di maggiore affluenza può essere a pagamento e un po’ affollato. Organizzatevi per essere lì un po’ in anticipo in modo da avere tempo di cercare un’eventuale alternativa o aspettare che qualche visitatore lasci libero il posteggio.
- In pullman: non l’ho sperimentato personalmente, ma il sito ufficiale del parco indica chiaramente che la linea A50, che collega Arles a Saintes-Maries-de-la-Mer, linea A50, fermata Pont de Gau. Date un’occhiata al sito Envia per orari in generale per avere un’idea degli orari e delle linee esistenti.
- In bici: Distando solo 4km da Saintes-Maries-de-la-Mer l’arrivo in bicicletta è fattibilissimo, tramite la D570, con banchina ciclabile. Durante la visita, potete lasciare la bici all’interno del parco in sicurezza.
- A piedi:tecnicamente possibile, ma non è la scelta che consiglierei con caldo, bambini o poco tempo: sono pochi chilometri ma la strada è completamente esposta al sole e abbastanza trafficata.
Come organizzare la visita al Parco Ornitologico del Pont de Gau
- Il parco è aperto tutti i giorni , tranne il 25 dicembre. Nei periodi festivi controllate sempre sul sito. Gli orari cambiano a seconda della stagione. Dal 1° aprile al 30 settembre la biglietteria è aperta dalle 9:00 alle 18:00, mentre dal 1° ottobre al 31 marzo l’orario è dalle 10:00 alle 17:00. Una cosa utile da sapere è che il biglietto vale per l’intera giornata, quindi potete entrare, uscire, rientrare come volete. Un altro aspetto interessante è che una volta entrati potrete restare tutto il tempo che vorrete fino alla chiusura. L’uscita infatti resta aperta fino al tramonto ed è quindi svincolata dagli orari ufficiali della reception.
- Percorso: esistono due percorsi, uno breve a sud e uno più lungo a nord. Il mio consiglio è di farli entrambi, perché, seppur quello più breve offra una vista spettacolare sui fenicotteri rosa, il secondo offre un paesaggio molto più reale e selvaggio.
- Durata della visita:Il tempo di visita consigliato è di 2-4 ore in base al sentiero scelto. In media, si possono prevedere da 1 ora e mezza a 2 ore e mezza per percorrere ciascun sentiero con calma e godersi l’osservazione.
- Per quanto riguarda le tariffe 2026, l’ingresso costa circa 8 € per gli adulti, 5 € per i bambini dai 4 ai 12 anni, mentre i bambini da 0 a 3 anni entrano gratis. Sono previste tariffe per gruppi a partire da 15 persone. I metodi di pagamento accettati sono carta bancaria, assegno e contanti.
- Il parco è abbastanza comodo anche dal punto di vista pratico. I sentieri della parte breve sono interamente accessibili alle persone a mobilità ridotta, ci sono aree dove è possibile fare picnic e, da aprile a settembre, è aperto anche un chiosco per rinfrescarsi. Il sentiero più lungo, invece, è più rustico e non sempre i passaggi sono agevoli.
- Gli animali domestici non sono ammessi, una cosa da sapere prima di arrivare con il cane.
- Attenzione alle zanzare! Questo è un consiglio fondamentale: se vai d’estate, porta con te un repellente potente, specialmente per il tramonto. Questa è casa loro!
Quando andare al Parco Ornitologico del Pont de Gau
- Il periodo migliore, secondo me, è tra aprile e settembre, quando la visita è più piacevole e ci sono meno problemi di luce rispetto alle giornate più corte. Se il vostro obiettivo sono i fenicotteri, sappiate che possono essere spettacolari sia in estate sia in inverno.
- Da dicembre a febbraio le giornate si fanno un po’ troppo corte, e se soffia il Mistral, può essere un vero impedimento. Il lato positivo però è che è il momento perfetto per vedere le parate nuziali dei fenicotteri.
- Per le fotografie, provate ad arrivare la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce è più morbida e i colori degli stagni diventano molto più belli.

Un po’ di storia su Pont de Gau
La storia del Parco Ornitologico del Pont de Gau è prima di tutto una storia di famiglia e di passione tramandata di generazione in generazione.
Tutto cominciò nel 1949, quando un appassionato ornitologo camarghese, André Lamouroux, decise di aprire al pubblico un piccolo spazio con voliere dove mostrare alcune specie avicole della Camargue. Era quello che all’epoca si chiamava un “piccolo parco zoologico” — niente di più, niente di meno.
La vera svolta arrivò nel 1974, quando il figlio René raccolse il testimone. René aveva in mente qualcosa di completamente diverso per il parco: non più un parco zoologico tradizionale, ma uno spazio dedicato alla protezione, alla scoperta e alla sensibilizzazione sulla natura camarghese.
Le sue scelte furono coraggiose e all’avanguardia per l’epoca. Sostituì le vecchie gabbie con grandi voliere in cui ricostruì il biotopo naturale di ogni specie. Acquistò 12 ettari di palude limitrofa e li trasformò in un’area di protezione e scoperta della natura. Creò sentieri immersi in questo nuovo spazio, progettati per accogliere il maggior numero possibile di specie selvatiche. Realizzò isole artificiali, piantò migliaia di alberi e arbusti e installò pannelli informativi grandi e accessibili per guidare i visitatori.
Nel 1987 René fece un ulteriore passo avanti: prese in affitto dal Parco Naturale Regionale della Camargue il marais de Ginès, portando il dominio complessivo agli attuali 60 ettari. Da quel momento il parco non ha smesso di crescere, diventando uno dei siti naturalistici più importanti della regione e richiamando ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Oggi la gestione è passata alla terza generazione della famiglia Lamouroux — i nipoti del fondatore — che portano avanti il progetto con la stessa passione e dedizione di chi lo ha iniziato.
Il risultato è uno spazio naturale protetto che non ha più nulla a che vedere con il piccolo parco zoologico del 1949. Sessanta ettari che comprendono paludi, stagni, canali, canneti, prati salmastri e prati aperti — una varietà di habitat che favorisce la presenza di un numero straordinario di specie, sia stanziali che migratorie. Un vero paradiso per l’avifauna, e non solo per gli appassionati di ornitologia.

I percorsi per visitare il parco
Il parco offre 7 chilometri di sentieri pedonali perfettamente attrezzati, che si snodano attraverso ambienti naturali diversissimi tra loro. I percorsi principali sono due, con caratteristiche e atmosfere molto diverse.
Il Percorso Sud (2,6 km) è la parte centrale del parco, facilmente accessibile e perfetta per iniziare. Il sentiero serpeggia tra due stagni occupati da una grande colonia di fenicotteri rosa, ai quali ci si può avvicinare con una vicinanza che sorprende ogni volta. Ne vedrete di ogni tipo: alcuni in volo, altri addormentati su una zampa, altri ancora che starnazzano liberamente intorno a voi. È interamente accessibile alle persone a mobilità ridotta ed è il percorso ideale per chi viaggia con bambini piccoli. Lungo il percorso troverete pannelli esplicativi sulle specie da osservare, capanne e torri di avvistamento e terrazze panoramiche. Una bellissima esperienza, qualunque sia il vostro livello di interesse per l’ornitologia.
Il Percorso Nord (4,3 km) è più selvaggio e costeggia in parte lo stagno di Ginès, proprietà del Parco Naturale Regionale della Camargue. Offre una visione più completa della diversità della Camargue, grazie soprattutto a un osservatorio sapientemente posizionato dove poter osservare con calma anatre di varie specie — canapiglia, germano reale, volpoca, oca selvatica —, rapaci, aironi, ralli e naturalmente i fenicotteri rosa. Ma lungo questo percorso potrete avvistare non solo uccelli: io ho incontrato un castorino — di dimensioni sorprendenti, vi avverto — lucertole e altri animali che abitano le zone salmastre.
Seppur il percorso sud sia il più scenografico grazie ai fenicoteri, quello Nord rimane, a mio avviso, il più autentico e sorprendente. Ci sono meno turisti, l’osservazione è più silenziosa e raccolta, e le scoperte lungo il cammino sono spesso inaspettate.

I fenicotteri rosa della Camargue
Nel Percorso Sud il re indiscusso è il fenicottero rosa. Ma la prima curiosità da sapere su questi uccelli straordinari è che non nascono affatto rosa. I piccoli escono dall’uovo con un piumaggio grigio o bianco sporco e il becco ancora dritto, non ricurvo. Servono quasi due anni perché inizino a sviluppare la loro iconica colorazione, e il segreto è tutto nella dieta: si nutrono di spirulina, di piccoli crostacei come il gamberetto di salamoia (Artemia salina), di larve di insetti e molluschi.
Tutti questi alimenti contengono carotenoidi — lo stesso pigmento che rende rosse le carote e arancioni le zucche — e il più importante si chiama cantaxantina. Una volta ingeriti, il fegato li trasforma e li deposita nelle piume, nella pelle e nel becco. Più il fenicottero mangia cibi ricchi di carotenoidi, più diventa rosa acceso. In cattività, se non alimentati correttamente, tendono a sbiadire fino a diventare bianco pallido. In Camargue, invece, le lagune salmastre sono così ricche di alghe e crostacei che i fenicotteri raggiungono colorazioni particolarmente intense.
Se visitate la Camargue tra dicembre e fine febbraio, non perdetevi la parata nuziale. In questo periodo, centinaia — a volte migliaia — di individui si riuniscono in colonie e danno vita a una coreografia collettiva ipnotica: marcia sincronizzata, ali spiegate per mostrare il sottoala più scuro e contrastante, richiami gutturali e ritmici, e un allungo del collo che somiglia a un inchino collettivo.
I maschi, leggermente più grandi e colorati, cercano di attirare le femmine — ma a differenza di molte altre specie dove il maschio si esibisce da solo, nei fenicotteri la parata è un evento di gruppo: è l’intera colonia che si sincronizza per stimolare la riproduzione. Una volta formata la coppia, i due restano insieme per una stagione, a volte per più anni. Per vedere questo spettacolo, gennaio è il mese migliore, preferibilmente la mattina presto quando la luce è bassa e la colonia è più attiva.
La Camargue ha anche un primato speciale: è l’unico luogo nel sud della Francia dove i fenicotteri maggiori nidificano regolarmente, con colonie tra le più importanti d’Europa. Il sito principale è l’Île de la Capelière, un’isola protetta all’interno della Riserva Naturale Nazionale, dove migliaia di coppie costruiscono ogni anno i loro caratteristici nidi di fango a forma di piccolo vulcano, alti 20-40 centimetri, per proteggere l’unico uovo dall’acqua salmastra, dai predatori e dal calore del terreno.
Nel 2023, nella sola Capelière sono nati oltre 5.000 pulcini — un record assoluto per il sito. La femmina depone un solo uovo per stagione, raramente due, e entrambi i genitori lo covano a turno per circa trenta giorni. Dopo la schiusa, il pulcino viene nutrito con una secrezione rossastra prodotta dal gozzo dei genitori, il cosiddetto “latte di fenicottero”, anch’esso ricco di carotenoidi.

Anche i nomi di questi uccelli raccontano una storia affascinante. Ovunque, il nome evoca fuoco e luce. Il nome italiano “fiammingo”, come il francese flamant, lo spagnolo flamencos, il portoghese flamingos, il tedesco Flamingo, derivano dal greco phoenicopterus, che significava “fiammeggiante“. Ma la curiosità più bella riguarda il termine collettivo inglese: non si dice “uno stormo di fenicotteri”, si dice a flamboyance of flamingos — una “fiammeggiante” di fenicotteri. Il termine fu coniato negli anni Novanta da un gruppo di ornitologi che volevano qualcosa di più poetico del neutro colony. Non esiste un equivalente ufficiale in italiano, ma “una fiammeggiante” calzerebbe a pennello.
Parlando delle “colonie di fenicotteri”, noterete che osservare un fenicottero rosa da solo è un evento rarissimo, quasi innaturale. Questi uccelli sono tra le creature più sociali del regno animale e vivono praticamente tutta la loro esistenza in branchi, chiamati appunto flamboyance o colonie, che possono contare da poche decine a decine di migliaia di individui. Non è una semplice preferenza: è una vera e propria strategia di sopravvivenza che riguarda ogni aspetto della loro vita.
La vita in branco è fondamentale per la riproduzione. I fenicotteri non costruiscono mai un nido in isolamento: hanno bisogno di migliaia di altri individui intorno per innescare il comportamento riproduttivo. Le parate nuziali non sarebbero possibili senza un gruppo numeroso — è la pressione sociale del branco, la vista e il suono di centinaia di individui che marciano sincronizzati, a stimolare la produzione di ormoni e a sincronizzare i cicli riproduttivi dell’intera colonia. Una coppia isolata, anche in perfetta salute, difficilmente deporrebbe un uovo. In Camargue, questo meccanismo è così efficace che la colonia è passata da poche centinaia di coppie negli anni Settanta a oltre 20.000 coppie nidificanti negli anni recenti.
In Camargue, durante la stagione riproduttiva, le colonie diventano talmente fitte che i nidi di fango si toccano letteralmente l’uno con l’altro, e i genitori si tengono a distanza beccandosi se qualcuno invade il territorio.

Il branco offre anche una protezione straordinaria durante il sonno e il riposo. I fenicotteri dormono spesso in piedi su una zampa, con la testa infilata sotto un’ala — una posizione vulnerabile. Disposti in grandi gruppi, alcuni individui rimangono sempre svegli e in guardia, ruotando i turni.
La densità stessa del branco scoraggia molti predatori: attaccare un gruppo compatto di migliaia di uccelli è molto più rischioso che isolare un singolo individuo. Quando un pericolo si avvicina, l’intera flamboyance si solleva in volo simultaneamente, creando un’esplosione di ali rosa e nere che disorienta l’aggressore.
I fenicotteri all’interno del branco, poi, non sono tutti uguali: tendono a formare sottogruppi basati su età, sesso e stato riproduttivo. I giovani, ancora privi del rosa intenso, stanno spesso insieme in nursery collettive sorvegliate da pochi adulti. Le coppie che covano occupano le posizioni più centrali e protette, mentre gli individui non riproduttivi restano in periferia. Esiste persino una sorta di gerarchia visiva: i fenicotteri più rosa — quelli meglio nutriti — occupano le posizioni più desiderabili. Questo significa che, quando osservate una colonia in Camargue, non state guardando una massa informe di uccelli rosa, ma una società complessa e strutturata, con regole non scritte tramandate di generazione in generazione.
Il branco è fondamentale anche per l’alimentazione. I fenicotteri si nutrono in gruppo, spesso allineati in file ordinate o in cerchi concentrici, muovendo la testa sott’acqua con il loro caratteristico movimento a testa in giù. Il movimento collettivo aiuta a smuovere il fondale e a risospendere nell’acqua i piccoli crostacei e le alghe di cui si nutrono, rendendo il pasto più efficiente per tutti. C’è poi un fenomeno affascinante chiamato “contagio comportamentale”: quando un fenicottero inizia a nutrirsi in un punto, gli altri lo imitano quasi per riflesso. L’intero branco può così spostarsi sincronizzato da uno stagno all’altro in pochi minuti, come un unico organismo pulsante.

E a proposito di alimentazione, c’è un trucco ingegnoso che pochi conoscono. Quando vedete un fenicottero muovere la testa sott’acqua a testa in giù, non sta semplicemente “pescando” a caso. Sta usando una strategia unica nel mondo degli uccelli: il suo becco ricurvo funziona al contrario rispetto agli altri — mette la testa sott’acqua con il becco rivolto verso il basso, mandibola superiore in basso e inferiore in alto. Poi muove la lingua avanti e indietro da dieci a venti volte al secondo: la lingua, carnosa e spinosa, pompa l’acqua e trattiene i piccoli organismi, filtrando in media venti o trenta litri d’acqua al giorno.
Il becco è dotato di lamelle filtranti microscopiche, simili a pettini, che trattengono le prede mentre l’acqua viene espulsa. Con un buon binocolo, osservando con attenzione la testa di un fenicottero mentre si nutre, si può vedere un movimento rapidissimo e quasi impercettibile della mascella: è la lingua che lavora. Un autentico capolavoro di ingegneria naturale.
Infine, un’ultima curiosità sul vivere in branco riguarda il volo. I fenicotteri rosa sono eccellenti volatori, contrariamente a quanto si potrebbe pensare vedendoli camminare goffamente sulla terraferma. Quando un’intera flamboyance decolla, lo spettacolo è indimenticabile: prima alcuni individui emettono richiami di avvistamento, poi un gruppo ristretto si alza in aria, seguito immediatamente da tutti gli altri in ondate successive. In volo, si dispongono in formazioni a V o in lunghe file allungate, simili a quelle delle oche, e possono percorrere centinaia di chilometri in una sola notte per spostarsi da una laguna all’altra.
Al tramonto si assiste allo spettacolo più magico. I fenicotteri volano bassi sull’acqua diretti verso i dormitori notturni. La luce rossa esalta il loro piumaggio e il cielo si riempie di quelle che sembrano grandi fiamme volanti, perfettamente allineate, che scompaiono all’orizzonte. È il momento più bello per osservarli!

Le altre specie di uccelli
Sarebbe un peccato pensare che il parco sia solo una passerella per i fenicotteri, perché in realtà è un concentrato di biodiversità dove convivono decine e decine di specie diverse. I fenicotteri sono certamente le star indiscutibili, ma il resto del cast è altrettanto affascinante.
Il parco è un palcoscenico che cambia continuamente con le stagioni. Se lo visiti in primavera o in estate, potresti assistere a uno spettacolo diverso: grandi colonie di aironi e aironi bianchi nidificano sugli alberi, mentre sulle isole artificiali si installano sterne, gabbiani e avocette eleganti . È il periodo delle migrazioni, quindi passeranno anche molti uccelli di passo . In autunno e in inverno, invece, il parco accoglie gli uccelli svernanti: oche, gru, rapaci e persino il raro pendolino .
Ma veniamo ai personaggi che puoi incontrare con certezza quasi tutto l’anno. Appena entri, è facile che ti accolgano gli aironi cenerini, le garzette (che sono aironi bianchi elegantissimi), gli aironi guardabuoi e le folaghe . Osservando bene, vedrai anche i germani reali, le gallinelle d’acqua e, spostandoti verso gli stagni, le caratteristiche spatole bianche, con quel loro becco a forma di spatola che muovono nell’acqua per filtrare il cibo. Camminando lungo i sentieri potresti incrociare anche eleganti cavalieri d’Italia e avocette, con il loro becco sottile e rivolto all’insù .

Uno degli incontri più particolari è con il pollo sultano: è un uccello dal piumaggio blu notte e dal becco rosso fuoco, che si muove con una certa eleganza tra la vegetazione palustre . E poi ci sono i cigni reali, silenziosi e maestosi, e i cormorani, che spesso si vedono immobili con le ali spiegate al sole per asciugarsi . Non mancano poi i rapaci, come il nibbio bruno e il falco di palude, che sorvolano il parco in cerca di prede . E se hai fortuna e un po’ di pazienza, potresti persino vedere una gru .
Il cigno reale, che a prima vista sembra solo un bellissimo uccello bianco dal collo sinuoso, ha in realtà i suoi piccoli segreti.
In Camargue, il cigno reale non è autoctono: è stato introdotto dall’uomo nei secoli scorsi per abbellire i laghetti dei parchi e delle tenute aristocratiche, poi è sfuggito alla cattività e si è progressivamente naturalizzato. Oggi è perfettamente integrato nell’ecosistema, ma conserva un comportamento davvero curioso.
Quando nuota, infatti, tiene spesso un’ala leggermente sollevata come una vela. Per secoli questo gesto è stato interpretato come un segno di vanità, eleganza o perfino sfida. In realtà, alcuni studiosi sostengono che il cigno usa quell’ala proprio come una piccola vela: inclinandola nel modo giusto, sfrutta la forza del vento per farsi trasportare attraverso lo stagno senza fatica.
È un risparmio energetico intelligente, un po’ come mettersi in folle in discesa.
E c’è un’altra curiosità: nonostante la loro fama di animali romantici e fedeli, i cigni possono essere molto territoriali e aggressivi, soprattutto durante la nidificazione. Se ci si avvicina troppo a un nido, il maschio emette un sibilo minaccioso e può attaccare, colpendo con le ali, che hanno una forza sorprendente.
Meglio quindi ammirarli da lontano, magari mentre un piccolo gruppo di cigni decolla in volo. Il rumore delle ali che battono l’acqua è potente, profondo, quasi ipnotico, e li precede con un brusio crescente che sembra il rombo lontano di un tuono.
Un piccolo consiglio da chi ci è stato: prenditi il tuo tempo. I sentieri sono lunghi circa 7 chilometri in totale e ti portano nel cuore delle paludi e dei canneti . Se sei appassionato di fotografia, è il paradiso: passerelle e capanne d’osservazione sono studiate per permetterti di avvicinarti senza disturbare . E chissà, magari tornerai a casa con una foto di una garzetta che pesca o di un airone in volo, che varrà quanto quella di un fenicottero rosa.

Il Centro di Cura per la Fauna Selvatica
Tra i due percorsi si trova una zona educativa con grandi pannelli descrittivi e una serie di voliere che fanno parte del centro di cura per la fauna selvatica del parco — una struttura che accoglie in media tra i 350 e i 600 uccelli feriti ogni anno.
Il centro ha svolto un ruolo cruciale nei momenti di emergenza. Nel 1985, più di 5.000 fenicotteri furono raccolti morti di fame dopo che il gelo aveva ghiacciato gli stagni, impedendo loro di nutrirsi. Nel febbraio 2012 la storia si ripeté: oltre il 90% della superficie degli stagni era coperta di ghiaccio, e il parco si mobilitò per accogliere e curare questi uccelli rimasti senza cibo.
Le voliere ospitano gli uccelli che, per disabilità o per un contatto troppo prolungato con l’uomo, non sarebbero in grado di sopravvivere da soli in natura. Non è sempre accessibile al pubblico, quindi vale la pena chiedere agli addetti prima di cercarla. Io sono riuscita a vederli solo una volta, ma è secondo me un’esperienza che rende ancor più consapevoli della fragilità di questo ecosistema.
La Camargue è un territorio bellissimo, ma anche un po’ estremo: vento, sole, acqua e distanze cambiano completamente l’esperienza. Preparare bene la valigia fa davvero la differenza.
- Un ottimo repellente per zanzare è fondamentale. In Camargue vivono decine di specie di zanzare, soprattutto nelle zone umide. Il momento peggiore è il tramonto, quindi è meglio avere sempre con sé un repellente efficace. Io uso questo. In estate, poi, vi consiglio anche di portarvi maglie a maniche lunghe, che possano proteggervi un pochino.
- Porta una giacca a vento anche d’estate. Il Mistral può alzarsi all’improvviso e cambiare completamente la percezione del clima, soprattutto nelle zone aperte e lungo la costa. Ne basta una comoda e facile da riporre nello zaino, come quest. Io ce l’ho ed è super comoda. In inverno o nelle mezze stagioni diventano fondamentali anche un berretto e dei guanti.
- Se vuoi davvero scoprire tutta l’avifauna locale, porta con te un binocolo come questo, piccolo ma utilissimo. Ti permette di osservare fenicotteri, cavalli e uccelli anche da lontano, soprattutto lungo le strade panoramiche e dalle torrette di avvistamento.
- Molte zone della Camargue sono isolate, senza bar o negozi. Inoltre, nei periodi di bassa stagione, non tutti i supermercati e i ristoranti sono aperti. In molti parchi e sentieri, poi, ci sono zone allestite per piccoli picnic, quindi creati sempre una scorta di snacks.
- Camminerai molto, spesso su sentieri o percorsi naturali, quindi utilizzare un paio di scarpe comode, già collaudate, è fondamentale. Tra sterrati, sabbia e passerelle, sono indispensabili. Evita sandali troppo aperti, soprattutto nelle zone umide.
- Una borraccia riutilizzabile è un’ottima alleata, l’ombra non è sempre garantita. Io ne ho comprata una pieghevole in silicone da Natura, ma vedo che spesso è out of stock. Comunque qui ne trovi una simile, permette di ottimizzare lo spazio una volta utilizzata.
- Se pensi di andare al mare, non serve portarsi dietro mezza casa: un telo mare per averlo sempre con me quando viaggio in una città di mare), dei sandali e una borsa pratica sono più che sufficienti.
- Il sole è uno dei protagonisti assoluti, in qualsiasi periodo dell’anno. Un cappello, degli occhiali da sole e una buona crema solare sono indispensabili anche in inverno: in Camargue il sole è sempre vivo e si fa sentire soprattutto durante le passeggiate lunghe. Inoltre, il vento ti richiederà una crema nutriente, nonché un balsamo per le labbra. Io porto sempre con me questa crema , piccola ma super efficace.
- Piccoli oggetti come un power bank possono sembrare dettagli, ma rendono le giornate molto più semplici, soprattutto se si ha il navigatore acceso per orientarsi e si vogliono immortalare in fotografia tutti gli animali, i panorami e i momenti più belli del viaggio. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi. A prescindere dal modello, te lo consiglio vivamente.
Non serve molto altro. In Camargue non si tratta di avere tutto, ma di avere quello giusto.
Visitare il Parco Ornitologico del Pont de Gau è un’esperienza che rimane nel cuore. Si cammina in silenzio tra gli stagni, con il solo rumore dell’acqua che si increspa sotto il vento. I colori sono quelli della Camargue più autentica: il rosa dei fenicotteri riflesso sull’acqua ferma, il verde dei canneti, il bianco del sale ai bordi delle rive.
I fenicotteri si nutrono lenti e indifferenti alla vostra presenza. Le altre specie popolano silenziosamente questo angolo di paradiso, come se il tempo qui scorresse a un ritmo diverso.
Non è un parco costruito per il turista: è natura autentica, semplicemente custodita con cura e rispetto. Da solo non può bastare per capire tutta la Camargue, ma non potreste mai tornare a casa senza averlo visitato.
