Passerella in legno tra la vegetazione che conduce alle mura medievali di Aigues-Mortes

Aigues Mortes e la Petit Camargue: un viaggio tra storia di crociate, mare e rosa delle saline

Aigues Mortes è un piccolo gioiellino medievale che, se la Camargue vi avesse fatto credere di essere altrove, vi ricorda immediatamente di essere in Francia.

Sorge come un miraggio dalla piana delle saline, in fondo alle distese d’acqua rosa, con le sue mura medievali imponenti che sembrano custodire la città da un altro tempo. Camminare qui significa fare un salto indietro nel Medioevo, tra re crociati, torri possenti e un’atmosfera sospesa che è davvero difficile da spiegare a parole.

Il suo nome, evocativo fin dal principio (“Acque Morte”, dal latino Aquae Mortuae), racconta bene le sue origini: la zona era un territorio di paludi e acquitrini malarici, tutt’altro che facile da abitare. Oggi invece è diventata una delle mete più affascinanti della Francia meridionale: un vero gioiello di architettura militare, con oltre 1.600 metri di mura tra i meglio conservati d’Europa, che attira visitatori da tutto il mondo.

La cittadina è piccola, ma il contesto la rende incredibilmente pittoresca. Se Saintes-Maries-de-la-Mer è l’anima selvaggia e il cuore pulsante della Camargue e del suo parco naturale, Aigues-Mortes è l’anima storica, la regina della Petit Camargue, la parte più “urbana” della regione. Se siete in Camargue, non potete perdervela.

🌿 Se solo l’avessi saputo prima…

Ecco alcuni consigli pratici per organizzare al meglio la visita ad Aigues-Mortes: come arrivare, come muoversi, come organizzare le giornate e quando andare. Qualche informazione utile per evitare piccoli inconvenienti e scegliere con più facilità come esplorare la città, le saline e questa parte della Camargue.

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Come arrivare ad Aigues Mortes

  • In aereo: gli aeroporti più vicini sono Montpellier Méditerranée e Nîmes Alès Camargue Cévennes, anche se quest’ultimo dispone generalmente di un numero più limitato di collegamenti. Un’altra alternativa è Marsiglia Provence, più distante ma servito da molti voli. Per confrontare le tariffe su più date utilizzo Google Flights. Da Montpellier è possibile proseguire con i mezzi pubblici, mentre dagli altri aeroporti la soluzione più comoda rimane generalmente il noleggio di un’auto.
  • In treno: Aigues Mortes possiede una propria stazione ferroviaria ed è collegata direttamente a Nîmes dalla linea regionale diretta a Le Grau-du-Roi. Il viaggio dura indicativamente cinquanta minuti e attraversa un bellissimo paesaggio pianeggiante fatto di canali, campi e zone umide. La stazione di Aigues-Mortes si trova appena fuori dalle mura, a pochi minuti a piedi dalla Tour de Constance: per visitare esclusivamente la città storica, quindi, l’auto non è indispensabile. Controllate sempre gli orari sul sito di liO Train SNCF Occitanie, perché le frequenze variano in base al giorno e alla stagione.
  • In pullman: la linea regionale 132 collega Nîmes ad Aigues Mortes e ferma nei pressi della Tour de Constance. Da Montpellier è invece disponibile la linea 606, che passa anche da La Grande-Motte e raggiunge Aigues Mortes. Le frequenze possono essere più ridotte nei fine settimana, nei giorni festivi e in alcuni periodi dell’anno, quindi verificate sempre gli orari sul sito liO Occitanie.
  • In auto: rimane la soluzione migliore se volete utilizzare Aigues Mortes come base per esplorare le saline, la Tour Carbonnière, Le Grau-du-Roi, la spiaggia dell’Espiguette e altre zone della Camargue. Il centro storico è racchiuso dalle mura e non è pensato per essere attraversato liberamente in auto. Intorno alla cinta fortificata si trovano diversi parcheggi, come quelli vicini ai remparts e alla Tour de Constance, ma la maggior parte è a pagamento. Il P8, in Rue Jeanne Demessieux, è gratuito, ma dista circa venti minuti a piedi dal centro.

In sintesi, se volete visitare soltanto Aigues Mortes e Le Grau-du-Roi, potete organizzarvi abbastanza bene anche in treno. Se invece desiderate esplorare la Camargue in modo completo, raggiungendo saline, spiagge, parchi naturali e località più isolate, conviene noleggiare un’auto.

Come muoversi ad Aigues Mortes

  • Il centro storico si visita interamente a piedi. Le distanze all’interno delle mura sono brevi e quasi tutti i principali monumenti, ristoranti e negozi si concentrano intorno a Place Saint-Louis e nelle vie circostanti.
  • Il Petit Train di Aigues Mortes attraversa le strade della città fortificata con una breve visita commentata. Non permette di vedere monumenti diversi da quelli raggiungibili a piedi, ma può essere utile per orientarsi, per chi viaggia con bambini piccoli o per chi ha difficoltà a camminare.
  • La bicicletta è un’ottima soluzione per raggiungere Le Grau-du-Roi, le saline e la Tour Carbonnière. Il territorio è pianeggiante e attraversato da piste ciclabili e voies vertes, anche se il vento può rendere il percorso più impegnativo di quanto sembri. È possibile noleggiare biciclette tradizionali o elettriche direttamente ad Aigues Mortes.
  • Per raggiungere le saline di Aigues Mortes potete seguire il percorso a piedi dal lato sud delle mura (che sinceramente non è il mio primo consiglio). Meglio arrivare in auto, bicicletta o taxi. Presso le saline è disponibile un parcheggio gratuito.
  • Il treno regionale permette di raggiungere Le Grau-du-Roi in circa dieci minuti. È una soluzione particolarmente pratica nei mesi estivi, quando il traffico e la ricerca del parcheggio lungo la costa possono diventare complicati.
  • Con un tour organizzato: può essere una buona soluzione per chi soggiorna a Montpellier o Nîmes e non vuole occuparsi degli spostamenti. Prima di prenotare, controllate attentamente il programma: alcuni tour dedicano ad Aigues Mortes soltanto poche ore, mentre altri includono anche le saline o una parte della Camargue. Io verifico sempre le proposte disponibili su GetYourGuide e Civitatis.

Come organizzare la visita ad Aigues Mortes

  • Per vedere il centro storico, le cappelle e percorrere le mura è sufficiente una giornata. Se volete aggiungere anche le saline, una crociera sui canali o Le Grau-du-Roi, vi consiglio di fermarvi almeno due giorni.
  • In estate e nei fine settimana è meglio arrivare al mattino, sia per trovare parcheggio più facilmente sia per visitare le mura prima delle ore più calde. Le strade del centro sono piacevoli anche nel tardo pomeriggio, quando molti visitatori giornalieri iniziano ad andare via.
  • Prenotate in anticipo le visite alle saline, soprattutto se volete partecipare al percorso con il trenino, a una visita guidata a piedi o a un’attività in bicicletta. La prenotazione è particolarmente importante in estate, durante i ponti festivi e nei fine settimana, ma può essere necessaria anche fuori stagione. Nel marzo 2026, quando ci sono stata l’ultima volta, alle 10:30 del mattino i posti sul trenino erano già esauriti per l’intera giornata e abbiamo dovuto tornare nei giorni successivi.
  • La visita alle saline non parte dal centro storico. Calcolate il tempo necessario per raggiungere l’ingresso e ricordate che il trenino turistico delle saline non è lo stesso Petit Train che attraversa il centro di Aigues Mortes.
  • Per ammirare e fotografare i colori delle vasche, i momenti migliori sono generalmente la tarda mattinata e il tardo pomeriggio, quando la luce valorizza maggiormente le sfumature dell’acqua. Il rosa tende a essere più intenso nella tarda estate, ma dipende sempre dalla concentrazione del sale, dai microrganismi presenti nelle vasche e dalle condizioni meteorologiche.
  • Evitate, quando possibile, le giornate di pioggia o vento molto forte, perché il Mistral può rendere meno piacevoli la visita alle saline, la passeggiata sulle mura e le escursioni in bicicletta. Io ho comunque deciso di sfidare il vento e, se vi vestite in modo adeguato, può trasformarsi in un’esperienza da raccontare!
  • Il Mistral può soffiare con molta forza in qualsiasi stagione. Controllate il meteo prima di salire sulle mura, partecipare a una crociera o organizzare un’escursione in bicicletta: sulle zone più esposte il vento può essere limitante.
  • Attenzione alle zanzare! Sono particolarmente presenti nelle zone umide, vicino alle saline e lungo i canali, soprattutto in estate e al tramonto. Portate con voi un repellente efficace anche se prevedete di trascorrere la maggior parte della giornata nel centro storico.
  • Il mercato tradizionale si svolge il mercoledì e la domenica mattina lungo Avenue Frédéric Mistral. Il sabato mattina, generalmente da fine marzo o aprile fino all’inizio dell’autunno, nel centro storico viene invece organizzato un caratteristico mercatino dell’antiquariato e dell’usato, perfetto per chi ama curiosare tra oggetti vintage e piccoli tesori del passato.
  • Si mangia abbastanza presto e molti ristoranti interrompono il servizio dopo pranzo o chiudono la cucina in serata prima di quanto potreste aspettarvi. Nei mesi meno turistici alcuni locali osservano inoltre più giorni di chiusura: controllate sempre gli orari e, nei fine settimana, prenotate.

Quando andare ad Aigues Mortes

  • La stagione più vivace va indicativamente da aprile a ottobre. In questi mesi sono disponibili più visite, crociere, attività nelle saline e servizi turistici. Luglio e agosto sono però anche i mesi più caldi e affollati, con parcheggi più congestionati e una maggiore presenza di zanzare.
  • Il periodo migliore per visitare Aigues Mortes è, secondo me, tra maggio e giugno oppure tra settembre e ottobre: le temperature sono generalmente più piacevoli, la luce sulle mura e sulle saline è bellissima e la folla è meno intensa rispetto all’alta stagione.
  • L’estate, soprattutto nella sua parte finale, è il periodo in cui le saline possono mostrare le tonalità rosa più intense e in cui vengono organizzate più attività, comprese alcune visite legate alla raccolta della fleur de sel. Bisogna però mettere in conto caldo, poca ombra e un numero elevato di visitatori.
  • Anche l’inverno può essere affascinante: la città è più silenziosa, le mura sembrano ancora più imponenti e il paesaggio della Camargue assume un’atmosfera sospesa. Le giornate sono però più corte e alcune attrazioni, crociere, visite guidate, ristoranti e negozi possono essere chiusi o funzionare con orari ridotti.
Finestra inferriata della Torre di Costanza di Aigues Mortes con graffiti e velieri incisi sulle pareti in pietra
Una finestra della Torre di Costanza circondata dai graffiti incisi nella pietra dai prigionieri e soldati, tra cui diversi velieri.

Un po’ di storia su Aigues Mortes

La storia di Aigues Mortes è in realtà piuttosto recente, se la confrontiamo con quella di altre città francesi: nacque praticamente dal nulla nel XIII secolo, e la sua fondazione si deve a Luigi IX, colui che diventerà San Luigi.

Durante la sua reggenza, il re di Francia Luigi IX aveva un problema strategico non da poco: non possedeva alcuno sbocco sul Mar Mediterraneo, e per realizzare il suo sogno di partire per le crociate era costretto a dipendere dai porti di Genova o Marsiglia. La Provenza, infatti, era all’epoca sotto il controllo del Sacro Romano Impero, mentre il regno d’Aragona dominava la regione di Montpellier.

Decise quindi di costruire ex novo una città portuale in un luogo apparentemente inadatto, ma che rappresentava l’unico sbocco francese sul mare: un modo per dare alla Francia un accesso diretto al Mediterraneo, senza dover dipendere da città rivali come Marsiglia (allora non ancora francese) o dai porti italiani. La soluzione arrivò con l’acquisto di un territorio paludoso e insalubre dall’abbazia benedettina di Psalmodi.

Per attrarre popolazione in questa terra tutt’altro che ospitale — e sostenere così l’impresa della nuova città portuale — il re concesse ai futuri abitanti privilegi straordinari, tra cui l’esenzione dalle tasse: funzionò, e la città cominciò a crescere rapidamente.

Il sovrano dotò la città di un territorio ben definito e fece costruire la Torre di Costanza, direttamente legata al castello reale e pensata come punto di difesa e avvistamento sulla città e sui suoi dintorni.

Alta circa 46 metri, la torre controllava l’accesso alla città, il porto e le vie d’acqua circostanti. Sulla sua sommità era presente anche una lanterna utilizzata come punto di riferimento per la navigazione. Il suo nome, si dice, derivi da “costanza”, la perseveranza: la virtù che il re avrebbe voluto infondere nei suoi successori.

Creò inoltre una rete di canali che collegava la città al mare, ad Arles e a Montpellier: fu così che, poco alla volta, prese forma una città in cui valeva davvero la pena vivere.

Nonostante oggi sia difficile immaginarlo, un tempo Aigues Mortes si trovava in una posizione privilegiata sul Mediterraneo. Il porto era organizzato in due grandi bacini, o étangs. Il primo, più vicino alle mura di cinta, era poco profondo e vi potevano accedere solo le imbarcazioni a fondo piatto. Il secondo, collegato al primo da un piccolo canale, era invece più profondo e più aperto verso il mare: qui ormeggiavano le imbarcazioni più grosse, che trasbordavano le merci sulle imbarcazioni a fondo piatto per farle arrivare fino ad Aigues Mortes.

Aigues Mortes divenne così il primo porto francese sul Mediterraneo e ottenne nel 1278 il monopolio commerciale del regno . Da qui transitavano spezie, tessuti, cereali, vino e soprattutto sale.

Ma il ruolo della città, all’epoca di Luigi IX, non fu solo portuale e commerciale.

l momento più celebre della storia cittadina arrivò il 25 agosto 1248, quando Luigi IX lasciò Aigues Mortes alla testa della Settima crociata.

Migliaia di soldati, cavalieri, marinai, servitori e pellegrini furono imbarcati sulle navi dirette verso Cipro e successivamente verso l’Egitto. La spedizione terminò però in modo disastroso: l’esercito francese fu sconfitto e il re venne catturato, per poi essere liberato dietro pagamento di un riscatto.

Nel 1270 Luigi IX tornò ad Aigues Mortes per organizzare un’altra spedizione, l’Ottava crociata. Questa volta la flotta si diresse verso Tunisi. In questa crociata Luigi IX trovò la morte, si dice per dissenteria (no comment).

Dopo la sua scomparsa, i successori Filippo III l’Ardito e Filippo IV il Bello completarono l’opera, facendo costruire la possente cinta muraria che ancora oggi circonda la città. Lunga 1.643 metri e perfettamente conservata, è considerata uno degli esempi più omogenei di architettura militare medievale in Francia.

Per gran parte del Medioevo, Aigues Mortes fu una tappa obbligata per il commercio francese nel Mediterraneo. Tuttavia, i ricorrenti problemi di insabbiamento dovuti ai sedimenti trasportati dal Rodano mostrarono, dopo appena due secoli, l’evidente difficoltà di mantenere questo porto all’altezza delle esigenze del traffico marittimo. Con il passare del tempo il mare si allontanò e l’accesso delle navi diventò sempre più difficile. La città tentò ripetutamente di mantenere aperti nuovi canali verso la costa, ma molti finirono per riempirsi di sabbia.

Il colpo finale arrivò però nel 1481, quando la Provenza e con essa Marsiglia furono annesse al Regno di Francia, diventandone il porto principale: da quel momento Aigues Mortes perse ogni importanza strategica.

Aigues Mortes rimase un centro commerciale e amministrativo, ma non riuscì più a recuperare il ruolo mediterraneo immaginato da Luigi IX.

📍 Una curiosità

Nel luglio del 1538, Aigues-Mortes ospitò uno degli incontri diplomatici più importanti del Rinascimento europeo.

Il re di Francia Francesco I ricevette nella città fortificata l’imperatore Carlo V, suo grande rivale politico. I due sovrani cercavano una riconciliazione dopo anni di guerre per il controllo dell’Italia e dell’Europa occidentale.

L’incontro venne accompagnato da cerimonie, banchetti e solenni promesse di pace. La riconciliazione, tuttavia, durò poco e le ostilità ripresero pochi anni più tardi.

L’episodio dimostra comunque che, nonostante la decadenza del porto, Aigues-Mortes conservava ancora un importante valore simbolico per la monarchia francese.

Aigues Mortes riconquistò fama nei secoli successivi, ma non per qualcosa di positivo.

Nel 1598 il re Enrico IV aveva firmato l’Editto di Nantes, un atto di tolleranza straordinario per l’epoca che garantiva ai protestanti francesi (chiamati ugonotti) la libertà di coscienza e di culto in gran parte del regno, mettendo fine a decenni di sanguinose guerre di religione. Aigues Mortes fu uno degli 8 luoghi sicuri concessi ai protestanti.

Tutto cambiò nell’ottobre 1685. Il re Luigi XIV, convinto che l’unità religiosa del regno passasse attraverso l’uniformità cattolica, revocò completamente l’Editto di Nantes, portando a una durissima repressione del protestantesimo:

  • il culto protestante fu vietato in tutto il territorio;
  • i pastori e maestri furono costretti all’esilio;
  • i luoghi di culto vennero sistematicamente distrutti;
  • ai protestanti fu ordinato di rinnegare la loro fede o lasciare la Francia, abbandonando tutti i loro beni.
Torre di Costanza vista dal cammino di ronda delle mura di Aigues-Mortes
La Torre di Costanza, simbolo della storia di Aigues-Mortes, vista dal cammino di accesso.

Chi rimaneva e veniva sorpreso a praticare clandestinamente la propria fede rischiava l’incarcerazione, proprio nella Torre di Costanza ad Aigues Mortes.

La persecuzione durò fino al 1767, quando le ultime prigioniere della torre furono finalmente liberate.

La storia della città è ricostruita molto bene nel museo interno alle mura: non perdetevelo, aiuta davvero a capire l’atmosfera che si respira tutt’ora in città. Purtroppo è disponibile solo in inglese e francese, ma è fatto veramente bene. Esistono comunque delle audioguide nelle varie lingue: non sono esattamente la stessa cosa, ma ve le consiglio assolutamente.

Ci vollero poi la Rivoluzione Francese e il ripristino della libertà di culto per chiudere davvero questa pagina. Durante questo periodo, Aigues Mortes cambiò temporaneamente nome, diventando Port-Pelletier, nel tentativo di eliminare ogni riferimento all’Ancien Régime e alla monarchia.

La città attraversava però ormai una fase di declino commerciale: il porto medievale era quasi completamente inutilizzabile, e l’economia dipendeva sempre più dalla produzione del sale, dalla viticoltura, dall’allevamento e dalle attività legate alle lagune.

Una svolta arrivò nel 1806, con l’apertura del Canal du Rhône à Sète — il canale che ancora oggi costeggia la Torre di Costanza — che collegò Aigues Mortes alla rete di navigazione interna della Francia meridionale. La città non tornò a essere un grande porto marittimo, ma divenne un importante porto fluviale, utilizzato per il trasporto del sale, del vino e di altre merci.

Nel XIX secolo la produzione del sale assunse dimensioni industriali: nel 1856 venne costituita la Compagnie des Salins du Midi, che organizzò e ampliò lo sfruttamento delle saline attorno alla città. Ancora oggi il Salin d’Aigues Mortes costituisce una delle principali aree di produzione del sale della Camargue, e uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio locale.

Questo sviluppo industriale però non generò un miglioramento delle condizioni di vita della città. Il lavoro era stagionale e durissimo — durante la raccolta, migliaia di operai si trasferivano temporaneamente nella zona per rompere, ammassare e trasportare il sale sotto il sole estivo. Le difficili condizioni di lavoro, la concorrenza per l’impiego, la crisi economica e un clima crescente di xenofobia alimentarono fortissime tensioni sociali che si diradarono solo grazie a condizioni più controllate sui posti di lavoro.

All’inizio del XX secolo cominciò invece a crescere l’interesse per la conservazione della città fortificata. Nel 1903 le mura, la Torre di Costanza e il castello furono classificati come monumento storico, e vennero avviati i primi interventi di tutela e restauro.

Lo sviluppo del turismo accelerò soprattutto dopo l’introduzione delle ferie retribuite in Francia nel 1936. Le località balneari della costa, come Le Grau-du-Roi, iniziarono ad attirare un numero crescente di visitatori, molti dei quali raggiungevano anche Aigues Mortes.

La città, che per secoli aveva sofferto il progressivo allontanamento dal mare, cominciò così a trasformare il proprio isolamento — e l’eccezionale conservazione delle sue mura — in una vera risorsa. Nel corso del Novecento il centro storico venne progressivamente restaurato, mentre le attività commerciali e turistiche si concentrarono attorno a Place Saint-Louis e alle principali porte urbane.

Oggi Aigues Mortes è una cittadina viva, ma il suo sviluppo ruota inevitabilmente attorno al patrimonio storico e al paesaggio della Camargue. La città continua infatti a vivere della produzione del sale, della viticoltura, dell’agricoltura, dell’allevamento e delle tradizioni camarguesi.

Le sue mura raccontano la potenza dei re medievali, la Torre di Costanza conserva la memoria dell’intolleranza religiosa, mentre le saline ricordano il lavoro, le migrazioni e i conflitti sociali che hanno modellato il territorio. È proprio questo incontro tra grande storia e vita quotidiana, tra pietra, acqua e sale, a rendere Aigues Mortes uno dei luoghi più affascinanti della Camargue.

Cosa vedere ad Aigues Mortes

Se vi trovate in Camargue, non potete assolutamente dedicare meno di una giornata intera ad Aigues Mortes e ai suoi dintorni. Questa cittadina fortificata, infatti, non è solo un gioiello di storia medievale, ma rappresenta la Camargue nella sua versione più autenticamente francese, dove natura, storia e bellezza si fondono in un paesaggio unico al mondo.

Per rendere la vostra visita ancora più speciale, vi consiglio di iniziare proprio dal sito ufficiale dell’ufficio del turismo, che è veramente ben fatto e ricco di spunti per organizzare ogni tappa, dagli eventi stagionali alle escursioni nella natura.

Ecco di seguito i miei “cosa non potete perdervi ad Aigues Mortes”.

Strada acciottolata del centro storico di Aigues-Mortes decorata con farfalle colorate sospese
Una delle vie del centro storico di Aigues-Mortes allestita con farfalle colorate, tra botteghe, ristoranti e palazzi in pietra.

Il centro storico

Il centro storico di Aigues Mortes è un piccolo universo racchiuso dentro mura imponenti. E la regola d’oro è una sola: si visita esclusivamente a piedi. L’ideale è lasciare l’auto nei parcheggi fuori le mura e perdersi con calma nel dedalo di stradine.

Se accedete dal lato nord — quello che dà sulla terraferma — entrerete dalla Porta della Gardette, che era l’ingresso principale della città: era preceduta da un ponte levatoio, le cui tracce sono ancora visibili sulla facciata.

A differenza dei tipici borghi medievali arroccati, Aigues Mortes ha una pianta a scacchiera (impianto ortogonale), tipica delle bastides — le “città nuove” fondate nel Medioevo. Le strade si incrociano ad angolo retto, delimitando isolati regolari, e passeggiare per vie rettilinee come Rue de la République o Rue Jean Jaurès significa scoprire botteghe artigiane, gallerie e scorci pittoreschi. È proprio qui che potrete acquistare i souvenir più eleganti e raffinati del vostro soggiorno in Camargue.

Tra le tappe principali c’è sicuramente Place Saint-Louis: la piazza principale, il cuore pulsante di Aigues Mortes fin dalla sua fondazione. È circondata da facciate colorate tipicamente mediterranee e da accoglienti caffè e ristoranti — il luogo ideale per una pausa, magari nel tardo pomeriggio, quando la luce dorata del tramonto illumina le facciate e le terrazze si riempiono di vita.

Al centro della piazza domina la statua dedicata a Luigi IX (San Luigi), il re che fondò la città nel 1240. Fu realizzata dallo scultore James Pradier e inaugurata nel 1849: un omaggio al sovrano che proprio da qui partì per le crociate.

Nei pressi della piazza troverete due graziose cappelle: quella dei Penitenti Bianchi — nota per il suo carattere di arte sacra e per gli affreschi monumentali, tra cui il celebre Descente du Saint-Esprit di Xavier Sigalon, realizzato nel 1817 — e quella dei Penitenti Grigi, che conserva ancora un importante apparato artistico, in particolare il retablo e l’altare in marmo, sopravvissuti in parte alle distruzioni rivoluzionarie. Sono testimonianze delle antiche, ma tuttora esistenti, confraternite religiose che animavano la vita cittadina.

📍 Una curiosità

Dietro i nomi Penitenti Bianchi e Penitenti Grigi, che oggi possono sembrare piuttosto misteriosi, si nascondono due antiche confraternite cattoliche che hanno avuto un ruolo importante nella vita religiosa e sociale di Aigues-Mortes.

I penitenti non erano monaci, ma gruppi di laici devoti, molto diffusi nel sud della Francia dal Medioevo in poi. Si riunivano per pregare, partecipare alle processioni e, soprattutto, assistere le persone più vulnerabili: si occupavano dei malati, aiutavano i poveri, accompagnavano i defunti durante i funerali e, nel caso dei Grigi, soccorrevano i più miserabili.

In un’epoca priva di un sistema pubblico di assistenza, queste opere di misericordia, insieme alle pratiche devozionali, alle processioni e alla custodia delle cappelle, facevano delle confraternite un vero pilastro della vita religiosa, sociale e artistica della comunità. Oggi abbiamo bar, social ed eventi per incontrarci; allora, invece, queste associazioni rappresentavano uno dei pochi modi per creare legami e fare comunità.

I Pénitents Gris, attivi ad Aigues-Mortes almeno dal Quattrocento, erano legati alla preghiera, all’assistenza ai malati e ai poveri e alla conservazione delle tradizioni religiose locali. La tradizione li collega a un antico convento offerto da San Luigi, mentre la loro cappella è oggi uno dei monumenti storici della città.

I Pénitents Blancs, fondati nel 1625, univano anch’essi carità e culto, con una particolare attenzione al patrimonio artistico della propria cappella. L’edificio è dedicato alla Vergine e allo Spirito Santo ed è noto soprattutto per la Descente du Saint-Esprit di Xavier Sigalon e per altri dipinti legati alla storia della confraternita.

Il colore degli abiti permetteva di distinguere le diverse confraternite durante le cerimonie. I confratelli indossavano una lunga veste, talvolta accompagnata da un cappuccio che nascondeva il volto: non per incutere timore, ma per ricordare che le opere di carità dovevano essere compiute con umiltà, senza mettere in mostra chi le realizzava.

Le due confraternite esistono ancora oggi e si occupano soprattutto della gestione e della manutenzione delle rispettive cappelle. Quella dei Pénitents Blancs continua inoltre a essere utilizzata come luogo di culto in alcune occasioni, tra cui la Domenica delle Palme, e ospita eventi musicali legati al coro dei Pénitents.

Le confraternite partecipano anche ad alcune celebrazioni locali, come la grande processione della Festa di Saint Louis, mantenendo vivo un legame tra l’Aigues-Mortes medievale e la città contemporanea. Ancora attive, almeno in forma associativa e cultuale, sono una delle testimonianze più autentiche di come il tessuto sociale di questa piccola città fortificata non si sia mai davvero interrotto.

Navata centrale della chiesa di Notre-Dame-des-Sablons ad Aigues-Mortes con vetrate colorate e altare
La navata centrale di Notre-Dame-des-Sablons, la chiesa più antica di Aigues-Mortes, illuminata dalle caratteristiche vetrate contemporanee.

Chiesa di Notre-Dame des Sablons

Quasi affacciata sulla piazza si trova la Chiesa di Notre-Dame des Sablons, che risale al XIII secolo. Fu voluta da San Luigi, con un’architettura sobria che contrasta volutamente con la ricchezza di altre chiese dell’epoca. Prende il nome dalle “sabbie mobili” (sablons) su cui fu edificata, e secondo le fonti è proprio qui che furono benedetti i crociati prima della partenza.

Nel corso dei secoli la chiesa ha vissuto una storia piuttosto turbolenta: saccheggiata dai protestanti nel 1575, ha perso il campanile — crollato nel 1634, tanto da renderla inagibile per quasi un secolo — ed è persino diventata un magazzino per il sale durante la Rivoluzione Francese. Fu restituita al culto nell’Ottocento e restaurata negli anni ’60.

La sorpresa più grande, però, è all’interno. Nel 1991 gli artisti Claude Viallat e Bernard Dhonneur hanno realizzato delle magnifiche vetrate contemporanee che riempiono lo spazio di una luce colorata e mutevole, creando un contrasto affascinante con l’austerità delle antiche mura di pietra. Un esempio perfetto di come arte antica e moderna possano dialogare.

Il suo campanile “a vela”, con le sue tre campane, è visibile da diversi punti della città. Le campane, di dimensioni e tonalità diverse, permettevano di produrre suoni distinti: richiamare i fedeli alla messa, annunciare matrimoni, funerali o feste, oppure segnalare pericoli ed eventi civili.

La campana più grande risale al 1740 ed è di per sé considerata un monumento di valore storico. Le campane recano iscrizioni e simboli religiosi, come spesso accade nella tradizione campanaria francese ed europea, in particolare una croce e la Vergine della Misericordia, per attribuire loro una funzione protettiva sugli abitanti della città.

Le Mura e la Torre di Costanza

L’ingresso al monumento è unico e si trova ai piedi della Torre di Costanza. Il biglietto si acquista sul sito ufficiale oppure in loco, e costa circa 12€ in alta stagione e 9€ negli altri periodi. Dà accesso all’intero monumento (Mura + Torre). Il mio consiglio è di prenotare online, soprattutto in alta stagione. Gli orari variano a seconda del periodo, ma generalmente l’ingresso è assicurato tra le 10:00 e le 17:30, mentre da maggio ad agosto si estende fino alle 19:00. Controllate sempre sul sito, perché in alcuni giorni festivi il monumento rimane completamente chiuso. Al costo di circa 4€ potrete acquistare l’audioguida, disponibile in 4 lingue (francese, inglese, tedesco, italiano), che racconta la storia del sito e vi guida anche nella lettura del panorama. Ve la consiglio al 100%, soprattutto se non parlate francese o inglese, visto che il museo interno da spiegazioni solo in queste lingue! All’interno sono comunque disponibili opuscoli informativi gratuiti in 6 lingue (francese, inglese, tedesco, italiano, spagnolo, olandese). Il percorso sulle mura è lineare e non è possibile tornare indietro: si parte dalla torre e si prosegue lungo le fortificazioni fino all’uscita, che si trova nei pressi della torre di Costanza, ma sul lato opposto rispetto all’entrata. Questo significa che, una volta iniziato il camminamento, va completato per intero.

Appena varcato l’ingresso e ritirato eventuali guide e opuscoli, dovrete salire le scale. Vi troverete su un pianerottolo dove, a destra, trovate l’esposizione che racconta molto bene la storia della città e offre alcune curiosità su come “leggere” le mura e i loro dettagli. Ve lo dico davvero: vale la pena dedicare tempo a questa sezione, perché vi svela curiosità, spiegazioni ed elementi storici che vi permetteranno di comprendere molto meglio quello che vedrete subito dopo. Quello che prima sembrava “solo” un muro di pietra, da qui in poi lo leggerete come un vero e proprio regalo di un sistema difensivo pensato a regola d’arte.

A sinistra, invece, si accede alla Torre di Costanza, passando attraverso il palazzo che coincide con la residenza del governatore. La residenza fu costruita nel XVII secolo, sul sito dove un tempo sorgeva il castello della città. Non è visitabile, ma dal chiosco da cui si accede alle mura e alla torre potrete ammirare la sua meravigliosa scala a chiocciola: pensata per scopi militari, ma comunque bellissima da vedere.

Cammino di ronda in pietra delle mura di Aigues-Mortes con una torre fortificata sullo sfondo
Il cammino di ronda di Aigues-Mortes, tra le torri della cinta fortificata e i tetti del centro storico.

Le Mura

Ve lo dico subito: se dovete scegliere una sola cosa da fare ad Aigues Mortes, camminate sulle mura. Tutto il resto della città, in un certo senso, vive dentro questo rettangolo di pietra — ed è da qui sopra che si capisce davvero perché. Questa cortina di mura merlate, percorribile per intero a piedi, è uno degli esempi di architettura militare medievale meglio conservati di tutta la Francia, e non lo dico per esagerare: basta salire per rendersene conto da soli.

La loro storia, però, comincia con un progetto rimasto a metà. Fu Luigi IX a volerle, per proteggere la città sia dai nemici sia da quel vento, il Mistral, che portava la sabbia fin dentro le strade — un dettaglio che mi ha sempre colpito, perché racconta quanto fosse un luogo scomodo prima ancora che pericoloso. Il re morì in crociata a Tunisi nel 1270, senza vedere l’opera completata. I lavori ripresero due anni dopo sotto Filippo III l’Ardito e proseguirono con Filippo il Bello: la cinta muraria fu terminata solo tra la fine del Duecento e i primi anni del Trecento.

Parliamo un attimo di numeri, perché qui vale la pena saperli: le mura corrono per 1.640 metri, il cammino di ronda arriva fino a 11 metri di altezza con quasi 3 metri di spessore, e le strutture lungo il perimetro toccano in media i 18 metri. Quello che vediamo oggi, però, è solo la parte “di pietra” della fortificazione: un tempo, sopra le mura, c’era un’intera struttura in legno — gli hourds — che nel tempo è andata perduta. Per arrivare fin lassù, i soldati avevano a disposizione 15 scale militari collegate direttamente alla città, alcune delle quali oggi sono murate, ma le potete vedere sia camminando per la città, sia ovviamente dalle mura.

Le mura erano dotate di porte di accesso ovviamente, ma noterete che sul lato della terra ferma le porte sono pochissime e dotate di una protezione difensiva, mentre a sud, verso il mare, per facilitare il commercio e l’andirivieni di marinari, scaricatori, commercianti ce ne sono ben 5.

Camminando sulle mura, noterete delle rientranze di pietra incastonate nel muro: le usavano le sentinelle per riposare, e oggi restano il posto ideale per fermarsi due minuti e godersi il panorama. Non è l’unico segno della vita quotidiana dei difensori della città: dentro le strutture della cinta muraria si trovavano anche camini per scaldarsi e latrine (ossia sedute di pietra con un’apertura di scarico verso l’esterno delle mura) a dimostrazione di quanto fosse pensata anche la componente più pratica del servizio di guardia, non solo quella difensiva.

Ma in generale, percorrendo le mura e seguendo le sue porte e torri, potrete assistere alla storia di Aigues Mortes e comprenderne la strategia difensiva.

Nel primo tratto di mura si trova la Torre dei Borgognoni, che nasconde una storia piuttosto cupa. Per capirla, serve un piccolo passo indietro: agli inizi del Quattrocento la Francia era spaccata da una violentissima guerra civile, quella tra Armagnacchi e Borgognoni. Da una parte gli Armagnacchi, fedeli alla corona di Francia e al futuro Carlo VII; dall’altra i Borgognoni, il partito del duca di Borgogna, che finì per allearsi con l’Inghilterra proprio negli anni più cruenti della Guerra dei Cent’anni.

Aigues Mortes si trovò in mezzo a questa faida nel 1421, quando fu tradita e consegnata ai Borgognoni dal suo stesso governatore, che li fece entrare in città con l’inganno. Gli abitanti, fedeli agli Armagnacchi e al delfino di Francia, non la presero bene: si sollevarono contro la guarnigione borgognona ormai insediata tra le mura e la massacrarono.

I cadaveri furono poi ammassati proprio in questa torre e coperti di sale, per evitare che il caldo e la decomposizione scatenassero un’epidemia. Da qui nacque l’espressione, un po’ beffarda, “Bourguignons salés“: un modo macabro e canzonatorio di sbeffeggiare la disfatta dei Borgognoni, considerati traditori per essersi schierati con il nemico inglese invece che con la “vera” Francia. Una vendetta popolare, insomma, diventata col tempo un aneddoto — e un nome di torre — che è arrivato fino a noi.

A sud invece, verso il mare e le lagune, la città si apriva con ben cinque porte — tra cui Porta dei Galeoni, Porta della Marina e Porta dell’Arsenale — a testimonianza della sua vocazione portuale. E’ su questo lato che si trovano le decorazioni più belle. Alla Porta dei Mulini — sopraelevata nel Seicento con due mulini a vento — le chiavi di volta delle due stanze superiori sono scolpite con un angelo che regge una corona e un vecchio dal volto beffardo. Alla Porta dei Galeoni, i soffitti a volta sono decorati con un Minotauro e un monaco che parla con gli uccelli. E se volete godervi il panorama migliore sulle saline, salite alla Porta della Marina: la sua terrazza vale da sola la deviazione.

Torre della Regina con gargoyle e vista sulle saline rosa di Aigues-Mortes
La Torre della Regina con uno dei gargoyle della cinta muraria e, sullo sfondo, le saline rosa di Aigues-Mortes.

Spostandovi verso est, arriverete alla Porta della Regina, che un tempo apriva la strada verso le saline reali. Ed è qui, ve lo dico per esperienza diretta, che si trovano le gargolle più belle di tutto il percorso: doccioni in pietra pensati per allontanare l’acqua piovana dalle pareti, ma con un significato che andava oltre la semplice funzione pratica — servivano anche a tenere lontani gli spiriti maligni e a incutere timore ai nemici. Ognuna ha un’espressione diversa dalle altre, tra motivi floreali, mostri e figure grottesche: vale la pena rallentare il passo e osservarle una per una.

Poco più avanti si trova la Porta dei Cordiglieri, un caso a sé in tutta la cinta muraria — a partire dal nome. “Cordiglieri” era il modo in cui venivano chiamati i frati di un vicino convento francescano, per via della corda annodata che portavano stretta in vita, sopra il saio, come simbolo di povertà. Ma la vera particolarità di questa porta è un’altra: è l’unica di tutta la cinta priva di rinforzi difensivi. Si dice fosse una concessione fatta proprio ai Frati Minori, per permettere loro di raggiungere più facilmente i campi intorno alla città.

Se invece siete più curiosi del lato “militare” della città, spostatevi verso nord: qui tutto è pensato per la difesa, senza troppi fronzoli. Solo due grandi porte da questo lato: la Porta di Sant’Antonio, un accesso secondario, e la Porta della Gardette, l’ingresso principale, un tempo protetto da un ponte levatoio di cui si vedono ancora le tracce sulla facciata.

Per capire bene questo tratto è fondamentale la tappa alla sala museale iniziale, che spiega molto bene come funzionava la strategia difensiva delle mura — il fossato, le feritoie, le distanze calcolate tra un punto di tiro e l’altro. Bastano pochi minuti per cambiare completamente il modo di guardare l’intero percorso, ma soprattutto questo tratto.

Sala della Torre di Costanza ad Aigues-Mortes legata alla prigionia di Marie Durand e alla scritta Register
La sala della Torre di Costanza dove fu imprigionata Marie Durand e dove si trova la celebre parola “Register”, simbolo della resistenza protestante.

La Torre di Costanza

Nelle mura merita una nota a sé la Torre di Costanza, imponente torre cilindrica che Luigi IX fece erigere intorno al 1249. In origine era un faro, circondata da un fossato attraversato da due ponti, con lo scopo di proteggere l’ingresso al castello del re — l’area su cui oggi sorge il palazzo del governatore.

Tutto cambiò quando Luigi XIV, convinto che l’unità religiosa del regno passasse attraverso l’uniformità cattolica, revocò il diritto di professare il culto protestante: da quel momento la torre divenne una prigione, tra le più dure dell’epoca. Inizialmente ospitava sia uomini che donne — gli uomini al primo piano, le donne al piano terra, ritenuto più salubre.

Ma tutto cambiò nel 1705, quando il pastore protestante Abraham Mazel riuscì a fuggire con sedici compagni, scalzando un blocco di pietra da una feritoia. Dopo questa evasione, le autorità decisero di trasferire tutti i prigionieri maschi nelle isole americane, e la Torre di Costanza divenne una prigione esclusivamente femminile.

Da qui iniziò il capitolo più duro della sua storia. A partire dal 1730 e per quasi quarant’anni, decine di donne ugonotte vennero rinchiuse in questa torre gelida, in mezzo alle paludi malsane della Camargue: secondo gli studi, furono almeno 88 le donne imprigionate per la loro fede. Isolate dal mondo e private dei loro affetti, potevano contare solo sul pane e la paglia garantiti loro per decreto reale, e sull’acqua del pozzo che vedrete ancora oggi al centro della torre. Per il resto, dovevano sopravvivere con le proprie risorse o con quello che qualche benefattore riusciva a far arrivare dall’esterno. Molte morirono per epidemie, malnutrizione o maltrattamenti; molte altre impazzirono o persero la vista per la mancanza di luce.

La prigioniera più famosa fu Marie Durand, a cui viene tradizionalmente attribuita l’incisione, ancora oggi visibile sul bordo del pozzo, della parola “REGISTER” — un termine nel dialetto locale che sta per “résister“, resistere. Quella parola è diventata il simbolo della resistenza ugonotta: un grido silenzioso contro l’intolleranza, un’esortazione a non cedere.

Alle prigioniere veniva offerta una via d’uscita: bastava rinnegare la fede protestante, convertirsi al cattolicesimo, e si poteva tornare a casa. Eppure, tra tutte le donne imprigionate dal 1730, si contano solo otto conversioni tra il 1735 e il 1743 — un numero straordinariamente basso, che dice tutto sulla forza delle loro convinzioni.

Nel gennaio 1767, il principe di Beauvau, governatore della regione da vent’anni, visitò la torre e incontrò le prigioniere. Contrariamente alla leggenda che lo vuole liberatore immediato di tutte, la realtà fu più complessa: in quel momento c’erano undici donne, e il principe dovette muoversi con cautela, contro la volontà del ministro di Luigi XV, liberandole una alla volta. Le ultime due, Suzanne Pagès e Marie Roux, detenute rispettivamente da 27 e 23 anni, furono liberate il 26 dicembre 1768. Con loro, la Torre di Costanza smise per sempre di ospitare prigionieri per motivi religiosi.

📍 Una curiosità

Marie Durand nacque il 15 luglio 1711 a Bouchet-de-Pranles, nell’Ardèche, in una famiglia della piccola borghesia protestante. Suo padre, Étienne, era cancelliere consolare e, come molti protestanti dell’epoca, viveva una doppia vita: fuori casa si mostrava cattolico, mentre tra le mura domestiche la famiglia continuava a pregare secondo la fede protestante.

Il fratello maggiore di Marie, Pierre Durand, era diventato pastore protestante e predicava clandestinamente nel cosiddetto Désert, il nome dato alle assemblee segrete che si tenevano nei boschi e nei luoghi isolati. Su di lui venne presto posta una taglia e, non riuscendo a catturarlo, le autorità iniziarono a colpire l’intera famiglia.

Prima fu arrestato il padre, che trascorse 14 anni in carcere. Poi, il 25 agosto 1730, furono arrestate anche Marie e sua madre, accusate di aver partecipato a un’assemblea protestante clandestina. Marie venne rinchiusa nella Torre di Costanza, dove sarebbe rimasta per 38 lunghissimi anni. Suo fratello Pierre fu catturato nel 1732 e giustiziato a Montpellier, mentre suo marito, Mathieu Serres, era già stato arrestato e messo a morte.

Le condizioni di vita nella torre erano durissime. Nelle sue lettere Marie descriveva l’umidità, l’oscurità, il freddo e la mancanza di provviste. In inverno le prigioniere potevano rimanere senza legna e senza cibo, costrette a raccogliere persino la neve sulla terrazza per avere un po’ d’acqua.

Essendo una delle poche detenute alfabetizzate, Marie assunse presto un ruolo di guida spirituale per le compagne: curava le malate, leggeva i Salmi e intonava inni ugonotti. Soprattutto, però, scriveva. Di lei si conservano ancora oggi circa cinquanta lettere, indirizzate a funzionari, religiosi, benefattori e familiari per chiedere condizioni migliori e la liberazione delle prigioniere.

La sua corrispondenza divenne così conosciuta da circolare anche negli ambienti intellettuali dell’epoca. Oggi rappresenta una testimonianza preziosissima della vita nella torre e della forza d’animo delle donne che vi furono rinchiuse.

La tradizione vuole che sia stata proprio Marie a incidere sul bordo dell’apertura centrale della sala la parola “REGISTER”, forma occitana legata al verbo resistere. Non significava soltanto resistere alla fame, al freddo e alla prigionia, ma anche rifiutare la libertà ottenuta rinnegando la propria fede.

Marie Durand fu finalmente liberata il 14 aprile 1768. Aveva 57 anni: era entrata nella torre a 19 anni e ne uscì dopo aver trascorso quasi tutta la vita adulta in prigionia.

Tornò nella casa di famiglia a Bouchet-de-Pranles, ma visse gli ultimi anni in grande povertà. Morì nel luglio del 1776, a circa 65 anni, e fu sepolta nel piccolo cimitero del suo villaggio.

Quando visiterete la Torre di Costanza e vi troverete davanti alla parola “Résister”, oggi evidenziata e protetta da una cornice di ferro, pensate a questa vicenda umana di straordinaria dignità. In un’epoca in cui le donne avevano pochissima voce, Marie Durand divenne il simbolo della lotta per la libertà di coscienza e contro ogni forma di intolleranza.

Oggi, ad Aigues-Mortes, una via porta il suo nome. La sua casa natale nell’Ardèche è stata trasformata in un luogo della memoria, mentre la Torre di Costanza continua a raccontare ai visitatori la storia di una donna che scelse di resistere.

La torre si sviluppa su 4 piani, collegati da una scala a chiocciola e, ai giorni nostri, anche da un ascensore per chi preferisce risparmiarsi la salita. Se volete farvi un’idea concreta dello spessore delle mura, date un’occhiata proprio all’ascensore: è incastonato dentro la muraglia e ne occupa la profondità — un dettaglio che vale più di mille descrizioni.

Si parte dalle segrete, non visitabili, collegate alla sala del piano terra tramite un’apertura al centro della stanza. Salendo si arriva alla sala del piano terra, dove si trovano il pozzo, il forno e le feritoie un tempo usate dai militari con le balestre.

Da questa sala si accede poi ai piani superiori.

Alla sala superiore, appena entrati, fermatevi un attimo a osservare le pareti del vestibolo: ci trovate incisi graffiti di barche e segni lasciati dalle recluse o dai militari nei secoli. È proprio in questa sala che si trova la celebre parola “REGISTER“.

Qui incontrerete anche una sorta di terrazza interna, un passaggio che i soldati usavano per combattere verso l’esterno e, allo stesso tempo, sorvegliare l’interno della torre.

La salita — a piedi o in ascensore — è ricompensata dalla terrazza sulla sommità, da cui si gode una vista a 360 gradi sulla città fortificata, sulla Camargue e sulle saline vicine. Nelle giornate più limpide, lo sguardo può spingersi fino al Mont Ventoux e alla Torre Carbonnière, che un tempo controllava l’unico accesso terrestre alla città. Ed è proprio qui, in cima, che si trova il vecchio faro: non sempre accessibile, ma ancora oggi se ne vede il passaggio di sorveglianza e il focolare su cui ardeva il fuoco per guidare le imbarcazioni.

Oltre le mura: cosa vedere nei dintorni di Aigues Mortes

Aigues Mortes racchiude tantissimo dentro le sue mura, ma sarebbe un peccato fermarsi lì. Tutto intorno alla città si apre un ventaglio di paesaggi ed esperienze diverse: torri isolate tra le paludi, canali da percorrere in barca, un paese di mare più vivace e le grandi distese selvagge della Camargue autentica. Che abbiate mezza giornata o una settimana intera a disposizione, ecco cosa vale la pena esplorare appena fuori dalla cinta muraria.

Montagne di sale bianco e vasche rosa nelle Saline di Aigues-Mortes, in Camargue
Le vasche rosa e le grandi montagne di sale delle Saline di Aigues-Mortes, uno dei paesaggi più sorprendenti della Camargue.

Il sale e le Saline (Salins d’Aigues Mortes)

L’accesso alle saline è possibile acquistando il biglietto online sul sito ufficiale oppure direttamente in loco, al costo di 9,60€ per il percorso a piedi in autonomia. Il mio consiglio spassionato: prenotate sempre online in anticipo, soprattutto in estate. E se il sito non dovesse funzionare correttamente al primo tentativo, non allarmatevi — capita, ve lo dico per esperienza diretta — ma insistete. Non rischiate di non trovare posto! Sugli orari, qualche precisazione utile: l’ultimo ingresso è consentito circa 1h30 prima della chiusura, quindi calcolate bene i tempi prima di partire. Per raggiungere le saline dovrete muovervi in auto o a piedi. Considerate che distano circa 1,5 km dalla città: il percorso a piedi è fattibile, anche se non proprio entusiasmante. Gli orari di apertura variano molto a seconda del periodo dell’anno — vi consiglio di controllare sempre il calendario aggiornato sul sito ufficiale prima di organizzare la visita. Un consiglio pratico: andateci quando il sole è alto, perché è in quel momento che il rosa delle saline si accende davvero.

Come raccontato poco sopra, l’ecosistema della Camargue — acque stagnanti e poco profonde, quella salsedine che si ferma naturalmente nelle insenature, il sole e temperature che non scendono mai troppo — ha favorito nel tempo lo sfruttamento delle paludi salate, un’attività che arriva praticamente intatta fino ai giorni nostri.

Le saline di Aigues Mortes occupano un’area enorme, tra gli 8.000 e i 10.000 ettari, dove natura e lavoro dell’uomo si intrecciano creando uno spettacolo che difficilmente dimenticherete.

Il fenomeno che ha reso famose queste saline in tutto il mondo è il loro colore rosa, che tinge le vasche di evaporazione con sfumature che vanno dal rosa caramello fino al rosso intenso. Il responsabile è un microrganismo: un’alga microscopica chiamata Dunaliella salina. Per proteggersi dall’intensa luce solare in un ambiente così concentrato di sale, quest’alga produce grandi quantità di beta-carotene — lo stesso pigmento che rende arancioni le carote — e sono proprio questi pigmenti a colorare l’acqua in modo così surreale. Il fenomeno si intensifica soprattutto in estate e all’inizio dell’autunno: a marzo, ad esempio, è già visibile, ma non tutte le vasche hanno raggiunto lo stesso livello di salinità, quindi alcune restano ancora blu. Ad agosto, invece, il rosa esplode ovunque, ed è anche il momento in cui potrete assistere alla raccolta del sale, ancora oggi fatta a mano da una piccola squadra di produttori.

All’interno del sito trovate una piccola sala espositiva dedicata proprio al mestiere del saunier, il salinaro. Qui si scoprono gli strumenti utilizzati nel corso dei secoli, l’evoluzione delle tecniche di produzione e tutto il lavoro necessario per ottenere il sale della Camargue. Una parte della visita è dedicata anche alla raccolta della preziosa fleur de sel, che ancora oggi viene prelevata a mano dalla superficie delle vasche, seguendo un sapere tramandato di generazione in generazione.

Le saline sono anche un vero paradiso per chi ama gli uccelli: ne ospitano oltre 200 specie. E naturalmente, il grande protagonista resta il fenicottero rosa, che qui trova il suo cibo preferito — un piccolo crostaceo dal nome scientifico Artemia salina, ricchissimo di beta-carotene. È filtrando l’acqua con il loro caratteristico becco che i fenicotteri se ne nutrono in grandi quantità: il pigmento si deposita gradualmente nelle penne in crescita, tingendole di quel colore rosa che li ha resi iconici in tutto il mondo. Senza questo piccolo crostaceo nella loro dieta, i fenicotteri perderebbero semplicemente la loro colorazione caratteristica.

Le saline offrono diverse modalità di visita, adatte davvero a ogni tipo di viaggiatore: che siate amanti delle camminate lente, delle due ruote o preferiate un giro guidato, c’è un’opzione su misura per voi. Il percorso attraversa le immense vasche rosa, costeggia i canali e si ferma ai piedi delle imponenti camelles — le montagne di sale — a cui si può anche salire per godersi una vista panoramica spettacolare su tutto il sito e sulla città fortificata in lontananza.

Ecco le diverse modalità per visitare le saline — ce n’è davvero per tutti i gusti:

  • Trenino turistico — Petit Train du Salin d’Aigues Mortes: Il biglietto si acquista online su oppure direttamente in loco, al costo di circa 14€ per gli adulti e 10€ per i bambini. Il mio consiglio è di prenotarlo online quando possibile, per non rischiare di trovare posto esaurito. La visita dura circa 1h e 15 minuti e parte praticamente dal parcheggio delle saline. Durante il tragitto una guida racconta la storia del sito, il lavoro dei sauniers e la biodiversità del luogo — peccato solo che le spiegazioni siano esclusivamente in francese. Se, come noi, non parlate un francese fluente, dovrete accontentarvi della guida registrata, che però non è granché esaustiva.
  • In bicicletta: E’ un’opzione decisamente comoda. Esistono circuiti segnalati di diverse lunghezze — 4, 12 e 30 km — così da adattarsi a ogni livello di preparazione, con percorsi ben indicati che richiedono almeno 2 ore.
  • A piedi: Una delle alternative che preferisco in assoluto. Esiste un sentiero pedonale segnalato di 4 km, che permette di scoprire vasche, fauna e flora in completa libertà. I tempi ovviamente si allungano un po’: mettete in conto circa 3 ore. Il percorso è accessibile anche con passeggini e tricicli.
  • Visita guidata, in bicicletta o a piedi: si tratta di percorsi e attività pensati soprattutto per adulti e ragazzi dai 10 anni in su, considerando la lunghezza e la quantità di informazioni condivise. La prenotazione online è fortemente consigliata, soprattutto in alta stagione — e se scegliete la versione in bicicletta, muovetevi per tempo: vanno letteralmente a ruba!

Se volete saperne di più sulle saline, date un’occhiata al mio articolo dedicato. Qui vi racconterò la storia della saline, ma condividerò anche alcuni dettagli pratici.

Passerella in legno tra le zone umide che conduce alla Tour Carbonnière, vicino ad Aigues-Mortes
La passerella in legno che attraversa le zone umide della Camargue e conduce alla Tour Carbonnière.

La Tour Carbonnière

La torre si trova nel territorio di Saint-Laurent-d’Aigouze, lungo la D46. Accanto c’è un piccolo parcheggio gratuito, e l’accesso è libero tutto l’anno. Da Aigues Mortes potete raggiungerla anche a piedi o in bicicletta, seguendo un tratto della ViaRhôna — una pista ciclabile pianeggiante e protetta che costeggia il Canal du Rhône à Sète. Il percorso misura circa 4,5 km a tratta ed è adatto anche alle famiglie; nel tratto finale si segue una passerella sopraelevata tra acqua e canneti, un momento che da solo vale la deviazione. In alternativa, se preferite non organizzarvi da soli, trovate tantissime visite guidate su piattaforme come GetYourGuide o Civitatis . Intorno alla torre è stato realizzato anche un sentiero pedonale su passerelle di legno che si addentra nella palude, accessibile anche a persone con mobilità ridotta — anche se, va detto, la salita all’interno della torre resta possibile solo tramite scale.

La Tour Carbonnière è una torre medievale isolata tra le paludi della Petite Camargue, a circa 4,5 km a nord di Aigues Mortes. Oggi sembra dimenticata nel paesaggio, ma nel Medioevo occupava una posizione tutt’altro che marginale: controllava infatti l’unica strada terrestre che permetteva di raggiungere la città fortificata attraversando le zone paludose.

Fu costruita alla fine del XIII secolo, nello stesso periodo delle mura di Aigues Mortes. Un tempo la strada passava proprio attraverso la torre, sotto una porta difesa da una saracinesca, feritoie e sistemi difensivi. Chiunque arrivasse da nord doveva necessariamente attraversarla: era quindi al tempo stesso un posto di controllo militare e un punto in cui veniva riscosso un pedaggio.

In pratica, la Tour Carbonnière funzionava come una sorta di porta avanzata di Aigues Mortes: sorvegliava l’accesso alla città ancora prima che i viaggiatori raggiungessero le mura, e proteggeva la strada costruita su ponti e terrapieni in un territorio che allora era molto più difficile da attraversare di quanto non lo sia oggi. Durante le guerre di religione fu contesa più volte tra cattolici e protestanti, proprio perché chi controllava la torre controllava anche uno degli accessi principali alla città.

Oggi, dopo secoli di battaglie, assedi e trasformazioni, è tornata a essere un luogo di pace e di bellezza semplice. Passeggiare sulle passerelle di legno che la circondano, ammirare il tramonto sui canneti e scorgere in lontananza i tetti di Aigues Mortes è forse il modo migliore per chiudere una giornata dedicata a un luogo dove la storia, in fondo, non è mai davvero passata.

Battelli ormeggiati nel porto fluviale di Aigues-Mortes lungo il Canal du Rhône à Sète
Battelli ormeggiati lungo il Canal du Rhône à Sète, accanto al centro storico di Aigues-Mortes.

Gite in barca

Per comprendere davvero il paesaggio della Camargue, una delle prospettive più affascinanti si ha lasciandosi trasportare, lentamente, sull’acqua. Dal porto di Aigues Mortes partono diverse escursioni in battello (bateaux promenade) lungo il Canal du Rhône à Sète, tra canneti, paludi e distese pianeggianti a perdita d’occhio.

Durante la navigazione, vi lascerete la città fortificata alle spalle, lasciando spazio a un paesaggio modellato insieme dall’acqua e dal lavoro dell’uomo. Alcuni itinerari permettono di avvicinarsi alle manades, gli allevamenti tradizionali della Camargue, e di conoscere più da vicino il mondo dei cavalli bianchi e dei tori allevati allo stato semibrado.

Le proposte più semplici durano generalmente tra un’ora e mezza e due ore e mezza, ma esistono anche crociere con pranzo a bordo o serate dedicate alle tradizioni camarguesi. Le partenze avvengono nella parte del canale che forma una sorta di bacino, praticamente di fronte alla Torre di Costanza, dove si trova anche il caratteristico ponte girevole ferroviario su cui passa il treno — uno scorcio che da solo vale una foto. È consigliabile prenotare, soprattutto nei mesi estivi, e verificare in anticipo orari e itinerari, che possono variare durante la stagione.

Da Aigues Mortes potete scegliere tra diverse imbarcazioni: le péniche Isles de Stel e Constance, gestite dalla Compagnie des Bateaux d’Aigues Mortes , oppure il Bateau Iris, un’altra opzione disponibile per esplorare i canali della Camargue.

La gita in barca non sostituisce la visita alle saline o alle mura, ma offre un punto di vista più lento, più silenzioso, più vicino alla Camargue autentica e meno “da cartolina”.

Barche ormeggiate nel porto di Le Grau-du-Roi, in Camargue
Le barche ormeggiate a Le Grau-du-Roi, tra il canale e le case del centro.

Le Grau-du-Roi

Se avete tempo e volete respirare l’anima marittima della Camargue, a pochi chilometri dalle mura medievali di Aigues Mortess, Le Grau-du-Roi merita assolutamente una visita. È il paese in cui i canali della Camargue incontrano finalmente il Mediterraneo: un antico borgo di pescatori cresciuto intorno al canale che collega Aigues Mortes al mare.

Nato nel XVI secolo come borgo dedito alla pesca, oggi è l’unica località costiera del dipartimento del Gard e vanta un pittoresco porto con i pescherecci che rientrano verso le 17 animando le banchine, e il caratteristico ponte girevole che si apre per lasciar passare le imbarcazioni.

Il cuore del paese si sviluppa lungo le due sponde del canale marittimo. Qui potrete passeggiare tra barche da pesca, piccoli ristoranti, case basse e ponti che si aprono al passaggio delle imbarcazioni. L’atmosfera è decisamente più vivace e balneare rispetto ad Aigues Mortes, e il legame con la pesca e con il mare è palpabile.

Le Grau-du-Roi si visita in poche ore e si presta benissimo a una passeggiata nel tardo pomeriggio, magari proseguendo fino al lungomare. È anche il punto di partenza per escursioni in catamarano e gite in mare, diverse dalle crociere fluviali che partono da Aigues Mortes.

Da qui potete trovare, tra le altre proposte:

  • L’Escapade de Camargue, che naviga sui canali verso la Petite Camargue e può includere Aigues Mortes nell’itinerario, pur partendo da Le Grau-du-Roi;
  • Catamaran Picardie II, per escursioni in mare;
  • Bianco Sport Nautic, soprattutto per uscite e noleggio di barche, con o senza patente.

Io do sempre un’occhiata su GetyourGuide per prendere ispirazione e trovare proposte anche a prezzi scontati.

Da Aigues Mortes si raggiunge facilmente in auto, treno o bicicletta. Le due località sono collegate da una pista ciclabile pianeggiante di circa 6 km, percorribile indicativamente in una quarantina di minuti. Il treno resta una soluzione comoda nei periodi più affollati, quando trovare parcheggio vicino alla costa può diventare un piccolo incubo.

Il rovescio della medaglia è che nel tempo Le Grau-du-Roi si è riempito di edifici e stabilimenti balneari che lo rendono un po’ troppo turistico — non aspettatevi il fascino discreto di Aigues Mortes. Ma se cercate qualche giorno di mare, resta comunque un’ottima opzione, anche solo per il moderno quartiere di Port-Camargue: con i suoi 5.000 posti barca, è uno dei porti turistici più grandi d’Europa, un vero e proprio polo di servizi, negozi e centri benessere.

📍 Una curiosità

Tra le attrazioni da non perdere a Le Grau-du-Roi c’è sicuramente il Seaquarium , un grande acquario dove osservare squali, foche e tartarughe marine, perfetto anche per chi viaggia con bambini.

Da non perdere anche i due fari storici che caratterizzano il profilo della città, incluso il celebre Faro dell’Espiguette, immerso tra le dune.

Se invece amate i mercati tradizionali, come me, qui avrete solo l’imbarazzo della scelta: martedì, giovedì e sabato in centro e lunedì, mercoledì e venerdì al Boucanet.

Sono l’occasione perfetta per respirare l’atmosfera autentica del posto e assaporare i prodotti del territorio, tra pesce fresco appena sbarcato e specialità locali.

Dune di sabbia e mare sulla spiaggia dell’Espiguette a Le Grau-du-Roi
Le grandi dune della spiaggia dell’Espiguette, uno dei paesaggi costieri più selvaggi della Camargue.

Le spiagge

Le Grau-du-Roi è circondata da spiagge di straordinaria bellezza, e la mia indiscussa preferita resta la Plage de l’Espiguette.

Non assomiglia affatto alla classica spiaggia da località turistica: davanti ai tuoi occhi si apre una distesa quasi sconfinata di sabbia chiara, dune e vegetazione modellata dal vento — un paesaggio che sembra uscito da un altro continente.

L’area comprende circa 10 chilometri di costa priva di costruzioni, con un sistema di dune che in alcuni punti raggiunge i 10-12 metri di altezza. L’Espiguette fa parte del Grand Site de France della Camargue gardoise ed è protetta per il suo valore ambientale e per la biodiversità che ospita. L’estremità sud-est della spiaggia è l’area dedicata al naturismo.

Dal parcheggio bisogna camminare per raggiungere il mare, attraversando passerelle e sentieri sabbiosi — mettete in conto circa 10-15 minuti, a seconda del punto in cui parcheggiate. È fondamentale rispettare i percorsi segnalati ed evitare di attraversare le aree protette: le dune sono ambienti fragili, che ospitano numerose specie vegetali e animali. Ed è proprio questa distanza dal parcheggio, paradossalmente, a regalare quella sensazione di trovarsi in un luogo ancora selvaggio, quasi incontaminato.

Proprio per questo, però, dovete portarvi dietro tutto il necessario: acqua, cibo, ombrellone e magari anche un carrello per trasportare le cose dal parcheggio — a pagamento da aprile a settembre, gratuito invece da ottobre a marzo — fino alla riva.

L’Espiguette è anche un piccolo paradiso per gli sportivi: grazie ai suoi venti costanti, è perfetta per surf, kitesurf e windsurf.

Un’ultima cosa da sapere se viaggiate con familiari a mobilità ridotta: la plage de l’Espiguette non è accessibile in sedia a rotelle, a causa del terreno sabbioso e del lungo tratto a piedi.

Se quindi cercate un po’ più di comfort e una spiaggia attrezzata per l’accesso, ci sono altre opzioni: la spiaggia del Boucanet, che ha ottenuto il marchio Handiplage, con materiale adatto e assistenza per l’ingresso in acqua e si estende fino a La Grande-Motte, oppure le due spiagge vicino a Port-Camargue, decisamente più attrezzate e vivaci. l

Sulla punta dell’Espiguette si trova anche il caratteristico faro ottocentesco, ancora in attività e visitabile. Dall’alto dei suoi 27 metri si osservano il mare, le dune, le lagune e le zone umide circostanti. Per raggiungere la sommità bisogna salire 111 gradini — non pochissimi, ma la vista ripaga ogni scalino.

La visita richiede una prenotazione sul sito ufficiale del faro, e costa circa 10,50€ per gli adulti. Se avete tempo, vale davvero la pena organizzarla in anticipo: non è un’attrazione che si visita “al volo”.

Cavallo della Camargue al pascolo in ambiente naturale
I cavalli della Camargue, simbolo della regione, vivono semi liberi tra acqua e natura.

Avvistamento di cavalli e tori liberi

Per osservare cavalli e tori liberi, percorrete lentamente la D36B lungo l’Étang de Vaccarès, oppure le strade tra Saintes-Maries e Aigues Mortes, o ancora addentratevi nelle strade meno battute della zona. Sono i posti dove è più facile incontrarli, con un po’ di pazienza e senza fretta.

Passeggiate a cavallo e visite alle manades locali sono esperienze piacevoli, a contatto diretto con questi animali straordinari. Possono durare da un paio d’ore fino a una giornata intera, ma sappiate che le guide parlano quasi sempre solo francese, e l’atmosfera, in alcuni casi, tende a essere piuttosto turistica. Non sto dicendo di evitarle — è sempre bello vivere da vicino questi animali — ma non aspettatevi qualcosa di completamente selvaggio. Esistono comunque delle ottime opzioni anche vicino ad Aigues Mortes:

  • Il Domaine Royal de Jarras unisce la scoperta della manade a quella del vigneto: il piccolo treno vi porta prima tra i filari, poi nella manade per assistere a una dimostrazione del tri dei tori, e infine nelle cantine storiche per una degustazione dei vini locali — un connubio perfetto tra tradizione camarghese e cultura enologica.
  • Se invece sognate un’esperienza più lenta e silenziosa, Camargue Découverte alla Manade des Chanoines organizza safari in calèche, trainati da possenti cavalli da tiro, attraverso un’azienda privata di oltre mille ettari, con una pausa gastronomica a base di fougasse di Aigues Mortes e vino rosato di sabbia.
  • Per chi cerca un’atmosfera più conviviale e festosa, molte manades organizzano serate camarghesi complete, con spettacoli equestri, dimostrazioni di tri del bestiame, musica gitana e cene a base di prodotti tipici. Al Mas de la Comtesse, per esempio, potete partecipare a una serata che inizia con una breve crociera in barca da Aigues Mortes, per poi assistere al lavoro dei gardians, a giochi nell’arena, e concludere con un pasto abbondante a base di gardiane di toro, cozze alla brasucada, riso di Camargue e fougasse, il tutto accompagnato da musica dal vivo.

Personalmente, preferisco le opzioni nei dintorni di Saintes-Maries-de-la-Mer. Io, come sempre, avevo controllato prima su GetYourGuide e ho trovato un’opzione con un piccolo sconto, ma in generale date un’occhiata a queste proposte; sono tutte bellissime!

Tetti di Saintes-Maries-de-la-Mer e Mar Mediterraneo visti dalla chiesa fortificata
La vista sui tetti di Saintes-Maries-de-la-Mer e sul Mediterraneo dalla terrazza della chiesa fortificata.

Saintes-Maries-de-la-Mer e il Parco Regionale della Camargue

Aigues Mortes è una tappa imperdibile in un viaggio in Camargue, ma tecnicamente fa parte di quell’area chiamata Petite Camargue. Se volete davvero scoprire la parte selvaggia e naturale per cui questa regione è famosa in tutto il mondo, non potete non spingervi fino a Saintes-Maries-de-la-Mer.

Anche se soggiornate nella Petite Camargue — che sia ad Aigues Mortes o a Le Grau-du-Roi — vi consiglio di dedicare almeno una giornata al resto della regione, per visitare:

Parco Regionale della Camargue: il cuore della Camargue è proprio il suo territorio. Oltre all’incredibile varietà dei paesaggi, qui potrete davvero godervi il contatto con la natura, in modi diversi: in bicicletta tra stagni e manades, in auto lungo le strade che più vi ispirano alla scoperta di nuovi scorci, oppure a cavallo. Insomma, è qui che si apprezza davvero l’anima più selvaggia della regione. Vai alla nostra sessione sulla Camargue per scoprire tutto ciò che questo parco significa!

Saintes-Maries-de-la-Mer: è molto piccola, e il centro si visita velocemente tra le sue case bianche, la famosa Église Notre-Dame-de-la-Mer, la salita sulla terrazza-tetto della chiesa e una passeggiata sulla spiaggia. Per organizzare meglio la visita, trovate itinerari, escursioni e consigli pratici nella nostra guida completa a Saintes-Maries-de-la-Mer.

Parco Ornitologico del Pont de Gau: a soli 30 minuti d’auto da Aigues Mortes, lungo la strada per Arles, si trova uno dei gioielli naturalistici più preziosi di tutta la Camargue. Sessanta ettari di paludi, stagni e canneti dove centinaia di specie di uccelli vivono nel loro habitat naturale, con i fenicotteri rosa indiscussi protagonisti della scena. Se volete tutti i dettagli pratici per organizzare la visita — orari, prezzi, percorsi e i migliori consigli per non perdervi nemmeno un fenicottero — trovate tutto nell’ articolo dedicato al parco.

Farfalle colorate sospese tra le vie del centro storico di Aigues-Mortes durante una festa
Le vie medievali di Aigues-Mortes decorate con farfalle colorate in occasione di una festa.

Eventi da non perdere

Assistere a una delle feste tradizionali di Aigues Mortes significa varcare la soglia del tempo e immergersi nell’anima più autentica di questa città unica. Due sono gli appuntamenti imperdibili che scandiscono l’anno, offrendo spettacoli completamente diversi ma ugualmente emozionanti.

Fête de la Saint-Louis (fine agosto): un salto nel Medioevo

Se sognate di vedere Aigues Mortes rivivere il suo splendore medievale, dovete assolutamente visitarla durante la Fête de la Saint-Louis , che si tiene ogni anno nell’ultimo weekend di agosto.

Per qualche giorno, la città fondata da Luigi IX nel Duecento si trasforma in un autentico villaggio del XIII secolo. Le stradine di ciottoli si riempiono di giocolieri, armigeri, dame in costume e cavalieri: l’atmosfera è quella di un grande festival storico che coinvolge l’intera città.

Il momento clou è la spettacolare rievocazione della partenza di San Luigi per la settima crociata del 1248. Centinaia di figuranti in costume d’epoca sfilano per le strade, ricreando l’emozione di quel momento storico, con cavalli, stendardi e scene di vita quotidiana medievale.

  • Lungo le mura e nelle piazze si snoda un caratteristico mercato medievale, dove artigiani e commercianti espongono prodotti tipici, armi, abiti e oggetti d’arte ispirati al Medioevo.
  • L’intera città diventa un palcoscenico: troverete musici, mangiafuoco, falconieri, giocolieri e saltimbanchi che animano ogni angolo con spettacoli continui per grandi e piccini.
  • Uno dei momenti più suggestivi è la parata notturna, quando le fiaccole illuminano le mura e i costumi, creando un’atmosfera magica e senza tempo.
  • La festa ha anche un profondo significato religioso, con celebrazioni in onore di San Luigi, il santo re che scelse questo luogo per dare alla Francia un affaccio sul Mediterraneo.

È un’esperienza che incanta adulti e bambini: un’immersione totale nella storia che trasforma la visita in un ricordo indimenticabile.

Fête Votive (ottobre): il battito del cuore camarghese

Se la festa di agosto guarda al passato medievale, la Fête Votive, che si svolge generalmente nella prima metà di ottobre, celebra il presente e le tradizioni più autentiche della Camargue. È il momento in cui la città si stringe attorno alla sua cultura “taurina”, un’esplosione di vita, colore e adrenalina.

Questa festa, che dura diversi giorni, è il vero cuore pulsante della città: la comunità locale si riunisce per onorare i suoi santi patroni e celebrare il legame profondo con la terra, i cavalli e i tori (biòu).

I momenti imperdibili:

  • L’Abrivado: è lo spettacolo più atteso e adrenalinico. Una mandria di tori viene “liberata” e condotta al galoppo da cavalieri (gardians) per le strade del centro, dalle arene fino al luogo dove verranno poi accolti. La folla si assiepa ai lati delle vie protetta da barriere, mentre il tuono degli zoccoli riecheggia tra le antiche mura: un’emozione pura, un contatto diretto e ancestrale con la forza della natura.
  • La Bandido: è il momento simmetrico e complementare all’Abrivado. Al termine dei giochi, i tori vengono ricondotti al galoppo fuori dalla città verso le loro mandrie (manades), sempre scortati dai gardians — un’altra scarica di adrenalina per concludere in bellezza.
  • L’Encierro: una versione più “dolce” e partecipata, dove giovani e meno giovani si cimentano nel correre davanti ai tori (generalmente giovenche o tori giovani) per brevi tratti, tra percorsi delimitati. Un vero rito di passaggio per molti ragazzi del posto.
  • La Course Camarguaise: nelle arene cittadine si svolgono le tipiche corse camarghesi, dove abilissimi raseteurs sfidano i tori (cocardiers) per strappare loro la coccarda dalle corna, in un confronto fatto di agilità e coraggio, senza sangue né violenza. Il toro è il vero eroe, ed è lui a essere acclamato dal pubblico.
  • Le serate di ballo e le Peñas: la sera, la città si anima con concerti, balli e le peñas (gruppi musicali) che suonano per le strade e nelle piazze, creando un’atmosfera di festa popolare autentica e coinvolgente.

La Fête Votive non è una festa per turisti, ma una festa dei locali a cui i turisti sono calorosamente invitati a partecipare. È l’occasione per toccare con mano l’autenticità della cultura camarghese, fatta di orgoglio, tradizione e un profondo rispetto per l’animale simbolo di questa terra.

Piatto di tellines condite con aglio, prezzemolo e limone in un ristorante della Camargue in Aigues Mortes
Le tellines à la persillade, piccoli molluschi tipici della costa della Camargue, serviti con aglio, prezzemolo e limone.

Cosa e dove mangiare ad Aigues Mortes

La cucina di Aigues Mortes è un delizioso incontro tra terra (Camargue) e mare (Mediterraneo) — e si sente in ogni piatto. Come nel resto della regione i piatti tipici sono:

  • Gardianne de taureau — lo spezzatino di toro (con certificazione AOP Camargue), marinato e cotto lentamente nel vino rosso con erbe di garriga. Si serve tradizionalmente con riso IGP di Camargue.
  • Tellines — piccolissime vongole tipiche delle spiagge sabbiose, saltate in padella con aglio, prezzemolo e olio d’oliva. Si mangiano rigorosamente con le mani, quasi come un piccolo rito conviviale.
  • Riz de Camargue IGP — il riso locale, coltivato nelle vicine risaie, disponibile nelle varietà bianco, rosso e nero. Accompagna perfettamente sia i piatti di terra che quelli di mare.
  • Vins des Sables IGP — vini leggeri e freschi, prodotti sui terreni sabbiosi della Petite Camargue. I rosati, in particolare, sono ideali con il pesce e per l’aperitivo.
  • Sel de Camargue — il sale delle saline locali (marchio “La Baleine”), che troverete un po’ ovunque: nei ristoranti come nei negozi di prodotti tipici.

Si aggiunge però anche la Fougasse d’Aigues Mortes — una dolcezza locale di pasta morbida e profumata alla fleur d’oranger, spesso decorata con granella di zucchero. Perfetta per la colazione o uno spuntino dolce durante il giorno.

Pane, fougasse e prodotti da forno esposti in una boulangerie di Aigues-Mortes
La boulangerie Il était une fougasse specializzata nella fougasse d’Aigues-Mortes, la soffice brioche locale profumata ai fiori d’arancio.

Dove mangiare ad Aigues-Mortes

C’è un ristorante ad Aigues-Mortes a cui sono rimasta particolarmente affezionata: Le Galion, nel cuore del centro storico. È qui che ho mangiato per la prima volta con i miei genitori, durante uno dei nostri viaggi in Camargue — un pranzo che ricordo ancora con piacere, tra atmosfera casareccia e tavoli che sanno di famiglia più che di turismo. Da allora ci sono tornata diverse volte, e l’ultima, a marzo 2026, ho ritrovato la stessa qualità di sempre: sia carne che pesce fatti bene, con quella genuinità che non tradisce mai. Il mio consiglio è di ordinare il menu del mezzogiorno: costa pochissimo e vi permette di assaggiare più piatti, certo con porzioni un po’ più contenute, ma perfette per farsi un’idea completa della cucina locale senza spendere una fortuna. L’unica nota è sui dessert, che non mi hanno mai convinta fino in fondo — ma per il resto, Le Galion non delude mai.

Questo però è solo uno dei miei indirizzi ad Aigues-Mortes. Per la lista completa dei ristoranti che ho provato — con atmosfera e consigli su cosa ordinare — trovate tutto nell’approfondimento dedicato alla cucina della Camargue, e in particolare nel paragrafo Dove mangiare ad Aigues-Mortes.

La valigia furba

Aigues-Mortes si visita soprattutto a piedi, tra strade acciottolate, mura medievali e grandi spazi aperti. Se poi decidete di raggiungere le saline o la Tour Carbonnière, sole, vento e distanze possono cambiare completamente l’esperienza. Preparare bene lo zaino fa davvero la differenza.

  • Un ottimo repellente per zanzare è molto utile, soprattutto se visitate le saline, percorrete i sentieri fuori dalle mura o vi fermate fino al tramonto. Aigues-Mortes è circondata da canali, stagni e zone umide, quindi è meglio avere sempre con sé un prodotto efficace. Io uso questo. In estate possono essere utili anche maglie leggere a maniche lunghe.
  • Portate una giacca a vento anche durante la bella stagione. Il Mistral può alzarsi all’improvviso e farsi sentire soprattutto sul cammino di ronda, lungo i canali e nelle saline, dove il paesaggio è completamente aperto. Ne basta una comoda e facile da riporre nello zaino, come questa. Io ce l’ho ed è super comoda. In inverno o nelle mezze stagioni diventano utili anche un berretto e dei guanti.
  • Se volete osservare meglio i fenicotteri e gli altri uccelli che popolano le saline e le zone umide attorno alla città, portate con voi un binocolo come questo, piccolo ma utilissimo. Gli animali si trovano spesso lontano dai percorsi accessibili e, senza un binocolo, rischiereste di distinguerli appena.
  • Nel centro di Aigues-Mortes non mancano bar, panetterie e ristoranti, ma la situazione cambia appena si esce dalla città fortificata. Se pensate di trascorrere diverse ore nelle saline, di raggiungere la Tour Carbonnière o di esplorare i dintorni in bicicletta, createvi sempre una piccola scorta di snack. Nella zona d’ingresso delle saline trovate anche un’area picnic, comoda per una pausa prima o dopo la visita.
  • Camminerete molto, soprattutto se decidete di percorrere l’intero cammino di ronda e visitare le torri. Un paio di scarpe comode, già collaudate, è quindi fondamentale. Nel centro storico troverete acciottolato e pavimentazioni irregolari, mentre nelle saline e lungo i percorsi ciclabili prevalgono sterrato, ghiaia e polvere. Evitate scarpe con suole troppo lisce e sandali poco stabili.
  • Una borraccia riutilizzabile è un’ottima alleata, soprattutto se visitate le saline o percorrete le mura nelle ore centrali della giornata, quando l’ombra è quasi assente. Io ne ho comprata una pieghevole in silicone da Natura, ma vedo che spesso è esaurita. Comunque qui ne trovate una simile, pratica perché permette di ottimizzare lo spazio quando è vuota.
  • Il sole è uno dei protagonisti assoluti di Aigues-Mortes in qualsiasi periodo dell’anno. Un cappello, degli occhiali da sole e una buona crema solare sono indispensabili soprattutto sulle mura e nelle saline, dove i riflessi dell’acqua e del sale rendono la luce ancora più intensa. Il vento può inoltre seccare la pelle e le labbra, quindi possono essere utili anche una crema nutriente e un balsamo labbra. Io porto sempre con me questa crema, piccola ma super efficace.
  • Piccoli oggetti come un power bank possono sembrare dettagli, ma rendono la giornata molto più semplice, soprattutto se utilizzate il navigatore per raggiungere le saline o la Tour Carbonnière e volete fotografare le mura, le vasche rosa e gli animali. A me hanno regalato questo e mi trovo benissimo. Ma ce ne sono di mille tipi diversi: a prescindere dal modello, ve lo consiglio vivamente.

Non serve molto altro. Ad Aigues-Mortes non si tratta di avere tutto, ma di avere quello giusto per passare senza fatica dalle stradine medievali agli spazi aperti della Camargue.


Aigues Mortes è una tappa obbligata in un viaggio in Camargue. Questa fortezza dei re, con le sue mura possenti, le sue vie ordinate e il suo incredibile scenario di saline rosa, vi regalerà emozioni e ricordi indimenticabili.

Come avrete capito leggendo questa guida, c’è davvero molto più di quanto sembri a un primo sguardo: storia, leggende, natura, tradizioni ancora vive.

Ma Aigues Mortes, l’abbiamo detto, è solo la porta d’ingresso alla Petite Camargue. Se avete tempo — e vi consiglio vivamente di trovarlo — non fermatevi qui: la Camargue più selvaggia, quella fatta di stagni, fenicotteri e cavalli bianchi allo stato brado, si trova un po’ più a est, verso Saintes-Maries-de-la-Mer. È lì che troverete l’anima più autentica e meno turistica di questa regione, tra il Parco Ornitologico del Pont de Gau e le manades che punteggiano il paesaggio.

Che scegliate di dedicare due giorni o due settimane a questa terra sospesa tra acqua e sale, una cosa è certa: la Camargue si merita tempo, pazienza e la voglia di perdersi un po’, lontano dalle strade principali. E se volete sapere dove perdervi — o meglio, se volete farlo nel modo giusto — trovate tutto nella nostra guida completa alla spettacolare Camargue.

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